VIADANA di Calvisano
VIADANA di Calvisano (in dial. Viadana; in lat. Viadana)
Frazione di Calvisano a 2 Km. e mezzo a NO di Calvisano, a 23 Km. da Brescia, a 10 Km. da Montichiari e a 7 Km. da Ghedi. È a m. 76 s.l.m. e si estende nel territorio compreso tra le strade provinciali Bredazzane-Calvisano e Calvisano-Ghedi. Parrocchia autonoma dal 1959, fa parte della XIII zona ecclesiastica della Bassa Bresciana "S. Lorenzo - B. Cristina Semenzi". La popolazione, oltre che nel centro, raccolta intorno alla chiesa parrocchiale "S. Maria Annunciata" , è sparsa nelle contrade: Vegretto, Roncagliona, Basalica, Oriana, Zanoni, Motta, Bordonala, Brignedolo, Rovata e cascinali sparsi verso Montichiari e Ghedi. In ottobre si tiene la Sagra Viadanese.
Abitanti (Viadanesi): 300 circa nel 1566; 561 nel 1816 (385 Viadana + 176 Rovata); 806 nel 1943; 874 nel 1949; 771 nel 1971; 800 nel 1972. Nel 1993 alla parrocchia di Viadana fu aggregata la contrada Rovata cosicché gli abitanti assommavano a 1246 e nel 2005 a 1500 (di cui 90 extracomunitari).
Secondo qualcuno, il nome deriverebbe dal gentilizio romano Vitellius con il suffisso aggettivale "anus", "ana", che designa proprietà fondiarie. In lapidi bresciane compaiono effettivamente il nome Vitullio e il cognome Vettilianus, per questo A. Gnaga non ha dubbi che derivi da un Vitelliano dal gentilizio Vitellius. Sennonché, nei documenti più antichi compare come "Via-rana" con allusione ad una zona ricca d'acqua.
Presso la Cascina Principe nel 1948-'50 e nel 1955 vennero individuate consistenti tracce di un edificio databile ad età romana, forse una villa o un complesso rustico, del quale sono stati ricuperati elementi di mosaico e frammenti ceramici. Alla cascina Brignadola sulla strada Rovata nel 1966 venne scoperta una stele centinata in pietra locale con l'iscrizione «Q(uintus) Sulgius / Q(uinti) f(ilius) Ani(ensis) / Pollio». Nel 1985 presso il cimitero venne alla luce una sepoltura altomedievale.
Dagli Atti delle visite pastorali si evince che le famiglie sparse nella campagna, riunite in cascinali, si sono raggruppate in "vicinia" , attorno alla chiesa od oratorio campestre di S. Maria di Viarana, già esistente nel secolo XV. Esso era officiato da sacerdoti e dai frati del Convento domenicano di Calvisano.
Le prime notizie storiche riguardanti la chiesa di Santa Maria di Viadana, o come allora si diceva "Oratorium Sanctae Mariae de Viarana", si trovano negli atti della visita del vicario generale mons. Vincenzo Nigusanzio, del 30 aprile 1556, nei quali il curato Giulio Schilini, che sostituiva il prevosto di Calvisano don Lancellotto Schilini, attestava che la chiesa "campestre" di S. Maria di Viarana e quella di S. Maria della Bradelle «sono soggette alla parrocchia e non hanno alcun reddito». Si rileva pure che nella prima i "Vicini", da circa due anni, per loro comodità facevano celebrare la messa nei giorni festivi al prete Francesco Marazzi, ex frate domenicano, e che essa, a differenza di quella delle Bradelle («senza porte, con il tetto sfondato e minacciante rovina») era invece «ben custodita sotto serratura e chiave».
«La chiesa di S. Maria di Viarana - come scrive Virginio Prandini in "Santa Maria di Viadana e le chiese di Calvisano", p. 117 - aveva un solo altare con sopra un'icona, probabilmente un quadro raffigurante la Madonna. In essa vi era la bella statua lignea della Madonna col Bambino che ancor oggi è venerata dalla popolazione. Le pareti della "cappella", cioè la parte anteriore della chiesa, compresa la volta, erano tutte dipinte. Nelle pareti della cappella si aprivano, a mezzogiorno, una finestra e, a settentrione, una porta che immetteva in una piccola sacristia. Vi era anche una porta che metteva in comunicazione la chiesa con la casetta occupata da un eremita. Sulla cappella si ergeva un campanile con una sola campana. Davanti alla chiesa, probabilmente, vi era un portichetto, sotto il quale c'era un altare che la devozione della gente aveva eretto, poiché durante la settimana la chiesa restava chiusa». Dieci anni dopo, nella sua visita pastorale del 16 maggio 1566, il vescovo di Brescia mons. Domenico Bollani ordinava che l'altare, posto fuori della chiesa, fosse tolto assieme all'altare piccolo, posto a destra dell'altare maggiore e che fosse rifatto il tetto e che fossero poste le sfere di vetro con le inferriate alle finestre.
