SOIANO del Lago

SOIANO del Lago (in lat. Soiani, in dial. Soià)

Centro agricolo turistico della Valtenesi nella zona morenica del Garda, nell'immediato entroterra del lago, in stupenda posizione, in prossimità della sponda sud-occidentale del lago, è a m. 203 s.l.m. ed è il più alto centro della Valtenesi. Dista da Brescia 28 km, da Verona 48, da Salò 12. Ha una superficie comunale di kmq 5,56. I principali centri urbani un tempo detti "ville" sono Soiano Castello e Chizzoline (a km 1). Il primo, tutto raccolto su una modesta altura, è dominato dalle mura dell'antico castello e dalla chiesa parrocchiale. Chizzoline è posto poco a S del capoluogo. Il nome è Socianum nel 1525, Solianum o Sogliano nel 1529. Lo stemma comunale è un mastello (in dial. soia) del vino, con la scritta: "Ibi non est habitandum ubi jus non redditur".




ABITANTI (Soianesi): 622 nel 1493, 350 nel 1530, 376 nel 1541, 550 nel 1595, 550 nel 1622, 296 nel 1711, 300 nel 1743, 325 nel 1819, 342 nel 1835, 422 nel 1837, 335 nel 1848, 337 nel 1850, 311 nel 1861, 407 nel 1871, 456 nel 1881, 497 nel 1901, 506 nel 1911, 606 nel 1921, 624 nel 1931, 637 nel 1936, 669 nel 1951, 581 nel 1961 (popolazione attiva 201, agricoltori 106, industriali 63), 650 nel 1981, 807 nel 1988, 750 nel 1991, 1278 nel 1997.




Il nome viene ritenuto da qualcuno un toponimo gentilizio dall'aggettivo "Sollianus" dal nome personale gallo-romano Sollius variante di Sulla, con il prefisso aggettivale "anus". Meno plausibile la derivazione dalla voce lombarda "soenja" = soglia benché il paese si trovi dinanzi alla Valtenesi. Altri sono ricorsi al latino "Solium" = abbeveratoio o vasca, o al latino medioevale "soia" = tinozza; Solius = soffice, molle e perciò fangoso; "saltum Jani" cioè tempio di Giano, venne chiamato dalla poetessa Solar d'Asti. Per altri "solis janua" cioè "porta del sole". Il Fossati, con il quale concorda Gnaga, deriva il nome da Vocianum.


Nel territorio vennero individuati insediamenti preistorici (tra il 1800 e il 1500 a.C.). In località Salterno nella torbiera di Chizzoline fortuitamente nel 1897 e poi nel 1950 vennero rinvenuti oggetti litici e ossei databili al Bronzo finale, parte dei quali sono finiti nel Museo Pigorini di Roma. Oggetti di industria litica di età preistorica vennero ritrovati nel 1970 in località Castelletto. Un masso inciso, della stessa età, venne alla luce nel 1974. E queste sono solo alcune indicazioni. Don Vantini infatti, ebbe a scrivere che tra i luoghi da cui il Rambotti trasse i suoi oggetti preziosi sono in gran parte della Valtenesi, e il territorio di Soiano vi figura tra i primi. Ancora più rilevanti i ritrovamenti di epoca romana segnalati dalla Carta archeologica della Lombardia. Strutture murarie, con materiali ceramici e monete relativi ad una villa romana databile ad età imperiale, vennero alla luce nel 1935 ed altri più evidenti nel 1971, nella scarpata N del Castello. Altre strutture murarie, con resti di pavimento, materiali ceramici, vitrei, metallici e cinquantacinque monete riferibili ad un complesso in uso dal I al IV sec. d.C. e poi di età altomedioevale, riferibili ad un probabile luogo di culto e i cui materiali sono conservati presso la Soprintendenza Archeologica della Lombardia, sono venuti alla luce nel 1982 in località Paoletti o Castelletto, nella proprietà Serramondi. Materiali ceramici sempre di età romana sono emersi nel 1971 lungo le pendici della Collina di S. Rocco. Ancora materiali ceramici e vitrei relativi ad un insediamento romano sono emersi nel 1971 in località Trevisago. Né mancano ritrovamenti di età tardoromana. Strutture murarie, resti di focolari, materiali ceramici, metallici e monete relativi ad un edificio databile alla prima metà del IV sec. d.C. sono emersi nel 1975 in località Levrini o Saltarino lungo la strada Soiano Carzago; sepolture ad inumazione con corredo databile al VII sec. d.C. sono state trovate negli anni '60 , anch'esse presso la località Paoletti o Castelletto. Secondo Gaetano Panazza le fortificazioni di Soiano come quelle di Padenghe, Desenzano, Bedizzole, ecc. sono del tipo dei castelli comunali, non del Signore, che, eretti o ricostruiti contro l'invasione degli Ungari, (ma forse di origine più antica ancora - tardo romani o bizantino-goti) furono poi rifatti nei secoli XII e XIII e continuarono nel loro uso, passando alcuni, in mano signorile, altri alla repubblica veneta, con sostanziali ricostruzioni fra i secoli XIV e XV. Insediamenti romano-longobardi sono stati individuati da G. P. Brogiolo in località Castello. Come scrive Andrea Nodari, due lapidi erano già conosciute nel XVI secolo, dal momento che ne parla il Grattarolo nella sua "Historia della Riviera": "Soiano ha nella chiesa di S. Michele un sasso grande, sotto l'avello dell'acqua benedetta, scolpito in lettere in maggior parte consumate. Pur si legge "IVNONIBUS V.S.L.M. C VOCIANV SURG." E fuori dell'ordine della cornice: "SACRUM". (Caio Vociano sciolse un voto alle Giunoni). Anziché a Giunone moglie di Giove, come ha supposto Leonardo Urbinati, l'iscrizione potrebbe riferirsi alle Matrone, divinità celtiche, dee tutelari della famiglia, della tribù, del villaggio, ecc. La lapide ricorda un "C. Vocianu Surg" nella quale la V rivelerebbe, secondo l'Urbinati, l'umile origine del personaggio ricordato, forse un liberto (schiavo liberato) di provenienza orientale. Una seconda lapide, rimasta a Soiano e murata all'interno del Castello, è purtroppo incompleta nella parte superiore e quindi non si può stabilire a quale divinità fosse dedicata: "... VIRTV CONIVG. INCOMPARABILI ET. SIBI. ET. POST. FECIT (CIL - V - 4837)" che si traduce: «... fece per la virtù dell'incomparabile moglie e per sé». Come ricorda Andrea Nodari: «Nel 1700, rifacendosi alla tradizione popolare, lo storico Silvan Cattaneo aveva affermato che a Soiano esisteva un tempio dedicato a Giove, ma non vi erano prove. La certezza dell'esistenza di questo tempio si è avuta nel 1936, quando Angelo Omodeo, durante i lavori di ristrutturazione del Castello, ha scoperto una lapide dedicata a Giove: "BOVINAE NEARC. SAFRICIA SETUSE - M IOVI - DEDIC." (Bovina, Nearca e Safricia Setusa dedicarono un monumento (o tempio) al dio Giove)». Di grande rilievo è il recente ritrovamento da parte di Giovanni Rabizzi a Chizzoline (via Roma, 1) di una bella ara romana perfettamente conservata. Tale opera fu rinvenuta a 2 m. sotto il pavimento della cappella di S. Maria Elisabetta, collocata all'interno di un antichissimo monastero benedettino. Quest'ara è di notevoli dimensioni: misura 140x175 cm ed ha uno spessore di 40 cm; è molto rara e risale al I secolo a.C. È una pietra compatta, con la parte superiore leggermente arcuata e con i bordi scavati a formare dei canaletti aventi un'unica apertura verso l'esterno. Su un castelliere preistorico, forse, esisteva una fortificazione romana a pochi chilometri di distanza da Maguzzano, là dove passava l'importante via Gallica o Emilia da Brescia a Verona. È comunque opinione del prof. Brogiolo che in epoca romana Soiano non esistesse come territorio autonomo, ma come entità compresa in una circoscrizione più ampia, il "PAGO" della Valtenesi, il quale probabilmente aveva il suo centro in Manerba. La sua estensione corrispondeva quasi certamente a quella della successiva Pieve di S. Maria, che con l'affermarsi del Cristianesimo vi si sovrappose, seppur soltanto nell'ambito religioso. Della dominazione longobarda potrebbe essere un' indizio la dedicazione della chiesa parrocchiale a S. Michele. Poco distante da Maguzzano, che fu il più importante insediamento benedettino della zona, a Chizzoline, esiste una località chiamata "Monastero" dalla gente del luogo. "Tale nome è ricordato anche nelle antiche mappe. Non si hanno fonti - come scrive Andrea Nodari - che testimoniano l'anno della sua costituzione, ma certamente esso è uno dei più antichi della nostra terra. Fu costruito infatti proprio nel luogo dove in epoca romana sorgeva un tempio, in un punto di passaggio, circondato da zone paludose". Recentemente G. Rabizzi, durante i lavori di restauro, ha rinvenuto alcuni bassorilievi, simili a quelli dell'abbazia di Maguzzano e di altre località come Sirmione, Gargnano, Serle, Leno, Brescia (Duomo Vecchio) e databili, secondo G. Panazza, fra la fine del secolo VIII e l'inizio del IX. I frammenti di transenne, capitelli e plutei sono accuratamente custoditi nella cappella e nell'abitazione del proprietario. Un altro frammento di pilastrino, elegantemente decorato con intrecci geometrici, è conservato nel Museo Civico di Manerba.


