VIGASIO Bruno
VIGASIO Bruno
(Brescia, 10 gennaio 1903 - 26 maggio 1950). Di Arnaldo (v.) e di Teresina Bruneri. Fotografo. Piccolo, a 11 anni, del negoziante di stoffe Felice Colombi con bottega sotto i Portici, di fronte alla Loggia, venne dal padre, linotipista e giornalista, collocato presso il fotografo milanese Testori di via Gabriele Rosa che coltivava il ritratto il più possibile artistico. Passato presto allo studio Fotolampo, con negozio in via XI febbraio, così intitolato per l'uso del lampo al magnesio sempre più utilizzato, completa poi la sua preparazione seguendo i corsi di "Ornato e Figura" alla Scuola serale Moretto. Qui incontra il prof. Giorgio Coceva, appassionato di fotografia, del quale diventa collega nell'insegnamento. Quando Vigasio apre un suo studio fotografico in via Gabriele Rosa, Coceva gli è accanto e con lui escogita modifiche agli obiettivi e inventa impianti trasportabili di illuminazione adatti a fare ritratti. Ciò permette loro di imporsi come i fotografi delle famiglie più in vista del momento (Maggi della Gradella, Catturich, Martinoni, Fenaroli, Porro Savoldi, Togni, Wührer, ecc.). Nel 1932 Vigasio è in grado di allestire nel nuovissimo albergo "Vittoria" una Mostra d'arte fotografica del ritratto, nella quale sono ammirati ritratti a grandezza naturale che egli chiama "fotocolori" tra i quali quelli del prof. Romanini, preside dell'Istituto Venturi, del maestro Chimeri e del fratello Carlo.
Negli stessi anni Vigasio è il fotografo "ufficiale" della Cattedra Ambulante di Agricoltura. Per conto del prof. Gibertini fotografa mandrie e greggi all'alpeggio e le manifestazioni promosse dalla Cattedra. Diventato socio del prof. Coceva apre con lui, prima in corso Magenta, poi in Corso Zanardelli di fronte al negozio del fratello Mario, uno studio fotografico con l'insegna di Fototecnica Moderna (v.). Infine, già cagionevole in salute, apre il negozio di via Musei 13 passato poi alla moglie e ai figli che ampliano l'attività ad una sempre più vasta gamma di prodotti (v. Vigasio G. Studio fotografico).
Della sua abilità di fotografo restano numerosi "Fotoschizzi" da lui ricavati da fotografie opportunamente ridotte e modificate per ottenere l'effetto disegno (notevoli quelli dedicati ai bambini) che portano ben evidente la firma B. Vigasio. E pure trasformò in disegni paragonabili ad acqueforti immagini di edifici storici che otteneva inchiostrando fogli di carta sensibile per ricavarne l'effetto artistico che la sua sensibilità gli suggeriva.
Successo Vigasio otteneva in coppia con Giorgio Coceva nella mostra alla Galleria d'Arte "Campana" nel gennaio 1931. In tempi di diffusione della riproduzione a colori nella fotografia e del technicolor nel cinema americano, i due bresciani, come si leggeva in "Brescia", febbraio 1931, presentavano «una novità attraverso la fissazione dei colori invece che con la sovrapposizione alla gelatina, con l'assorbimento sulla positiva stessa, ottenendo sfumature e morbidezze di buona marca artistica, ottenendo al contempo poi effetti insperati con la riproduzione su tela e su legno». Il recensore rimarcava che «un ritratto su tela del maestro Romanini ci è sembrato un perfetto quadro ad olio. Altri ritratti dell'on. Gibertini, del sig. Lazzaroni, delle bambine Barboglio, di Anna Maria Pasotti, del bambino Franco Uberti, della contessa Lechi-Bettoni ed uno studio di testa, ci danno la prova di una salda ispirazione d'arte e di una completa padronanza del colore».
Dopo aver partecipato anche a mostre fotografiche all'estero, nel maggio 1928 dava prova della sua bravura ed esperienza tecnica in una mostra personale alla Bottega d'arte Bravo e Facchini, ricevendo le più ampie lodi da Pietro Feroldi che nei ritratti rimarcava «il gusto artistico che li pervade tutti, ma anche per la grande varietà di tipi e di tecniche, tali da dare l'impressione di una raccolta, non già di uno studio solo, bensì di parecchi studi fotografici, ciascuno specializzato in un determinato ramo, in modo che chiunque potrebbe trovare materia da soddisfare il proprio gusto e vedere interpretati con precisa espressione i soggetti più diversi. Così vediamo accanto alle figure nobili e severe di uomini come i maestri Paolo Chimeri e Romano Romanini, rappresentati in quadri sobrii e di taglio classico, gentili figure di bambini in quadri che ci ricordano i più distinti ritrattisti inglesi, fragili e capricciose figure di donne e di fanciulle in fotoschizzi e in fotominiature, gruppi familiari semplici e pieni di intimità, la più moderna forma tecnica del ritratto è rappresentata da una serie di dieci fotolitografie, le quali danno l'idea più completa dell'immenso progresso che la fotografia ha fatto ai nostri giorni, tale che ben a ragione viene ormai senza discussione classificata tra le manifestazioni artistiche». Nei paesaggi in "fotolitografia", pure esposti nella stessa circostanza, sempre il Feroldi rilevava «varietà di taglio, e quanta novità di interpretazione in soggetti che si direbbero già sfruttati. Così vediamo punti caratteristici della città presi sotto angoli nuovi e del tutto impensati, oppure con effetti di luce rari e sorprendenti, ad esempio uno scorcio del Broletto, la settecentesca fontana del Callegari di piazza del Duomo, la chiesa di San Giovanni, ecc. Così ci si presentano nella calma delle loro linee gli orizzonti a noi familiari dei nostri laghi e dei nostri monti».
Consolidata la posizione economica e professionale nel campo della fotografia, Bruno Vigasio va dedicandosi alla pittura. Si perfeziona alla scuola di Emilio Rizzi, di Pasini, Mutti, Ronchi. Come ha scritto Riccardo Lonati: «Dipinge la prima tela nel 1938; dal 1946 al 1948 è segretario della scuola serale dell'A.A.B. e presso la galleria della Associazione partecipa a mostre collettive. Espone a fianco di Arturo Verni, è presente al primo Premio Iseo, alla imponente rassegna di duecento opere di artisti bresciani nelle sale della vecchia Posta; a Milano nella Mostra degli artisti lombardi, promossa dalla Famiglia meneghina. Sue personali sono ricordate a Chiari, in città alla Galleria Vittoria». Di lui Lorenzo Favero ricordava la «grande passione per l'arte, per l'accanimento con cui disegnava, per la devozione al comune maestro e amico Emilio Rizzi, per l'ammirazione per Boldini» e inoltre rimarcava la padronanza di mezzi, la tecnica, «la fluidità e speditezza di tocco, il colore determinato verso i grigi; una tavolozza fine, aristocratica».
Sposato a Brescia nel 1937 con Giulia Coppini, ebbe Arnaldo (n. a Brescia il 19 luglio 1938), Giuseppe (n. a Brescia il 19 ottobre 1939) e Gabriella (n. a Brescia il 21 settembre 1943).