ROMANINO Gerolamo

ROMANINO Gerolamo (o Romani Gerolamo)

Nato fra il 1486 e il 1487, morto secondo alcuni storici nel 1566, ma secondo altri nel 1560 o 1562. Di Romano qd. Luchino e di Margherita della famiglia "de Rumano" oriunda da Romano Lombardo. Fu, secondo il Longhi e altri, l'artista tra i maggiori pittori bresciani del tempo, tra quelli "più sovente aggiogati al carro veneziano". Qualcuno lo fa discepolo di Stefano Rizzi, ma come ha rilevato la Bossaglia nulla ci certifica che abbia svolto altrove che a Brescia il suo "allunnato" per cui si è propensi a credere in una formazione nella scuola foppesca, assieme, come afferma il Boselli, ad Altobello Melone che forse gli fu scolaro. Da documenti trovati da Camillo Boselli sembrerebbe che fra le prime opere del Romanino dovrebbero essere anche i tre grandi affreschi del palazzo Orsini in Ghedi oggi nel museo di Budapest raffiguranti la nomina del Conte di Pitigliano a comandante delle truppe del re di Napoli, del Papa e del Doge e di due ritratti di condottiero della Tosio Martinengo di Brescia, databili fra il 1506 e 1509 e donati o venduti da Tito Speri dopo che il padre Giovanni Battista li aveva strappati dalla loro sede naturale. Altri ha voluto vedere fra le prime sue opere "S. Rocco e santi" in S. Eufemia della Fonte (1505-1509) e la "Madonna e santi" in S. Giovanni a Brescia ma che altri preferiscono posticipare. Prima del 1510 il Panazza tende porre anche il ciclo di S. Onofrio nella chiesa dedicata al santo sulla montagna tra Nave e Lumezzane ritrovato nel 1976. La prima opera firmata è comunque il "Compianto di Cristo" della chiesa di S. Lorenzo del 1510, ora nelle Galleria dell'Accademia di Venezia. Come ha sottolineato R. Bossaglia con i due Santi del Museo di Kassel il Romanino acquista finalmente il piglio disinvolto ed estroso che contrassegnerà d'ora in poi la sua maniera, sia che egli si abbandoni a deformazioni stilistiche fino ai limiti del grottesco, sia che inclini verso un intimismo tra il malinconico e il dispettoso e soprattutto anche con altre opere, le prime affermazioni di un linguaggio personale. Nell'agosto 1511 firmava il contratto per il polittico di S. Cristo a Brescia che Camillo Boselli ritiene parzialmente identificabile in due santi di Kassel e in frammenti di proprietà Cunietti. Il Romanino compare in un contratto, con i monaci benedettini di S. Giustina di Padova, del 30 aprile 1513 per la pala dell'altare maggiore raffigurante la B.V, S. Giustina e altri santi, opera di tale perfezione che "fosse da tutti laudata" e un'Ultima Cena per il refettorio dopo aver già dipinto "portelle d'organo andate perdute. Come ha scritto la Bossaglia «La pala di S. Giustina è l'opera più famosa del Romanino: ed è davvero una opera bella e salda, pervasa di nobiltà solenne e vivificata dagli splendidi colori; si inserisce nella tradizione veneziana senz'urti, sviluppando in senso tizianesco i moduli del Giambellino e imparentandosi, per questa via, con il Lotto del periodo giambelliniano (si confronti il volto della santa a sinistra con quello del santo armato nel polittico di Recanati), seppure in chiave più dolce ed estatica». A Padova, inoltre, il pittore avrebbe conosciuto il Folengo. Alla pala di S. Giustina si riallaccia quella di S. Francesco in Brescia fra le quali la Bossaglia pone lo "Sposalizio in S. Giovanni" l'affresco di Tavernola (Bergamo), l'"Ultima Cena" del Museo Civico di Padova, la "Madonna e Santi" della parrocchiale di Breno, la "Madonna e Santi" del Duomo di Breno, quella con lo stesso soggetto della chiesa di S. Francesco a Brescia, "S. Girolamo" della Pinacoteca Tosio-Martinengo, la "Madonna" della Pinacoteca di Brera di Milano, il ritratto di Gherardo Averoldi, ecc. L'1 ottobre 1517, secondo alcuni autori (Grasselli e Sacchi), ma non ne sono rimasti documenti, collaudava, con altri gli affreschi eseguiti nel Duomo di Cremona da Altobello Melone. In una polizza d'estimo (dello stesso 1517, n. 38) il Romanino dichiara di avere 33 anni, di vivere nel sestiere di S. Faustino, nella casa di Tomas Lamberto, insieme con sua madre ("Madonna Malgarita"), col nipote Francesco, con un "familio", con una "massara" e "uno cavallo"; di possedere 12 piò "de tera aradora vidata" nella "contrata del Caretto", e 3 piò "de monte con maroni et castagni et parte a legni"; dichiara di avere inoltre "uno chredito con li eredi del Conte da Pitiliano de suma de duchati otanta", aggiungendo: "del qual chredito non son certo da esere pagato"; e "un altro chredito col capitanio dala justicia de Milano" per la somma di 50 ducati, aggiungendo nuovamente: "li quali non son certo da averli".


