GORZONE (2)

GORZONE (in dial. Gorzù o Gurdù, in latino Gorzoni)

Borgata allo sbocco in Valcamonica della valle del Dezzo a sinistra del torrente tributario di destra dell'Oglio a Darfo. È a m. 364 s.l.m. Si trova sull'orlo della profonda forra del fiume. Ha una superficie di Kmq. 6,75. Nel sec. XI, Gorzonis; nel sec. XII Corzonum e Gorzollus. Forse da Gorgus: per condurre acqua; o da Gortium: ingorgo artificiale di fiume. Il nome sembra ad alcuno retico, come Braone, Angone ecc. Ma più probabilmente deriva da "gard" guardia, per cui sarebbe venuto Guardù, poi Gurdù, dato che il castello faceva da guardia alla strada per la Val di Scalve. Il paese è diviso dalla strada per Angolo e la Val di Scalve, e parte giace sul declivio di destra del monte colla vicina contrada di Sciano, parte sul dorso di sinistra del monte che scende a picco verso il torrente Dezzo. Su questa altura torreggia ancora il castello un tempo dei Federici. Contrade sono: Castello, Tros, Lera (in antico Hera), Corrone (in dial. Curù), Mandola. A Lera vi era fino al 1928 la casa comunale, a Tros le scuole. Al Corrone la tradizione vuole che vi fosse un convento. Abit. (Gorzonesi): 800 nel 1562, 650 nel 1567, 647 nel 1578, 628 nel 1646, 620 nel 1652, 630 nel 1656, 380 nel 1667, 507 nel 1692, 500 nel 1702, 438 nel 1714, 590 nel 1859, 438 nel 1870, 500 nel 1876, 517 nel 1885, 549 nel 1895, 590 nel 1900, 599 nel 1904, 620 nel 1908, 670 nel 1915, 866 nel 1926, 1000 nel 1935, 1050 nel 1938, 1112 nel 1962, 1010 nel 1965, 1080 nel 1970, 1300 nel 1978. Le prime località dovettero essere Crape, Luine e Simoni, dove sono state trovate incisioni rupestri che documentano insediamenti umani preistorici di grande rilievo e importanza. Non si hanno notizie dell'epoca romana e barbarica. P. Gregorio sostiene che nel castello di Gorzone "in un portico del Sig. Cristoforo Federici si veggono in dieci partimenti historiati questi trattati della Donzella col Re Carlo e col Duca Lamdesio, ch'altri attribuiscono ad Alessandro secondo imperatore, e se fosse vero il racconto del detto Celere, chall'hora Re Carlo donasse in Feudo la Valle a questa Doncella, che fatta monica in Brescia, diede alla stessa Valle il nome di Cè Monica, come al monastero di Santa Giulia il Ius Patronato della chiesa Parocchiale da lei eretta, il pennello avrebbe con la vivezza dei suoi colori fatto la parte propria d'historiante". Qualcuno accenna alla presenza in località Curù degli Umiliati. Certo molto antiche furono le vicinie sia di Gorzone che di Sciano che si fusero poi nel sec. XII in un comune. Nel 1125 Gorzone con Erbanno e altri centri erano già coinvolti nella lunga lite fra Bresciani e Bergamaschi. Soltanto nel 1218-1219, con accordi che preludevano alla pace definitiva, Bergamo rinuncerà in favore di Brescia ad ogni diritto su Gorzone, Erbanno, Qualino, Ceratello ecc. Nel 1127 il feudo di Gorzone veniva concesso ai Federici, che vi si trasferirono e fortificarono poi il castello, già eretto in difesa del paese. Anzi il castello o rocca andò crescendo in potenza, mentre altri ormai declinarono e la famiglia Federici ivi residente rimase per decenni il ramo più importante. Venne poi ricostruito più volte. Avendo i Federici di Gorzone combattuto e snidato i guelfi di Brescia da Iseo, gli statuti di Brescia del 1288 promisero larghi compensi a chi riconquistasse i castelli di Montecchio, di Esine e di Gorzone. La taglia sul