La presenza benedettina è rappresentata da possedimenti nel territorio di Soiano da parte del monastero di Maguzzano. Essi sono certificati in documenti del 1344 (a Chizzoline), del 1345 (a S. Michele), del 1433 (a Traghesago), del 1441 (a Chizzoline), del 1424 (a Chizzoline) ecc. Antico è il Castello probabilmente esistente in tempi romani, ma che prese sempre più forma e importanza durante le invasioni ungare nel sec. IX. Come ha scritto Fausto Lechi: "Troppo modesto di superficie per essere classificato fra i villaggi murati (circa mille mq) è il classico Castello-ricetto con le sue buone difese. Di pianta rettangolare, oltre alla cortina di cinta quasi completa, con delle sbrecciature in alto, che non sai se si possono identificare con i vecchi merli diroccati, vi è il piccolo mastio con l'ingresso verso occidente, discretamente conservato, anche mercé l'intervento generoso dell'ing. Angelo Omodeo, ricordato da una lapide posta in chiave sul portone d'accesso, che è ancora sovrastato dalle feritoie del ponte levatoio ... Nel muro di cinta si erge una torre a pianta trapezoidale sull'angolo di nord-est e una sporgenza sulla parte opposta. Nell'interno, dopo l'androne, vi è un secondo arco, che portava un'ulteriore chiusura, forse un cancello di ferro". Non molte le notizie di epoca medievale. Appartenente al vescovo di Verona, allo stesso veniva confermato nel 1134 da diploma di Federico I. Il Castello è ricordato nella cronaca del Malvezzi sotto la data 1330 quando, favorito dai Ghibellini, Mastino della Scala soggiogò i castelli di Soiano, Polpenazze e Puegnago. Presto, tuttavia, fu tolto a Mastino da Giovanni, re di Boemia, che lo diede per 15.000 forni d'oro ai Conti di Castelbarco. Della nascita di una comunità civile non si hanno notizie dirette, ma che fosse già costituita ed organizzata fin dal sec. XIV lo dimostra il fatto che nel 1307, a redigere l'atto della rivendicazione da parte di Scovolo di privilegi concessi da Federico I il Barbarossa, il notaio sia "Bresciano" di Monte di Soiano. Nel 1427 Soiano, con gli altri centri della Quadra della Valtenesi, entrò definitivamente a far parte dei domini della Repubblica veneta, di cui seguì poi le vicende. Nel sec. XV Soiano compare, con i propri statuti dei quali è rimasto una specie di regolamento di polizia campestre, mentre compare anche lo stemma raffigurante una brenta di vino (in dialetto bresciano "soi" o "soie"). L'organo principale è la vicinia che elegge ogni Natale il Consiglio generale composto da 36 membri, parte per Soiano e parte per Chizzoline. Questi eleggevano il Consiglio del Comune, formato da 12 persone, che vigilava affinché gli Statuti venissero rispettati e provvedeva all'ordinaria amministrazione del Comune. Questo Consiglio nominava il Console (sindaco), il notaro (segretario), il massaro (cassiere), il camparo (la guardia campestre e dei boschi), il magistrale (il messo o cursore) ed il campanaro. Un capitolo degli Statuti di Soiano sulla pulizia e la cura dei fossi è stato incluso negli Statuti del Comune di Manerba nel 1490. Il 3 settembre 1491 viene firmata una transazione tra i comuni di Soiano e di Padenghe per la rettifica dei rispettivi confini. Il 10 aprile 1493, nel Castello di Soiano vengono registrati accordi riguardanti la sorveglianza dei campi da parte dei notai Maffeo Giovanni e Francesco Giacomo de' Flochis di Polpenazze.