Il 25 luglio 1519 il marchese Federico Gonzaga lo esortava a tenere fede all'impegno assunto di affrescare a Mantova la facciata del palazzo dell'astrologo Paris Ceresara. Documenti del "Liber Provisionum" della fabbrica della Cattedrale di Cremona dello stesso anno lo indicano come impegnato in affreschi nella stessa città. Il 20 agosto viene bandito l'appalto dell'erezione dei ponteggi; il 30 agosto, il 9 ottobre e il 24 novembre gli vengono versati acconti per gli affreschi di due arcate della navata centrale con scene della Passione estese poi con contratti del 30-31 dicembre ad altri tre arconi. Le pitture eseguite a Cremona e specialmente Cristo davanti a Pilato, la Flagellazione, la Coronazione di spine, l'Ecce Homo sono considerate fra le più belle del pittore; per i tenui sfondi ariosi e vari, la ricchezza straordinaria e verità di tipi, la varietà di atteggiamenti e di espressione. Il colore, ancora veneziano, per morbidezza, fusione e vivezza di tono, ha chiarezze e trasparenze delicate; tutta la scena sacra s'imposta con larga libertà di rapporti e di svolgimento, non priva di qualche vivacità d'estro e d'umore, che può essere riferito a influssi nordici. Ma a Cremona tuttavia, il Romanino subisce il 20 agosto 1520 l'onta di vedersi togliere, per decisione dei Massari della Cattedrale, l'incarico conferitogli il 31 dicembre 1519 e di vedersi preferire il Pordenone decantato come "pictore excellentissimo" per il completamento della decorazione a fresco della navata centrale del Duomo. In un primo tempo gli vengono riconosciute lire 62 e soldi 10, portate poi a lire 100 imperiali: somme che dovrà rivendicare il 21 agosto 1523 nonostante che le sue opere fossero state "laudate et approbate" dal pittore Martino Guadagni di Lodi e da altri "esperti". Nel frattempo il 21 marzo 1521, siglava con il Moretto il contratto per la decorazione della cappella del S.S. Sacramento in S. Giovanni di Brescia voluta dai Canonici Regolari della quale verrà gratificato nel 1524. A S. Giovanni, in cavalleresco duello col Moretto poco più che ventenne, dipinge due Evangelisti, san Matteo con uno stupendo effetto di luce, per i riflessi della candela che l'angelo gli regge dinanzi al libro su cui scrive, e san Giovanni; la Resurrezione di Lazzaro, di un verismo non sgradevole e la Cena in casa del Fariseo, dove il colloquio di muta diffidenza tra gli spettatori dell'insolita scena si svolge con notazioni e allusioni di notevole acutezza. «I colori e le luci delle vesti splendenti di raso o di seta, le piume, gli sfondi di cielo, le nature morte delle tavole e delle mense, segnano, scrive Giovanni Vezzoli, uno dei punti più vivi dell'arte Romaniniana, che qui brilla per particolare impegno». Meno significativo e mal conservato il grande lunettone con il Miracolo del SS. Sacramento. Sempre per la cappella del SS. Sacramento esegue sei profeti, destinati al sottarco, inquadrati in spazi rettangolari, di fattura nobile, di atteggiamento vivo, di membratura salda e compatta, taluni; altri, con strani contrasti di difformità fisiche e fantasiosi copricapi. La sua fama intanto si allarga e l'1 dicembre 1524 i deputati della Comunità di Asola lo incaricano di eseguire le ante dell'organo del Duomo (portate ad Asola il 28 luglio 1525), l'apparizione della Vergine ad Augusto e alla Sibilla Tiburtina, il sacrificio di Isacco, all'interno, e i santi Andrea ed Erasmo all'esterno, pitture, ancora oggi, considerate tra le più belle, per l'intensa verità delle figure e dell'espressione, per l'ariosità della composizione e del paesaggio e per la morbida fusione dell'insieme, specie per la parte interna.