In occasione della visita apostolica di S. Carlo Borromeo, 7 luglio 1580, l'oratorio di S. Maria di Viarana era già «una specie di santuario, non consacrato, avente un solo altare, sul quale si celebrava assai spesso per devozione delle persone che per questo motivo portavano elemosine e accorrevano a questo oratorio con grande pietà». Nei suoi decreti S. Carlo Borromeo ordinava che l'altare doveva essere ricondotto alla forma stabilita dai decreti tridentini; la porta della "cappella", cioè del presbiterio che metteva in comunicazione con la casa abitata dall'eremita, doveva essere chiusa con un muro; l'icona doveva essere ridipinta; la statua della beata Vergine doveva essere difesa da un vetro traslucido con un chiavistello, perché la nicchia non aveva battenti che erano stati strappati. Nella cappella, poi, si doveva fare un'opera in vetro alla finestra volta a mezzogiorno. Il decreto, inoltre, stabiliva che fossero restaurate le immagini della cappella, sudice per la vetustà. Di questi affreschi è attualmente conservato solamente un Crocifisso, dopo essere stato restaurato. Infine il decreto ci informa che la chiesa era custodita da un laico eremita, ma che egli non aveva il permesso scritto dal Vescovo di portare l'abito religioso e di curare l'oratorio. Doveva, perciò, farselo rilasciare entro un mese.
La chiesetta di Viadana era uno dei tanti oratori campestri esistenti nella parrocchia di Calvisano. Mentre gli oratori di S. Maria delle Bradelle, S. Zenone, S. Felice, S. Rocco, S. Francesco, S. Salvatore erano cadenti e pressoché abbandonati, questa era la più frequentata e la meglio tenuta, era amministrata dalle famiglie Marcandoni e Bordonali ed era custodita e curata da un eremita che portava l'abito religioso. Si può ritenere che la chiesetta fosse frequentata da due o anche tre centinaia di persone che vivevano in cascinali, distribuiti in contrade, di cui ancora oggi si conserva il nome.
Nel Catastico del Da Lezze (1609-1610) si trova scritto che a custodire la chiesa vi era sempre un eremita che vestiva "de berettino" (colore grigio-cenere) e che viveva di elemosina. Da tempo immemorabile vi era la cappellania della "S. Maria di Viadana", composta da vari legati insieme riuniti, portanti l'obbligazione di 234 messe. Offerte e lasciti testamentari furono sempre più numerosi, così durante la settimana si celebravano sei messe quotidiane, mentre la messa domenicale era fatta celebrare dai capi famiglia. Nel 1630 fu costituita un'altra cappellania detta "Paganini" con i beni lasciati alla chiesa di Viadana da Bernardino Paganini, con testamento, datato 19 settembre 1630, in atti del notaio Giulio Tonesi di Calcinato, portante 75 messe festive. Secondo quanto scrive ancora Virginio Prandini nell'opera sopraccitata ed in Brixia Sacra (anno 2002 n. 3-4 p. 87 s.), altre offerte e piccoli lasciti permisero la presenza e il mantenimento di un cappellano stabile, nominato dai commissari Bordonali e Marcandoni. Il cappellano, oltre alla messa quotidiana imposta dagli obblighi delle due cappellanie, esercitava diverse attività pastorali: celebrava la messa domenicale, teneva la dottrina cristiana, ascoltava le confessioni in chiesa. Il cappellano risedeva in una casa presa in affitto.
Tra i lasciti più cospicui si segnala quello di Giorgio figlio di Matteo Maifredi, il quale, con testamento del 31 gennaio 1642, aveva lasciato i suoi beni, metà alla chiesa di S. Silvestro e l'altra metà alla chiesa di S. Maria di Viadana con l'onere di tre uffici sia nell'una che nell'altra chiesa. Sennonché la metà spettante alla chiesa di Viadana era stata alienata dai commissari, suscitando proteste e ricorsi da parte dell'arciprete don Giovanni Antonio Cattaneo, il quale fece condannare dal vescovo, che era in visita pastorale, 6 ottobre 1683, i Reggenti a rinunciare al legato in favore dell'arciprete, che era tenuto ad usare ogni diligenza per recuperare quei beni.
La campagna di Viadana si va sempre più popolando di cascine ed anche di qualche abitazione signorile. Anche la vita religiosa si va espandendo. Nel 1704, infatti, celebravano a Viadana due sacerdoti: don Matteo Ravelli con l'obbligo di sei messe la settimana e don Germano Manerba con l'obbligo di cinque messe settimanali. La cappellania della B. Vergine di Viadana doveva essere amministrata dall'arciprete e la cappellania Paganini dai signori Bordonali e Marcandoni. Ma ancora nel 1711 l'arciprete don Giovanni Battista Ruggeri riferiva al vescovo Giovanni Alberto Badoer che la cappellania della Madonna di Viadana era ancora amministrata dai Bordonali e Marcandoni. Fu così che il Consiglio Generale della Comunità di Calvisano intervenne, separando le due cappellanie, non senza vari ricorsi presso il Capitano di Brescia da entrambe le parti.