Pur alquanto appartato dalle vie di comunicazione, il territorio fu percorso da eserciti e da bande di ventura. Nel 1438 e 1440 gli eserciti di Nicolò Piccinino e di Taliano del Friuli, composti da migliaia di soldati mercenari, con rapine e devastazioni ridussero in miseria Soiano e altri paesi. Tale situazione spinse il doge Francesco Foscari a concedere a quei "poverissimi e fedeli comuni", fra altri privilegi (l'amministrazione della giustizia fino alla somma di lire 10 piccole ed il congelamento di crediti per due anni), l'esenzione per due anni di tutte le tasse reali e personali. Di gran peso, nuovamente, fu il movimento di truppe durante la guerra fra Impero Franco e Spagna, specie dal 1512 al 1516, guerra che costò a Soiano danni per lire 20.435. Calato nella primavera del 1527 dalla Germania, il duca di Brunswick, con 10mila soldati, si stabilì in Peschiera. All'imposizione di una taglia di 10mila ducati la Riviera del Garda, attraverso il suo capitano Gerolamo Gradenigo, ne poté sborsare solo 4 mila. Questo fatto scatenò la vendetta degli "Alemanni" che, calati a Lonato, nel mese di settembre, in numero di mille cavalieri e fanti, diressero le loro ire su Manerba e Soiano, saccheggiando, incendiando, portando con loro prigionieri molti abitanti e uccidendoli. In soccorso a Manerba andò don Valerio Panteo di Soiano, prestando 100 ducati d'oro e ricevendo in pegno un mulino di due ruote. Per Manerba e Soiano si mosse, il 4 febbraio 1529, il capitano della Riviera Andrea Gritti, che scrisse al doge: "sei si potesse, nel nome delli fedelissimi Comuni et homini de Manerba et de Sogliano esprimer a V.S. li affanni, rovine et dani intollerabili, quali nel mese di Setember per la solida fede e devotion sua han miseramente patito dal esercito alemanno..., certo ne veneria pietade fino alli saxi, per causa del sacho e del foco, facendo infiniti prigionieri, en parte morti ... Concedemoli esenzione real et personal per anni dieci per Manerba et anni venti per Sogliano, eccettuato la taglia ducal et pagamento dei daxi...". Alla povertà generale negli stessi anni venne incontro la carità privata, fino dal 1529 . Il 2 marzo il ciabattino Jacopo Ghedini dispose l'elargizione di frumento e vino per metà ai poveri e l'altra metà ai forestieri. Ma nel campo caritativo la vera novità prese consistenza nell'erezione, nel 1595, del Sacro Monte del Miglio, grazie alla generosità di don Giampaolo Molinari, il quale lasciò per testamento al comune e agli uomini di Soiano la somma di lire 1000 per comperare grano e miglio, affinché venissero distribuiti in prestito, o mutuo di anno in anno, ai poveri ed alle persone bisognose della Comunità, in onore delle anime dei defunti. Sul Monte del Miglio intervennero autorità pubbliche mentre importante fu il legame del Monte con la Confraternita del SS. Sacramento. Altri legati si aggiunsero come quello del 1675 di Pietro Cominardi che concerneva la dispensa del sale. Il 13 agosto 1781 Caterina Ronchi, provvedeva alla donazione di una dote per una donzella da maritare. Fra le epidemie frequenti, specie dal XIV al XVI secolo, devastatrice fu la peste del 1630, che decimò la popolazione. A E di Chizzoline, in località Castellana, c'è una località sulla quale sorge una santella. Questo tabernacolo veniva indicato come il "Gorgo dei morti" o "Santella dei morti miracolosi di Castellana".


Nonostante gravi epidemie e povertà endemica per la maggior parte della popolazione, il paese si andò arricchendo di edifici, a volte, di prestigio. Nel 1622 venne ampliata e rinnovata la parrocchiale; poco dopo venne edificata la chiesa di S. Carlo alle Chizzoline; nel sec. XVII venne eretto il palazzo Carminati; nel sec. seguente, sorsero la villa di Posteghe (poi completamente ristrutturata negli anni' 30) ed altri edifici e cascine. Fra le famiglie nobili presenti in Soiano si ricordano i nobili Carminati di origine spagnola, che, come già detto, nel 1600 eressero in Soiano una bella dimora. Essi contribuirono con Scipione e Bartolomeo all'ampliamento della parrocchiale. Si estinsero nel 1670, quando l'unica figlia di Bartolomeo andò sposa al marchese Giov. B. Piatti che ereditò tutte le sostanze dei Carminati. Proprietà ebbero in Soiano anche i nobili Rovelli di Salò. A Soiano dimorò spesso Giacomo Rovelli, vescovo di Belluno e Feltre. I nobili Fioravanti a Soiano costruirono una bella villa passata, sulla fine del sec. XIX ai Bellini di Salò e nel 1933 all'ingegnere milanese Angelo Omodeo. A Soiano dimorò la poetessa Diamante Medaglia Faini (1724 - 1770) che dedicò elogi al paese dove morì. Sempre nel '600 andavano emergendo altre famiglie protagoniste di nuovi avvenimenti: gli Amadori, i Panteo, i Paini, i Molinari, i Corradi, i Saramondi, i Bontempi e i Bertini.


Un segno sicuro di progresso fu la cura dedicata all'istruzione elementare della quale si hanno sicure notizie. Nel 1677 il Consiglio Comunale elegge un cappellano comunale, don Camillo Paini che si assume l'incarico "di insegnare alli figli a leggere e a scrivere"; nel 1769 gli amministratori dei legati delle Chizzoline assegnano a don Teodoro Amadori 150 scudi "per aprir una scola per i figli da educarsi in quella frazione"; nel 1785 viene eletto cappellano di Chizzoline don Giambattista Amadori, ma con l'obbligo "di ammaestrare li figlioli oriundi di detta Villa, giusta l'abilità ed età dei medesimi, educandoli come è proprio della di lui pietà e saviezza". Anni difficili passò Soiano, come la Valtenesi e la terra bresciana, dal 1702 al 1706 nella guerra per la successione di Spagna. L'occupazione della Valtenesi da parte delle truppe francesi nel 1702 si ripeté nel 1705 con requisizione di fieno e soprusi di ogni genere. Alle truppe francesi fecero seguito quelle tedesche che dal dicembre 1705 al 25 maggio 1706, si stanziarono permanentemente sul territorio, provocando danni enormi, con la distruzione di vigne, alberi da frutto ed ulivi devastando case, consumando ogni genere di provviste, creando desolazione e miseria per cui anche in quell'occasione, in considerazione dei danni patiti, il doge Alvise Mocenigo, con ducale 4 dicembre 1706, esentò la Riviera dal pagamento del Campatico e dalla tassa per la gente d'anni, inoltre esonerò i contadini per un anno dalla tassa della macina. Nei libri comunali di Soiano si legge: "dal dicembre 1705 al 25 maggio 1706 non si combinò né Vicinia, né Consiglio per la station (permanenza) delle Truppe Allemanne".