castello di Gorzone era fissata in 500 lire imperiali più 300 sui suoi boschi. In tale anno il castello di Gorzone venne distrutto e i Federici messi al bando. Poco più tardi nel 1291, Matteo Visconti provvedeva a reintegrarli nei loro diritti e a indennizzarli di 2500 lire imperiali. Risalendo all'antico si può dire che nel 1192, per intromissione di Enrico VI, un giudice imperiale fissò le condizioni dell'accordo, modificato poi dai consoli delle due città convenuti nel 1198 sotto un noce nel prato di S. Pietro di Vallico; fra l'altro, allora, fu imposto ai Bresciani di distruggere metà delle fortificazioni di Gorzone. Non si conosce l'anno nel quale i Federici si impadronirono della rocca di Gorzone; nel 1288 era già loro quando assieme ai Celeri di Lovere e a quelli di Montecchio e Darfo, fecero la nota scorreria su Iseo contro i guelfi di quella località, sgominandoli. Da qui il bando dalla città di Brescia. Il castello venne riedificato agli inizi del sec. XIV, conservando la struttura primitiva, ma senza torri mentre si rinsaldava il collegamento dei Federici con gli Scaligeri anche attraverso, a quanto sembra, un matrimonio, come sembra confermare lo stemma scaligero che si trova su un portale del castello. Segno della potenza dei Federici nel sec. XIV è il monumento sarcofago che vi si trova eretto ad Isonno Federici, morto il 12 agosto 1336. Ancor più stretta e duratura fu l'alleanza dei Federici con i Visconti pur barcamenando con la Repubblica di Venezia. Nel 1407 un Giovanni Federici di Gorzone veniva nominato podestà di Borno. Del resto i Federici di Gorzone erano andati espandendo la loro presenza in alta valle e anche in Valtellina e Ossana in Val di Sole. Con la conquista veneta nel 1426 incomincia quell'altalena dei Federici, dell'una come dell'altra signoria, fra i due potenti in lotta, che durerà qualche decennio. Infine i Federici cedettero dando il via alla loro decadenza. Il 26 settembre 1438, in un momento di eclisse del domino veneto, giurarono fedeltà a Pietro Visconti, penetrato in Valle dalla Valtellina, Comincino e Bertolo di Angolo assieme ai parenti Damiolo e Antonio di Erbanno; poi, dopo una grande adunata familiare in Gorzone, dove tutti i rami furono rappresentati, diedero procura a Comincino e Alberto di Angolo "per andare al convegno generale dei ghibellini in Chiari (aprile 1438) a trattarvi delle spese e dell'azione necessaria per la conservazione e l'incremento del dominio milanese". Passati tre anni, nel 1441, mutati gli eventi, fuggiti i Milanesi, i Federici di Gorzone, Angolo ed Erbanno ottennero dal Senato di Venezia, di avere confermati tutti gli antichi privilegi che erano loro stati riconosciuti dopo il 1426 e l'assicurazione che potevano vivere sicuri e tranquilli in Valle. Vi furono ancora alternative nella promessa fedeltà durante fugaci apparizioni viscontee, per cui Venezia, stanca di tante incertezze, ordinò la demolizione di tutte le "fortezze" (1455) ad esclusione naturalmente di quella di Breno e, fra le private, quella di Cimbergo, che era stata donata ai Lodrone, e di Lozio per la fedeltà dimostrata costante dai Nobili. Pur trovandosi sotto il dominio dei Federici, a Gorzone si forma fin dal sec. XIV un comune, ben organizzato con una reggenza composta dal console e da due sindaci, un cancelliere e il massaro e che finì con il condizionare la stessa potenza dei Federici. Nel 1380 vi era già un magister