IGIENE Pubblica

IGIENE Pubblica

Le prime prescrizioni di igiene pubblica che si conoscano a Brescia, risalgono al sec. XIII. Nel 1245 si proibisce di portare bestie morte nelle mura della città e di abbandonarle nei fossati o nelle radure circostanti. Nel 1248 il podestà si impegna a non gettare sporcizia dalla sua abitazione sulla chiesa di S. Pietro de Dom; nel 1277 vengono emanate prescrizioni per i gabinetti pubblici; nel 1313 si proibisce di gettare sporcizia dalle case nelle vie pubbliche. Sviluppi nuovi prese l'igiene pubblica ai primi del '700. Documenti trovati da Leonardo Mazzoldi indicano come a partire dal 1710, all'incirca, ogni anno mediante proclami a stampa venivano ripetute alla popolazione le norme in materia di pulizia nelle pubbliche strade, nei fossi, nei condotti e nei corsi d'acqua che attraversavano la città; si ricordavano, inoltre, certi particolari divieti in relazione alle condizioni del tempo. Frequentissime le disposizioni prese per regolare il sistema idrico: ogni anno si toglieva l'acqua ai due «fiumi» Grande e Bova, che attraversavano la città, e dal giorno in cui si compiva tale operazione i compartecipi dei suddetti fiumi avevano dodici giorni di tempo per far ripulire la porzione a ciascuno spettante e per farvi eseguire tutte le necessarie riparazioni. Non minore cura veniva dedicata alle operazioni d'espurgo dei pozzi neri, dei quali si occupavano i Deputati alla sanità e per i quali intervenivano talvolta anche i Rettori. Un proclama del 5 aprile 1729, emanato da Simone Contarini, capitano e vice-podestà e dai sette Deputati cittadini, precisa che tali operazioni si sarebbero dovute eseguire di notte, come si usava da tempo; che le immondizie si sarebbero dovute versare in apposite tinozze, che, condotte poi fuori città, sarebbero state scaricate in luoghi opportuni. Si stabiliva, ovviamente, che gli espurghi dovessero farsi «prima che la stagione si faccia più dolce». Contro gli inadempienti venivano decretate ben più severe punizioni, quali prigione, tratti di corda, bando ed altre anche maggiori a giudizio dei Deputati alla sanità. Da un altro ordine dello stesso capitano, recante la data dell'11 maggio 1729, cioè di poco posteriore al precedente, sappiamo che questo servizio era svolto da un tal Francesco Mazzoli, abitante alla Porta di S. Alessandro, che viene chiamato «curatore d'immondizie» e che deve essere considerato il primo impresario del genere nella nostra città. Potenziamento ebbe il servizio dall'introduzione nel 1752 dell'insegnamento dell'igiene all'università di Padova, sulla quale gravitavano soprattutto i bresciani.


Una maggiore sensibilità per i problemi dell'igiene si diffuse nell'800: dal 1837 un medico erudito, in un «Saggio di topografia statistico-medica della provincia di Brescia» avvertiva i bresciani sull'importanza dell'igiene personale e della pulizia delle case. L'ostacolo maggiore alla diffusione delle pratiche igieniche era la scarsa scolarizzazione, la povertà e le precarie condizioni abitative. Il Melis individuava la maggior morbilità della scabbia e del mal venereo nei quartieri più poveri. In città le zone più bisognose di igiene erano quelle di S. Giovanni, S. Faustino, S. Alessandro, e naturalmente le case più povere, dove si manifestavano più frequentemente le malattie infettive, fra cui particolarmente il tifo. Il vaiolo poi colpiva soprattutto i quartieri centrali di via Carmine, via dell'Acquavite e via Borgondio. L'istituzione dell'assessorato all'Igiene e il primo Regolamento Igienico-Sanitario pubblicato il 7 giugno 1881, portò ad un' intensa attività di risanamento e di protezione igienica. Propaganda d'igiene compì dapprima l'Istituto Sociale d'istruzione (v.) fin a quando il 2 dicembre 1881 veniva fondata la Società Bresciana d'Igiene (v.) che compì un'opera di sensibilizzazione attraverso anche il periodico "Vita" e di denuncia che portò amplissimi frutti. Assieme al Sotto comitato Bresciano della Croce Rossa, la Società d'Igiene si impegnava nel 1889 di tenere conferenze teorico-pratiche di igiene per le prime cure negli infortuni. Veicolo di sensibilizzazione fu il periodico "Vita" (1882), organo poi dell'Associazione Medica Bresciana. Il 1° settembre 1888 Brescia ospitava il secondo Congresso d'igiene italiano e un'Esposizione dell'Igiene, ripetuta poi nel 1909. Nello stesso anno fu determinante la promulgazione della nuova legge sanitaria che provvedeva alla formazione di quadri di funzionari incaricati di collaborare alla applicazione delle disposizioni della legge stessa e della vigilanza affinchè non venissero infrante. Nel 1892 vennero aperti due bagni a Porta Trento, alimentati dalle acque di Mompiano. Altri due centri vennero aperti in seguito in via Moretto (per iniziativa degli Spedali Civili) e in via Larga.


Dalla costruzione di case più salubri, dalla bonifica delle terre malsane, alla lotta alla tubercolosi, allo sviluppo delle vaccinazioni, l'igiene pubblica divenne una delle più importanti preoccupazioni delle autorità. Nel 1904 assumeva importanza l'Ufficio d'Igiene e di Sanità, sotto la guida del dott. Pio Molinari Tosatti. Propaganda dell'igiene svolsero le Locande Sanitarie, la Commissione Pellagrologica Provinciale. Tra le realizzazioni, il Laboratorio batteriologico promosso nel 1898 dal dott. A. Bettoni, cui seguì nel 1912 il Laboratorio medico micrografico e infine gli sviluppati laboratori attuali.


L'attuale situazione dell'igiene pubblica vede: case fornite d'impianto idraulico 70.648, pari al 98 per cento. Rimangono ancora 731 unità abitative -1 per cento- che hanno «l'acqua in cortile» e 624 che utilizzano il pozzo. La stanza da bagno è presente in 67.149 abitazioni pari al 93,2 per cento mentre manca ancora in 4.922 abitazioni, soprattutto in quelle che sono composte da due, tre, quattro vani. La mappa sui servizi igienici è completata dai dati che si riferiscono ai nuclei abitativi dotati di gabinetto con vaschetta (cioè con acqua corrente). In questo caso le condizioni di discreta salubrità crescono fino al 99 per cento (71.328 abitazioni), ma rimangono 743 famiglie che hanno il gabinetto senza acqua di scarico.