Mentre gli vengono pagate le ante, sempre nel 1525 nel pieno di un'intensa attività, il Romanino, firma il contratto per il polittico di S. Alessandro a Brescia ora a Londra, con al centro una Natività, incantevole per l'equilibrio della composizione, così ariosa e ampia, per il bel paesaggio, per il mosso volo lietissimo degli angeli, per la devota adorante umiltà della Vergine e di san Giuseppe, assorti nel Bambino Gesù che li avvolge della sua luce. Ai lati oltre a sant'Alessandro, san Girolamo, san Gaudenzio e un santo Servita. Allo stesso 1525 il Michiel assegna al Romanino una "tela grande a colla dell'Ordinanza di cavalli" elencandola tra i dipinti presso Taddeo Contarini in Venezia. Da parte loro gli asolani, soddisfatti delle ante dell'organo, il 5 giugno 1526 affidano al pittore la decorazione di tutta la cantoria, cioè i parapetti, e, sotto, l'arcone in muratura su cui essa poggia con tutto l'organo. «L'opera, scrive Giovanni Vezzoli, ha un carattere singolare, una lunga teoria di sibille, di profeti, di apostoli, di santi, con la Vergine, si stende lungo tutta la balaustra per molti e molti metri, con una nicchia per sfondo, e incorniciati, quelli della facciata e dei fianchi, in archetti e colonnine scolpite e dorati. Le figure sono dipinte con libertà, per quei tempi impensabile, sia per l'atteggiamento ed il colore, sia per la espressione, tanto arguta e viva che persino può parere, involontariamente (?), sarcastica. I colori usati con novità impensata, in accostamenti audaci ed efficacissimi, si stendono densi sulle tavole, senza preparazione, senza imprimitura; anzi a volte, in alcuni luoghi, la tavola stessa, di noce, bruna com'è, affiora, a rinforzare un tono, a creare un contrasto uno scorcio». Terminato il lavoro il 27 ottobre riceve l'ordine di dipingere i"quadri del pulpito" cioè sei pannelli: su quello centrale è dipinto Gesù, sui laterali gli Apostoli variamente raggruppati, in una, l'ultima, isolata, l'evangelista san Marco, personaggi tutti dai gesti vivi, dagli atteggiamenti, colti con rapidità estrema, sentiti nel vibrare improvviso d'un moto che fissa un gruppo o lo scioglie, con bravura che supera le norme consuete, in modo inatteso. Nel 1529 il Romanino firma e data la pala con "S. Antonio da Padova con Angioli e un donatore", eseguita per la Chiesa di S. Bernardino in Salò su commissione della famiglia Segala, ora nel Duomo della stessa città. Firma inoltre e data la "Presentazione al Tempio", già nella Collezione Avoltori, poi presso la famiglia dei nobili Brunelli di Brescia, ora nella Pinacoteca di Brera. L'1 maggio 1530 il Romanino prende in affitto "per la mità" la "casa granda" (canonica) di S. Lorenzo (come già aveva fatto nel 1527 Callisto Piazza) "per anni trey... a reson de libre 27 sol. 10 per anno", stipulando il relativo contratto col Prevosto Alessandro Averoldi ma che lascerà libera il 4 settembre 1531.