di grammatica. Il comune detto "della valle di Gorzone" tentò ogni mezzo per rafforzarsi, comperando beni in zone abbastanza lontane, oltre l'Oglio, probabilmente con l'intento di sbarrare l'accesso con la Val di Scalve e anche forse dominare la strada della Valcamonica. Secondo l'albero genealogico ricostruito dal Fè d'Ostiani e dal Lechi, i Federici di Gorzone "discendono da Boccaccino, vivente nel 1550, il quale fu padre di Goffredo, arciprete di Cividate, e di Cipriano che continuò la famiglia. In quegli anni il castello è così descritto dal Lezze: "... vi è un castello nel quale sono alcune case antichissime ed ancora queste state seggio principalissimo della famiglia Federici e al presente vi abitano a basso nella terra derivata ancor da essi da detto castello". Da Cipriano nacque, fra gli altri, Cristoforo, padre di un altro Cipriano, padre a sua volta di Cristoforo. Da questi nacquero Giorgio (1684-1744) e Giuseppe (1691-1756). Si formarono così come si disse, due alberi genealogici: il primo ci è stato tramandato dal Fè d'Ostiani sulla base di documenti sul patronato della chiesa di Gorzone, il secondo invece, a nostro parere più aderente alla reale proprietà del castello, in un manoscritto oggi in possesso del nob. Alberzoni e recentemente pubblicato. 1) Giorgio fu padre di Antonio (1722-1766) marito di Lucia Quartari e padre di Angelo (1760-1791), che dalla moglie Margherita Federici ebbe Antonio (1807-1851). Questi fu padre di Angelo (1827-1899) che si trasferì a Pavia, Battista (1830-1900) e Lodovico (1832-1855); da Battista nacquero sei maschi dei quali nessuno ebbe discendenza mascolina. 2) Giuseppe dalla moglie Margherita Basiletti ebbe Gerolamo (1727-1768) che sposò Camilla Rizzi ed ebbe Giuseppe (1727-1802), da questi nacque Francesco (1808-1864) che si fece sacerdote e con lui finì questo ramo. Dal secondo manoscritto si parte da data più recente, ma si giunge precisamente sino ad oggi cioè sino alle attuali proprietarie. È il registro dei matrimoni delle nascite e delle morti "della nobile famiglia del castello di Gorzone", quindi fonte più che attendibile. Incomincia col matrimonio di Olberto fu Gio. Maria con Dorotea Benettini il 2 giugno 1646 e continua elencando diligentemente ogni fatto. Noi, per brevità noteremo la discendenza genealogica, dei maschi. Giò Battista (n. 1654) q. Oberto sposò Barbara Paoli nel 1681; Simone (n. 1688) q. Gio. Battista sposò nel 1731 (seconde nozze) Marta Pievani; Gio. Maria (n. 1746) q. Simone sposò nel 1783 Andreana Federici q. Gaetano di Darfo. Simone, figlio di questo primo matrimonio (n. 1785), sposò nel 1811 Giacomina Bertolini. Da questo matrimonio nacquero parecchi figli, ma i maschi, Oberto (n. 1813), Gio. Maria (n. 1827) e Luigi (n. 1828) non si sposarono. Ma Gio. Maria q. Simone aveva celebrato un secondo matrimonio con Angela Cuzzetti nel 1802 ed ebbe Gaetano (n. 1807) che si fece sacerdote, Andreana (1805) e Giovanni, che fu l'ultimo di questo ramo. Il castello passò così alla sorella Andreana che andò sposa nel 1843 a Siro Alberzoni di Breno. Dal loro figlio Paolo e dalla sposa Maddale Figaroli sono nate le attuali proprietarie." Le famiglie considerate originarie erano nel sec. XVII quelle dei Piccinelli, Mercadet (Mercanti), Cominelli, Ghirardelli, Gheza, Pezzotti. Sciano fece per lunghi secoli comune a sè. Vi esistettero pare istituzioni di beneficenza e cioè la Misericordia o Pio