GHA

GHA (el) Ciapat el Trentü

O anche "i ma dat al trentü". Locuzioni usuali nel dialetto bresciano, che si riferisce all'uso di esporre bambini trovatelli o abbandonati affidandoli prima alla culla o zana collocata all'ingresso dell'Ospedale maggiore, e poi, dal 1660, alla ruota, che rimase in uso fino al 1872 per esservi allevati. Allorquando il «trovatello», ormai cresciuto, era in età da poter abbandonare il pio luogo ed entrare nella vita assumendo un lavoro tale da assicurargli l'esistenza, la direzione della benefica istituzione, all'atto del congedo, usava versargli, a mo' di viatico, la somma di trentuno berlingotti. Questa usanza fece sì che si dicesse che il «trovatello» o «esposto» Tizio o Caio non era all'ospizio ma... aveva preso il trentuno. Vi sono documenti dell'epoca, rilasciati dal Cancelliere dello Spedale, nei quali questa espressione è usata normalmente, riferendo ad esempio che «addì 20 del novembre 1758 l'esposto Pietro Zamboni abbandona lo Spedale ed ha ricevuto il trentuno». È quindi evidente che da questa usanza, divenuta sinonimo di congedo, il linguaggio popolare bresciano ha tolto le espressioni «gha ciapat el trentü» o «i ma dat el trentü» per indicare il congedo ricevuto, oppure «gö töt sò el trentü» per significare che qualcuno se n'è andato, ha preso congedo di propria volontà.