Non mancarono anche nel sec. XVIII nuovi momenti di apprensione. Il castello era stato appena sistemato nel 1735, dopo anni di abbandono, quando nel settembre del 1736 si profilò un nuovo pericolo di occupazione da parte di truppe savoiarde in vista della quale vennero compiute nuove opere di difesa. Il pericolo si allontanò dopo che vennero inviati carri carichi di fieno all'accampamento di Bedizzole e dopo che fu anticipata la vendemmia. Allontanatosi il pericolo, vennero di nuovo imposte tasse per pagare i danni subiti. Il '700, secolo di prevalente pace, fu percorso da malattie, da epidemie specie di bovini (1711, 1735, 1736, ecc.) e anche da calamità della natura che distrussero specialmente gli ulivi. Tuttavia nel 1769, nella guerra di successione spagnola, le colline di Soiano, come quelle della Valtenesi, brulicarono di truppe francesi e croato-tedesche che occuparono anche l'ex convento di S. Rocco, e misero a soqquadro il paese e le campagne, fermandosi nel territorio fino al 1790. La fine della Repubblica Veneta portò nel 1796, nuovi disagi, prima da parte di truppe austriache poi di quelle francesi, condotte da Napoleone. Sconfitti gli austriaci ai Tormini il 3 settembre, le truppe francesi si stanziarono sulle colline e nel convento di S. Rocco, dopo che gli austriaci avevano requisito il possibile. Da una nota riferita da Andrea Nodari si rileva che "delli saccheggi praticati dalle truppe Francesi e Todesche nell'agosto di quell'anno, alle famiglie componenti il comune, con fuciliate e minaccia sulla vita dell'individui risulta che furono ben 34 le case più danneggiate, per una somma di lire 8613." Nell'aprile 1797 Soiano registrò il passaggio delle truppe rivoluzionarie bresciane e francesi che vi lasciarono il segno. Nell'ottobre 1797, caduta la Repubblica Veneta, Soiano entrò con i Comuni della Valtenesi nel cantone dei Colli, che ebbe il suo capoluogo a Lonato. Ma non ebbe lunghi periodi di pace. Nel 1798 infatti, nel gennaio, briganti e ribelli valsabbini compirono colpi di mano su Soiano e su Sirmione. Dopo la parentesi della dominazione austriaca nel 1799-1800, Soiano fu aggregato al Dipartimento del Mella, fino al 1810, anno in cui passò al Comune di Polpenazze. Nuove requisizioni si verificarono nel gennaio 1800 su ordine del quartier Generale Francese di stanza a Gavardo. Entro 24 ore il 16 gennaio vennero requisite 3.000 pinte di vino e, nei giorni seguenti, uomini, bovi, carri per trasportare materiale bellico a Lonato, Venzago, Peschiera e Verona, senza dire di derrate, cibarie, ecc. Fra le poche novità venne registrata la costruzione nel 1808 del nuovo cimitero, benedetto il 13 aprile 1809. Ancor più nel 1810 il paese perdette la sua autonomia e con Puegnago venne aggregato al comune di Polpenazze fino al 1825, quando riconquistò l'indipendenza. Passaggi amministrativi, oltre che politici, incisero quasi per nulla sulla riduzione della povertà della popolazione. Pochi, almeno per quanto si conoscano, gli avvenimenti di epoca risorgimentale. Il 13 gennaio 1853 veniva decapitato in Brescia Antonio Amadori, di anni 30, contadino di Sojano, soldato dell'11° cacciatori, imputato di avere nell'agosto 1849, dopo disertato, commesso grassazioni a mano armata con altri in provincia. Probabilmente nel 1859 e nel 1866 la povera popolazione vide Garibaldi in continuo trasferimento anche sul Garda e ancor più udì il tuono del cannone nella battaglia di Solferino e S. Martino il 26 giugno 1859. In verità questi non sono fatti che lasciano il segno. La popolazione continua a vivere nella più generale povertà che vede nel 1886 il diffondersi della pellagra e di altre epidemie. Poche, per decenni, le opere pubbliche, fra le quali il fabbricato scolastico realizzato nel 1912 per la tenace volontà del sindaco G. B. Bellini e dell'assessore Vincenzo Bertini. Dall'ottobre 1917 dopo la rotta dell'Esercito Italiano, Soiano visse momenti agitati. Il 4 novembre 1917 affluirono a Soiano reparti di truppe francesi che occuparono ville, case, la chiesa di Chizzoline e ogni altro ambiente fino a dicembre, quando partirono per il Piave, sostituendo l'82° reggimento di fanteria. I fanti presero il loro posto a Soiano e dintorni, ebbero modo di riprendere le forze e da lì ripartirono per il fronte nell'aprile 1918. La guerra costò a Soiano 15 vittime, una delle quali, Marco Cerzani, decorato di medaglia d'argento. Alla loro memoria venne eretto un piccolo monumento, opera di Claudio Botta e inaugurato il 4 novembre 1919. L'iscrizione venne dettata dal sen. Pompeo Molmenti.


Nel dopoguerra, a sollievo delle misere condizioni della popolazione, il parroco don Vantini apriva una scuola di maglieria e attrezzava la sala parrocchiale con macchine per la lavorazione di calze per una ditta di Brescia. A beneficio della popolazione nel 1921 veniva costituita una cooperativa di consumo. Non si avvertirono politicamente gravi contrasti e nemmeno il fascismo creò strascichi di un certo rilievo. Infatti già nelle elezioni del 1920 si impose Antonio Panteo il quale, dopo aver ceduto nel 1924 la carica di sindaco a Vincenzo Bertini, diventava nel 1934 e rimaneva fino al 1939 podestà di Padenghe, Soiano e Moniga. Con disappunto di molti soianesi, con decreto del 26 novembre 1928, il Comune di Soiano veniva soppresso e incorporato con quello di Padenghe. Il tifo divenne endemico, la rete stradale non seguì modifiche e l'assistenza pubblica non ebbe progressi di rilievo. Il 4 novembre 1929 veniva aperto per iniziativa di Antonio Panteo, podestà, e Vincenzo Bertini, l'asilo infantile affidato alle suore figlie di Gesù dell'Istituto Leonardi di Verona. Negli anni '30 si verificarono seri contrasti fra municipio e parrocchia. Quest' ultima in mano a don Vantini attivo, anzi instancabile, divenne il vero punto di riferimento della povera popolazione. Tutto si esaurì in polemiche, rimandando la costruzione di un acquedotto progettato dall'espertissimo ing. Angelo Omodeo, la sistemazione delle strade, oltre che attività economiche e sociali di rilievo. Per decenni la situazione economico-sociale non subì cambiamenti e tanto meno miglioramenti. Nel 1939 la povertà del bilancio era tale che il Comune alienò all'ing. Carlo Omodeo il castello, e il Lazzaretto alla parrocchia, destinando le 24mila lire del ricavo a risanare il deficit comunale. Merito del primo fu il restauro del maniero come ricorda la lapide: "Questo fortilizio che l'alto medioevo edificò su romani ruderi, fu restaurato nel 1937 dalla munificenza dell'ing. Angelo Omodeo, scienziato di fama mondiale che la Valtenesi scelse per il riposo, pur donando, dalla sua villa Posteghe, ingegno, lavoro e contributo ad operare di luminoso progresso agrario, igienico e civile, per il bene di queste genti, memori e riconoscenti. Novembre 1941". Fra i pochi interventi pubblici si ricorda l'ampliamento del cimitero nel 1938. A villa Omodeo ebbe sede il Quartier generale e il Ministero delle Forze armate della Repubblica Sociale di Salò, mentre il titolare, il generale Graziani, abitò nella Villa Tassinara a Rivoltella del Garda. Nonostante l'ingombrante presenza, Soiano sfuggì a qualsiasi offesa aerea, tanto che corse voce che Graziani fosse in contatto d'intesa con gli alleati. Anche i giorni della liberazione non furono segnati da fatti particolari.


Passato appena un mese dalla Liberazione, il 25 maggio 1945, tutti i capifamiglia di Soiano sottoscrivono una petizione per ottenere l'autonomia comunale ed eleggono una commissione di tre persone con a capo Giovanni Bertini, presidente del Comitato di liberazione Nazionale, per predisporre le pratiche necessarie. Alla fine di settembre 1947 viene nominato il Bertini "commissario prefettizio". Con decreto del 20 agosto 1947 n.997 viene sanzionata l'autonomia e il 1° novembre 1948 Soiano ritorna comune indipendente. Nella vita amministrativa si alternano alla guida del paese Giovanni Bertini, Paolo Avanzi sotto il simbolo della Democrazia Cristiana o di liste indipendenti. Ma da amministrare vi è solo, se non miseria assoluta, una generale povertà aggravata da ricorrenti intemperie naturali come la disastrosa grandinata dell'estate 1949, da salari di fame, dalla disoccupazione in seguito all'introduzione delle macchine. Fra i problemi affrontati dalla prima amministrazione comunale vi furono quelli dell'acquedotto, del nuovo arredamento delle scuole, delle comunicazioni con Brescia attraverso la linea automobilistica Portese-Brescia e l'allargamento della strada della frazione Chizzoline. La situazione spinse, il 7 settembre 1954, il sindaco Paolo Avanzi a chiedere il riconoscimento di area depressa, mentre il sindaco Bertini riuscì nel 1953 a dare il via con prestiti privati all'acquedotto. Ritornato nel 1956 a capo del comune in una lista socialdemocratica, il Bertini diede vita ai primi cantieri stradali, grazie a cessioni gratuite di terreni e a prestiti di privati qualche volta condonati. Con il contributo di mutui statali la situazione va via via modificandosi. Grazie allo sviluppo turistico e a nuove attività economiche (come gli allevamenti di galline e di suini), Soiano subisce, anche con deprecate alluvioni di cemento, una radicale trasformazione del contesto sociale. 1476 residenti del 1971 diventano 1294 nel 1999, qualificandosi come il comune più sviluppato della Valtenesi. Nel Piano Regolatore del 1985 è stato posto come sviluppo massimo il numero di 1500 abitanti. Già da quell'anno si cerca di adeguare allo sviluppo le strutture di sostegno. Nel 1985 Soiano si arricchisce del Gardagolf Country Club con 27 buche, comfort ecc. Del dicembre 1985 è la costituzione della Pro Loco. Fatto importante è la cessione negli anni '80, da parte degli Omodeo, del Castello al Comune per una cifra simbolica. Il Comune ne inizia nel 1986 il restauro su progetto dell'ing. Berlucchi, dell'arch. Tito e del geom. Visentini. Inoltre, il Comune di Soiano acquisisce 46mila mq. di area, che intorno al Castello forma un bosco con piantumazione a basso cedro, per ricavarne un parco di interesse sovracomunale; un polmone di verde che servirà anche i Comuni limitrofi. Il Castello viene poi destinato a sede della Biblioteca Comunale, della Pro loco e della Polisportiva, ha una sala mostre e ospita pure numerose manifestazioni artistiche e folkloristiche. Nel 1986 il Comune avvia inoltre la costruzione in via Castellana di un nuovo edificio scolastico, di una palestra polivalente e di un centro sportivo (calcio, tennis, atletica leggera). Il 18 settembre 1988 viene inaugurato il nuovo edificio scolastico e, poco dopo, viene attrezzata la piazza per il mercato settimanale. Nel novembre 1991 viene inaugurata la nuova struttura di "Garda Cantieri" con rimessaggio capace di ospitare 150 imbarcazioni.


