GABRIELE da Concorrezzo

GABRIELE da Concorrezzo

Sec. XV. Discepolo di Vittorino da Feltre. fu maestro di grammatica e di rettorica. Sostituiva a Brescia Tommaso da Camerino che sul finire del 1434 lasciò la città per recarsi a Prato. Dopo qualche mese, nel 1435, oltre al salario di 50 fiorini (le tasse pagate dagli alunni andarono a beneficio del maestro) ebbe per le prove prestate anche l'abitazione gratuita nelle case del comune che già furono dei Gayfami in contrada delle carceri, che per essere nel centro della città si prestavano bene ad uso di scuola, e vi furono ordinate ed eseguite le necessarie riparazioni. Tenne scuola in una casa del Comune, in vicolo Perugini, poi distrutta per edificarvi il Monte vecchio di Pietà. Le inadeguatezze dello stipendio lo spinsero a protestare e a chiedere aumenti per cui fece parecchie petizioni, dal 1435 al 1438. Nello stesso anno per sfuggire alla peste si rifugiò a Cremona dove si ammalò gravemente e perdette la moglie. In seguito fu a Borgoforte, presso Vittorino da Feltre e infine a Mantova, dove essendogli morta per peste la prima moglie, si sposava, per consiglio di Vittorino, una seconda volta. Da Mantova scriveva a deputati di Brescia per dirsi disposto a riprendere l'insegnamento. Riaccettato gli venne assegnato uno stipendio di cento ducati oltre l'abitazione. Nel riprendere l'insegnamento recitò una orazione latina in cui espresse la sua riconoscenza ed esaltò la virtù dei bresciani; mentre poco più tardi attribuì a Francesco Barbaro la sua riassunzione. Ritardi nel pagamento, la paura o la vera minaccia della fame, il sopravvenire di pericoli di guerra, le limitazioni di salario imposte da contingenze politiche e infine la soppressione dello stipendio, suscitarono in lui gravi disappunti riversati in lettere accusatrici a Francesco Barbaro nel 1453 ecc. Dal 1456 il Comune più che mai bisognoso di denaro, intendendo utilizzare tutto quello che poteva, delibera di togliergli pure l'abitazione, per aprire in essa e nei cortili e negli orti, delle botteghe che avrebbero reso al comune assai di più, solo assegnandogli un corrispettivo di 60 lire pl. perché si provvedesse di altra casa che servisse anche per la scuola. Una lettera del Concorrezzo al condiscepolo e amico Battista Pallavicino e due a Francesco Barbaro portano fino a noi gli echi delle miserie del maestro: egli geme sulle sue sventure e sulla sua povertà. Fu valente insegnante ed ebbe anche altri incarichi oltre quello di insegnante. Gli si attribuì, tra l'altro, un ruolo importante nella difesa della città, durante l'assedio del 1438 e fu giurista apprezzato. Suo merito più rilevante fu quello di aprire la cultura bresciana all'Umanesimo, anche se egli lamentò che la città ne fosse refrattaria. Aiutò il Boccardo nella revisione di Plutarco e fu maestro di Ubertino Posculo. Nel 1429 era stato l'estensore e forse l'iniziatore degli statuti di Brescia.