DANDOLO, famiglia

DANDOLO, famiglia

Famiglia borghese di Venezia, salì a chiara fama con Vincenzo Dandolo, figlio di Daniele Senna, un farmacista ebreo, convertitosi al cattolicesimo, che volle come padrino di battesimo un Andrea Dandolo, del quale, come era uso fare in quella città, prese poi il nome, chiamandosi Andrea Maria Dandolo.


La famiglia entrò in particolari rapporti con Brescia, con Tullio Dandolo (v.), che sposò nel 1826 in Brescia Giulietta Pagani Bargnani (v.) di Adro, da cui ebbe Enrico (Varese, 26 giugno 1827 - Roma, 8 giugno 1849) ed Emilio (Varese, 4 aprile 1830 - Milano, 20 febbraio 1859), due notissimi patrioti, il primo combattente nelle Cinque Giornate di Milano, poi nel Bresciano e nel Trentino, caduto nella difesa di Roma a Villa Corsini e sepolto a Vezia in Canton Ticino accanto ad Emilio Morosini e Luciano Manara; il secondo pure ferito nella difesa di Roma, combattè poi con l'armata sarda in Crimea, amico intimo e confidente di Cavour e viaggiatore instancabile. L'Austria lo costrinse a tornare in Lombardia, dove fu tenuto sotto stretta sorveglianza dalla polizia austriaca. Morto di etisia, i suoi funerali svoltisi a Milano il 22 febbraio 1859 furono un'apoteosi. La contessa Ermelina Dandolo, madre che lo aveva assistito premurosamente, apprestò per la bara una corona di camelie bianche e rosse che col verde delle foglie componeva il tricolore. Quando Lodovico Mancini, uno dei superstiti commilitoni di Roma del 1848, appese alla bara il serto "al comparir sul feretro, della bella corona tricolore, si levò un urlo infinito, frenetico, spaventoso, che si ripercosse a lungo e lontano fra quelle migliaia di persone accorse a dar l'ultimo saluto al valoroso patriota, precocemente morto". Così Giovanni Visconti Venosta nei suoi "Ricordi di gioventù" e chiude la narrazione con queste parole: "Quel trasporto funebre pareva un trionfo, il feretro e la folla, giunti alla dolorosa meta (cimitero di S. Gregorio, fuori Porta orientale) trovarono il cimitero occupato e circondato dalla truppa. La bara e parte di quelli che la seguivano poterono entrarci, ma i più furono respinti". Il feretro fu provvisoriamente, per ordine del governatore Biirger, sepolto in una fossa comune: ma la sera del 23, trasportato a Adro, venne accolto da tutta la popolazione con lumi accesi, a testa scoperta, convenuta anche dai dintorni. Dopo la veglia notturna, nella cappella di famiglia, il funerale si svolse solennissimo nella parrocchiale, tra due ali di popolo piangente, con la musica in testa: la salma fu collocata nella tomba della famiglia Bargnani nel cimitero di Adro.


A Adro morì invece la sorella di Enrico ed Emilio, Mariannina (Padova, 28 marzo 1832 - Adro, 29 agosto 1833). Alla morte di Giulietta Pagani, Tullio Dandolo sposò in seconde nozze nel 1844 Ermellina Maselli, di Figino (v.) dalla quale ebbe Enrico (v. ) che fu l'ultimo della stirpe, e Maria (Varese, 6 gennaio 1848 - Algeri, 11 maggio 1871) che nel 1869 impalmò lo zio Costantino Maselli architetto, da cui ebbe Emilio Maselli (Adro, 16 luglio 1870 - Casoro, 20 marzo 1903).


Maria Dandolo fu in relazione con personalità di prestigio del suo tempo come Hugo, Garibaldi, Mazzini, Prati. A lei dedicò scherzosi versi anche Alessandro Manzoni. A tutti sopravvisse la contessa Ermellina Maselli Dandolo che, rimasta erede di tutta la proprietà, dopo aver con il figlio Enrico contribuito ad edificare l'ospedale di Adro, destinò il grosso stabile di Bargnano a scuola d'agricoltura dedicata a Vincenzo Dandolo, fondò due asili infantili, a Bargnano e a Barbengo nel Canton Ticino. Destinò la biblioteca alla Biblioteca Queriniana di Brescia, cimeli letterari e storici al Museo del Risorgimento di Milano, le ceramiche artistiche al Museo d'arte di Milano e altri oggetti specie africani al Museo di storia naturale ancora di Milano. Infine legò il palazzo di Adro al Comune del paese. Un monumento alla famiglia Dandolo venne eretto a Adro il 26 settembre 1926. Nel settembre 1968 anche i resti mortali di Enrico Dandolo vennero trasportati da Vezia a Adro e tumulati nella tomba di famiglia opportunamente restaurata.