Dal 1530 al 1536 il Romanino considerato "excellente pittore" lavora dietro sua offerta a Trento nel Castello del Buon Consiglio e nel Giardino annesso gareggiando con il Dosso e avendo a compagno il Fogolino. L'elenco dei pagamenti lo nomina a ripetizione per molti "dipinti", mentre nell'inverno 1531-32 il nostro continuerà a lavorare probabilmente nel Magno Palazzo e, nel 1532, nel volto a pianoterra del palazzo vescovile. In questi anni alcuni studiosi fra cui la Ferrari pongono gli affreschi di S. Rocchino, ora nella Pinacoteca Tosio, la "Partita a carte" di una collezione privata di Roma oltre agli affreschi di Rodengo. Una tappa ancor riposata di begli spazi architettonici, ancor vibrante di veneziane morbidezze, verso il grottesco pantagruelico di Pisogne, Breno, Bienno: accettando le commissioni in Valcamonica, Romanino sembra vendicarsi dell'essere costretto a lavorare per piccole chiese di montagna concedendosi alla pittura con passione; e se è certo che a Pisogne rifà il verso, cercando di batterlo sul suo stesso terreno, al Pordenone (Ferrari), per il quale nutriva antica rivalità e rancore, e che aveva appena concluso il grandioso ciclo piacentino, è anche vero che, libero da vincoli, per la modestia dei committenti, dipinge veramente come gli piace (Arslan), lasciando affiorare un malinconico non beffardo amore per il deformato più medievale che manieristico.


Nel 1532-1534 lavora probabilmente agli affreschi di S. Maria della Neve di Pisogne. È quella che è stata chiamata la "Sistina dei poveri" e nella quale i dipinti si stendono sulla facciata interna della chiesa, la grande Crocifissione che l'occupa tutta, e in due fasce sui fianchi: l'una inferiore, rettangolare, di dimensioni ridotte, l'altra, sopra, in spazi di più ampio respiro. Qui sembra proprio che Romanino abbia voluto prendersi la rivincita sul rivale ormai lontano e impegnato in altri lavori. Le scene della Passione e della Risurrezione fino alla discesa agli inferi sono improntate, come ha sottolineato il Vezzoli, «al fare largo, libero, schiettissimo che è l'antitesi più deliberatamente dichiarata della maniera romana del Pordenone. Il reale rapporto da uomo e uomo, in un discorso straordinariamente persuasivo e diretto anima tutte queste scene, con una foga, un impeto, una larga e vivissima gamma di colori, con accostamenti strani di brani quasi trascurati, con altri di raffinatissimi accordi tonali, di riflessi delicati, di tenere stesure sulle quali il drappeggio o le luminescenze invadono con effetti di vibrazioni nuovissime». Un singolare episodio viene raccontato da Ottavio Rossi, secondo il quale avendo il Romanino pittore "dipinto un S. Cristoforo in una terra di Valcamonica e volendo farsi accrescere la mercede da quegli uomini, colorò indosso a quel Santo un vestimento tanto curto che dimostrava le parti che distinguono il maschio dalla femmina. Il che veduto, e interrogato perché l'avesse dipinto in tale maniera, rispose che pochi erano i danari promessigli per fargli longa la veste. Così gli accrebbero il denaro".


Nelle polizze estimo del 1534 dichiara di avere 47 anni, di vivere col figlio Bonaventura di anni 7, una nipote, Angelica di anni 9, con il garzone Daniele, il famiglio Stefano e una "massara" ed elenca le proprietà di S. Emiliano, del Caretto ecc. oltre a crediti e debiti. Il 28 novembre dello stesso anno (1534) si impegna a finire la decorazione del pulpito della chiesa di Asola, lavoro per il quale riceve pagamento nel 1536. "Perduto ormai, come ha scritto R. Bossaglia, il gusto per le ben ordinate costruzioni; le sue figure si affollano compresse entro gli spazi" come nella "Cena" di Montichiari, la "Pentecoste" di S. Francesco in Brescia, l'"Assunzione" della chiesa di S. Alessandro di Bergamo. Nello stesso tempo il Romanino riprende per la terza volta in S. Antonio di Breno, la storia di Cristo. Nel 1539-1541 termina le ante d'organo del Duomo di Brescia, la cappella dell'Immacolata in S. Francesco nel 1540, data le ante dell'organo di S. Giorgio in Braida a Verona, raffiguranti S. Giorgio davanti al giudice, e il suo martirio.


