FACCHI (2)
FACCHI (de Fachis, de Fat)
Dimoranti in Vestone, Nuvolento e Brescia. Si arricchirono come industriali del ferro e delle armi, con fucine a Vestone, forni a Bondione. Un Pietro de Fachis detto Carmeliano (v. Carmeliano) era nel 1511 arcidiacono di Gloucester e segretario della corte inglese. Suo fratello Antonio (v.), morto nel 1510 fu notaio. A metà dell' 800, Bortolo Facchi apriva una fonderia a Mompiano, la prima del genere, che aumentò di molto attraverso forniture all'esercito austriaco le fortune dei Facchi. Dopo poco si dedicarono anche all'agricoltura. Gaetano, figlio di Bortolo, acquistò dai Cazzago il palazzo che i Garelli avevano costruito a metà del '700 al n. 64 dell'attuale corso Martiri della libertà e il palazzo al n. 74 dell'attuale Corso Matteotti. Egli e i suoi eredi comperarono poi parte del palazzo Guerrini e proprietà di Borgosatollo, una breda alla Volta, il grosso stabile di Antezzate (Roncadelle) e le proprietà di Roccabianca nel parmense, dove si trasferì il figlio di Gaetano Carlo e la figlia Clara. A quest'ultima spettò anche la casa di Corso Matteotti, 74, mentre l'altro figlio di Gaetano, Giovanni Antonio, ereditò il palazzo di casa Facchi di Corso Martiri della Libertà 64, che passò poi a suo figlio Gaetano. «D'argento, alla rosa di rosso, sormontata da un compasso d'oro, divaricato». (Sulla tomba di Antonio, nella Pieve Vecchia di Nuvolento). Il monumento Facchi al Cimitero è opera dello scultore Michele Boninsegna di Manerbio. I Facchi ebbero casa in Corso Martiri della Libertà 64, costruita nel 700 dai Girelli e passata poi ai Maffizzoli. Venne risistemata alla fine dell'800 dall'arch. Tagliaferri e sopraelevata di un secondo piano. Della costruzione settecentesca rimane il volto dello scalone, dipinto da un ornatista non bresciano dove è raffigurata Minerva che fulmina e scaccia la frode, l'insidia e le arti malvagie. Una sala a pian terreno porta affreschi di gusto romantico del 1840. In essa venne posta una lapide che dice: "Ferito a Treponti il 15 giugno 1859 - NARCISO BRONZETTI - qui moriva lasciando in retaggio la spada -con cui nell'anno dei Mille - PILADE - in Castel Morrone si aperse il varco della morte - Questa fede trasmessa - ORESTE - ultimo nato - in Bezzecca imporporò - pugnando per l'avito Trentino - dove l'eletta prosapia era migrata - quasi chiedendo al fato - madre suprema Italia".