Da allora i Bordonali e Marcandoni amministrarono solo i legati della cappellania Paganini, alla quale fu unita, dopo la metà del secolo, una nuova cappellania detta Manini. Il Consiglio della Comunità, invece, eleggeva quattro deputati alla cappellania della B. Vergine di Viadana, che, a loro volta, nominavano il cappellano. Nel 1711 la chiesa era affidata ad un prete genovese che, facendo uso della propria lingua genovese, era poco compreso dai contadini non istruiti. In vista di ciò il vescovo ordinò di mantenere un cappellano «idoneo, capace a prestare la sua opera specialmente nella dottrina cristiana e ad amministrare il sacramento della confessione, tenendo conto soprattutto della lunga distanza dalla chiesa parrocchiale». Il cappellano riceveva dalla gente le offerte e, alla fine dell'anno, faceva i conti con i deputati.
Le entrate della chiesa consistevano in elemosine, raccolta del frumento, del formentone, vino, uova, vendita del lino filato e, soprattutto, provenivano dagli interessi dei capitali. Nell'ultima pagina del Registro dei Capitali della B. Vergine Maria di Viadana di Calvisano - come riporta sempre il Prandini - si legge che «Il Patrimonio della Chiesa è formato da capitali attivi componenti £ 10.862:8. Qual produce entrata di £ 475:11, parte della quale si vede impiegata in celebrazioni di messe, servendo il resto per provvedere la cera, ed altro, che occorre per il mantenimento della chiesa. Brescia lì 9 novembre 1780. Giovanni Battista Taglietti Esattore». La chiesa di Viadana era ritenuta di ragione della Comunità. Per questo, quando fu istituita la fabbriceria, i beni della chiesa di circa 50 piò furono uniti a quelli della parrocchiale per il mantenimento del curato di Viadana.
Sul gradino dell'altare maggiore della chiesa di S. Maria Annunciata di Viadana è incisa la data 1711. Si tramanda che questo bell'altare sia stato donato dalla principessa Gonzaga che risiedeva, in quegli anni, nella proprietà detta "il Logo del principe". Vicino alla chiesa, fino ad alcuni anni fa, sgorgava una fonte d'acqua che la popolazione beveva con devozione. La principessa Gonzaga, un giorno, venne a questa fonte, portando un figlioletto ammalato. Si dice che, avendolo segnato con quell'acqua, sia guarito. In segno di riconoscenza avrebbe offerto questo bellissimo altare.
In realtà, in occasione della visita pastorale fatta a Calvisano il 19 ottobre 1711, l'altare fu riedificato, posto su due gradini di pietra e appoggiato al muro del presbiterio, sormontato da un'ancona di legno con una nicchia che conteneva la statua lignea della Madonna. In tal modo furono conservati gli affreschi che si trovavano dietro e che riapparvero quando don Pietro Marini, negli anni trenta del '900, ritrasse l'altare in avanti, ponendo dietro una scaletta per esporre in alto il SS. Sacramento, e utilizzò quell'ancona per abbellire la cappella del Sacro Cuore, a destra entrando in chiesa. L'altare fu quindi riedificato e abbellito non con un parapetto di marmo, ma «di legno intagliato con il suo parapettino di damasco di diversi colori, fatto fare dal Rev. Don Vincenzo Mazoni Capellano et questo fatto fare per sua devozione, il quale presentemente si ritrova a casa del sudetto Rev. Don Mazzone».
Il parapetto di marmo, invece, fu fatto realizzare nel 1736 dai reggenti della cappellania della B. Vergine di Viadana. Tra i documenti conservati nel Registro della Masseria della B. Vergine di Viadana nell'archivio parrocchiale di Calvisano si trova il contratto stipulato con la ditta Carlo Puignaghi e fratelli di Rezzato, pubblicato da Virginio Prandini in Brixia Sacra (2002 n. 3-4). La ditta Puignaghi si impegnava a realizzare il parapetto «in pietra con i suoi rimessi a fiorame, con fondo di paragone», con l'immagine dell'Annunciata, l'angelo Gabriele e lo Spirito Santo in forma di colomba. L'immagine doveva essere a fuoco e il restante «senza fugo, il tutto in bona, perfetta e laudabile forma». In alto doveva avere la lunghezza di tre braccia e nove once, in basso di tre braccia e sette once, secondo il disegno accettato dalle due parti. Il prezzo concordato fu di 80 scudi, per il valore di sette lire piccole per uno scudo, vale a dire per 560 lire piccole. Purtroppo non è detto chi sia stato l'autore del disegno.
Sul territorio di Viadana dalla seconda metà del '700 in poi, furono aperti al pubblico alcuni oratori: nella contrada del Corno, in casa Oriani, un oratorio dedicato all'Immacolata; nella contrada Bordonala, in casa Bordonali, un oratorio dedicato a S. Giuseppe; nella contrada Vaso, in casa Rizzardi, un oratorio dedicato a S. Maria detto anche S. Giovanni Nepomuceno. Fin dalla seconda metà del '600, nella contrada Rovata c'era, in casa Arici, un oratorio dedicato a S. Antonio da Padova. I signori Arici scendevano da Brescia alla Rovata nei mesi da giugno a settembre. Essi facevano celebrare nella chiesetta la messa domenicale.