L'espansione è tale che sin dal 1995 aumenta la preoccupazione del diffondersi del cemento. L'Amministrazione Comunale cerca di contingentare la costruzione di seconde case, ma ciò non arresta il susseguirsi di iniziative e il sorgere di opere pubbliche. Nel 1996 vengono realizzati un depuratore ed un nuovo serbatoio sul monte Gazzola. Nel 1997 arriva il metano. Nel 1999 Soiano ha anche il suo premio per componimenti poetici intitolato a Lydia Vallini Lussignoli. Nel 1999 affida all'Azienda speciale Garda l'incarico per la realizzazione del Sistema geografico informatico.




ECCLESIASTICAMENTE. Viene fatta risalire al vescovo di Trento (sec. IV) l'evangelizzazione della Valtenesi e perciò di Soiano mentre la parrocchia di S. Michele Arcangelo viene ritenuta emanazione della Pieve di S. Maria di Manerba. Di rilievo la presenza benedettina specie del Monastero di Maguzzano che ebbe proprietà e una chiesa di S. Maria, fino alla soppressione del 1797. Non è per nulla certo tuttavia; come è stato scritto, che la località "Monastero" indichi l'esistenza di una comunità monastica presto scomparsa. Sappiamo poco o nulla dei secoli IX - XI se non che alla fine del sec. X si diffuse anche a Soiano l'eresia catara o patarina che ebbe il suo centro in Desenzano. Della chiesa catara qui stabilitasi fu vescovo Marchisio da Soiano (1220-1230). Secondo qualcuno avrebbe poi abiurato, secondo altri sarebbe tra i catari saliti sul rogo a Verona nel 1278, assieme ad altri 166 eretici. La presenza di un sacerdote probabilmente stabile a Soiano è segnalata nel 1345 quando Ugolino da Prandalio, canonico di Brescia, attesta contro le pretese di Pagano, presbitero di S. Michele, che Soiano appartiene di pieno diritto al monastero di Maguzzano e al suo abate Iacopo. In seguito, il 1° ottobre 1454, in occasione della visita del vescovo di Verona Ermolao Barbaro, l'arciprete di S. Maria di Valtenesi elenca, tra le chiese da lui dipendenti, quella di S. Michele di Soiano e attesta che ha il sacerdote stabile. Più ampie notizie emergono dagli atti delle visite pastorali del '500. Il visitatore del 1525 a nome del vescovo Giberti riscontra una parrocchia in piena funzione con un beneficio di 70 ducati, del quale è titolare Lorenzo Loredano sostituito in luogo da don Antonio Loredano, coadiuvato a sua volta da un cappellano. Si registrano in quell'anno tre inconfessi. Tre gli inconfessi anche nel 1529. In tale anno gli atti visitali mettono in rilievo lo stato della chiesa che ha bisogno di riparazioni al tetto e alle finestre, mentre il cimitero annesso deve essere circondato da inferriata. Carente l'assistenza ai poveri dato che nulla era stato eseguito riguardo alle disposizioni di un forestiero che aveva lasciato a Grazioli e al sarto Gianni Gheda una somma perché fosse erogata per metà ad abitanti del paese e per l'altra metà ai forestieri, in pane e vino. Negli atti della visita del vescovo Gilberti del 1530 non risultano più inconfessi, anche se il vescovo deve riprovare che gli uomini si mescolino in chiesa con le donne; ciò si deve evitare pena la sospensione delle funzioni liturgiche. La chiesa è malridotta anche se abbastanza provvista di arredi e paramenti. Due anni dopo la chiesa è in condizioni sempre più pietose per cui si raccomanda di ristrutturarla, di rifarne il pavimento, di provvedere al tabernacolo e alla Confraternita del SS. Sacramento. Nell'ambito della parrocchia vengono segnalate altre tre chiese: una dedicata alla Visitazione della B.V. dipendente dal Monastero di Maguzzano, una a S. Silvestro, ormai cadente e che il visitatore ordina di abbattere, e quella di S. Rocco. Non mancano gravi inconvenienti: due sacerdoti che vivono nel convento di S. Rocco, sono ignoranti e inetti e vengono sospesi dal confessare; il priore del convento era fuggito l'anno precedente, accusato da un ragazzo. In più esisteva in parrocchia un "benandante", certo Pietro Giacomo, che esercitava la magia e che perciò venne ammonito. Nel 1541 la situazione religiosa e morale è migliorata: non vi sono scandali né inconfessi e le condizioni della chiesa non sono segnalate disastrose: solo dev'essere ridipinta, arredata di un confessionale. Nel frattempo viene ribadita la dipendenza della chiesa di S. Michele da S. Maria di Manerba, per cui nel 1572 Soiano deve corrispondere alla pieve due libbre di cera bianca, mezza libbra di incenso con onere per il rettore di portarsi personalmente alla pieve ad assistere alla benedizione del Fonte Battesimale e di portare il cero a benedire.


Frutto del Concilio di Trento è la scuola della Dottrina Cristiana che, oltre agli adulti si allarga, a metà del sec. XV, ai bambini. Forte eco lascia nel 1580 la visita o il solo passaggio di S. Carlo Borromeo. A suo ricordo viene chiamata S. Carlo una zona intorno a Villa Posteghe, dove viene pure eretta, sul luogo in cui avrebbe sostato il santo, una santella. Ne viene edificata un'altra accanto alla quale zampillava un'acqua "medicinale" chiamata "fontana S. Carlo". Più tardi sorgerà una chiesa. Impulso alla vita religiosa dà la Confraternita del SS. Sacramento che risulta già istituita nel 1542, che nel 1556 ha 137 iscritti e nel 1607 viene aggregata alla Arciconfraternita di Roma e sempre più è dotata di ricorrenti indulgenze e di beni. Ad essa si aggiungono la Confraternita del S. Rosario e quella di S. Francesco, forse la più antica. Andrea Nodari ritiene ammontino ad una quindicina le cappellanie, fra le quali ha rilievo quella comunale. Ad esse si appaiano molti legati che provvedono a celebrazioni di messe, iniziative e azioni di assistenza e all'insegnamento scolastico.


