FRAINE (2)

FRAINE (in dial. Fraìne, in lat. Frainis)

Frazione di Pisogne, a NE di questo centro, sul versante sinistro della valle di Gratacasolo, a m. 825 s.l.m. È a 6,170 km. da Pisogne. Ecclesiasticamente è parrocchia congruata della Vicaria di Pisogne, zona III, Bassa Valcamonica. Il nome deriva forse dal basso latino, fraxinus, frainus, frassino. L'Oliveri lo fa derivare dal dial. fraina, erba. Altri dalla voce dial. fraina, voragine. Altri ne fanno derivare il nome da fragina, fraina, trifoglio, erba spagna che però non esiste nel territorio. Più probabilmente il nome deriva dal latino de fraxinis, de fraginis che indica chiaramente un bosco di frassini (P. Guerrini, A. Sina). Altri ancora (il Bottazzi) lo fa derivare dal lat. Fragmina, frana. S. Pasquali la fa derivare da fraine, forma intermedia tra voragine e frana.


Abitanti (frainesi), 850 nel 1562, 1000 nel 1567, 1060 nel 1573, 990 nel 1578, 470 nel 1646, 400 nel 1652, 400 nel 1656, 410 nel 1667, 416 nel 1673, 440 nel 1683, 532 nel 1692, 451 nel 1702, 450 nel 1717, 400 nel 1819, 415 nel 1850, 476 nel 1859, 517 nel 1870, 530 nel 1885, 552 nel 1895, 552 nel 1900, 650 nel 1904, 740 nel 1908, 785 nel 1915, 724 nel 1927, 665 nel 1938, 850 nel 1950, 850 nel 1955, 578 nel 1967, 635 nel 1969, 443 nel 1976, 512 nel 1978.


Non provata affatto è la tradizione o leggenda che la vuole fondata da schiavi trattenuti in una colonia sul colle di S. Zeno, dediti alle miniere del ferro e liberati poi al diffondersi del cristianesimo. Un'altra tradizione vuole che Fraine sia sorto intorno al 1000 ad opera di abitanti di Pisogne che abbandonarono la pianura per salire ai monti. Esistevano beni feudali vescovili, con fondi coltivati. Un piccolo monastero o grancia era dipendente dal monastero di S. Giulia. Ancora nel 1333 beni dello stesso venivano investiti a Bonifacio Confalonieri, chierico della chiesa di S. Pietro in Solato, di una pezza di terra. Vi ebbe beni anche il monastero dei SS. Cosma e Damiano, che il I ottobre 1413 cedeva alcuni suoi beni.


Nel 1299 era considerato insieme a Siniga e Sonvico, assieme contava 52 fuochi o famiglie. Gran parte della popolazione si dedicava alla pastorizia e all'agricoltura. L'importanza del paese è indicata anche dal fatto che nel 1399 ben due abitanti di Fraine erano consoli di Pisogne.


Il paese andò poi spopolandosi tanto che nel sec. XVI i rappresentanti delle famiglie nella vicinia di Pisogne erano scesi a 30-35. Le cause di ciò vennero attribuite ad una pestilenza seminatrice di morte ed anche ad una frana che avrebbe distrutto tutta Fraine superiore, ed assieme forni e fucine, e non venne più ricostruita. Più volte, come confermano documenti del 9 aprile 1432, del 2 agosto 1456, del 19 febbraio 1475, cercò di sottrarsi con Pisogne dal territorio della Valcamonica. Vi ebbero nel sec. XV proprietà i Federici di Gorzone. Quando dopo la metà del sec. XV l'autorità feudale del vescovo di Brescia decadde, la vicinia di Fraine volle il riconoscimento di diritti sugli usi civici, e si impadronì delle legne cedue, delle piante di alto fusto e del pattume. Ne nacquero dissidi con il comune di Pisogne, che ricorse al Governo veneto, fino a quando, nel 1488, il notaio Bartolo Mora di Zone concluse un Lodo che da lui prese il nome, per cui Fraine (e Grignaghe) entrarono a far parte della General Vicinia con sede a Pisogne. Ogni frazione aveva un sindaco viciniale. Ma nel 1508 sorsero tra le Vicinie di Fraine e di Grignaghe nuove contese per i confini, risolte da un Avogadro, inviato in luogo dal Consiglio Generale di Brescia, che confermò i confini e gli statuti precedenti. Un bel leone di S. Marco, segno della dominazione veneta e sfuggito alla furia iconoclasta giacobina, fu trovato nel 1926 in un muro di sostegno della chiesa parrocchiale. È di tipo andante colla zampa anteriore destra appoggiata sul Vangelo e perciò costruito in tempo di pace. È scolpito in arenaria violacea e probabilmente del sec. XV. Il Bonafini lo indica come unico del genere in valle a ricordo della fedeltà alla Serenissima.


