FAVERZANO,

FAVERZANO, (in dial. Faershà, in lat. Favertiani)

Paese a 5 Km. a NO di Manerbio a m. 71 s.l.m. Frazione del comune di Offlaga. Ecclesiasticamente è parrocchia congruente nella vicaria di Manerbio nell'VIII zona Bassa Centrale Ovest. La toponomastica del territorio registra molte località dal nome latino. Il nome potrebbe derivare da un Fundus (fondo) Fabricianus (cioè di un Fabricius) che ne sarebbe stato proprietario. Vie e cascine principali sono: Via Senatore Longo, Piazza, via Oriano, Verola, Molino, Rosa, casc. Finiletto, Rovata, Fenil Grande, Baito, S. Antonio. Abitanti (Faverzanesi): 550 nel 1565, 350 nel 1647, 340 nel 1653, 370 nel 1656, 500 nel 1668, 423 nel 1684, 316 nel 1704, 850 nel 1857, 900 nel 1871, 975 nel 1876, 975 nel 1895, 985 nel 1900, 985 nel 1915, 900 nel 1927, 960 nel 1934, 900 nel 1938, 1100 nel 1950, 937 nel 1955, 515 nel 1978. Il Guerrini ritiene che il fundus Faverzianus derivi da Faverzius, nome del proprietario romano di questo latifondo. Singolare è il fatto che le sue parrocchie di Faverzano e di Cignano hanno lo stesso titolare, l'apostolo S. Andrea, (festa 30 novembre), che nell'alto Medio Evo era il patrono dei pescatori. Ciò fa pensare a due piccole corporazioni di pescatori, che al duro lavoro dei campi univano il divertente e utile esercizio della pesca nelle acque del Lossignolo. Vi ebbe possedimenti e vi compi ampie opere di bonifica il monastero dei S.S. Cosima e Damiano. probabile che a questo monastero e ad altri succedessero i Gambara che nel sec. XV erano i maggiori feudatari del luogo e che vi eressero una dimora poi sostituita dal palazzo poi Longo-Agliardi. Forse la presenza dei Gambara ghibellini, fece si che il castello di Faverzano fosse distrutto dai guelfi nel 1316. I Gambara amministrarono i loro possedimenti per mezzo di assuntori che sui documenti sono citati col titolo di nobili: i Provaglio, i Fusari, gli Uberti, più tardi i Motta e i Longo-Agliardi. Agli inizi del sec. XVII vi comparvero i Provaglio. Vi ebbero inoltre rilevanti possedimenti i Capriolo che nel 1548 avevano in proprietà 200 piò. Vi ebbero inoltre proprietà i Castelli, i Negrolini, i Longo, provenienti forse ai primi del '500 dalla Bergamasca ed ai quali si deve forse la costruzione del primo nucleo dell'attuale villa Agliardi. Fra le famiglie di Faverzano nel '600 si contavano oltre ai Gambara, ai nob. Provaglio, Fusari, Uberti, Motta, Longo, i Braga, i Girelli, Carli, Mombelli, Alghisi, Cremona, Volpi, Kò, Amighetti, Ferante, Mantovani, Pesce, Baroni, Mazzetti, Loda, Ambrosini, Zorza, Galiazzo, Gatto, Picinotto, Lorandi, Arici, Bonetto, Orizio, Bonometto, Tediolo, Brognolo, Garbotto, Anzone, Venturino, Zani, Tomasone, Filippini, Bignetti, Pezzola, Fiorino, Carlini, Bordonali, Gambaretti, Marchioni, Gavazzo, Ugeri, Cigola, Barbieri, Ferrari ecc. I Longo sono presenti nella seconda metà del sec. XVIII. Nel catastico del 1609 è definito "quadrato, vicino alla chiesa, grande, parte murata e parte senza, con fosse attorno" e sottolinea che "vi sono dentro case de gentilhuomeni e brazenti" circonda passi n. 200 in circa con la piazza. Fra gli avvenimenti memorabili la peste del 1577 - 1578 che, secondo la tradizione avrebbe mietuto quasi 300 persone. E ancora la peste del 1630 che avrebbe visto la morte di circa due terzi della popolazione. Nel 1705 nel territorio passarono circa 15 mila soldati al seguito del principe Eugenio che seminarono fame e distruzioni, aggravate da un terremoto dell'ottobre 1706 e da varie carestie, fra cui quella del 1721. Particolarmente gravi per la mortalità provocata, il vaiolo del 1800, e il colera del 1835 e del 1855. L'8 febbraio 1920 venne inaugurata nella parete del Municipio, una lapide ai caduti. Paurosa la tromba d'aria che l'8 giugno 1964 investì e distrusse in gran parte, pur senza vittime, le case