ZAMPORI Giorgio

ZAMPORI Giorgio

(Milano, 4 giugno 1887 - Breno, 6 dicembre 1965). Di famiglia povera, orfano di padre, passa l'infanzia nel collegio dei "Martinitt", prima di essere assunto dalle Officine Meccaniche Miani dove comincia a frequentare il Gruppo Sportivo che vanta una forte sezione di ginnastica con la quale, nel 1910 nel concorso internazionale di Lione, vince la classifica individuale meritando la corona d'alloro.


Da Milano viene invitato a Brescia dai dirigenti della Società Sportiva Gymnasium legata ai Padri della Pace, come istruttore di ginnastica. Si trasferisce a Brescia, trovando lavoro in una stireria di via N. Tartaglia e si prepara alle Olimpiadi di Stoccolma (1912), in vista delle quali partecipa alle eliminatorie di Roma, arrivando terzo davanti a Paolo Salvi (v.), settimo, e a Lorenzo Mangiante (v.), undicesimo. Alle Olimpiadi conquista la medaglia d'oro nel concorso a squadre. Le accoglienze di Brescia il 19 luglio sono di grandissimo entusiasmo e Zampori è tra i più festeggiati. Nel maggio dell'anno seguente, 1913, Zampori conferma la sua preparazione e performance atletica conquistando il primo premio (medaglia d'oro) al concorso ginnastico di Alessandria. In pari tempo insegna a Chiari nelle Regie Scuole Tecniche e, non molto tempo dopo, al collegio C. Arici di Brescia, dove tra gli alunni conta Giovanni Battista Montini (il futuro papa Paolo VI). Inoltre prende in moglie Angiola Rovetta. Chiamato al servizio militare frequenta il corso allievi ufficiali e nella I guerra mondiale partecipa a vari combattimenti, rimanendo ferito. Dopo Caporetto viene chiamato dal comandante della Scuola mitraglieri di Brescia a riorganizzare le Compagnie travolte dalla ritirata. Smobilitato, riprende l'insegnamento nelle scuole e gli allenamenti segnalandosi tra i primi atleti italiani. Nel agosto 1920, tesserato nella Forza e Costanza, trionfa alle Olimpiadi di Anversa conquistando la medaglia d'oro nel concorso ginnico individuale e un'altra medaglia d'oro nella prova a squadre (con Mangiante, Salvi e Contessi). Di nuovo l'accoglienza di Brescia è entusiasta. Nel 1921 la Società Gymnasium gli affida la direzione della Scuola di educazione fisica. Come ha scritto Gino Cavagnini, «l'educazione fisica, la maestria nel preparare concorsi e parate in cui la gioventù (non soltanto bresciana) figurava a livelli di assoluta perfezione corale, fecero di Zampori quasi un mito». Partecipa nel 1924 ai Giochi olimpici di Parigi e conquista il terzo posto nella prova individuale e il primo (medaglia d'oro) nella formazione a squadre. Nel 1924 si dedica all'insegnamento della ginnastica nelle scuole tecniche e ginnasiali di Chiari e del Collegio Arici. Nel settembre 1925 viene nominato ispettore onorario per le opere integrative delle scuole comunali di Brescia. Nel dicembre 1926 viene nominato istruttore della squadra azzurra di ginnastica.


In vista delle Olimpiadi di Amsterdam nel luglio 1928 apre a Fasano nell'ex Casinò una scuola-palestra per la preparazione degli atleti sulla quale vigila con la sua presenza D'Annunzio, che accompagna poi con messaggi entusiastici, ma dove la squadra italiana non avrà fortuna. In seguito continua l'insegnamento di educazione fisica all'Arici. È pure istruttore nel Dopolavoro dei Vigili del fuoco e presso l'Istituto orfani. Scrive Giovanni Gregorini ("I ricoveri della città", p. 319): «permise ai ricoverati di raggiungere prestigiosi risultati anche a livello nazionale, con saggi ginnici». Con Paolo Salvi presenta nel Teatro dell'Arici scene comiche ginnico-acrobatiche. Infaticabile organizzatore, negli anni Trenta è chiamato ad organizzare i grandi saggi ginnici dell'Opera Nazionale Dopolavoro, primo tentativo di costruire in Italia una cultura di sport di massa. Richiamato al servizio militare nella II guerra mondiale, l'8 settembre 1943 lo trova maggiore di artiglieria, comandante del Distretto di Brescia. Catturato dai tedeschi finisce in campo di concentramento a Czestochowa in Polonia. Alla fine della guerra, con la figlia Nora, sarà tra i primi a darsi da fare per rimettere in piedi la Forza e Costanza e la sezione di ginnastica. Nel giugno 1958 lascia l'insegnamento nel collegio C. Arici per dedicarsi alla preparazione della squadra italiana di ginnastica artistica in vista delle Olimpiadi del 1960.


Colpito nella salute, vive gli ultimi mesi di vita presso il figlio dott. Orlando, primario dell'ospedale di Breno. Ha scritto: "Ginnastica educativa. Guida pratica per insegnanti elementari" (Brescia, La Scuola ed., 1956, 170 pp.).