MADONNA del lino, o del mercato, o "dei làder"
MADONNA del lino, o del mercato, o "dei làder"
Il santuario ebbe origine dalla devozione che circondava un immagine della B.V. che allatta il Bambino dipinta su una casupola, sul lato meridionale della piazza del Mercato del lino o delle erbe, vicino ad una fontana. Data la devozione, già si pensava di erigere una chiesetta che accogliesse l'immagine; quando il 2 dicembre 1604 accadde un fatto straordinario. Una sera nella casupola sulla quale stava l'immagine arrivò un vecchio con un asinello che depose il necessario per la Messa e scomparve. Fu dovuta a Pier Maria Bagnadore, che vi espresse le sue tendenze classicheggianti nella severa semplicità di tutto l'edificio, nelle paraste di marmo, e nel timpano triangolare della facciata. La costruzione fu affrettata e terminata per cui l'11 settembre 1609 l'immagine vi veniva trasportata. Ma chissà per quale motivo anzichè esporla al pubblico la «vicinia» pensò di nasconderla sotto un altro quadro raffigurante la Madonna, il Bambino e S. Giuseppe. I devoti, comunque, si abituarono ad aver davanti agli occhi il nuovo quadro e della immagine un tempo tanto venerata non se ne parlò più. Continuò tuttavia la devozione. Non venne meno la devozione dei fedeli e le loro offerte che permisero di arricchire la chiesa anche di un bel quadro di Antonio Dusi raffigurante i S.S. Antonio, Anna, Carlo Borromeo e Giuseppe. Verso il 1690 la chiesetta passò in cura ai confratelli del S. Rosario che un tempo si ritrovavano nella chiesa di S. Pietro martire. La confraternita rifiorì a nuova vita e corrispose alle aspettative arricchendo nel 1695 la chiesa con nuovi addobbi ed ornamenti. Ancora la stessa confraternita volle nel 1708 sostituire le due colonne che formavano la soasa dell'altare con una grande cornice tutta intagliata. Ma quando questa fu pronta ad essere messa in opera, ecco sotto il quadro della Sacra Famiglia comparire, sotto la coltre di panno tempestato di piccole pietre lucenti, la primitiva immagine della Vergine. Grande fu la meraviglia dei presenti che però al momento della decisione se lasciare l'immagine ultima o far riapparire l'antica rimasero perplessi. Ricorsero ai deputati della Casa di Dio, i quali, eseguito un sopralluogo optarono per l'Immagine primitiva. La notizia si sparse per tutta la città richiamando gran folla di devoti e di curiosi. Fu deciso anche di istituire una grande solennità che si incominciò a tenere, per improvvise difficoltà, nel 1713. La cittadinanza e i privati, come testimoniano i molti ex voto, ricorsero molte volte alla venerata Immagine ottenendo grazie segnalatissime in occasione di epidemie di bestiame, di siccità ecc. Restaurata nella decorazione interna alla metà dell'800, vennero distrutti i precedenti affreschi, secondo qualcuno opera del bergamasco Lavagna, secondo altri del Gandino, e sostituiti con decorazioni di Antonio Mariani. Nella chiesa faceva bella mostra di sè una tela di Andrea Celesti raffigurante S. Anna e la B. V. sostituita poi con altra opera di Antonio Dusi, che rappresenta i S.S. Antonio, Anna Carlo e Giuseppe. Nel frattempo molti miracoli si ripeterono intorno all'immagine sacra richiamando una crescente folla e processioni di fedeli favorendo in tal modo il progetto della costruzione della chiesa, così che il Consiglio Generale della città il 21 aprile 1605 l'approvava. La richiesta del consiglio fu il 21 gennaio 1607 trasmessa al Doge il quale tuttavia chiedeva il 21 febbraio un supplemento di informazione. L'indugio centuplicò il desiderio di costruire la chiesa e quando il 14 agosto 1607 il Doge firmò il nulla osta necessario, i buoni abitanti del rione si posero subito all'opera. Infatti, racconta l'anonimo storico del santuario, «il 15 settembre di detto anno con gaudio indicibile di tutta la vicinia, si cominciarono a scavare le fondamenta della chiesa». L'immagine staccata con tutta cura dal muro sul quale era stata dipinta, fu trasportata 1'8 settembre in un luogo idoneo dove, per primo, don Giacomo Canovaro celebrò la messa. Il 16 settembre poi, l'arciprete di S. Agata, Coradelli, benediva la prima pietra. Il 2 aprile 1608 interveniva il Consiglio Comunale a decidere la costruzione. Il disegno della chiesa fu attribuito dal Brognoli addirittura al Palladio (morto in verità trent'anni prima della costruzione). Nel 1825 venne sistemata la scalinata, mentre nel 1830 la fontana riprodotta in stampa del '600 come appoggiata alla chiesa e sulla quale esisteva la Venerata immagine venne trasferita nel mezzo della piazza, su disegno dell'arch. Luigi Donegani e arricchita di una statua dello scultore Giovanni Labus, forse dopo che la caduta della statua posta sulla fontana aveva il 21 ottobre 1819 portato la morte di un giovane studente diciannovenne Faustino Robaisini e di un vecchio che stava attingendovi acqua. L'8 settembre 1961 con solenne cerimonia il prevosto di S. Agata mons. Ernesto Zambelli, dichiarava la Madonna venerata nel santuario patrona dei linieri (produttori, commercianti e lavoranti) d'Italia.