ZULIANI Giuseppe Andrea

ZULIANI Giuseppe Andrea

(Padenghe, 1763 - Brescia, 1835). Di Giuseppe e di Giulia Amistani. Avvocato e politico. Studia a Brescia e, laureatosi in legge, si trasferisce a Venezia dove diviene "fiscale all'Auditor Novo" e "Novissimo".


Già nel 1789 si mette in luce come traduttore e commemoratore delle opere del giurista francese d'Aguesseau, alle quali segue nel 1793 la traduzione e il commento de "Les lois civiles dans leur ordre naturel" del francese Jean Domat. Come afferma Ugo da Como, è presto apprezzato come «uomo colto e onesto di pronto ingegno, d'animo generoso, fervidamente aperto alle idee nuove».


Riserve su di lui avanzano i suoi concittadini di Padenghe che non sanno perdonargli la civetteria di farsi chiamare Giuliani anziché Zuliani. «Ebbe vaghezza, scrive un cronista suo contemporaneo, don Pietro Galli, di alterare il suo cognome, mentre era Zuliani».


Nel marzo 1797 allo scoppio della rivoluzione giacobina è a Brescia dove presta la sua opera nella Società di Pubblica Istruzione e in altre istituzioni. Scoppiata la rivoluzione a Venezia il 12 maggio 1797 vi accorre entrando a far parte con entusiasmo, assieme a Ugo Foscolo, del Comitato di salute pubblica, centro nevralgico del sistema di governo rivoluzionario, democratico e filofrancese, che depone e sostituisce il collassato regime aristocratico della Serenissima Repubblica. Nel Comitato porta, come ebbe a scrivere Ugo Da Como, «la foga del suo temperamento che lo portava agli eccessi» per cui «i più terribili decreti contro gli aristocratici sono suoi». Della rivoluzione veneziana è uno dei principali protagonisti, «l'uomo simbolo». Il 16 maggio, assieme ad Andrea Fontana, è inviato dal gen. Napoleone per porgergli il tributo della propria profonda gratitudine ma anche per chiedere la liberazione dei cittadini detenuti.


Lo Zuliani si batte subito per l'adesione a Venezia anche di Brescia e delle ex città del dominio, creando intorno ad essa un'"unione di popoli liberi" per salvare al possibile Istria, la Dalmazia e l'Italia dal dominio austriaco, come assolutamente necessarie alla sua libertà sui mari. Basando le sue speranze soprattutto su Napoleone si appella a lui inviando e diffondendo il volumetto "Lettera ai popoli liberi dello Stato veneto", stampato a Milano nel 1797. Le sue posizioni vengono subito contestate a Brescia, tanto che sotto la data del 6 giugno 1797, nel Diario del Brognoli, si legge: «Si sparge una lettera stampata dal cittadino Giuliani, tendente a persuadere le città della Terraferma dell'ex Stato Veneto a fraternizzare ed unirsi con Venezia; incontra le maggiori opposizioni: viene accusato in Sala Patriottica come traditore, benché sia uno dei suoi membri e stato Primo Presidente della stessa, e si stampano alcune risposte negative». All'appello ai popoli poi rispondono in breve tempo, sotto uno pseudonimo, il conte Estore Martinengo Colleoni e, anonimamente, Francesco Gambara. Il primo, con l'opuscolo "Parere del cittadino Leoncio sulla lettera del cittadino Giuseppe Andrea Giuliani ai popoli liberi dell'ex Stato veneto ad un suo amico anno I della Libertà" (Stamperia Vescovi), ritiene «micidiale» unirsi a Venezia, alla Dalmazia e all'Istria «perché non vede utile alla libertà immedesimarsi con Nazioni incapaci di sentimenti generosi, abbruttite nella schiavitù». Il secondo, con la "Risposta di un anonimo bresciano alla Lettera del cittadino Giuliani diretta ai popoli liberi d'Italia" (Brescia, Stamperia Pasini, anno I della Libertà italiana), dichiara che non si può «piantare un governo democratico in un fondo aristocratico» quale quello Veneto.


Lo Zuliani continua imperterrito nella sua battaglia. «Pienamente compreso», come ha scritto Paolo Tessitori, «nel suo ruolo di rivoluzionario costruttore di un nuovo ordine politico e sociale, Giuseppe Andrea Zuliani nei poco più di sei mesi della sua attività, s'interessò di tutto: non c'era infatti ambasceria strategica che lui trascurasse, non c'era evento che a lui sfuggisse... Insomma egli era fortemente convinto e consapevole del fatto che dimostrare a tutti di saper conoscere, sorvegliare e controllare Venezia fosse un dovere, un bisogno ed una necessità assolutamente basilari per il "suo" governo...».


Il trattato di Campoformio (17 ottobre 1797) e il passaggio di Venezia sotto l'Austria tronca ogni suo entusiasmo. Mentre altri, compreso il Foscolo, scelgono la via dell'esilio, decide di restare. Fatto arrestare dal generale francese Serrurier con il pretesto di salvaguardia della tranquillità pubblica, viene costretto ad abbandonare Venezia (forse con decreto di espulsione) e a tornare a Padenghe. Con la calata delle armate austro-russe nel 1799 preferisce andare esule in Francia e poi a Ginevra. Dopo la battaglia di Marengo (1800) si stabilisce a Brescia dove esercita la professione di avvocato. Nel 1810 viene chiamato ad insegnare "Istituzioni Civili" nel Liceo del Dipartimento del Mella a Brescia.


Lo Zuliani venne "celebrato" dal Botta. Nel 1800 collabora alla preparazione del Piano che porta alla costituzione dell'Ateneo di Brescia e, fin dalla fondazione (1802), viene chiamato a farne parte quale membro attivo. Gli Atti della I.R. Delegazione Alta Polizia lo descrivono nel 1825 come un «deciso avversario dell'Austria, sospetto di favorire le riunioni dei carbonari» e come sospetto di aver appartenuto a sette segrete viene registrato, ancora nel 1839, quattro anni dopo la morte.


PUBBLICAZIONI: "Traduzione delle opere di d'Aguesseau", sei volumi (Venezia, per Curti, 1789); "Le leggi civili nel loro ordine naturale, opera di Domat prima edizione Veneta eseguita sulla traduzione di Napoli rettificata in varii luoghi coll'analisi delle leggi civili dello stato Veneto" (Venezia per Storti, 1793); "Lettera ai popoli liberi dello Stato Veneto al cittadino Bonaparte generale in capo dell'armata francese in Italia" (Milano, 9 pratile a. I, in 12°).