Il ruolo di Fraine all'interno del plebanato di Pisogne rimase sempre importante come dimostrano le cariche civiche e i notai che vi abitarono, fra cui Antonio de Zanotti, in carica nel 1521 e che rogò molti atti. Una leggenda poi spiega l'inaridimento delle miniere e il loro abbandono, assieme a quello dei forni e delle fucine con una maledizione di S. Carlo Borromeo che, udite le continue contese, culminate anche in fatti di sangue, sorte per la loro proprietà, le avrebbe rese infruttifere. Tragico è anche il ricordo della peste del 1630 che avrebbe lasciato nella zona pochissimi superstiti. Più tranquilli i tempi che seguirono. Solo nel 1800 Fraine vide le truppe del generale napoleonico MacDonald dirette verso il colle di S. Zeno. Momenti difficili il paese visse nei primi decenni del sec. XIX per la piaga del brigantaggio e per la carestia e il tifo petecchiale che travagliò la valle nel 1817-1818. In tale occasione rifulse la carità del parroco don Rocco Bianchi. Sopra Fraine ebbe stanza una banda composta di una sessantina di elementi di Piancamuno, Artogne, Angolo, Breno, Esine, ecc. detta la banda o Compagnia di Fraine, che catturati vennero processati nel 1812 (v. Compagnia di Fraine).


La chiesa parrocchiale forse edificata nel sec. XV era bassa angusta ed oscura. Nel 1567 il vescovo Bollani la trovava consacrata e ordinava che ne venisse elevato il tetto, che venissero aperte finestre e l'occhio della facciata, livellando il pavimento, tolti gli altari del coro. Vi esistevano due altari laterali dedicati al SS. Sacramento (al quale era annessa una Scuola con circa 100 confratelli nel 1573) e a S. Antonio. La chiesa venne poi arricchita di legati. Fece parte della vicaria foranea di Pisogne, passando nel 1636-1637 alla vicaria di Artogne, nel 1692 a quella di Piano per ritornare nel 1716 ancora a quella di Pisogne, nella quale rimase. La chiesa di S. Lorenzo di Fraine veniva conferita il 4 febbraio 1390 al sacerdote Giovanni de Alemania. Ecclesiasticamente Fraine gravitò sulla pieve di Pisogne. Il titolo a S. Lorenzo che la parrocchia conserva vorrebbe indicare una diaconia agli estremi confini della pieve di Pisogne, verso il valico di S. Zeno. In effetti è la più antica parrocchia separatasi dalla pieve matrice Già verso la fine del sec. XV la chiesa di S. Lorenzo de' Fraginis aveva un beneficio parrocchiale e alcuni rettori parroci. Da Fraine si sarebbe separata la parrocchia di Solato (già indicata nel 1148 una chiesa dedicata a S. Pietro) e la cappella di S. Giulia in Pradelle.


Fin dal primo 1900, nonostante che non esistesse una strada carrozzabile, il paese ospitò villeggianti specie milanesi e cremonesi e cacciatori. Nel 1902 Fraine venne raggiunta dalla luce elettrica alimentata dalla centrale del Colobe. Nel primo decennio del secolo prese sempre più nome come stazione climatica. Nuovo impulso venne alla zona dalla creazione, nel 1930-1931, della strada Fraine-Pisogne, costruita sotto la direzione dell'ing. Cozzaglio. Nell'ottobre 1977 prese il via un Comitato Pro Fraine per far conoscere più ampiamente e valorizzare la località.


