MELLA (2)
MELLA (in dial. "La Mèla")
Fiume che scende dal monte Maniva e percorrendo la Val Trompia, passa ad O di Brescia. Attraversa quindi il territorio comunale in direzione da N a S e con una breve ansa a oriente della pianura per entrare nella pianura e gettarsi a Gabbioneta, nel fiume Oglio, fra Seniga e Ostiano dopo un percorso di 96 km. e dopo essere uscito dal territorio bresciano a Comella il cui nome significherebbe "Caput Mellae". È stata avanzata, in seguito a reperti geologici recenti, l'ipotesi che il Mella scorresse circa 300 mila anni fa forse verso Iseo o almeno in altra direzione dell'attuale. Recenti ritrovamenti di resti di un antico ponte, avvenuti a Roncadelle nel giugno 1986, hanno fatto pensare a qualcuno che in luogo il Mella scorresse in epoche antiche a 500 metri dall'alveo attuale. Nel suo corso il Mella viene ingrossato dalle acque di torrenti che scendono dalle convalli e precisamente sulla destra dal Bavorgo (a Collio), dal Graticelle (Bovegno), dal Molinorso e dal Gambiera, e sulla sinistra dal Masera, dal Marmentina, dal Biogno e dal Gobbia. Presso Brescia riceve le acque del Garza e poi via via del Naviglio Grande e del resto del Garza o Molone. Pur considerato fra i bacini minori del Bresciano, quello del Mella è fra i più tormentati da piccoli impianti, nonostante la sua esigua potenzialità. Nella sua parte montana che va da Collio a Lavone su di un'asse di 12 chilometri è di kmq 155. La piovosità supera nella stazione di Collio i 1200 mm. annui. I rilievi più metodici sono stati fatti sulle portate dei canali consorziali a Ponte Pregno e risulta una media su 14 anni di mc 5.195, una minima media di mc 2.064 con un minimo assoluto nel 1905 di mc. 1400. La portata di media corrisponderebbe a una colonna d'acqua nel bacino, calcolato a Ponte Pregno di 280 km di mm 580. Tuttavia essendo i vari bacini di Collio, di Bovegno, di Ludizzo, di Irma, di Pezzaze, di Marmentino e di Lodrino che alimentano la corrente caratteristici per le fortissime pendenze dei declivi quasi radiali, il fiume ha sempre prodotto alluvioni gravi con piene di portate notevoli (300 mc/sec. all'altezza di Pregno). Tuttavia si aggiungono anche, da alcuni anni, le acque modeste del Garza, che nei periodi della magra ordinaria estiva ha una portata molto modesta: 3 mc/sec. circa. Nel passato il Mella ha dato sempre con ottimo pesce, ghiaia e sabbia molto pulite raccolte dai noti "sabbiunì del Mèla" e che hanno alimentato un commercio attivo, anche nel trasporto, sul quale sono vissute (e in parte vivono) numerose famiglie.
Il fiume è citato da Catullo ("flavus quam molli flumine Mella, Brixia percurrit"), da Virgilio ("Curva prope flumine Mellae") e da Servio, secondo il quale intorno alle sue rive cresceva abbondantemente l'erba "amellus" di cui parla anche Virgilio (Georg. IV, 271). L'erba, anzi, secondo Servio, avrebbe avuto il nome dal fiume ("unde et Amelia dicitur"). Anche nel Forcellini si legge "Amellus vel Amella" . In Linneo è "Aster Amellus". Ma sempre secondo altri potrebbe derivare anche dal celtico melo, che corrisponderebbe all'irlandese mill, e al gallese e bretone mil = bestia selvaggia. Il nome sarebbe derivato al fiume per la sua natura impetuosa a torrentizia. Del resto anche in dialetto mèla vale per rissa, cosa ingarbugliata l'è 'n mèla = rissa. Altri hanno pensato ai termini greci "melas", giallo o a "melissa" ape (data l'abbondanza di miele ricavato in Valtrompia). Perciò c'è stato chi si è premurato di avvicinare il Mella al termine greco "miele" e ha fatto rilevare che Strabone parla del miele delle Alpi Retiche, come fra i più rinomati prodotti delle stesse e che Catullo chiamando "flavus" il Mella, ha voluto assimilare le sue acque al biondo miele. Si è ricorsi anche alla voce celtica o gallica o in genere mediterranea "mal" "mel" per monte o collina, in quanto il fiume scende dalle montagne. Ancora è stato avvicinato al celtico "moi-moie" per fiume. Andrea Lorenzoni è ricorso a lunghe digressioni per giungere al significato di "acqua divinizzata" (suffisso "ella") dal colore giallo (prefisso M). Qualcuno ha avanzato l'ipotesi che il fiume si chiamasse anticamente Lauriacus da dove sarebbe derivato anche Urago. Affine al Mella è il nome antico del Garza Melo, che ha strane analogie con il nome di un fiume della Tracia e con quello dell'antico popolo dei Meli. Qualcuno ha fatto coincidere il Mella con il "flumen umatia" o "umana" (secondo le varie letture) della "Tavola Peutingeriana".