Luogo, il Monte del Miglio e il Legato del Sale, retti però da un'unica amministrazione, retta da due sindaci, nominati dalla Vicinia. Vennero, specie la Misericordia, arricchiti di lasciti testamentari di cui restano documenti a partire dal 1522. Nel 1713 verrà deliberato di erigere in pietrame il ponte sul Dezzo. Nel 1722 verrà costruita la fontana del Tros, e potenziato il patrimonio boschivo. Nel 1733 veniva rifatta la fontana alla Ribalta. Nel 1764 venivano regolati di nuovo i rapporti tra originari e forestieri. Nel 1771 regolati i rapporti per i confini con Mazzunno. Nel 1784 veniva assunto un medico condotto nel dott. Angelo Merici. Nel 1775 veniva deliberata la messa in opera dell'orologio del campanile. Nel 1797 un Angelo Federici di Gorzone fu fra i capi della rivolta contro il Governo provvisorio bresciano mentre ancora il 4 agosto 1797 il Comune decideva di inviare soldati in appoggio a Venezia. Nel 1798 venivano affrontati alcuni "bravi" del luogo fra cui i fratelli Minolfi. Nel 1805, scaduta la Vicinia, veniva organizzato il comune che comprendeva Gorzone e Sciano. Nel 1808 veniva eretto il nuovo cimitero, vicino al santuario di S. Rocco. Nel 1848 si distinse per patriottismo don Gaetano Federici, che fu animatore e finanziatore dei patrioti camuni. Grande importanza ebbe nella vita di Gorzone la costruzione, dal 1882 al 1887, della Via Mala. Anche le strade poderali andarono sviluppandosi sempre più. Nel 1934 ne veniva costruita una di montagna di 8 chilometri. Gorzone diede 13 vite alla prima guerra mondiale. La posizione elevata sulla valle risparmiò Gorzone dal disastro del Gleno del 1 dicembre 1923. Nel 1929 venne aggregato al comune di Darfo e la casa comunale, già trasferita in contrada Tros, venne venduta, il 17 aprile 1928, a Lorenzo Mercanti. Nel 1934-1935 veniva costruita una strada poderale estendentesi tra i 1000 e 1800 m. s.l.m. Nel 1963 venne costruito un nuovo edificio scolastico, divenuto la sede della direzione didattica del 2° circolo di Darfo. Nel 1967 la parrocchia, con il concorso del Comune, apprestava il campo sportivo. Nel 1968 veniva eretto il monumento ai caduti, opera dello scultore Alessandro Turelli e di Gioacchino Marini, benedetto il 9 novembre 1969. Ecclesiasticamente dipese dalla pieve di Rogno, alla vicaria foranea rimase unita fino al 1578, quando passò alla vicaria di Artogne, per ritornare nel 1584 ancora a quella di Rogno. Nel 1786 diventa va centro esso stesso di vicaria dalla quale dipendevano Gorzone, Terzano, Erbanno, Mazzunno, Corna e Montecchio. Nel 1922 aveva sotto di sè Gorzone, Terzano, Erbanno e Angone. La chiesa parrocchiale, dedicata a S. Ambrogio, venne fatta costruire dai Federici verso il 1500. Nel 1514 venne arricchita di un bel portale di marmo di stile rinascimentale. Era particolarmente ricca. Venne poi ricostruita nel sec. XVIII. Della primitiva rimane l'affresco raffigurante la Natività, di scuola lombarda. Vi si ammira inoltre una SS. Trinità con S. Ambrogio e altri Santi del bergamasco Domenico Carpinoni. I Fantoni (secondo altri i Callegari) nel 1764 eseguirono due angeli in marmo per l'altare maggiore. Nel 1776 col ricavato dell'incanto della legna dei "selvatici", veniva eretto l'altare di S. Antonio. Nel 1806 Giuseppe Teosa la affrescò. Una cappella aperta dedicata a S. Rocco, poi chiusa per ordine del vescovo Bollani nel 1567, esisteva nel cimitero accanto alla casa parrocchiale. Venne