GENTILE da Fabriano

GENTILE da Fabriano

(1370-1427). Pittore, di vasta attività. Giunto a Brescia agli inizi del 1414 proveniente da Venezia, dove per dieci anni aveva intensamente lavorato raccogliendo intorno a sé giovani come Jacopo Bellini (che impose al figlio il nome del Maestro), Jacobello dal Fiore, Michele Giambono e Giovanni d'Alemagna. Vi era stato chiamato da Pandolfo Malatesta. Secondo i documenti di Fano è presente a Brescia dal 17 aprile 1414 al 18 settembre 1419 data nella quale chiese a Pandolfo un salvacondotto per raggiungere il papa Martino V che aveva conosciuto in una sosta a Brescia. I codici malatestiani nella biblioteca di Fano hanno frequenti citazioni di pagamento a Gentile per i lavori della cappella, ma non ci permettono di avere indicazioni utili per intendere neppure i soggetti e il tipo delle pitture; dovevano però avere quell'aspetto raffinato tipico delle altre opere di Gentile, a cui però l'oro delle cornici, dei finimenti, delle aureole, l'argento, il minio, la stagnola e l'azzurro oltremarino, che faceva venire da Venezia, le 34 rilegature di smalti dati a maestro Gentile nel 1413 «per la capela» dall'orefice cremonese Rafaino de Mazzapanis, dovevano aggiungere un che di fastoso, di ricco con il velluto cremisi piano e con i paramenti portati da Venezia. A Brescia affrescò la cappella ducale in Broletto oggi scomparsa o rifatta e di cui è incerta l'ubicazione. Odorici ora la ritiene sopra l'archivolto gettato su via Musei e in parte distrutto nei bombardamenti del 1943 ora nella chiesa di S. Agostino. Per A. Valentini fu distrutta quando il da Lezze costruì la Loggia nel 1626 P. Sartori, e F. Bettoni propendono per S. Agostino, L.F.F. d'Ostiani ritiene che fosse dove poi sorse la Loggia del da Leze e che fosse una delle cappelle dedicate a S. Andrea, a S. Antonio e a S. Giorgio visitate da S. Carlo nel 1581; G. Lonati, pensa fosse sopra l'archivolto di via Musei. Il Panazza invece pensa che fosse quella dedicata a S. Giorgio esistente dove ora è l'anticamera della prefettura; era ancora esistente nel 1609 e fu distrutta nel 1640 c. Infatti nella pianta del Broletto allegata al Catastico del 1608-10 del da Lezze è indicata in quel posto la cappella di palazzo. La cappella è elogiata da Salustio Consandolo che da Brescia, li novembre 1469 scriveva a Borso d'Este invitandolo a mandare a Brescia Cosmé Tura per «visitare la cappella de Zentille». Nel 1482 Marin Sanudo nel suo Diario la ricordava esagerandone il prezzo pagato: «È la cappella bellissima degna et signorile che fece fare Pandolfo quando era signore e li costò ducati 14 mila». Influenza della sua arte è visibile in un grande affresco datato 1417 e scoperto nel 1958 in una casa di Corso Garibaldi ora sede della Banca Commerciale. Avrebbe inoltre compiuto a Brescia opere di cavalletto fra cui una tavola per Carlo Malatesta (14171415) e un'altra per papa Martino V al quale fu donata nel 1418 in occasione della sua visita a Brescia. È attribuita, per ragioni stilistiche, al periodo bresciano (c. 1415) la Madonna col Bambino del Museo di Pisa. Vi è anche il dubbio che a Brescia il pittore (che pur è ritenuto di solito uno scapolo) abbia battezzato nel giugno 1416 una figlia.