L'acqua del Mella ha fin dai tempi antichi alimentato rogge e vasi di irrigazione e per azionare torchi, mulini, magli nelle fucine, segherie ecc. Dal sec. XI venne sfruttata sempre più a scopo irriguo. Da Inzino a Sarezzo vengono derivate sulla sponda destra, le rogge da Acqualunga, Griminetta (Gardone V.T.), Fucina Nuova (sotto Gardone), Noboli o Regis (tra il ponte di Zanano e Noboli), Villa di Cogozzo (sotto l'antico ponte di Noboli). Sulla sponda sinistra le rogge Cornelio (Gardone), Avogadra (sopra il ponte di Zanano). Da Sarezzo alla città, sulla sponda destra si diramano le rogge: Nassina o Molini di S. Vigilio (sotto il ponte di Sarezzo), Cobbiada, Uraga e Porcellaga. Sulla sponda sinistra, le rogge: Serioletta di Carcina e di Concesio, Celato (a Salato), Marchesina, Masserola Bova e Fiume Grande. Sotto Castelmella il Mella fornisce acqua a rogge molto importanti per l'irrigazione. Sulla sinistra si diramano la Capriana e la Movica, sulla destra la Gambaresca, la Calcagna, la Luzzaga, la Bassana, la Manerbia o Pola. Ancora in Manerbio un impianto di sollevamento elettromeccanico in corrispondenza del ponte-canale del vaso Ruzza e Botta trae acqua dal Mella ad integrazione del vaso medesimo. In terreno di Cigole altre risorgive e coli per un complesso di litri 1400 al minuto secondo e con una prevalenza di m. 14.50 vengono derivati dal Mella mediante altro importante sollevamento attuato molti anni or sono dal conte Camillo Martinoni proprietario terriero del luogo a profitto di ben 2230 ettari. Lungo il fiume, specie dalle Fornaci e specialmente alla confluenza nell'Oglio, si svilupparono, come confermano numerosi ritrovamenti archeologici, nell'età del bronzo, le prime forme di stanziamenti umani di popolazioni dedite alla pesca, alla caccia e all'agricoltura. Il fiume, in pianura era in gran parte navigabile e serviva perciò sia per il trasporto di persone che di cose. Qualcuno ha posto sul Mella il fundus vergilianus, cioè il podere di Virgilio, dal poeta ricordato nelle Bucoliche che poi avrebbe dato il nome a Verziano. Il nome del fiume compare come "Fluvio Mella" la prima volta in un documento del 4 ottobre 760, con il quale Desiderio, Adelchi ed Ansa confermano ed ampliano le proprietà e privilegi del Monastero di S. Salvatore. Sulla falsariga della Costituzione di Federico I per la quale i fiumi entravano a far parte degli «jura regalia», divenendo in tal modo un notevole cespite per il fisco imperiale, un diploma di Corrado II al vescovo di Brescia Ulderico datato in Caldiero, il 15 luglio 1037 e riconfermato poi da un Diploma di Enrico Val vescovo Giovanni, del 31 agosto 1123, stabiliva che qualsiasi attività economico-commerciale lungo il Mella, fosse sottoposta all'autorità del vescovo conte, al quale competeva costruire porti, edificare nuove costruzioni, esercitare il trasporto di grano, sale, vino, con barche pena una multa di cento lire d'oro da pagarsi metà alla Camera imperiale e metà al vescovo-conte e da altri di Enrico VII del 1192. Sembra che la prima roggia scavata sia stata attorno al 1150, su iniziativa del nobile Pietro Calcagno di Pontevico, la Calcagna. Attenzione alle acque dei fiume pose il comune di Brescia, il quale rivendicandone la proprietà delle acque, nell'aprile 1253, imponeva al comune di Fiumicello di salvaguardare gli argini al ponte di S. Giacomo e lo investiva di una bocca d'acqua. Divieti e disposizioni della città sulle acque si leggono nel "Liber Potheris" nel 1279 e poi nel 1385 e seguenti. Dal Mella il vescovo Berardo Maggi (1292-1308) fece estrarre il fiume Grande (per le macine da grano e d'irrigazione) e il Bova (per i folli della lana). Ancora nel 1467, e poi negli anni seguenti il comune concedeva di usare l'acqua dei canali derivati dal Mella per la irrigazione dei campi sopra la città, solamente in via precaria e nei soli giorni festivi che però a quei tempi erano molti. Il Mella compare negli schizzi di Leonardo. Una testimonianza sul Mella è nelle "Venti Giornate dell'agricoltura...", di Agostino Gallo, che ne rileva l'importanza in quanto serviva "a tante fucine e forni della Valtrompia, ed a molte ville nell'adacquare i campi e nel far girare i mulini...". Nel 1434 veniva deciso il collegamento della città con il fiume Oglio, attraverso la sistemazione del Molone fino a Manerbio e poi del Mella da Manerbio a Seniga. La sistemazione del Mella, venne presto intrapresa da Manerbio a Comella, ma venne poi interrotta dalle frequenti vicende belliche. Con la pace di Bagnolo (7 agosto 1483), il progetto veniva ripreso e integrato nel 1486 con l'altro di un canale fra la città e il lago d'Iseo, attraverso la roggia Fusia. Nel 1673 l'ing. Vincenzo Barattoni di Padova veniva incaricato di stendere un progetto per allacciare il Naviglio Grande col Mella da Montirone, attraverso le lame di Bagnolo, Porzano, Leno e Milzanello. Il progetto incontrò vasto favore e venne caldeggiato nel 1803 da Vincenzo Cigola, ma venne poi abbandonato.