La contrada di Viadana era diventata più popolosa rispetto al passato. Come ha documentato Virginio Prandini, nel 1816, nel Catasto del regno del Lombardo Veneto, «Viadana e fienili a NO comprendono anime 385. Rovata e fienile a NE anime 176», in tutto 561 persone, su una popolazione di 2744 di Calvisano, con esclusione di Malpaga (241 anime) e di Mezzane (635 anime). L'aumento della popolazione ha obbligato l'amministrazione comunale di Calvisano ad aprire anche a Viadana fin dal 1832 la scuola elementare maschile che aveva come maestro il curato della frazione e che nel 1839 era «il sacerdote don Giuseppe Mazzardi, maestro provvisorio di 1a classe minore in Contrada di Viadana». Su richiesta dei capi famiglia e del curato Giovanni Zanoni e con l'intervento dell'arciprete don Gaetano Moretti, direttore delle scuole elementari, nel 1846 l'Imperial Regio Ispettore scolastico di Calcinato approvò l'attivazione della scuola elementare femminile, con l'iscrizione di 28 «fanciulle dai 6 ai 12 anni, capaci di frequentare la scuola nella Contrada di Viadana».
L'aumento della popolazione e la crescita di una coscienza comunitaria richiamarono a Viadana curati di qualità, quali don Defendente Salvetti (1883-1885), succeduto a don Angelo Valentini. Dopo pochi anni don Salvetti fu chiamato a Brescia, dove fu tra gli ispiratori intelligenti e influenti del movimento e del giornalismo cattolico. A don Salvetti succedette don Giuseppe Massetti (1885-1900) «sacerdote pieno di zelo per le anime e di amore per la chiesa», della quale, verso il 1898, con la cooperazione della gente intraprese l'ampliamento, interrotto, però, per mancanza di mezzi. Fu completato dal curato don Leandro Brusinelli (1900-1922). Questi nel 1903 sostituiva l'unica campana con un concerto di tre campane nuove e il popolo ne pagò la spesa. Nel 1904, la famiglia Carnevale Placido, in memoria del defunto Carlino, fece condurre a termine l'interno della chiesa e provvide anche a farla pitturare: opere che portarono la spesa di più di lire mille. La chiesa fu allungata con rifacimento del tetto, sotto il quale fu costruita la volta. Rimase quasi intatto il presbiterio. Sulla porta grande della chiesa, nell'interno fu posta una lapide, che ora si trova sulla parete a fianco dell'altare maggiore e reca questa iscrizione: «Questa chiesa costrutta / nell'anno 1898 al luogo dell'antica cappella/ colle offerte del popolo / per cura dell'arc.e Bertoletti e cur.o Massetti / per sei anni incompleta / nell'intonaco delle pareti e decorazioni /fu nel 1904 ultimata e decorata /per opera dell'arc.e Moretti d.n Vittorio e cur.o Brusinelli / mercé la generosità / della famiglia Carnevale / a perpetua memoria / del defunto sua Carlino / trilustre rapito da morte / il popolo viadanese riconoscente / da Dio implora benedizioni / a' suoi benefattori».
Nel 1907, in luogo della precedente sagrestia, piccola ed umida, ne fu eretta, con mille lire offerte dalla popolazione, una nuova, a destra del presbiterio con un coretto (una piccola stanzetta), riservato alla famiglia Carnevale, separato da una grata dalla quale la signora Carnevale riceveva la comunione. Nel contempo furono aperte due porte laterali e furono costruiti due altari laterali, uno dedicato alla Beata Cristina e l'altro al Sacro Cuore. Nel 1914 nella relazione per la visita pastorale dell'arciprete di Calvisano don Vittorio Moretti, quella di Viadana era considerata «come chiesa parrocchiale». Del resto il medesimo vescovo, nella stessa occasione, registrava che vi si celebravano due messe domenicali con omelia e nel pomeriggio vi veniva impartita la dottrina cristiana molto frequentata «anche dagli uomini». Vi erano, inoltre, varie confraternite e associazioni. In vista di ciò, mons. Gaggia non poté negare il 13 giugno 1925, in seguito alla richiesta del curato don Angelo Spinoni (1922-1931), la concessione del battistero e la facoltà al curato di amministrare il battesimo, il primo dei quali fu impartito il 30 agosto di quell'anno. Determinante, per la vita ecclesiale del luogo, fu il lungo ministero pastorale di don Pietro Marini (1931-1969), prima come curato e poi come parroco. Presa conoscenza della situazione, il 13 marzo 1934 don Marini chiedeva l'erezione della chiesa in Rettoria, mentre nello stesso tempo la famiglia Carnevale offriva l'area per un cimitero e l'arciprete di Calvisano don Giuseppe Trainini si dichiarava disposto allo scorporo di 30 piò di terra del beneficio parrocchiale. Sennonché, morto quasi subito dopo don Trainini, ogni promessa di autonomia fu rimandata. Don Marini