poi allungata e in parte ricostruita per ordine di S. Carlo nel 1580 ed ospitò la disciplina o confraternita. Sempre a S. Rocco venne dedicata nel sec. XVI una chiesa, fuori del paese a S-E, in contrada Simoni, in una zona ricca di incisioni rupestri. Ricca di ex voto affrescati, di recente restaurati, venne sempre circondata da viva devozione. Ha u unico altare con una pala raffigurante la Madonna Assunta, S. Rocco, S. Sebastiano e le anime purganti. Venne restaurata nel 1890 per iniziativa di Lorenzo Cominelli e fratelli, e nel 1980 quando la chiesa venne affidata all'A.V.I.S. di Darfo. Nel cimitero accanto alla chiesa parrocchiale, oltre la cappella dedicata a S. Rocco ve ne era un'altra dedicata a S. Bernardino da Siena. Era ricca di legati. Una cappella dedicata a S. Carlo venne eretta nella prima metà del sec. XVII a Sciano. L'oratorio dedicato alla Madonna di Caravaggio divenuto proprietà di Angelo Saporiti venne il 10 agosto 1943 dichiarato pubblico. La casa parrocchiale venne rifatta nel 1953 dal parroco don Pennacchio. A S. Giovanni Battista è dedicata la cappella del castello. Gli ultimi Federici di Gorzone in difficoltà finanziarie la vendettero ad un Federici di altro ramo, l'ultimo dei quali morto a Brescia nel 1968, la donò alla parrocchia. Bellissimo il paliotto in cuoio del 600 del Piccini (1661-1723). Il castello consiste in un "agglomerato di alte case a possente muratura con rade finestre aperte nelle parti superiori, riunito e compatto sulla parte culminante del colle che ha una salita dolce verso il paese e verso valle ma che invece scende a precipizio per un centinaio di metri sui due lati che, alla base, sono lambiti dal fiume. Entro la cinta murata vi è la cappella isolata, di costruzione assai posteriore al castello, mentre sul cortile erboso si presenta la casa-castello che porta come sola decorazione lo stemma dei Federici del 1599". Il Da Lezze nel suo catastico scrive che in esso "sono alcune case antichissime e ancora questo è stato antichissimo seggio della famiglia Federici e al presente anco vi abitano sei case di essa". P. Gregorio di Valcamonica attesta che sotto un portico del castello era istoriata la vicenda della donzella Monica alla quale la leggenda vuole che Carlo Magno avesse donato la Valle che poi ne prese il nome. Oggi il Castello si presenta con un portico signorile a quattro campate, con archi a tutto sesto, e sopra il portico, da cui si diparte la scala, una aerea loggetta a cinque arcate, traboccante di fiori; ed infine una lunga balconata in legno intagliato congiungente la loggetta con due altri lati del cortile. Si tratta di un armonioso insieme in cui la formale dignità architettonica è fusa con le estrose notazioni cromatiche dei fiori, del legno, della pietra simona. Poco discosto da questo e pure assai bello, c'è un altro cortile più piccolo, anch'esso con portici e ariosi loggiati. All'interno vi sono alcune splendide sale (nient'affatto chiuse e silenziose, perchè il castello di Gorzone è da sette secoli ininterrottamente abitato), con soffitti a cassettoni, quadri e mobili antichi, il tutto meritoriamente conservato con amorevolissima cura. Un progetto avanzato nel 1981 vorrebbe trasformare il castello in un Museo del medioevo camuno. Agli inizi del sec. XX con il matrimonio di Andreana Federici ( + 1911) con il nob. Siro Alberzoni di Breno il castello passava a questa famiglia. Vicinissimo