BELLASICH Salvatore: differenze tra le versioni

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'''BELLASICH Salvatore'''
 
'''BELLASICH Salvatore'''
  
(Fiume, 26 marzo 1890 - Salò, 20 settembre 1946). Irredentista, appartenente alla "Giovane Fiume" venne arrestato nel maggio 1915 e internato. Liberato alla fine della guerra fu tra i promotori il 29 ottobre 1918 del Consiglio nazionale italiano e segretario dello stesso cercando in ogni modo l'annessione di Fiume all'Italia. Sospettoso verso l'impresa dannunziana e poi ad essa contrario tenne invece rapporti stretti con il governo italiano. Anche dopo il trattato di Rapallo continuò a lavorare per lo stesso scopo e il 27 gennaio 1924 poté rileggere al balcone del Palazzo Governo il testo del plebiscito del 30 ottobre 1923. Ebbe incarichi amministrativi e si occupò di affari legali ed economici. Lasciata Fiume alla fine del II Conflitto si adoperò per i profughi.
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(Fiume, 26 marzo 1890 - Salò, 25 settembre 1946). Irredentista, appartenente alla "Giovane Fiume" venne arrestato nel maggio 1915 e internato. Liberato alla fine della guerra fu tra i promotori il 29 ottobre 1918 del Consiglio nazionale italiano e segretario dello stesso cercando in ogni modo l'annessione di Fiume all'Italia. Sospettoso verso l'impresa dannunziana e poi ad essa contrario tenne invece rapporti stretti con il governo italiano. Anche dopo il trattato di Rapallo continuò a lavorare per lo stesso scopo e il 27 gennaio 1924 poté rileggere al balcone del Palazzo Governo il testo del plebiscito del 30 ottobre 1923. Ebbe incarichi amministrativi e si occupò di affari legali ed economici. Lasciata Fiume alla fine del II Conflitto si adoperò per i profughi.
 
   
 
   
 
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Versione attuale delle 19:57, 21 giu 2018

BELLASICH Salvatore

(Fiume, 26 marzo 1890 - Salò, 25 settembre 1946). Irredentista, appartenente alla "Giovane Fiume" venne arrestato nel maggio 1915 e internato. Liberato alla fine della guerra fu tra i promotori il 29 ottobre 1918 del Consiglio nazionale italiano e segretario dello stesso cercando in ogni modo l'annessione di Fiume all'Italia. Sospettoso verso l'impresa dannunziana e poi ad essa contrario tenne invece rapporti stretti con il governo italiano. Anche dopo il trattato di Rapallo continuò a lavorare per lo stesso scopo e il 27 gennaio 1924 poté rileggere al balcone del Palazzo Governo il testo del plebiscito del 30 ottobre 1923. Ebbe incarichi amministrativi e si occupò di affari legali ed economici. Lasciata Fiume alla fine del II Conflitto si adoperò per i profughi.