continuava il suo ministero sacerdotale come se si considerasse parroco a tutti gli effetti. Del resto la popolazione era andata sempre più aumentando e le classi elementari furono portate a cinque. La chiesa aveva bisogno di essere ampliata e l'ingegner Vittorio Montini fin dal 1941 stava preparando un progetto di ampliamento del presbiterio, ma l'opera fu sospesa per il richiamo alle armi. Nella chiesa si amministravano i battesimi e si celebravano anche i matrimoni e i funerali. Terminata la guerra, don Marini diede l'avvio a molte opere parrocchiali. Nel 1945, con una spesa di £ 77.000 sostenuta dalla popolazione, fu ristrutturata una prima volta la casa del curato; nel 1946, sempre con il concorso della popolazione, fu edificato l'oratorio, costituito da un'aula per le adunanze e da un salone teatro, che, con le tramezze in faesite, poteva essere trasformato in cinque aule per le classi di catechismo. Nel 1958, venne costruito un nuovo fabbricato sopra il salone teatro con sei aule di catechismo, e sull'area davanti alla chiesa si provvede a dare un ambiente per la ricreazione, benedetto il 9 novembre 1958 dal vescovo ausiliare, mons. Guglielmo Bosetti. Nel 1959 don Pietro fece ristrutturare la chiesa, curandone la pavimentazione, aprendo il presbiterio ai lati, ampliando gli altari laterali troppo angusti e la sacristia secondo il vecchio progetto dell'ingegner Vittorio Montini. Il campanile fu rialzato e assunse l'aspetto attuale. Finalmente, il 3 aprile 1959 il vescovo mons. Giacinto Tredici emanò il decreto dell'erezione della parrocchia, sanzionata civilmente il 23 novembre 1960 dal presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. E fu ancora un susseguirsi di nuove opere: nel 1961 fu ristrutturata e ampliata la casa canonica; nel 1965 venne lanciata l'iniziativa dei banchi nuovi della chiesa e la definitiva sistemazione degli altari laterali: l'altare della Beata Cristina fu dedicato a S. Giuseppe; il 13 novembre 1966 fu inaugurato il nuovo impianto di riscaldamento della chiesa. Vivo è stato il rimpianto quando, il 23 luglio 1969, don Marini ha lasciato la parrocchia. Morì a Calvisano l'11 settembre 1977. Sarà ricordato nel 1993 con lo scoprimento di un busto e una lapide nel nuovo oratorio, e con la pubblicazione di un volumetto in suo onore.
Sulla stessa linea di continuo miglioramento pastorale e di opere si è inserito il nuovo parroco, don Annibale Baronchelli (1969-1989). Fin dalle prime settimane della sua attività in Viadana, don Baronchelli realizzò alcune opere: fece sistemare il campetto-parco dei giochi, di fronte alla chiesa, con la muraglia di cinta, dotandolo dei servizi e delle attrezzature necessari. Nei primi mesi del 1972 fece ristrutturare il presbiterio secondo le nuove norme liturgiche: pose al centro il bell'altare del '700; trasportò il tabernacolo, inserendolo nel pilastro di destra, mentre su quello di sinistra fece applicare l'affresco raffigurante il Crocifisso del '400, unico lacerto rimasto di quelli che ornavano il presbiterio; fece porre sotto il Crocifisso il vaso battesimale. Furono rifatti i confessionali e l'impianto di illuminazione. Nel 1974, terminate queste opere, furono costruite le bussole, prima alle due porte laterali e poi alla porta maggiore, e venne portata a termine tutta la decorazione della chiesa. Nel 1975, il 31 marzo, fu inaugurato l'organo elettronico e fu restaurata l'antica statua della Madonna col Bambino, ritenuta del 1400, dalla Bottega Poisa. Oltre ad altre opere eseguite nel 1977 per la chiesa, la canonica e per l'oratorio, nel giugno del 1981 la parrocchia è stata arricchita di un nuovo concerto di campane fuse dalla ditta Capauni di Reggio Emilia.
Sempre intensa è stata la pastorale, aperta anche all'impegno missionario confluito con il gemellaggio con Tresidela, diocesi di Balsas, in Brasile. Il lascito fatto in data 27 gennaio 1980 da parte della signora Luigia Busseni del fondo "Passione", che il padre aveva acquistato nel 1920 dall'arciprete don Vittorio Moretti, offre la possibilità di ampliare la chiesa o di costruirne una nuova. Da don Baronchelli e dal Consiglio pastorale fu dato all'arch. Valentino Volta l'incarico di preparare un progetto che sarebbe stato realizzato con il lascito della signora Busseni, vedova del prof. Benedetto Li Causi, un tempo preside della suola media "Pascoli". Ma tutto fu accantonato a seguito di vivaci polemiche suscitate nel 1987, con l'intervento anche del vescovo ausiliare mons. Vigilio Olmi. A tale progetto veniva contrapposta la necessità di un nuovo complesso oratoriale.