a Nord del paese. Faverzano fu comune fino al 1927, entrando poi a far parte del comune di Offlaga. La vita sociale del paese venne animata dagli inizi del '900 da una Unione Cattolica del Lavoro, che disciolta "dal vile rispetto umano dei soci" nel 1915, venne ripristinata nel 1919 con 96 soci, che però l'anno dopo si orientarono verso il socialismo, ritornando poi nella Lega Bianca. Ecclesiasticamente appartenne alla Pieve di Dello. Nel sec. XV venne eretta in parrocchia anche se il primo parroco rettore, don Giorgio Zobbi, ricordato da documenti del 1531. Nel 1565 vi esisteva la Scuola del S.S. Sacramento. La parrocchia si rese indipendente dalla Pieve di Dello. La chiesa preesistente povera e disadorna era stata edificata probabilmente nel 1521 ed era adorna di una tela di Pietro Marone raffigurante la "Cena degli Apostoli". Aveva anche altari laterali fra cui quello della Madonna. Vi esistevano bei putti del Carra. La chiesa non era ancora completata nel 1565. Il vescovo Bollai infatti ordinava che venisse posta la pala dell'altare maggiore, si finisse la sagrestia e il pavimento ecc. Nel 1883 la chiesa venne allargata e allungata, con l'abbattimento della vecchia canonica. In più venne ridipinta e dotata di nuovo organo. Sul piano della pietà popolare ebbe rilievo la Confraternita della B.V. della Seggiola. La chiesa venne arricchita di una statua della Madonna di Lourdes sistemata in una grotta inaugurata il 31 ott. 1897. Inoltre Laura Carminati dipingeva il quadro della S. Croce. Nel 1901 la chiesa veniva arricchita di un nuovo apparato delle Quarantore, opera di Beneduci di Coniolo e di un baldacchino nuovo tessuto dalle Suore Poverelle. La chiesa veniva decorata nel 1907 da Giuseppe Trainini e nel 1909 adornata di statue di santi. Nel 1922 venne fatta eseguire dallo scultore Righetti la Statua del Cristo Morto. Lo stesso scultore eseguiva i quattro evangelisti per l'altare maggiore. Nel 1922 vennero inaugurate nuove campane tolte poi nel 1943, per ragioni belliche, e rifuse nel 1948. Nel 1921 era stata restaurata e innalzata la torre campanaria come ricorda l'epigrafe: "Per unanime generoso volere di popolo / la vecchia torre del 1591 / dalle primitive e modeste sue forme sorgeva / a più decorosa ed eccelsa struttura nell'anno 1921". Grazie ai beni lasciati dal parroco don Giovanni Faita (+ 1954) e dalla generosità della popolazione fin dal 1955 veniva edificata una nuova chiesa, alla cui costruzione concorsero gli abitanti del paese con molte offerte e con lavoro gratuito. Il disegno fu affidato all'ing. Vittorio Montini: la chiesa iniziata nel 1955 consacrata dal vescovo mons. Tredici il 3 ottobre 1959. Nella volta V. Trainini ha raffigurato la scacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre, Noé e la colomba, il sacrificio di Isacco e la S.S. Trinità. L'abside è occupata da un affresco raffigurante l'Ultima Cena. Ai lati del presbiterio stanno due altari uno (a sinistra) dedicato alla Esaltazione della S. Croce, con una tela firmata da Laura Malfassi con il paesaggio di Faverzano. Sul tabernacolo, proveniente dall'antica chiesa sta la scritta "Praesidium Favertiani". Sull'altare di destra, il Trainini ha dipinto l'Immacolata. Del Trainini sono anche gli affreschi raffiguranti la Via Crucis. Due lapidi ricordano l'erezione della nuova chiesa. In quella della parete di destra si legge: «Questo tempio voluto da D.G. Faita / eretto con generosità / concorde / di tutta Faverzano / animata dal parroco / don Silvio Zamboni / S. Ecc. l'Arciv. Giacinto Tredici / consacrò / il 31-10-1959». In quella della parete di sinistra si legge: «A / don Giovanni Faita parroco / 1923-1954 / che con munifico testamento / volle questo tempio / Faverzano riconoscente dedica / come pegno di Cristiano ricordo». Una chiesetta dedicata a S. Gervasio, esiste in aperta