Nel 1578 la chiesa era consacrata aveva il campanile e tre altari: della Madonna (con affreschi ed una piccola statua dorata della Madonna); della Scuola del SS. Sacramento con una bella pala dipinta e dorata e con il sepolcro di Gesù; di S. Antonio, con statue in legno dei santi Antonio, Sebastiano e Rocco.


Intorno al 1599 venne costruita la nuova chiesa, che venne di nuovo ampliata e ridotta allo stato attuale nel 1749, sotto il parrocchiato di don Francesco Antonio Poiatti. La chiesa, essendosi rivelate condizioni di grave pericolosità. venne chiusa al culto con ordinanza del 10 ottobre 1971. Ristrutturata grazie a sovvenzione di enti pubblici ma, soprattutto, ai contributi generosi della popolazione, venne riaperta il 2 febbraio 1976. Sussidiario alla parrocchiale è il santuario di S. Maria delle Longhe che sorge all'incrocio della strada Pisogne-Fraine con la mulattiera per Vissone e Longhe e il cui nome deriva da «Lunghe» riferito a qualche striscia di terreno, tanto che in alcuni documenti è anche detta Madonna del prato lungo. In principi si trattava di una cappella o santella sorta probabilmente sul terreno di un certo Lorenzo da Fraine, ricco proprietario di vasti possedimenti, che in località Longhe aveva, secondo un catasto del 1590 (1599?), "una pezza di terra di tavole 26 e meza colla cappella della Madonna". Il vescovo Bollani nella sua visita del 6 settembre 1567 la trovava già efficiente, anche se piccola e povera, e dove si celebrava nella festa della Visitazione. Comandava comunque che vi si costruisse davanti un portico, per comodità certo dei fedeli e per una miglior conservazione dell'edificio. La stessa disposizione emetterà il visitatore monsignor Pilati nel 1573. La cappella del 1580 in quanto l'arcivescovo di Milano ordinava che l'oratorio, «ossia il portico davanti all'oratorio» venisse cinto tutt'intorno di un muro, con una porta sul davanti e una finestrella rotonda (occhio) sopra la porta. Nonostante gli ordini di s. Carlo (1580) per il completamento della chiesetta dovrebbe intervenire il vescovo G.F. Morosini nel 1593 che si affrettò a ordinare che venissero tolti i cancelli e costruita una facciata di muro con la finestrella ad occhio, come aveva comandato S. Carlo, sulla quale doveva essere almeno posta della tela cerata e della rete per tener lontani gli uccelli. Se poi fosse stato possibile, la chiesa fosse addirittura ampliata. Tutto questo era la condizione perché vi si potesse celebrare. I frainesi, che certo al loro santuarietto erano molto affezionati, vollero addirittura strafare per cui, accanto agli ordini del vescovo Morosini, si legge una nota del maggio 1599 secondo la quale, compiendo a nome del vescovo una nuova visita, il can. Aurelio Averoldi trovava la chiesa tutta nuova e cioè addirittura costruita dalle fondamenta. L'interno fu abbellito anche da una bella pala raffigurante naturalmente la Visitazione, che misura metri 1,30 per 1,20, attribuita finora genericamente alla scuola del Moretto, ma che il prof, Camillo Boselli sostiene essere di P. Maria Bagnadore. La tela venne rubata nei giorni fra il 22 e il 25 marzo del 1969 fu poi fortunatamente ritrovata il 21 luglio seguente a Milano dalla Squadra mobile di quella città. L'organo del santuario venne costruito dalla ditta Perolino di Bergamo.


Fin dal secolo XVI una chiesetta dedicata S. Rocco esistente nel cimitero accanto alla chiesa parrocchiale. La chiesa, nel 1578, era a volto, ed era in decadenza. Recentemente vennero costruiti una Scuola materna, benedetta 1'11 giugno 1974 e il cinema, allargato al contempo il campo sportivo. Nel 1969 venne posta la prima pietra di una chiesetta in Val Palot. Cinquecentesca è una palazzina, di una certa eleganza, con portale sulla facciata, finestre e una loggetta di quattro campatelle con colonne in pietra. Fraine offre escursioni in Val Palot, alla fonte di S. Carlo, al Corno Palazzo (gita che secondo una credenza locale preserverebbe dalla febbre). La credenza popolare vuole che il demonio, sotto le spoglie di un dragone, se ne stia acquattato sulle montagne e tenti in tutti i modi di far rotolare sul paesello un grossissimo macigno ma che la Madonna e S. Lorenzo glielo impediscano, per cui il popolo lo beffa con il ritornello: "Pucia, pucia brót dragù che ghe Maria e Lorenzù".