Infatti il nuovo parroco, don Arturo Balduzzi (1989-1997), assecondando la volontà della maggioranza della popolazione, che collaborò con entusiasmo e con generosità, ha realizzato nel giro di due anni un Centro Parrocchiale, che si compone di un salone polivalente, di una sala ritrovo, segreteria e archivio, di nove aule per il catechismo e per attività collaterali. Nel 1995 si è inaugurato il centro sportivo dedicato alla memoria del giovane Alessandro Magri (tragicamente deceduto per incidente automobilistico nel 1994, come monito a tutti i giovani alla prudenza), composto da due campi di calcio, un campo da tennis e da una piattaforma polivalente per il gioco di pallavolo e pallacanestro, spogliatoi, cortili e spazi verdi. Dal 1994, nei confini della parrocchia è compresa la frazione Rovata che ha portato la popolazione a 1246 abitanti. La vita parrocchiale si è animata anche di nuove realtà con la nascita del Gruppo giovani sposi, del Gruppo missionario e, nel settore del volontariato, del Gruppo Vivo (Volontariato Viadanese) per l'assistenza e animazione degli anziani, e del Gruppo "Il Sorriso" per l'aiuto alle famiglie di figli portatori di handicap. Don Arturo ha dovuto interrompere le sue attività per obbedire al desiderio del vescovo che lo ha nominato prevosto in città nella parrocchia di S. Maria Assunta di Chiesanuova.
Il nuovo parroco, don Luigi Pellegrini (1998 - continua) si è inserito bene nella nuova comunità ed ha proseguito le opere già intraprese. Ha realizzato l'ampliamento del transetto della chiesa, con una nuova sacristia e ufficio parrocchiale, posizionando i nuovi confessionali, acquistando un ambone, per la proclamazione della Parola di Dio, e un grande crocifisso. Ha realizzato il restauro degli arredi sacri e di tutti i mobili antichi della sacristia. Ha curato il Centro Parrocchiale, risistemando gli spazi interni ed esterni, il parcheggio macchine, racchiudendo tutto il Centro Parrocchiale con una recinzione e cancelli, per una maggior sicurezza degli ambienti. Gli abitanti della frazione, oggi 2005, sono 1500, di cui 90 extracomunitari di varie religioni, che si stanno inserendo bene nella vita civile e che frequentano l'oratorio, specie i figli giovani, nel tempo libero. A cura della parrocchia di S. Maria Annunciata esce il bollettino "Comunità in cammino".
Intorno alla chiesa la popolazione di Viadana, sparsa in cascine e in case signorili, ha trovato il senso di una comunità non solo ecclesiale, ma anche civile. Fin dal 1832 è sorta la prima scuola elementare che, poi, è andata sempre più completandosi con classi miste nel 1873 e l'istituzione dell'asilo, che si tenevano nella cascina Bordonala, nella ex chiesa di S. Giuseppe. Nel 1906 furono costruite le prime due grandi aule scolastiche per la frequenza di tre classi; a queste nel 1933 furono aggiunte altre due grandi aule per quattro classi miste e l'asilo. Il 1° agosto 1883 fu un giorno importante per Calvisano e per Viadana. L'apertura dell'esercizio del tronco ferroviario San Zeno-Piadena, che liberò il paese dall'isolamento in cui si era venuto a trovare. La gente accorse in gran numero ad assistere al passaggio del primo sbuffante rumoroso convoglio. L'avvenimento era il positivo risultato dell'amicizia che univa il sindaco conte Filippo Mazzucchelli al ministro bresciano Giuseppe Zanardelli. Il progetto originario della linea ferroviaria Brescia-Parma prevedeva, infatti, il passaggio da Ghedi, per Montichiari e Carpenedolo, ad Asola. Ad esso si oppose con decisione la società belga Entreprise Générale des Travaux, concessionaria della tranvia Brescia-Montichiari-Carpenedolo. Mazzucchelli, sfruttando abilmente gli ostacoli frapposti dalla società straniera e facendo leva sull'isolamento del territorio orientale bresciano dalle grandi strade di comunicazione, ottenne da Zanardelli la promessa del riesame del progetto che si concluse con la modifica del tracciato a favore di Calvisano. A Viadana la stazione ferroviaria fu ottenuta da Paolo Busseni, marito della maestra Giulia Rocca e papà della signora Gina Busseni. Egli aveva fondato a Viadana il consorzio agrario ed era stato anche uno dei fondatori della Cassa agricola di Calvisano, 20 maggio 1906.
Vivo e dolorosamente sentito è stato l'apporto alla prima guerra mondiale di dodici viadanesi, e di sette alla seconda guerra mondiale. A loro sono dedicate due lapidi nel Cimitero di Viadana, costruito nel 1954. Nelle elezioni municipali del 31 marzo 1946 Viadana ha dato un contributo determinante alla vittoria della D.C., così come avverrà anche nei decenni successivi con l'elezione di due sindaci viadanesi: Francesco D'Adda e Mario Varinacci. Gli anni '60 hanno visto la costruzione, tra vivaci polemiche che consigliarono il ricorso ad un referendum popolare riguardo alla sua ubicazione, della nuova scuola materna. Specie negli anni '70 del sec. XX la fisionomia economico-sociale di Viadana è andata completamente trasformandosi: da totalmente agricola, sulla fine del secolo XX la popolazione si è ridotta al 18%, mentre il 25,4% è occupato nell'industria, il 33,6% nell'artigianato, il 7,2% nel commercio e il 15,2% nei servizi.