Nel sec. XVII la comunità di Soiano acquisisce un nuovo protettore ed una nuova devozione in S. Albano, le cui reliquie vengono donate dal marchese Bartolomeo Carminati. Portate a Soiano l'8 ottobre 1662, accolte da grande entusiasmo, vengono collocate nella mensa dell'altare dell'Annunciata fatto costruire e dotato dallo stesso Carminati di una cappellania e di indulgenza plenaria nel giorno dell'Annunciazione. S. Albano viene proclamato "Protettore del Comune" e dal 1670 viene dichiarato festivo il 25 ottobre. Ad esso si aggiunge una seconda festa fissata per l'8 ottobre. A S. Albano i Soianesi ricorsero spesso in occasione di intemperie (siccità, piogge) e di epidemie. Nel 1954 il sindaco Bertini attribuiva a S. Albano la grazia della concessione di un prestito governativo di 8 milioni per la sistemazione delle strade del paese.


Tranquilla è la vita parrocchiale lungo il '700. Negli atti della visita pastorale del 1711 risulta che la chiesa ha cinque altari; oltre al parroco risiedono in paese quattro sacerdoti, prosperano le confraternite, frequentata è la Dottrina Cristiana, e non vi sono inconfessi. La stessa situazione il visitatore registra nel 1743. Oltre alle feste patronali ebbero riscontro la pratica del perdon d'Assisi, prima nella chiesa di S. Rocco e poi in parrocchia, frequentatissima, tanto che nel 1889 su 500 abitanti si registrano 350 comunioni. In auge le feste di S. Francesco d'Assisi, di S. Albano, di S. Rocco con relativa sagra il 16 agosto, i Tridui, ecc.


Lodi ripetute vennero tributate dai vescovi visitatori agli "arcipreti" di Soiano. Tra di essi uno che "lasciò" scrive don Vantini "un'impronta incancellabile nel governo della parrocchia". Costui fu don Antonio Ramazzotti che venne sepolto dopo che "fu versato un fiume di lagrime". Fra gli ultimi parrocchiati uno dei più attivi fu quello di don Giuseppe Vantini che durò 53 anni (dal 1914 al 1966). Zelo grande egli dimostrò nelle più diverse circostanze; fu benemerito durante la guerra, nell'assistenza ai soldati di stanza a Soiano. Attento ai nuovi tempi, nel dopoguerra fondava i circoli di Azione Cattolica. Il 30 settembre 1923 benediva la bandiera del circolo della Gioventù cattolica maschile; l'anno dopo, fondava il circolo della Gioventù femminile. Il 13 dicembre 1928 inaugurava il salone - teatro parrocchiale e promuoveva una compagnia filodrammatica; dava vita ad una scuola di maglieria. Nel 1925-1926 restaurava la chiesa parrocchiale vendendo terreni ereditati in famiglia. Nel 1929 fondava l'asilo. La sua attività gli attirò avversioni profonde da parte degli esponenti fascisti locali per futili pretesti (quale l'acquisto di un apparecchio radio) fino a rischiare il confino. Gli toccò subire gravi dispiaceri come quello di vedere il 24 luglio 1943 calare a terra le campane, che tuttavia vennero salvate.


Fu vicino alla popolazione in tutte le vicende economiche, politiche e sociali. Attivo sulla fine del secolo XX fu anche il parrocchiato, lungo 32 anni, di don Eugenio Biasi che si distinse nella catechesi, nell'attività sociale attraverso il patronato Acli, nell'educazione musicale ecc.




La CHIESA PARROCCHIALE, dedicata a S. Michele Arcangelo, sorge nel centro del paese, distante una decina di metri dal castello. Eretta, forse agli inizi del sec. XV, nel 1541 aveva, oltre all'altar maggiore, quelli di S. Rocco e S. Sebastiano. Nel 1590 ne venne eretto uno nuovo dedicato alla Madonna del Rosario , verso la metà del sec. XVII quello dedicato a S. Carlo Borromeo, che tuttavia nel 1666 era ancora sprovvisto della pala. Divenne poi troppo piccola per la popolazione crescente; era pure in gravi condizioni, fin dalla metà del sec. XVI per cui, il 30 dicembre 1622, la Vicinia, riunita in assemblea generale ne decise l'ampliamento. Era necessaria l'aggiunta di nuove cappelle laterali una delle quali da costruire a spese della Confraternita del SS. Sacramento e di offerenti quali i Panteo e i Carminati. I lavori vennero infatti eseguiti in pochi anni. La chiesa risultò dunque di cinque altari. Lavori più o meno importanti, fra i quali la costruzione dell'altare nel 1790, vennero compiuti in diverse date. Interventi notevoli vennero condotti dal marzo 1925 ai primi mesi del 1926, durante i quali venne ingrandita la sagrestia, decorata la chiesa sotto la guida del pittore Giovanni Beretta e dello stuccatore Giovanni Spagnoli di Salò, rinnovato il pavimento a mosaico dalla Società Cementi di Brescia, rifatte le vetrate su disegno del prof. Trecca di Verona ad opera della ditta Mottinelli di Verona. I fratelli Antonio, Giovanni e Maria Panteo offrirono il copricelo opera dei Poisa di Brescia. Il 2 agosto 1926 la Chiesa rimessa a nuovo veniva consacrata. La facciata è adorna di un semplice ed elegante portale affiancato da due statue dei SS. Pietro e Paolo, opera dello scultore Righetti di Brescia, donate nel 1905 da Paolo Tebaldini. Entrando, a destra si incontra l'altare secentesco della Madonna del Rosario. Raccoglie in una soasa, contornata dai Misteri del Rosario, una statua della B.V. con il Bambino e la corona del Rosario, del sec. XVI. Il secondo altare, a destra è dedicato all'Annunciazione. Costruito nel 1648 da Bartolomeo Carminati è ornato di una bella ancona dorata a colonna scanalata di ordine corinzio. Il frontone a timpano spezzato accoglie una bella tela ad olio raffigurante l'Annunciazione che il Mucchi dice di scuola veneta, di autore ignoto vicino al Pittoni. Don Vantini l'attribuì a Bernardo Strozzi, detto "il Prete Genovese", mentre il Panazza lo assegna alla bottega di Andrea Celesti. Sotto l'altare è collocata l'urna contenente le reliquie di S. Albano. L'urna venne rifatta nel 1926, su disegno del prof. D. Trecca di Verona. L'altare maggiore, tutto in marmo di squisita fattura barocca, venne inaugurato nel 1790 dall'arciprete Ramazzotti. L'abside è ornata da una bella pala raffigurante la Madonna seduta con ai piedi, in una cesta, il Divino Pargolo; ai lati stanno S. Michele Arcangelo e S. Sebastiano. L'opera è proveniente dalla pieve di Manerba e giudicata un lavoro di Giovanni Andrea Bertanza. Scendendo lungo la navata di sinistra si incontra l'altare di S. Giuseppe, rappresentato da una venerata statua. La statua, offerta dall'Arciprete don Vantini nel 1947, ha sostituito una tela di autore ignoto, commissionata nel sec. XVIII da Gerolamo Panteo, raffigurante l'Immacolata fra S. Antonio di Padova e il vescovo S. Ercoliano. Segue l'altare dedicato al Sacro Cuore la cui statua sostituì una tela raffigurante l'Ultima Cena. Affidato un tempo alla Confraternita del SS. Sacramento, venne rifatto a spese della stessa nel 1805 da Ercole Peduzzi. La tela dell'Ultima Cena, ritrovata in un deposito, venne restaurata dalla bottega Gatti di Brescia rivelandosi un'opera di Gerolamo Ferabosco (1605-1679) e ricollocata nella bella soasa lignea nel novembre 1993. Segue un bel pulpito tutto in noce, opera del Gennari di Gavardo, del 1850. L'ultimo altare prima dell'uscita è dedicato a S. Francesco di Assisi. In marmo, venne eseguito da Bartolini di Gargnano nel 1838. La statua del Santo, opera recente, ha sostituito un'altra più piccola proveniente dal convento di S. Rocco e ora collocata nella chiesa di S. Carlo. L'organo attuale, elegante opera di Zaccaria Respini e collocato con la cantoria, nel 1805, è proveniente dalla Chiesa di S. Maria degli Angeli. Ne ha sostituito un altro, opera di Carlo Rodolfi, "fiorentino abitante in Verona" costruito nel 1692-1693 che a sua volta ne aveva sostituito un altro molto piccolo. Come torre campanaria venne usata la torre del Castello, la quale già all'inizio del XVII secolo aveva due campane, una grande e una piccola. La campana grossa venne fusa il 25 settembre 1608, rifusa poi nel 1890. Ad essa ne venne aggiunta una nel 1612 e, più tardi una terza. Nel 1910 il concerto fu completato con altre tre campane. Tolte dalla torre nel 1943 per rifonderle in cannoni, in seguito agli avvenimenti del 25 luglio dello stesso anno, vennero ricuperate a Roma e ricollocate sulla torre.




