GAETANO, S., chiesa

GAETANO, S., chiesa

Costruita nel 1588 dai Padri della Pace su progetto di G. Todeschini, venne inaugurata nel 1599 col titolo di S. Maria della Purificazione (v.). Il tempio venne rifatto nel 1663 da Agostino Avanzo. Il 20 aprile 1688 i Chierici Regolari di S. Gaetano Thiene o Teatini decidevano di acquistare il convento, abbandonato dai Padri della Pace, che si erano trasferiti nel palazzo Martinengo Colleoni dove ancora abitano. Il 18 giugno veniva firmato il preliminare di contratto avallato dal Consiglio Generale di Brescia il 30 dicembre 1690, con 264 voti affermativi e 25 negativi. Firmato il contratto il 6 gennaio 1691, ed ottenuta il 28 giugno 1691, l'approvazione ducale e il 15 ottobre 1691 il rescritto papale, i Teatini vi fecero ingresso il 1° dicembre 1691. La chiesa divenne subito santuario del santo della Provvidenza, arricchito di opere d'arte. Il santuario venne consacrato dal vescovo Giovanni Francesco Barbarigo il 20 marzo 1717 e arricchito di molte indulgenze mentre la vita religiosa ebbe ulteriore impulso attraverso l'Oratorio di S. Gaetano, la Confraternita dell'adorazione perpetua (1709), la Confraternita dell'abitino ceruleo dell'Immacolata (1710). Intorno al 1745 il Santuario venne ampliato e ristrutturato con il prolungamento del presbiterio, la costruzione del coro e di altri ambienti. Chiuse le due cappelle esistenti se ne eressero quattro, due per ogni lato negli spazi fiancheggianti le antiche cappelle: una delle quali dedicata a S. Gaetano. La chiesa venne abbellita con stucchi e marmi. La ricostruzione fu terminata nel 1745; la decorazione nel 1750, come ci ricordano le due scritte "Aucta et innovata 1745" "Omnis gloria ab intus 1750" (all'interno). Già in declino negli ultimi anni di dominio veneto, il convento venne soppresso il 12 giugno 1798 ed indemaniato, mentre la chiesa rimase aperta al culto, nonostante un nuovo tentativo di indemaniamento nel 1805 ed affidata ai teatini stessi, l'ultimo dei quali, p. Gerolamo Chinelli, morì il 12 novembre 1844. Nel frattempo si andava arricchendo di nuovi legati, e vi continuò a funzionare l'Oratorio di S. Gaetano, mentre il 19 febbraio 1847 subentravano nel convento considerato come ospizio, i Frati Minori Riformati. Cacciati con la soppressione italica del 7 luglio 1866, vi rientrarono nel 1872. Non avendo però potuto ottenere il vecchio edificio del convento teatino, dovettero accontentarsi della sola ala di sinistra lungo la chiesa con pochi locali. In seguito, nel 1904, vi si aggiunsero altri ambienti adeguati alla nuova comunità religiosa. Questo piccolo convento non solo fu per lunghi anni la sede della Curia Provincializia dei risorgenti Frati Minori Riformati della Provincia di Brescia, ma divenne un cenacolo di provvide e fervide iniziative civili e religiose. I Padri curarono l'assistenza religiosa dei detenuti come cappellani delle vicine carceri giudiziarie (dal 1872 al 1970), furono benemeriti nella assistenza dei feriti durante i fatti del 1848 e nelle Dieci Giornate del 1849 e P. Giovanni Baccaglioni assisté e confortò l'eroe Tito Speri. Più tardi P. Michele Marella si occupò della delinquenza minorile e nel 1915 fondò la "Casa di lavoro femminile della S. Famiglia", eretta poi in Ente Morale e con sede, oggi, in via A. Diaz 38. Il convento possiede una piccola quadreria di ritratti di Padri Teatini e Francescani, tra cui spicca quello di P. Maurizio Malvestiti, pregevole opera di Angelo Inganni. Una replica parziale dello stesso pittore si trova anche al Museo del Risorgimento di Brescia. La chiesa, di non vaste proporzioni, ad una sola navata, ha cinque altari, con due cappelle per lato, una piccola cupola impostata su archi e pennacchi alla crociera e il presbiterio a fondo piano. Navata ed abside sono coperte da una volta a botte, nella quale si aprono le finestre; su ciascuna cappella è invece una cupoletta emisferica. Lesene scanalate corinzie, sostituite nel presbiterio e nel coro da colonne binate dello stesso ordine, sorreggono un ricco fregio in stucco, a puttini, ornati, fogliami, sopra il quale è la trabeazione d'appoggio alla volta. Questa è pure interamente decorata in stucco, a fregi e cartelle, affreschi di spigliata fattura della metà del Settecento. Tra la prima e la seconda cappella sul lato destro, una cappella già dell'antica chiesa fu tramutata nel sec. XVIII in doppia tribuna marmorea con grate lignee. Dal parapetto della tribuna inferiore sporge un drappo a forma di piviale in marmo verde con fregi a tarsia; dal superiore un drappo color cenere, sul quale poggiano due cuscini, pur essi in marmo. Sulla sommità della tribuna inferiore è lo