alla parrocchiale sorge il monumento sarcofago che dà l'idea della potenza della famiglia. Posta su tre dadi e inserita in un arcosolio a sesto acuto sorretto da colonne binate è dedicata a Isonno Federici che, come dice l'iscrizione, è morto il 12 agosto 1336. Due artisti vi han messo mano: Betacino di Terzio che l'ha iniziata, Emono di Borno che l'ha terminata. Il sarcofago rettangolare è molto semplice con la croce in mezzo, l'iscrizione latina a sinistra e lo stemma a destra, caratterizzato dalle croci e scacchiera; un alto stilobate, sorregge tutta l'edicola che risulta perciò sobria ed elegante. L'iscrizione dice "Hic iacet Dominus/ Yson de Federicis/ de Gorzono qui/ decessit die. XII mensis/ augusti milo CCCXXXVI/ Magister Betacinus/ de Tercio fecit." Di fianco si legge "Magister Emonus de Bruno herdit hoc opus." Un'altra bella casa cinquecentesca con tutta probabilità della famiglia Federici, è oggi casa Rizzonelli; essa presenta un portico bugnato a cinque arcate a tutto sesto, un piano nobile con finestre semplici ed una bellissima loggetta di undici arcatelle con pilastrini bugnati. Rimangono in alcune case segni di costruzione del sec. XII-XIII. Il Mairone da Ponte nel 1819 registrava che "Il territorio, nella parte bassa produce biada e ha dei gelsi, nella parte di collina ha del vino e della frutta. Vi sono anche prati, pascoli e boschi di alto e basso fusto" e accenna anche alle olive. Ancora agli inizi del sec. XX vi esistevano oliveti. Varie fonti di acqua magnesiaco-ferrugginose, che poi sgorgano a Casino-Boario, sembra che fossero usate fin dal sec. XV poi cadute in disuso. Nel 1724 Parolino Roncalli citava l'acqua bogiariana di Darfo o Acqua di Gorzone, che altro non è che l'acqua di Boario. Importanza nella vita economica di Gorzone ebbe l'apertura degli stabilimenti Bonara, Ledoga e Olcese. Ma Gorzone è noto soprattutto per le cave di pietra, detta Simona, dalla località Simù, usata fin dal sec. XIII. Si tratta di un'arenaria rossa a grana fina di color rosso fegato, usata in molte costruzioni locali e in monumenti di diverse città, (v. Simona, pietra). Sindaci: Cominelli Angelo (1900), Attilio Piccinelli (1903), Giacomo Rizzonelli (1906), Attilio Piccinelli (1908), Flaminio Guarneri (1918), Flaminio Tognali (1921), avv. Aldo Pellegrini (commissario prefettizio, 1925), Podestà geom. Romolo Galassi (1926-1929). Nel 1929 Gorzone venne aggregato a Darfo . Parroci: Giovanni Francesco de Silvanis (15 gennaio 1525); Gerolamo de Silvanis (11 marzo 1535); G.B. de Vivianis (9 gennaio 1539); Francesco de Farlinis (15 maggio 1596); Francesco Salvetti (11 maggio 1613); Pietro Venturini (5 gennaio 1631); G.B. Tonsi (25 ottobre 1667); Giov. Antonio Sacella (9 gennaio 1690); G.B. Bondioli (11 febbraio 1711); Domenico Bettoni (8 agosto 1759); Pietro Bardella (16 dicembre 1766); Lorenzo Zanetti (30 luglio 1778); Giovan Pietro Ceruti (14 febbraio 1787); Giov. Paolo Bezzi (28 maggio 1808); Ignazio Federici (27 settembre 1745); G.B. Bettoni (21 ottobre 1851); Giov. Maria Poiatti (28 settembre 1871); Antonio Melotti (10 novembre 1892); Rocco Boldini (4 marzo 1904 - 31 marzo 1932); Domenico Mattia (6 giugno 1932 - 27 novembre 1950); Giov. Maria Pennacchio di Lozio (19 dicembre 1950 - 21 novembre 1968); Silvestro Martinelli (6 dicembre 1968 - 5 aprile 1976); Giorgi Bortolo (20 aprile 1976 - rin. 9 maggio 1978); Giuseppe Gerolamo Maffi (27 giugno 1978).