Più torrente che fiume, senza la regolamentazione di un lago, la storia del Mella è sempre stata segnata da inondazioni e straripamenti. Si ricordano quelle del 1228, 1455, del 1456, del 1491, dell' 1 maggio 1527. Gravissima quella del 30 maggio 1676, che travolse ponti e case, causando danni per 150 mila scudi. Devastatrici furono le inondazioni del 1727 e del 1738, gravissima anche quella del 31 agosto 1757, che devastò 12 fucine. Tutto ciò sollecitò da parte delle autorità cure continue per il fiume specie nei sec. XVII-XVIII sia per una equa utilizzazione delle acque, sia a difesa dalle numerose e spesso disastrose alluvioni. Interventi contro gli straripamenti si ebbero nel 1491 e nel 1677; un nuovo progetto di navigazione venne avanzato il 17 ottobre 1739, dall'ab. Paolo Gagliardi. Una memoria su "Della riparazione del fiume Mella e del metodo con cui deve caricarsi ai confinanti" venne presentato da Girolamo Francesco Cristiani (1697-1779), capitano ingegnere della Serenissima Repubblica di Venezia. Nel 1818 il conte Francesco Gambara chiedeva che fosse "meglio regolato il Tronco del Mella superiore alla Gambaresca in Corticelle" . Nel 1841 veniva avanzata la proposta per una sistemazione generale del fiume. Una delle più gravi inondazioni avvenne nella notte dal 14 al 15 agosto 1850. In tre ore le acque del fiume travolsero ponti, strade, officine specialmente a Bovegno, Lavone, Tavernole colpendo in complesso 60 comuni e richiamando sulla Valtrompia aiuti dal Piemonte e dal Lombardo Veneto. Nel 1855 il fiume irruppe dagli argini nei primi chilometri sotto Gardone V.T. e seminò distruzioni nei territori di S. Nazaro e Roncadelle, abbattendo i ponti di Azzano e Corticelle assieme a dighe di rogge. Altre distruzioni seminò negli anni 1862, 1864, 1870, 1874. Nel 1879 distrusse il vecchio ponte di Collebeato e un lungo tratto della strada da Collebeato a Ospitaletto. Il 16 settembre 1882 una piena che superò di venti centimetri quella del 1850, allagò centinaia di ettari di terreno, abbattendo il ponte e alcune case di Pregno, e seminò gravissimi danni nei territori di Offlaga, Manerbio e di altri paesi. Nello stesso anno si tennero a Brescia e a Pregno riunioni per promuovere studi per una migliore derivazione delle acque del Mella. In base a ciò l'ing. Carlo Germani avanzava nel gennaio 1887 la proposta di un Consorzio Generale di difesa, che venne fondato il 14 novembre 1888 per deliberazione presa dal Consiglio Comunale di Brescia, in data 14 dicembre 1887, col nome di Consorzio Generale Federativo delle Utenze del Mella allo scopo di provvedere alla attuazione del progetto tecnico per l'unica derivazione delle acque del Mella e successivamente alla perpetua manutenzione di tutte le opere costituenti la derivazione medesima e per regolare i rapporti di ciascuna utenza, per l'organizzazione degli orari di irrigazione, per la restituzione dei coli e per tutto quanto riguarda il comune interesse delle utenze confederate. Tale compito veniva assunto a forfait dalla Società Lodigiana in cementi e doveva essere compiuto entro il 1902. Si federarono nel consorzio le utenze: 1. Seriola Nassini di S. Vigilio, 2. Seriola di Carcina, 3. Serioletta di Concesio, 4. Fiume Celato rappresentante anche i Vasi Molin del Brolo, Garzetta, Guzzetto e Codignole, 5. Roggia Cobiada, 6. Roggia Uraga, 7. Roggia Porcellaga, 8. Roggia Masserola, 9. Fiume Bova, 10. Fiume Grande Superiore, 11. Fiume Grande Inferiore, 12. I vasi Canalone, Dragone di destra, Dragone di sinistra, Roggia del Venerdì, S. Cosimo ed Almici. Nacquero inoltre Consorzi di difesa del Mella: per le due sponde dalla Campagnola al Ponte delle Crotte (costituitisi il 4 ottobre 1892); dal Ponte Crotte al Ponte di S. Giacomo; dal Ponte di S. Giacomo alla montata di Roncadelle; dal Ponte di S. Giacomo al confluente Sorbana; dal confluente Sorbana al confine con Capriano del Colle; dalla Montata di Roncadelle al Fienil Cattaneo in Castelmella.
