ZUCCARELLI Francesco (2)

ZUCCARELLI Francesco

(Brescia, 26 aprile 1816 - 19 maggio 1871). Di Giovanni e di Ippolita Biemmi. Pittore, ornatista e scenografo. Fu avviato all'arte dal padre, «pittore di genere decorativo». Di lui Stefano Fenaroli ("Dizionario degli artisti bresciani", p. 261) ha scritto che, «inclinato come era da natura al dipingere, progredì a grandi passi nella professione intrapresa e salì ben presto ad alta fama. Molti lavori di stanze furono da lui eseguiti alle principali famiglie di Brescia, di Venezia, di Padova, di Torino, opere tutte che gli valsero il plauso universale».


Paesaggi dello stile dello Zuccarelli sono stati segnalati da Fausto Lechi nel palazzo Bettoni già Duranti di via Cairoli, 19 e in casa Guerrini in corso Matteotti, 36. Nel 1851 affrescava la sala d'ingresso la galleria di palazzo Valotti, «con l'ordini da dipingersi in stile raffaellesco a modo delle Logge vaticane». Si cimentò presto anche nell'arte scenografica e nel 1837 dipinse un "comodino" o secondo sipario per il Teatro Grande. Nel 1840 esponeva all'Ateneo di Brescia quadri a olio con tema: "Il palazzo della Loggia in Brescia dal corso dei Cavagnini"; "Mercato dei commestibili e mercato dei grani"; "Il furioso all'isola S. Domingo"; "Notte con chiaro di luna".


Nel 1848 si trasferì all'Avana (Cuba) dove lavorò nel teatro principale e vi restò per tre anni. Tornato in Italia, come scrive ancora il Fenaroli, «alternò per parecchi anni i suoi lavori di decorazione nella stagione della fiera di Brescia ed in quella del carnevale del Teatro Regio di Torino». Dopo aver allestito, nel 1861 per il Grande di Brescia, le scene per Aroldo di Verdi, nel maggio 1862 provò profonda amarezza per essere stato eliminato dal concorso per il restauro del teatro bresciano. Protestò scrivendo il 7 del mese a "La Sentinella Bresciana" per aver la Commissione scelto in suo luogo lo scenografo parmigiano Girolamo Mignani, che pure non aveva presentato un vero progetto. Ritenne, come scrisse, un torto fattogli l'essere stato «pretermesso ad un artista che non è neppure del paese».


Continuò comunque a lavorare intensamente creando nel 1862 scenografie per il "Nuovo Teatro" di Oneglia, nel 1863 per il teatro S. Agostino di Genova. Soprattutto lavorò al Teatro Regio di Torino, dove, scrive il Fenaroli, «venne adoperato per quattordici anni continui, nei quali l'artista con belle, svariate e sempre nuove composizioni ebbe a riscuotere dal pubblico entusiastici applausi, che nel 1869 gli valsero il titolo di cavaliere della Corona d'Italia. Lavorò in seguito a Firenze, nel teatro della Pergola, ed in Alessandria. Dipinse l'intiero teatro a Valenza, e così pure il teatro Doria a Genova. Nel 20 settembre 1870 si portò al Cairo, scritturato pel teatro italiano del Viceré, ove un colpo solare sventuratamente lo colse e ne alterò la salute e in specie le facoltà intellettuali, sicché, ritornato in patria, cessava di vivere nel giorno 19 maggio 1871 nell'età di soli anni 55». Al Cairo fu sostituito dal figlio Giovanni (v.). All'Esposizione storica d'arte bresciana del 1878 vennero esposti per la prima volta suoi bozzetti di scenari teatrali e quadretti a tempera.