L'economia era quasi tutta agricola e pastorizia agli inizi del sec. XIX ma il territorio è ricco di miniere di siderosio o carbonato di ferro. Il Rosa pensa che il soprannome "fraini", dato ai mineranti della Valsassina fin dal sec. IX, possano venire da questa località. Nel 1600 a Fraine si fabbricavano "piletti" di ferro, "longhi mezzo brazzo e di pesa chi di un peso chi di manco, secondo l'istrumenti che si vuol fare". Tuttavia già nel 1850 l'economia si basava su "pascoli, prati e boschi e qualche campo di biade".


Parroci: Giovanni de Casonibus di Cremona (beneficialis in Ecclesia S. Laurentii de Fragnis in documento 22 maggio 1382); Giovanni de Alemannia (curatus ad sex menses in documento 4 febbraio 1390); Cristoforo de Fostinelli di Pisogne, (nel 1465 era commendatario della chiesa); Pasino da Barsesto di Val di Scalve, (nominato in documento 12 agosto 1473); Francesco de Baldellis di Lovere (fa testamento nel 1530); Francesco Zanetti (1532); Battista Zanucca di Orzinuovi, (è Rettore, ma assente, nel 1562); Cristoforo de Gastaldis (è ricordato in documento del 1566-1567); Pietro de Colombíss de Gabiano (già parroco nel 1573); Comino Bellafati di Artogne (morto nell'ottobre 1591); Mazzucchelli Baldassarre qm. Baldassarre di Edolo, (eletto nel 1591, rinunciò nel 1597); Orlandi Giuseppe sacerdote veronese (eletto 7 giugno 1597, rinunciò nel 1598); Belleri Bortolo di Pisogne (2 agosto 1598-1630, forse di peste); Belleri Simone di Pisogne (21 giugno 1630-9 marzo 1689); Poma Antonio di Borno (31 marzo 1689-22 gennaio 1703); Federici Federico qm. Gaspare di Artogne (15 marzo 1703-20 novembre 1709); Cagietti Bortolo di Fraine (24 gennaio 1710-17 aprile 1714); G.B. Bertagna di Pisogne (26 febbraio 1716-12 gennaio 1747); Poiatti Francesco Antonio di Artogne (8 maggio 1747-23 novembre 1770); Sterni Antonio di Bossico (10 gennaio 1771-14 marzo 1785); Balduchelli Apollonio di Pezzaze (2 giugno 1785-12 luglio 1803); Bianchi Rocco di Sellare (Bergamo), (18 gennaio 1804-31 maggio 1831); Ceresetti Giovanni di Gratacasolo (3 ottobre 1837-8 giugno 1858); Maggioni Omobono di Piancamuno 24 agosto 1858-13 febbraio 1883); Soardi Domenico di Pisogne (20 luglio 1883-17 maggio 1884); Bonali Giacomo di Breno (2 settembre 1884-27 marzo 1886); Spinardi Francesco di Valsaviore (28 novembre 1886-8 febbraio 1887); Minola Antonio di Gratacasolo (marzo 1887-8 luglio 1909); Delasa Santo di Castelfranco di Rogno (22 novembre 1909-aprile 1929), Luigi Pergoni (4 giugno 1929-5 luglio 1934), Recaldini Andrea (22 dicembre 1934-tr. 5 giugno 1942), Boldini Andrea di Saviore (7 luglio 1942-4 gennaio 1957), Mensi Giacomo (20 maggio 1957-rinuncia 24 gennaio 1958), Cobelli Andrea (14 maggio 1958-rinuncia 30 novembre 1966), Salodini Natale di Mocasina (28 dicembre 1966-21 settembre 1978), Bonfadini Giovanni (12 ottobre 1978).