FIORENTINI Lucio: differenze tra le versioni

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'''FIORENTINI Lucio'''
 
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(Vestone, 25 ottobre 1829 - Bologna, 8 novembre 1902). Di famiglia proveniente da Provaglio Sotto. Giovane studente amico di Tito Speri, fu patriota attivo. Il 16 marzo 1848, il co:Ercole Oldofredi, lo spedì a Brescia a recare l'ordine dell'insurrezione e vi giunse il 19 dopo un'arrischiata avventura elegantemente superata nel Quartier Generale del Liechtenstein. Si arruolava poi nella spedizione del Trentino e combatteva a Pietole (Mantova) nel reggimento studenti assieme a Speri, a Bernardino Soldi di Agnosine, a Giacomo Nicolini di Vestone ecc. Dopo l'armistizio si rifugiò in Svizzera e poi a Torino dove il Bianchi Giovini che lo stimava lo chiamò nella redazione dell'"Opinione". Il 19 marzo 1849, dopo un viaggio avventuroso, giungeva a Brescia presentandosi all'ing. Felice Laffranchi per recare istruzioni e denari per il comitato segreto che passarono poi subito nelle mani di Bartolomeo Gualla. Il Fiorentini veniva subito rimandato al campo piemontese per portare informazioni preziose al gen. Chrzanowski, il quale, pur riconoscendone la validità, non potè utilizzarle per diverse ragioni. All'annuncio dell'insurrezione bresciana il generale affidò al Fiorentini nuove istruzioni al comitato di Brescia, di resistenza ed egli le riferì al Gualla il 26 marzo, al suo ritorno a Brescia, assicurando l'arrivo di aiuti fra cui un convoglio d'armi, una colonna di armati, denari ecc. Il Gualla, d'altra parte, lo riteneva, con Biseo e Speri, "alquanto fanatico".  Il Fiorentini partecipò alle Dieci Giornate di cui riferì particolari importanti e inediti nel suo volume "Le dieci giornate". Tra l'altro il 3 aprile 1849 con la spada brandita tiene a bada e fa desistere dal loro proposito un gruppo di insorti di S. Eufemia che impotenti a trattenere l'avanzata nemica su Brescia avevano deciso di vendicarsi sterminando gli austriaci degenti nell'ospedale. Tale atto generoso gli giovò nel febbraio del 1851 quando, arrestato perché in possesso di schede del prestito mazziniano, fu liberato dal conte Radetzky in cambio dei 400 feriti sottratti al furore popolare nel '49. Costituitosi nell'agosto 1857 a Torino la Società Nazionale con programma unitario vi aderì e ne fu tra i principali fautori nel Bresciano e riprese le ostilità, venne incaricato di delicate missioni politiche presso il La Farina ed il Cavour. Il 18 giugno 1859 salutava sull'"Alba" lo sventolio delle "bandiere tricolori in Brescia" e l'arrivo di Vittorio Emanuele II e Napoleone III. Laureatosi in legge, anziché esercitare l'avvocatura, preferì la carriera burocratica. Fu consigliere di prefettura a Brescia quando vi fu governatore Agostino Depretis. Raggiunse poi il grado di vice prefetto e di prefetto che ricoprì a Belluno, Sassari, Bergamo e Cosenza. Nel 1870 aveva sposata Daria Riva dei nobili Claudio Riva e Daria Porro, nata a Como nel 1844, morta a Bergamo il 3 gennaio 1890 e sepolta nella tomba gentilizia di Como. Messo a riposo, il 21 nov. 1900 veniva nominato senatore del Regno. Morì a Bologna, in visita ad una sorella - Poco prima di morire, in occasione della celebrazione del cinquantenario delle Dieci giornate il Fiorentini si decise a pubblicare le sue memorie col titolo. "I Dieci Giorni di Brescia nel 1849. Reminiscenze" (Roma - Milano - Firenze, Fratelli Bocca, 1899). Si tratta di una vera requisitoria contro il Cassola, più che contro il Contratti, e costituisce uno dei più notevoli contributi di ricordi e di impressioni personali su quegli avvenimenti. Autore di numerose e pregiate pubblicazioni di