stemma dei Teatini. Al sec. XVIII risalgono gli altri lavori in marmo: le balaustre, i pavimenti e gli altari delle cappelle; la balaustra d'ingresso al presbiterio; lo splendido altar maggiore, con tarsie versicolori a disegni d'uccelli e foglie, e la sua tribuna; il pavimento della sagrestia. La facciata semplice e severa non offre particolare interesse. La volta è coperta di affreschi e più precisamente di undici medaglie con scene tratte dal Vecchio testamento e dalla vita di Maria e di Gesù, opere di Grazio Cossali, in buona parte ridipinte e di quattro medaglie sopra le finestre, rappresentanti Quattro Sibille (Cumana, Persica, Eritrea, Tiburtina), opere di Luigi Vernasal (XVIII secolo). Entrando sulla controfacciata e sopra la piccola bussola di legno, sta una tela (olio m. 1,40x2,80) raffigurante S. Orsola martire e Compagne firmato da Antonio Bonardi, mentre ai due lati vi sono due tele con S. Teresa d'Avila e S. Caterina da Siena (olio, 280x1,19) di Luigi Vernansaal. Salendo a destra nella I cappella: sull'altare dedicato a S. Andrea Avellino sta una pala (olio su tela . 2,45x1,85) raffigurante il santo, di G.B. Pittoni. in marmo è adorno di puttini e angeli di A. Callegari. La II cappella dietro due ricche e elaborate tribune marmoree settecentesche, presenta un grande Crocifisso di ignoto, in legno. Nella terza cappella è raffigurato S. Gaetano che riceve Gesù Bambino dalla Vergine in gloria circondata da S. Giuseppe e S. Girolamo, quadro (olio su tela m. 2,50x1,90) del teatino p. Filippo Maria Galletti, mentre le due tele alle pareti laterali sono d'ignoto. L'altar maggiore presenta una luminosa e preziosa policromia d'intarsi e di marmi del '700 d'ignoto autore, mentre sullo sfondo domina il grande quadro (olio su tela, m. 3,40x2,75) dell'Annunciazione di G.B. Maganza (+ 1589), autore anche delle due tele (olio, m. 2,85x2,48) con la fuga e il riposo in Egitto sulle pareti del presbiterio, mentre ai lati della balaustra si vedono due graziosi e dorati angeli reggicandelabro in legno di G.B. Carboni (+ 1790). Discendendo per il lato di destra si incontra la cappella di S. Francesco che riceve le stimmate di G. Ariassi (1906), copia del Guercino. Nella cappella che segue vi è una tela di Gianfilippo Usellini (1941) con i SS. Antonio da Padova e Salvatore da Horta inginocchiati davanti alla B. Vergine in trono. Di ignoto sono le due tele laterali della cappella raffiguranti i due cardinali teatini Paolo Burali e Giuseppe Maria Tommasi, beatificati il primo nel 1772, il secondo nel 1803. Lungo la navata sulle pareti interstizie della cappella sono appese, a destra, due tele (olio, m. 2,75x2,20) raffiguranti la prima il martirio di S. Agata la seconda S. Cecilia inginocchiata dinanzi a papa Urbano "Gratius Cossalis (sic.) fac. MDCXVI". Sul lato di sinistra, vicino al presbiterio sta una tela (olio, m. 2,75x2,20) di Antonio Gandino raffigurante la decollazione di S. Barbara; e, vicino alla porta d'ingresso una tela (olio, m. 2,75x2,20) raffigurante S. Lucia che riceve l'Eucarestia di Alessandro Maganza. Notevoli i cinque confessionali in legno di noce intagliato, a tre campi, con decorazione di fregi, fogliami, grappoli d'uva, festoni di frutta a gran rilievo. Un triangolare con due statuine d'angeli sovrasta il campo centrale. L'organo, un tempo di Costanzo Antegnati venne ricostruito nella seconda metà del sec. XIX da Giovanni Tonoli e restaurato ed ampliato nel 1961 dalla fabbrica Tamburini di Crema. Notevoli sono anche le artistiche cornici dorate e settecentesche che racchiudono le 14 stazioni della Via Crucis. Infine l'organo è del secolo XVI ed è attribuito a Costanzo Antegnati, poi riveduto da G. Tonoli. Nella sagrestia troviamo due grandi affreschi di p. Scalvini che raffigurano l'apoteosi di S. Gaetano e dei Teatini, una tela (m. 2,10x1,30) raffigurante il Redentore benedicente, di ignoto del sec. XVII, gli artistici armadi intarsiati e, ai quattro angoli, altrettanti inginocchiatoi pure intarsiati e sormontati da un Crocifisso miniato su pergamena. Nell'atrio o antisagrestia vi sono poi altre quattro tele, tra le quali spicca una Vergine in trono di autore ignoto, ma, come scrive L. Anelli, di "sapore veronesiano e cossaliano". Altre tele d'ignoto si vedono alle pareti della Penitenzeria. Notevoli anche gli arredi sacri e i paramenti. Sull'esterno della chiesa, a destra, una piccola porta marmorea reca la scritta: "Antico Oratorio de' P.P. Teatini sotto la protezione di M.V. Immacolata e di S. Gaetano". È all'entrata alla sottostante chiesetta, restaurata recentemente, dove si radunavano per le loro pratiche religiose i confratelli laici detti "Gaetanini" .