GALANTI (2)

GALANTI

Famiglia proveniente dalla borghesia mercantile. Compaiono la prima volta nell'estimo del 1569 con un Lodovico, offelino (ossia pasticciere). Nel 1588 i documenti rivelano presenza di un figlio di Lodovico, Teodoro (n. 1573) che vive con la madre Benvenuta e, come ricorda F. Lechi, dovette dare alla sua ditta un grande impulso perché nel 1661 è ormai ricco, con casa in Contrada delle Tre Spade (il tratto di via Cattaneo tra via Mazzini e S. Marco) e con altra in via G. Rosa 30, comperata dai Chizzola e con terreni nelle Chiusure a Mompiano e a Travagliato. La ricchezza aumentò poi ed i figli di Lodovico, Teodoro (n. 1634), Faustino (1645) con gli eredi del fratello Francesco (1637), figli della di lui moglie Veronica Maffei, nel 1687 denunciavano oltre alle due case di città una buona proprietà con casa e broletto a Costalunga e altrettanto in S. Bartolomeo, 31 piò a Bottonaga, 190 piò a Manerbio, 107 a Bassano. In più avevano venduto beni a Travagliato e a Mompiano. A quell'epoca, ricorda ancora il Lechi, è già a contatto con la nobiltà e così una figlia di Francesco, Caterina, sposerà Marcantonio Cazzago portandogli 12.000 lire in dote, somma considerevole, mentre un altro figlio, Gio. Battista (n. 1647), fattosi sacerdote, diventerà canonico alla Cattedrale. Oltre a Francesco, dei fratelli si sposarono Pietro, fisico, (n. 1670) con Caterina e poi con Chiara Pelizzari e si tenne un quarto di questa casa (si diceva di S. Benedetto perché la chiesa che si ergeva poco più sopra era dedicata a quel santo); gli altri tre quarti erano di Bartolomeo, senza famiglia, del canonico Gio. Battista e di Giuseppe anch'egli sacerdote. Da Francesco e Giulia, oltre alle figlie, nacquero Ferdinando (n. 1714), canonico, come lo zio Bartolomeo, che divenne prete dell'Oratorio, e Giuseppe che, sposando Barbara Fenaroli continuò la famiglia, vivendo sempre in questa casa. Giuseppe e Barbara ebbero quattro figli maschi: Antonio (n. 1756), Francesco (n. 1762), Federico (n. 1766) e Luigi (n. 1769). Nel 1788, i Galanti, saliti in ottime condizioni economiche, venivano ammessi al Nobile Consiglio di Brescia. La famiglia si estinse dopo il 1796 con Francesco q. Giuseppe q. Antonio. Stemma: "Di rosso, a due sbarre scaccate di nero e d'argento intercalate da tre stelle d'oro, a sei punte". (Si trova anche senza le stelle).