VISITAZIONE DI MARIA. Sorge in località Monastero. È ritenuta cappella di un piccolo monastero, del quale tuttavia non esiste prova documentaria. Più probabilmente fu una cappella del monastero di Maguzzano, eretta forse sopra un luogo sacrificale romano del quale esiste ancora una pietra (una soglia) in marmo di Botticino, oltre che cocci di tegole trovati in luogo. L'antichità della cappella è indicata da plutei dell'VIII-IX sec., pilastri di pietra in arco dell'Alto Medioevo. Come scrive Andrea Nodari: "Analizzando attentamente il repertorio o elenco dei documenti del monastero di Maguzzano, si apprende che quello di Chizzoline era originariamente dedicato a S. Maria e ciò è un segno, secondo gli esperti, della sua antichità, infatti il culto della Madonna si diffuse nel IV-V sec. d.C. Solo in seguito l'edificio assunse il nome di "Visitazione di S. Elisabetta" ed infine nel '700 di "S. Maria Elisabetta". Del periodo romanico rimangono una parete in pietra a vista, i resti di una pavimentazione in pietre e due finestre con feritoie ad arco. Restaurata con cura dal proprietario geom. G. Rabizzi, ha rivelato, come scrive Andrea Nodari,"Sulla parete dell'abside, rivolta ad est, interessanti affreschi, in parte sovrapposti e quindi appartenenti ad epoche diverse, che fanno da contorno a due eleganti finestrelle. In particolare è molto interessante la figura della Maddalena in stile gotico, mentre dolce ed espressiva è l'immagine della Madonna, che allatta un Gesù Bambino. Sulle pareti di una sala rettangolare, attigua alla cappella, ora abbandonata e tutta diroccata, ma che anticamente raccoglieva i fedeli, si possono scorgere figure di angeli e Santi ormai quasi cancellate dal tempo e dall'incuria". Già cadente nel 1530, ma con "grandi entrate" venne poi coperta a volta nel sec. XVII e arricchita da A. Bertanza di una tela raffigurante l'incontro della B.V. Maria con S. Elisabetta. La chiesa è ancora ricca di reliquiari, candelabri e arredi in argento.




S. CARLO alle CHIZZOLINE. Sorge al centro della fraz. di Chizzoline ed è dedicato a S. Carlo Borromeo al quale, come s'è detto, era stata dedicata in origine una santella. Distrutta, questa cedette il nome ad una cascina, nei pressi della quale c'è ancora una sorgente che ha pure il nome del santo. A S. Carlo venne eretta la chiesa che viene fatta risalire ai primi decenni del sec. XVII (certamente dal 1610, data della canonizzazione) ad iniziativa e a spese soprattutto delle famiglie Amadori, Corradi e Paini che ne conservarono il giuspatronato fino al 1855. Da allora passò alla Fabbriceria Parrocchiale conservando il titolo di "Opera pia Villa di Chizzoline". La chiesa era già dotata nel 1616 e nel 1620 di legati di Messe disposti da Andrea e Giacomo Orio. Un altare dedicato a S. Orsola, eretto da Antonio Paini, grazie ad un permesso della Curia di Verona, il 18 maggio 1708, venne più tardi demolito perché ingombrante. Sul campanile, eretto nel 1767 da mastro Cominardi, tagliapietra di Provaglio, sono state poste due campane. L'orologio venne installato dai fratelli Flocchini di Vestone nel 1796. L'altare è adorno di una bella pala ad olio su tela (cm. 180x270) raffigurante la Madonna con Bambino, ai cui piedi stanno i S.S. Carlo e Giustina; due angioletti sono raffigurati nell'atto di deporre sul primo una mitra e sull'altra una corona d'oro. La pala è raccolta in una cornice a colonne, intagliata e dorata. La tela è attribuita a G. Andrea Bertanza. Sulla parete di sinistra vi è un affresco raffigurante la Natività di Gesù donato dal pittore locale Tancredi Muchetti.




CONVENTO e CHIESA di S. ROCCO. Sorgeva in fraz. Chizzoline e apparteneva ai Terziari Regolari francescani. Il Vantini afferma che nell'Archivio parrocchiale si trovano registri fin dal 1450 che fanno menzione "de li beni dei RR.PP. di S. Rocco". Il "Chronologium" di P. Bordoni precisa: "Conventus S. Rochi prope Terram Soliani versus ripam Salodii Dioecesis Veronensis extabat de anno 1450". A quella data dunque risalirebbe la sua fondazione. Il vescovo di Verona G.M. Gilberti, visitando nel 1550 e 1552 la chiesa, la definisce "di nessun valore" e registra che "il piccolo convento è abitato da due sacerdoti e due conversi del Terzo Ordine francescano che si affidano alla carità pubblica". Via via sono ricordati religiosi, non mai in numero superiore a cinque, legati vari, sepoltura di devoti, ecc. Con decreto 22 febbraio 1666 il Vescovo di Verona, Sebastiano Pisani I, concede ai frati di S. Rocco, nonostante le resistenze dell'arciprete, di celebrare nella vicina chiesa di S. Carlo, sussidiaria di Chizzoline. Legata al convento è la Confraternita di S. Francesco e la pratica del Perdon d'Assisi. Caduto sotto il decreto del Governo Veneto del 20 settembre 1766, il Convento veniva soppresso il 7 settembre 1768, quando i religiosi ivi residenti si trasferirono nel convento di S. Antonino a Brescia. Il complesso veniva venduto, salvo alcuni appezzamenti di terra, ad Alessandro Amadori di Soiano, con la clausola che mantenesse, in perpetuo, una messa festiva. In una relazione del Parroco di Soiano, stesa il 27 marzo 1793, si legge: "Oratorio di S. Rocco con 5 altari, convento soppresso, mantenuto da Alessandro Amadori coll'obbligo della Messa Festiva come da Instrumento del Serenissimo Principe. Si dice dispensato per non esservi bisogno. Confraternita di S. Francesco". Nel 1814 i figli dell'Amadori ottenevano di demolire la chiesa e vendettero il convento a Giuseppe Merici di Manerba. Passato in seguito in proprietà alla Commissaria Biolchi di Polpenazze e, da questa, a Vigilio Maestrini, il convento fatta, eccezione di alcuni sotterranei, venne trasformato in un'elegante villa ora ristorante dell'Azienda agrituristica Giorgiana.




