BERETTA

BERETTA

Famiglia e fabbrica d'armi. I Beretta, Bereta, Berretta compaiono già dal sec. XV come armaioli sia nel Bresciano che nel Milanese, senza però far ritenere una loro comune origine. I Beretta di Gardone sembrano provenire da Inzino dove nel 1500 avevano una piccola officina distrutta poi dall'inondazione del Mella del 1850. A partire dal 1570 compaiono in elenchi bresciani come "patroni" degli "edifici da fogo" cioè come proprietari di fucine di canne grezze trivellate e come "capi maestri" e prevalentemente come "maestri di ruote" e "maestri azzalinieri" cioè fabbricanti congegni d'accensione. La fabbrica da cui si sviluppò l'attuale azienda risale al 1680, dovuta a un Pietro di Lodovico. Costruiva canne per archibugio e pistola prima "a torcione" poi "a nastro" ed infine "a damasco" oggetti cioè di particolare pregio e lusso. Via via a Pietro successero nella direzione Pier Giuseppe (n. il 18 gennaio 1680), Pier Antonio Lodovico (n. il 26 marzo 1729), Pier Antonio (n. il 18 giugno 1791 - m. 29 settembre 1853), Pier Giuseppe (n. il 27 giugno 1840 - 24 giugno 1903) e Pietro (v.). I Beretta fornirono armi alla Repubblica veneta, all'esercito napoleonico ed austriaco e la fabbrica fu premiata all'Esposizione universale di Parigi del 1855 e alla mostra di Brescia del 1857. Nel 1903 aveva 118 operai. Pietro Beretta la ampliò con una produzione su vasta scala di armi da caccia. Una vera fortuna fu dovuta alla prima guerra mondiale che portò il numero degli operai da 120 nel 1914 a 300 nel 1918, impegnati soprattutto nella produzione militare di fucili mod. 91 e pistole mod. 915.


Nel 1918 la fabbrica produceva il primo fucile mitragliatore italiano detto "a siringa" adottato dalle truppe d'assalto e che fu il capostipite del mitra mod. 938 e derivati. Nello stesso anno sfornava la pistola da difesa mod. 418, tascabile, cal. 6,35, a doppia sicura, a cane interno, sostituita soltanto nel 1950 dal mod. 950 a cane esterno e calibri 9,35 e 22 short. Nel 1922 produsse il mod. 412, monocolpo Hammerless, pieghevole, calibri dal 12 al 36, seguito dai derivati 413, 413 bis, e 414. L'anno appresso il mod. 401 Vittoria (con i derivati 403 e 404), il primo fucile a due canne della ditta, a cani esterni e monobloc e, ancora, l'Hammerless monobloc a due canne mod. 409 P.B., coi derivati 410, 410 E, e 411. La politica di potenza e di armamenti del Fascismo favorì proprio negli anni trenta nuovi sviluppi. Infatti nel 1932 veniva lanciata la prima carabina a ripetizione ordinaria in ca. 22 LR cui seguirono la 22 LR a tiro semiautomatico con caricatore da 5, 10, 20 colpi. Nel 1934 il primo fucile italiano a canne sovrapposte, monobloc, batterie tipo Holland mod. S O2 con derivati. Nel 1938 il moschetto automatico (mitra mod. 38) largamente usato nell'esercito italiano.


Nel 1934 le maestranze erano 405, nel 1935, 880, nel 1939, 1400, nel 1940, 2400. Durante la II guerra la produzione si aggirava sulle 20.000 pistole e 20,25.000 mitra al mese. I tedeschi tentarono di portare gli impianti in Alto Adige ma non vi riuscirono. Nel secondo dopoguerra l' azienda veniva di nuovo ammodernata e potenziata, prendendo il 20 febbraio 1949 la nuova ragione sociale di Fabbrica Italiana d'Armi P. Beretta S.p.A. con un capitale di L. 130 milioni, salito il I dicembre 1953 a 260 milioni e il 27 novembre 1954 a 404 milioni. Gli operai nel 1957 erano 1500. Nel 1951 veniva lanciata una nuova pistola cal. 9 lungo, parabellum mod. 951 subito adottata dall'esercito e dalla polizia; nel 1951 il primo sovrapposto economico (mod. S 55) monobloc, con batterie interne Auson e derivati. Nel 1957 il primo fucile italiano a ripetizione ordinario denominato Pompa. Nel 1973 ha intrecciato una stretta collaborazione tecnico-commerciale con la Fabrique Nationale Herstal, belga.