Nei primi anni '70 Viadana ha visto l'insediamento di due ferriere: l'acciaieria SISVA e le Acciaierie di Calvisano, e dell'Agroittica Lombarda, che hanno imposto la costruzione di una nuova strada NO della frazione per il collegamento diretto degli impianti con la provinciale per Brescia. Queste realizzazioni sono state accolte con speranza nello sviluppo della frazione, ma anche con grandi preoccupazioni, che purtroppo si sono concretizzate, essendo stata rilevata la presenza di PCB e di altre sostanze altamente nocive. Da parte di alcuni cittadini facenti parte del Consiglio Pastorale Parrocchiale di Viadana è stato promosso il Comitato per la Difesa dell'Ambiente e della Salute che subito si è esteso a tutto il territorio di Calvisano, impedendo la costruzione di una grande centrale termoelettrica e invitando le autorità ad intervenite per risanare l'ambiente. Ancora nell'ambito dell'oratorio, nel 1977 è stata avviata la "Sagra viadanese", che si tiene ogni anno nella 2ª domenica d'ottobre, in occasione della festa della Madonna del Rosario.
Diverse imprese edilizie viadanesi (Varinacci, Peveroni-Archetti, Guarisco-Mutti, ed altre) hanno contribuito ad un decisivo sviluppo urbanistico (via Kennedy, villaggio don Marini, villaggio Volta, villaggio della Tesa), mentre l'aumento della popolazione ha imposto l'ampliamento della scuola materna e la ristrutturazione della scuola elementare. Nel 1977 è stato completato il cimitero con la costruzione di nuovi loculi. Negli anni 2000, è stata fatta la costruzione di un nuovo cimitero a forma ottagonale, adiacente a quello esistente. Nel 1988 la casa del comm. Gino Spondi, attivo presidente dell'Associazione bersaglieri di Brescia, è trasformata nel ristorante "Fiamme Cremisi" con un piccolo museo bersaglieresco. Il 21 giugno 1998 si è inaugurato il monumento dell'AIDO. Il 10 gennaio 1999 i cittadini di Viadana sono stati invitati ad eleggere il Comitato di frazione. Il 5 novembre 2000 il monumento ai Caduti di Viadana, tolto dal cortile della scuola elementare, è stato ristrutturato e posto nel parco pubblico della Frazione, vicino al monumento AIDO con l'intenzione di accomunare il sacrificio di chi è morto per la libertà e di chi è morto donando i propri organi per la vita di altre persone.
OPERE D'ARTE.
Il presbiterio dell'antica chiesetta (forse anche tutto il corpo dell'edificio) era decorato da affreschi, risalenti al secolo XV. Purtroppo essi sono andati persi, ad eccezione del crocifisso che si trovava dietro l'altare, che don Baronchelli ha fatto restaurare e trasportare sul pilastro di sinistra, ove si trova tutt'oggi. Don Baronchelli ha fatto restaurare anche la statua lignea della Madonna col Bambino, risalente anch'essa al secolo XV. Era gravemente deturpata, ora fa bella mostra di sé sopra l'altare maggiore. Risale al 1739 il parapetto dell'altare maggiore, di marmo intarsiato, con davanti l'immagine dell'Annunciazione; è opera di Carlo Puegnaghi di Rezzato su commissione dei commissari della chiesa di Viadana. Un'altra opera di un certo valore è la statua lignea del S. Cuore.
CAPPELLE PRIVATE.
S. ANTONIO ALLA ROVATA. Gli Arici, nobili bresciani e proprietari della Rovata, fecero costruire nel 1658, adiacente alle loro abitazioni, un oratorio dedicato a S. Antonio di Padova. Nel corso dei secoli alle pareti della chiesetta erano stati appesi numerosi quadri ex-voto, semplici ed ingenui, ma anche interessanti, per grazie ricevute dal santo taumaturgo. Purtroppo quegli ex voto non ci sono più. Sull'altare è posta una bella pala raffigurante Sant'Antonio da Padova con altri santi.
S. MARIA DI VILLA VASO. I Rizzardi nel 1740 fecero costruire all'ingresso della loro villa in contrada Vaso un oratorio dedicato alla Madonna ed in seguito a S. Giovanni Nepomuceno. La villa e l'oratorio sono stati restaurati dagli attuali proprietari Mancini-Chiarini.
ORATORIO MARIA IMMACOLATA DELLA VILLA ORIANI. A N di Viadana, sulla via Oriani, un tempo detta contrada della Campagna ed in seguito anche contrada del Corno, sorge la villa Oriani, risalente al secolo XVIII. I nobili fratelli Anselmo e Giovanni Antonio Oriani, cittadini di Brescia, nel 1743 fecero costruire un oratorio dedicato all'Immacolata. Oggi di questa chiesetta rimangono solo la struttura esterna e la tela raffigurante l'Immacolata, conservata all'interno della villa.