campagna, edificata dal nob. Carlo Averoldi. Venne poi chiamata chiesuola Gervasiola ecc. Restaurata più volte nel 1889 veniva attorniata da portici, ridipinta, dotata di nuovo altare, per intervento del curato don Antonio Danesi. Il capomastro Angelo Ghilardi erigeva il piccolo campanile, dotato di una piccola campanella, donata dal nob. Alessio Agliardi. Il pittore Arturo Galberti di Verolanuova restaurava inoltre la pala dell'altare. La chiesetta dotata nel 1899 di 50 tavole di terra, tornò in auge e venne attorniata di viva devozione che però andò spegnendosi negli anni Trenta. Ormai cadente, nel 1938 il parroco la permutò con una casetta in paese e la chiesa scomparve. Nel sec. XVI vi esisteva una chiesetta di proprietà di Antonio Corte che è forse la piccola chiesa dedicata alla Madonna sita in aperta campagna nella quale nel 1693 non vi si celebrava. Tra le abitazioni si distingue la villa Longo poi Agliardi. Anche se a prima vista sembra una costruzione neoclassica, il Lechi fa rilevare come la facciata interna, verso il giardino (quella esterna, a monte, non ha nulla di notevole) ha molti elementi per essere collocata nel sec. XVI: quelle lesene appoggiate ai pilastri del porticato, la forma stessa delle nove arcate a tutto centro, la fascia marca piano, e soprattutto quella loggia di tre vani, con balaustra e colonnini e due belle colonne che sostengono la trabeazione. Essa è molto simile alla loggia del palazzo Martinengo al Portazzolo e sembra una porzione della loggia della villa Lechi ad Erbusco. L'attico con l'orologio è una brutta aggiunta posteriore che contribuisce a trarre in errore. L'interno è stato molto modificato e non ha nulla di notevole, salvo il locale adibito a cucina che è prettamente cinquecentesco con la sua bella volta a spicchi. Nella cappella venivano decenni fa segnalati affreschi di Lattanzio Gambara. La villa passò poi agli Agliardi di Bergamo che comperarono beni anche da un ramo dei Provaglio mentre un altro rimane ancora proprietario di uno stabile. L'agricoltura dominò e domina la vita economica della zona. Bonifiche vi compirono il monastero dei S.S. Cosma e Damiano e i Gambara ecc. Quando nel 1416 venne scavato il canale detto Manerbia i Faverzanesi e i Cignanesi ottennero in compenso del terreno ceduto, il diritto perpetuo di invaso per azionare un mulino. Altre rogge resero fertile il terreno, coltivato a cereali. Sindaci: nob. Francesco Longo (1860 - 1869), nob. Alessio Agliardi (1869 - 1900), Pietro Donadoni (1900 - 1906), Silvio Bignetti (1906 -1923). Parroci: Zobbi Giorgio (1532); Zucchi Giacomo (morto nel principio del 1561); Pandolfini Giacomo di Salò (1561 - ...); Mandola de' Orisii Giaugiacomo di Ostiano ... (1563 passa arciprete di Manerbio); Veroli Giuseppe (1573); Pavesi Francesco di Quinzano (1581 poi deposto); Gatti Simone di Medole (1581 -1591 passa arciprete di S. Maria Calchera di Brescia); Battagliola Orazio di Manerbio (1591 -...); Cobelli Stefano (... - rin. 1612); Gennari Gabriele di Gabbiano (1612 - 1617); Soldi Bernardino di Gabbiano (1617 -1634); Minelli G. Battista (1634 - 1635 rinuncia); Gandaglia Domenico di Quinzano (1653 - 1669); Delaidi Andrea di Calino (1669 - 1677); Ferrandi Carlo di Offlaga (1677); Baronio Filippo di Alfianello (1677 - 5 gennaio 1687); Sorandi Bartolomeo di Alfianello (1687 - 1728); Pegoiani Michele di Seniga (1728 -1758); Girelli Alessandro di Verolavecchia (1791 - 1793 prom. Prevosto di Milzano); Cibolla Bartolomeo di Acqualunga (1793 - 1830); Baresi Antonio di Chiari (1830 -1831); Pasini Giuseppe di Brescia (1832 - 1881); Conforti Lorenzo di Montirone (1881 - 1888 prom. Arciprete di Gargnano); Comini Giuseppe di Cimmo (1889 - 1909); Manenti Cesare di Travagliato (1910 -1922); Faita Giovanni di Pralboino (30 sett. 1922 - 2 marzo 1954); Zamboni Silvio (15 maggio 1952 - ...).