carattere storico, amministrativo e sociale, fedele ai suoi principi di liberale moderato, monarchico e conservatore, combattè sempre contro il socialismo e contro quella povera democrazia, progressista ma borghese, che lo sosteneva. Fecondo pubblicista, il Fiorentini ha dato alla luce, tra gli altri, i seguenti lavori: "Gli ultimi venti anni in Italia: storia popolare"(1867), "Guida alla politica pel popolo italiano"(1859) "La religione ed il potere temporale dei Papi" (1860), "Monografia della Provincia di Bergamo" "A feste finite (ricordi di Torino di un emigrato del decennio)" "La marcia del socialismo" "I congressi di Breslavia" "Limoges e Venezia" "La nuova tattica del socialismo adottata negli ultimi Congressi" "Di alcuni elementi sociologici nei recenti moti di Milano" "I privilegiati" . Le ultime sue pubblicazioni sociologiche furono: "Socialismo ed anarchia" "La evoluzione del socialismo alla fine del secolo XIX". L'opera "L'evoluzione del socialismo" è stata definita da E. Santarelli: "L'opera più ampiamente informativa sia pure a livello divulgativo ma abbastanza dignitosa che sia stata scritta in Italia sul movimento socialista". Ha pure pubblicato: "Guida alla politica. Lo statuto spiegato al popolo" (Brescia 1860) di cui si contano dieci edizioni.
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(Vestone, 25 ottobre 1829 - Bologna, 8 novembre 1902). Di famiglia proveniente da Provaglio Sotto. Giovane studente amico di Tito Speri, fu patriota attivo. Il 16 marzo 1848, il co:Ercole Oldofredi, lo spedì a Brescia a recare l'ordine dell'insurrezione e vi giunse il 19 dopo un'arrischiata avventura elegantemente superata nel Quartier Generale del Liechtenstein. Si arruolava poi nella spedizione del Trentino e combatteva a Pietole (Mantova) nel reggimento studenti assieme a Speri, a Bernardino Soldi di Agnosine, a Giacomo Nicolini di Vestone ecc. Dopo l'armistizio si rifugiò in Svizzera e poi a Torino dove il Bianchi Giovini che lo stimava lo chiamò nella redazione dell'"Opinione". Il 19 marzo 1849, dopo un viaggio avventuroso, giungeva a Brescia presentandosi all'ing. Felice Laffranchi per recare istruzioni e denari per il comitato segreto che passarono poi subito nelle mani di Bartolomeo Gualla. Il Fiorentini veniva subito rimandato al campo piemontese per portare informazioni preziose al gen. Chrzanowski, il quale, pur riconoscendone la validità, non potè utilizzarle per diverse ragioni. All'annuncio dell'insurrezione bresciana il generale affidò al Fiorentini nuove istruzioni al comitato di Brescia, di resistenza ed egli le riferì al Gualla il 26 marzo, al suo ritorno a Brescia, assicurando l'arrivo di aiuti fra cui un convoglio d'armi, una colonna di armati, denari ecc. Il Gualla, d'altra parte, lo riteneva, con Biseo e Speri, "alquanto fanatico".  Il Fiorentini partecipò alle Dieci Giornate di cui riferì particolari importanti e inediti nel suo volume "Le dieci giornate". Tra l'altro il 3 aprile 1849 con la spada brandita tenne a bada e fece desistere dal loro proposito un gruppo di insorti di S. Eufemia che, impotenti a trattenere l'avanzata nemica su Brescia, avevano deciso di vendicarsi sterminando gli austriaci degenti nell'ospedale. Tale atto generoso gli giovò nel febbraio del 1851 quando, arrestato perché in possesso di schede del prestito mazziniano, fu liberato dal conte Radetzky in cambio dei 400 feriti sottratti al furore popolare nel '49. Costituitasi nell'agosto 1857 a Torino la Società Nazionale con programma unitario vi aderì e ne fu tra i principali fautori nel Bresciano. Riprese le ostilità, venne incaricato di delicate missioni politiche presso il La Farina ed il Cavour. Il 18 giugno 1859 salutava sull'"Alba" lo