S. SILVESTRO. Una chiesa dedicata a S. Silvestro è nominata negli Atti della visita pastorale del 1530. Nel 1557 il visitatore la trovava rovinata, cadente e senza tetto e ordinava che venisse abbattuta e, se si fosse trovato materiale utile in qualche modo, quest'ultimo venisse usato per la costruzione della chiesa parrocchiale. In grande venerazione è sempre stata la santella dei morti "miracolosi" della Castellana.




ECONOMIA. Pesce, olio e vino e poi cereali e foraggi venivano indicati in secoli passati gli elementi più importanti dell'economia locale, anche se nel 1610 il Da Lezze se la cavava indicando gli abitanti con la sbrigativa qualifica di "agricoltori". Alla coltura dei cereali e specialmente del grano, si aggiunse poi la gelsicoltura e l'allevamento del baco da seta. Del grano e dei bozzoli, ancora nel 1936, don Vantini scriveva che "i metodi razionali della moderna agricoltura, danno anche qui raccolti insperati e rimunerativi". Tali attività cedettero poi il passo ad altre colture. Singolari annotazioni sono quelle di don Vantini circa l'arte venatoria quando non era come oggi colpita da balzelli. Per farsi un'idea delle abbondanti cacciagioni di un tempo, basta questa corrispondenza da Soiano al giornale "La Sentinella Bresciana" il primo novembre 1890: "Nel roccolo dei signori Fratelli Bellini in Soiano del lago furono presi dal 1 al 27 dello spirato ottobre, 1714 tordi: in un sol giorno ne vennero presi 152. Nell'uccellanda poi così detta "alla larga" delli stessi proprietari, in due giorni si presero più di mille allodole, e nella sola giornata del 23 ottobre se ne presero 531".


L'olivo era, nel 1877, ancora esteso a 555 ettari con 916 piante, per lo più associato ad altre colture. Ma l'olivicoltura andò poi sempre più perdendo importanza. Nel 1984 venivano ancora prodotti 150 q.li di olio che vennero ridotti a 40 nel 1987. Attivo ancora oggi è il frantoio Manestrini. Nel frattempo acquistava sempre più prestigio la viticoltura. Negli anni '30 il vino, specialmente quello prodotto dai fratelli Panteo, era conosciuto nei migliori ristoranti lombardi. Seguiva quello prodotto dalle aziende Erminio Bertini di Chizzoline, e quello di Posteghe, aziende poi passate agli Omodeo di Milano. Nella produzione vinicola specie del "groppello" sempre più avviata verso formule commerciali moderne, si distinsero poi i Ciucani, i Manestrini e, in seguito, l'azienda "La Guarda", ecc. Fra le aziende dedite al commercio del vino si distinse quella di Sergio Zerbio. Dagli anni '50 del sec. XX ebbe un insperato sviluppo l'allevamento del pollame e dei suini. La produzione di uova nei capannoni in località Levrini, a S. Rocco e Trevisago coprendo un'area di 25.000 mq. risultava sin dagli anni '60 fra le più importanti del bresciano. Fra le aziende si distinguevano l'azienda avicola Adami e l'allevamento Rossi.


Nell'800, per anni, ebbero rilievo le torbiere che, come scrive G. Vantini furono le più celebri del tempo. La torba di Soiano che si estraeva alla profondità di circa 30 cm. e di uno spessore, in alcuni punti, di quasi 3 metri, era infatti la più pregiata. Di colore grigio, composta in massima parte di rami e di tronchi d'albero, ridotti per lenta decomposizione in una pasta omogenea, ardeva con bella fiamma, senza odore e grande avanzo di cenere. I più vecchi ricordano quando anche qui si scavava la torba per adoperarla nei fornelli usati per filare la seta. Verso il 1860 i signori Balardini e Grandoni, in un loro studio sulle torbiere della Valtenesi, calcolarono che quelle di Soiano, nelle località dette Bassone di Sopra e Bassone di Sotto, misurassero dodici piò bresciani, pari a mq. 39.060. Nel 1916, durante la guerra europea, quando scarseggiava il combustibile, uno di questi giacimenti, situato nelle vicinanze della frazione di Castelletto, fornì ottima torba alle fornaci della Ditta Maina e Arcari di Mazzano.


Nel 1979 Egidio Manestrini dava inizio, nell'ex convento di S. Rocco, ai primi esperimenti di agriturismo. L'opera fu continuata poi negli anni '80 del sec. XX dal trentino Giuseppe Del Grande che dava vita all'Azienda Agricola Giorgiana assieme all'allevamento di cavalli. L'artigianato ha avuto particolare sviluppo dagli anni Sessanta negli insediamenti in località Levrini. Originali dal 1991 i corsi di mascalcia organizzati dall'Inipa e dalla Coldiretti. Numerose le iniziative turistiche e del tempo libero, dalla disputa del palio delle botti alla "Rassegna del coregone, del pesce e dell'olio extravergine".




PERSONAGGI. Giovanni Panteo (1420-1497) segretario del vescovo di Verona; Ermolao Barbaro, scrittore e poeta; Tommaso da Soiano, frate minore osservante, superiore della provincia bolognese presente al Concilio di Trento; Enrico Avanzi, agronomo di notevole fama; Bianca Panteo, violinista.


ARCIPRETI. loannes de Bertacio di S. Felice del Benaco (1539-1565); Paolo Ugolino di Pozzolengo (1565-1582); Paolo Bracino di Ferrara (1582-1597); Alfonso Morandi (1597-1602); Giovanni Santabona di S. Felice del Benaco (1603-1629); Giovanni Giacomo Vanti di Verona (1630-1633); Andrea Bertazzi di S. Felice del Benaco (1633-1650); Pietro Cominardi di Soiano (1650-1679); Giovanni Arigotti di Verona (1679-1708); Giuseppe Pasini (1708-1740); Erminio Federici (1743-1769); Antonio Ramazzotti di Malcesine (1770-1802); Luigi Arrigoni di Verona (1802-1830); Tomaso Marani di Brenzone (1830-1850); Filippo Marchesini di Manerba (1850-1855); Gio. Battista Terraroli di Padenghe (1855-1892); Bartolomeo Leali di Puegnago (1892-1914); Giuseppe Vantini di S. Floriano di Valpolicella (1914-1966); Eugenio Biasi di S. Giovanni Lupatoto (1966-1993); mons. Giancarlo Agnolini (1993-1999); Pietro Urbani (dal 1999).




SINDACI. Paolo Avanzi (1948-1952); Giovanni Bertini (1952-1953); Paolo Avanzi (1953-1956); Giovanni Bertini (1956-1985); Bartolomeo Bertini (1985-1995); Luigi Gatti (1995-1996); Roberto Rossato (dal novembre 1996, tuttora in carica).