Il Mella fu inoltre al centro dei progetti delle bonifiche intraprese sulla fine del sec. XIX e continuate fino agli Anni Trenta del sec. XX. Arginature imponenti (come quella nel tratto fra Offlaga e Manerbio nel 1925-1926), rogge e vasi artificiali, ponti servirono a regolare il corso del fiume e ad utilizzarne meglio le acque. Nel 1884, finalmente, veniva progettata dall'ing. Tobia Bresciani, seguito dall'ing. Federico Ravelli, un'unica derivazione, allo scopo di coordinare le varie utenze e di sminuire le perdite d'acqua per infiltrazioni ed evaporazione. Nasceva subito un comitato promotore e venne subito creato attraverso un canale costruito dall'ing. Carli, per il cotonificio Mylius, un salto di 17 metri della portata di 2 metri/cubi di acqua per una forza di 450 cavalli. Dal salto aveva inizio il canale progettato all'ing. Bresciani, il quale raccolte le acque della Valgobbia si suddivideva, distribuendole con regolarità, le quote d'acqua concordate da ogni singolo consorzio. Intanto si era costituito un unico consorzio, a difesa contro il Mella da Ponte Grotte al Ponte di Collebeato come veniva auspicato in una riunione tenutasi nel gennaio 1890. Un nuovo progetto di sistemazione del Mella, veniva avanzato nel 1916 dall'ing. Arnaldo Trebeschi e dal prof. Arturo Cozzaglio, attraverso la costruzione a Brozzo, allo sbocco della Valle di Lodrino, di un colossale serbatoio capace di 12-14 milioni di metri cubi d'acqua. Ma i tentativi di meglio regolare l'uso delle acque del Mella, vennero vanificati per l'opposizione degli utenti dei comuni di S. Vigilio, Concesio, Collebeato, Carcina, e in parte di Brescia. Nuovi tentativi vennero compiuti nel 1948. Per far da cerniera dei territori del Mella e di quelli del Chiese con R.D. del 20 gennaio 1925 (n. 23140) venne istituito un Consorzio di bonifica dell'Agro bresciano. Ma tutti gli sforzi compiuti nel giro di un secolo (dal 1882) non riuscirono a domare le acque del Mella, che straripò ancora nel maggio del 1908, nel 1930, il 20 settembre 1937 (con tre vittime a Brozzo) e, ancora nel 1981, quando le acque del fiume isolarono Collio e altre zone e travolsero strade e ponti. La proposta di un Consorzio del Parco del Fiume Mella, sorti da un convegno tenutosi a Manerbio il 18-19 giugno 1988, i cui atti vennero raccolti in un volume dal titolo "Dossier Mella". Da ultimo il fiume è stato ed è al centro delle più vive preoccupazioni accentuatesi negli anni Settanta per prelievi d'acqua da parte di industrie e per il crescente inquinamento che ha fatto gridare alla fine del fiume. Nel marzo 1989 veniva decisa la costruzione di un collettore degli scarichi civili della media Valtrompia e di un depuratore alle porte di Brescia. Nel 1988 l'Azienda Servizi Municipalizzati di Brescia, assieme ai comuni della Valtrompia, intraprese l'operazione "Mella Pulito", ripulendo gli affluenti delle valli laterali.