S. GIUSEPPE IN CONTRADA BORDONALA. I Bordonali, nel 1747, fecero costruire nella loro abitazione in contrada Bordonala una cappella dedicata a S. Giuseppe. Pur essendo nobili cittadini di Brescia, da oltre due secoli abitavano a Viadana, ed insieme ai Marcandoni amministravano i beni della chiesa di S. Maria di Viadana. Negli ultimi decenni del secolo XIX, alla Bordonala, in una stanza della cascina si teneva l'asilo per i bambini e in un'altra stanza si faceva scuola per i bambini delle contrade di Viadana e della Rovata. Poiché la stanza era assai insalubre e non adatta a contenere i numerosi ragazzi, il 30 novembre 1893 Bortolo Bordogna diede in affitto, con un canone annuo di £ 60, al comune di Calvisano, tramite il sindaco Filippo Mazzucchelli, il locale chiesa ad uso scolastico, per le classi di prima e seconda elementare mista di Viadana e Rovata.
Alla Bordonala si continuò a far scuola fino a quando venne costruito, in due periodi diversi, l'edificio scolastico: le prime due grandi aule furono edificate nel 1906-07 per le classi e 2ª elementare; (e nel frattempo si continuò per la classe 3ª e l'asilo a frequentare la Bordonala); altre due grandi aule furono aggiunte nel 1932-33 così da ospitare anche le classi 3ª, 4ª e l'asilo. La chiesetta-aula scolastica fu definitivamente abbandonata e riutilizzata dagli attuali proprietari Beffa.
FRA I PERSONAGGI viadanesi da ricordare il com. Gino Spondi, commerciante, ma soprattutto animatore della sezione bersaglieri di Brescia, che a Viadana volle abitare. Giuseppe Guarisco (detto Gepi, 1914-2001), impegnato sia in campo sociale che in quello parrocchiale (fu tra l'altro organista per oltre 63 anni), ricevette molti riconoscimenti tra i quali: la Croce di benemerenza per la scuola della Dottrina Cristiana dal vescovo Giacinto Tredici, la Croce al merito di guerra, il Premio della bontà "Bulloni", la Croce di Commendatore di S. Gregorio Magno dal papa Giovanni Paolo II. Fu anche autore di farse, di commedie e di poesie. Alla cascina Fortuna nacque nel 1940 l'on. Gianni Prandini, deputato al Parlamento ed ex ministro dei Lavori Pubblici. Tra i viventi, si ricorda anche il prof. Virginio Prandini, attento studioso di storia.
CAPPELLANI: Francesco Marazzi di Calvisano (1556); Padri Domenicani di Calvisano (1624); Domenico Maracchi Romagnolo da S.to Monte Montino (1683); Matteo Ravelli, d'anni 29 (1704); Germano Manerba d'anni 26 (1704); Giovanni Battista Podestà, genovese (1711), Vincenzo Mazzoni (prima del 1722 - marzo 1727); Carlo Garzoni (aprile 1727 - 31 luglio 1734); Angelo Maria Breda da Montechiaro (1 agosto 1734 - 25 aprile 1735); Anselmo Anselmini (8 maggio 1735 - 16 ottobre 1736); Benedetto Pasini da Navazzo (21 dicembre 1736 - 15 giugno 1766); Giuseppe Manini (morto nel 1753 fu sepolto nella chiesa di Viadana); Gian Battista Magri (16 novembre 1766 - 1 ottobre 1768); Giacomo Mazzi (2 ottobre 1768 - 21 giugno 1772); Anselmo Anselmini (22 giugno 1772 - 15 gennaio 1777); Giuseppe Bicelli da Montechiaro (23 marzo 1777 - 10 novembre 1779); Michele Tedoldi (11 novembre 1779 - 13 giugno 1780); Giovanni Davo (25 giugno 1780 - 6 maggio 1784); Girolamo Zarza (9 maggio 1784 - 12 dicembre 1789); Lorenzo Vagliati (13 dicembre 1789 - 13 dicembre 1792); Giovanni Mazza (in assenza del cappellano: gennaio-marzo 1793); Silvio Ferreni cappellano provvisionale (30 marzo - 6 agosto 1793); diversi sacerdoti: agosto 1793 - marzo 1794; Antonio Gussago (cappellano provvisionale: 30 aprile - 19 giugno 1794); Girolamo Paratico di Calvisano (25 giugno 1794 - 30 giugno 1800); Giovanni Mazza (20 novembre 1800 - 31 dicembre 1806; è cappellano nel 1810 ed anche dopo).
CURATI: Giuseppe Mazzardi (1839); Giovanni Zanoni (1846); Angelo Valentini (prima del 1873- 1883); Defendente Salvetti (1883-1885); Giuseppe Massetti (1885-1900 nominato dal prevosto di S. Nazaro, Luigi Fè d'Ostiani, curato alla Noce, muore nel mese di marzo 1907); Leandro Brusinelli di Manerbio (1900-1922, sepolto nella cappella dei sacerdoti a Calvisano); Angelo Spinoni (1922-1931, sepolto nel cimitero del suo paese a Villachiara); Pietro Marini (1931-1959).
PARROCI: Pietro Marini da Milzanello di Leno (1959-1969, muore l'11 settembre 1977 a Calvisano, sepolto nel cimitero di Viadana); Annibale Baronchelli da Orzinuovi (1969-1989); Arturo Balduzzi da Brescia Fornaci (1989-1998); Luigi Pellegrini di Bagnolo (dal 1998).