sventolio delle "bandiere tricolori in Brescia" e l'arrivo di Vittorio Emanuele II e Napoleone III. Laureatosi in legge, anziché esercitare l'avvocatura, preferì la carriera burocratica. Fu consigliere di prefettura a Brescia quando vi fu governatore Agostino Depretis. Raggiunse poi il grado di vice prefetto e di prefetto che ricoprì a Belluno, Sassari, Bergamo e Cosenza. Nel 1870 aveva sposata Daria Riva dei nobili Claudio Riva e Daria Porro, nata a Como nel 1844, morta a Bergamo il 3 gennaio 1890 e sepolta nella tomba gentilizia di Como. Messo a riposo, il 21 novembre 1900 veniva nominato senatore del Regno. Morì a Bologna, in visita ad una sorella - Poco prima di morire, in occasione della celebrazione del cinquantenario delle Dieci giornate il Fiorentini si decise a pubblicare le sue memorie col titolo: "I Dieci Giorni di Brescia nel 1849. Reminiscenze" (Roma - Milano - Firenze, Fratelli Bocca, 1899). Si tratta di una vera requisitoria contro il Cassola, più che contro il Contratti, e costituisce uno dei più notevoli contributi di ricordi e di impressioni personali su quegli avvenimenti.  
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Autore di numerose e pregiate pubblicazioni di carattere storico, amministrativo e sociale, fedele ai suoi principi di liberale moderato, monarchico e conservatore, combattè sempre contro il socialismo e contro quella povera democrazia, progressista ma borghese, che lo sosteneva. Fecondo pubblicista, il Fiorentini ha dato alla luce, tra gli altri, i seguenti lavori: "Gli ultimi venti anni in Italia: storia popolare"(1867), "Guida alla politica pel popolo italiano"(1859), "La religione ed il potere temporale dei Papi" (1860), "Monografia della Provincia di Bergamo", "A feste finite (ricordi di Torino di un emigrato del decennio)", "La marcia del socialismo", "I congressi di Breslavia", "Limoges e Venezia", "La nuova tattica del socialismo adottata negli ultimi Congressi", "Di alcuni elementi sociologici nei recenti moti di Milano", "I privilegiati" . Le ultime sue pubblicazioni sociologiche furono: "Socialismo ed anarchia", "La evoluzione del socialismo alla fine del secolo XIX". L'opera "L'evoluzione del socialismo" è stata definita da E. Santarelli: "L'opera più ampiamente informativa sia pure a livello divulgativo ma abbastanza dignitosa che sia stata scritta in Italia sul movimento socialista". Ha pure pubblicato: "Guida alla politica. Lo statuto spiegato al popolo" (Brescia 1860) di cui si contano dieci edizioni.
 
   
 
   
 
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FIORENTINI Lucio

(Vestone, 25 ottobre 1829 - Bologna, 8 novembre 1902). Di famiglia proveniente da Provaglio Sotto. Giovane studente amico di Tito Speri, fu patriota attivo. Il 16 marzo 1848, il co:Ercole Oldofredi, lo spedì a Brescia a recare l'ordine dell'insurrezione e vi giunse il 19 dopo un'arrischiata avventura elegantemente superata nel Quartier Generale del Liechtenstein. Si arruolava poi nella spedizione del Trentino e combatteva a Pietole (Mantova) nel reggimento studenti assieme a Speri, a Bernardino Soldi di Agnosine, a Giacomo Nicolini di Vestone ecc. Dopo l'armistizio si rifugiò in Svizzera e poi a Torino dove il Bianchi Giovini che lo stimava lo chiamò nella redazione dell'"Opinione". Il 19 marzo 1849, dopo un viaggio avventuroso, giungeva a Brescia presentandosi all'ing. Felice Laffranchi per recare istruzioni e denari per il comitato segreto che passarono poi subito nelle mani di Bartolomeo Gualla. Il Fiorentini veniva subito rimandato al campo piemontese per portare informazioni preziose al gen. Chrzanowski, il quale, pur riconoscendone la validità, non potè utilizzarle per diverse ragioni. All'annuncio dell'insurrezione bresciana il generale affidò al Fiorentini nuove istruzioni al comitato di Brescia, di resistenza ed egli le riferì al Gualla il 26 marzo, al suo ritorno a Brescia, assicurando l'arrivo di aiuti fra cui un convoglio d'armi, una colonna di armati, denari ecc. Il Gualla, d'altra parte, lo riteneva, con Biseo e Speri, "alquanto fanatico". Il Fiorentini partecipò alle Dieci Giornate di cui riferì particolari importanti e inediti nel suo volume "Le dieci giornate". Tra l'altro il 3 aprile 1849 con la spada brandita tenne a bada e fece desistere dal loro proposito un gruppo di insorti di S. Eufemia che, impotenti a trattenere l'avanzata nemica su Brescia, avevano deciso di vendicarsi sterminando gli austriaci degenti nell'ospedale. Tale atto generoso gli giovò nel febbraio del 1851 quando, arrestato perché in possesso di schede del prestito mazziniano, fu liberato dal conte Radetzky in cambio dei 400 feriti sottratti al furore popolare nel '49. Costituitasi nell'agosto 1857 a Torino la Società Nazionale con programma unitario vi aderì e ne fu tra i principali fautori nel Bresciano. Riprese le ostilità, venne incaricato di delicate missioni politiche presso il La Farina ed il Cavour. Il 18 giugno 1859 salutava sull'"Alba" lo sventolio delle "bandiere tricolori in Brescia" e l'arrivo di Vittorio Emanuele II e Napoleone III. Laureatosi in legge, anziché esercitare l'avvocatura, preferì la carriera burocratica. Fu consigliere di prefettura a Brescia quando vi fu governatore Agostino Depretis. Raggiunse poi il grado di vice prefetto e di prefetto che ricoprì a Belluno, Sassari, Bergamo e Cosenza. Nel 1870 aveva sposata Daria Riva dei nobili Claudio Riva e Daria Porro, nata a Como nel 1844, morta a Bergamo il 3 gennaio 1890 e sepolta nella tomba gentilizia di Como. Messo a riposo, il 21 novembre 1900 veniva nominato senatore del Regno. Morì a Bologna, in visita ad una sorella - Poco prima di morire, in occasione della celebrazione del cinquantenario delle Dieci giornate il Fiorentini si decise a pubblicare le sue memorie col titolo: "I Dieci Giorni di Brescia nel 1849. Reminiscenze" (Roma - Milano - Firenze, Fratelli Bocca, 1899). Si tratta di una vera requisitoria contro il Cassola, più che contro il Contratti, e costituisce uno dei più notevoli contributi di ricordi e di impressioni personali su quegli avvenimenti. Autore di numerose e pregiate pubblicazioni di carattere storico, amministrativo e sociale, fedele ai suoi principi di liberale moderato, monarchico e conservatore, combattè sempre contro il socialismo e contro quella povera democrazia, progressista ma borghese, che lo sosteneva. Fecondo pubblicista, il Fiorentini ha dato alla luce, tra gli altri, i seguenti lavori: "Gli ultimi venti anni in Italia: storia popolare"(1867), "Guida alla politica pel popolo italiano"(1859), "La religione ed il potere temporale dei Papi" (1860), "Monografia della Provincia di Bergamo", "A feste finite (ricordi di Torino di un emigrato del decennio)", "La marcia del socialismo", "I congressi di Breslavia", "Limoges e Venezia", "La nuova tattica del socialismo adottata negli ultimi Congressi", "Di alcuni elementi sociologici nei recenti moti di Milano", "I privilegiati" . Le ultime sue pubblicazioni sociologiche furono: "Socialismo ed anarchia", "La evoluzione del socialismo alla fine del secolo XIX". L'opera "L'evoluzione del socialismo" è stata definita da E. Santarelli: "L'opera più ampiamente informativa sia pure a livello divulgativo ma abbastanza dignitosa che sia stata scritta in Italia sul movimento socialista". Ha pure pubblicato: "Guida alla politica. Lo statuto spiegato al popolo" (Brescia 1860) di cui si contano dieci edizioni.