Nel 1548 dichiara di avere 62 anni, di vivere con la moglie Paola e i figli Carlo, Jacopo, Giulia, Margherita, Lavinia, Caterina e Francesca, e di possedere gli stessi beni già elencati nella polizza del 1534. Nello stesso anno e nel seguente su ordinazione degli eredi di Matteo Avogadro (morto nel 1547), il Romanino esegue la pala con "I Santi Paolo, Girolamo, Giovanni, Caterina e Maddalena", già nella chiesa di S. Giuseppe di Brescia, ora nella Pinacoteca Tosio-Martinengo. Un contratto del 26 febbraio 1549 scoperto da Cathy S. Cook nell'Archivio di Stato di Brescia accerta la presenza di Lattanzio Gambara nella bottega del Romanino, del quale sposerà la figlia Margherita. Nel 1550 lavora, probabilmente con il Gambara, nel palazzo Bargnani (poi Lechi), mentre viene giudicato incerto il suo intervento in palazzo Averoldi. Nel 1556 il Romanino viene dal Consiglio Generale del Comune designato a ricoprire l'ufficio di vicario nei vicariati minori del territorio. Il 7 settembre 1557 redige con il pittore cremonese Giuseppe Rivelli un lodo riguardante le ante dell'organo dipinte da A.M. Zennaro de Mazzoleni. Il Mazzoleni non accetta il "lodo" che, diplomaticamente, dice e non dice, ma gli è sostanzialmente sfavorevole («Non possiamo già laudarlo nel numero de' valenti ma lauderemo como lui essersi diportato quanto nell'esser suo comporti»), e richiede dichiarazioni più esplicite ed esaurienti. Il Rivelli si limita allora ad aggiungere: «laudo dette ante non già nela soficentia de Michaelangelo, ne de Ticiano»; ma il Romanino più apertamente scrive: «...per maggior chiareza e per rimover ogni dubbio che possa nascer per tal scritto, dico et manifesto che la opera de ditte ante non è fatta in laudabil forma si che possa essere laudata et comprovata». Il Mazzoleni protesta per il giudizio del Romanino e, in un memoriale ai Consiglieri di Salò (forse del 1558) nel quale ricordate le opere commissionate al pittore in Salò afferma che «pur aver fatto opere di pictura laudabile secondo la sua maniera et non di meno esso non è numerato nel numero de valenti dell'età nostra i quali son pochi et rari, nondimeno esso Romanino non è compreso nel suo numero ben che sia vecchio di otanta anni...». Il 15 dicembre 1557 i Benedettini di S. Pietro in Modena gli commissionano la "Predica di Cristo" per la quale Gian Maria Piantavigna fornisce la cornice cui seguono l'affresco della "Madonna di Villongo", il "S. Girolamo", il "Cristo morto" di S. Francesco di Brescia, la "Madonna in gloria" di Roncadelle, la "Deposizione" di Cizzago. Nel 1558, secondo il Valentini (ma non ci sono riscontri alla notizia) avrebbe dipinto a fresco una volta di un salotto del Broletto di Brescia. Nominato, il 13 ottobre 1559, viene designato dal Consiglio Speciale del Comune alla carica di vicario di Pontoglio ma vi rinuncia. Da questa data non vi sono più notizie di lui. Ingannato dalla crocetta segnata alla data 13 ottobre 1559 Paolo Guerrini la scambiò come quella della morte del Romanino mentre ricerche di Carlo Sabatti pubblicate nel 1981 hanno appurato come egli con il Gambara ambedue declamati come "excellentissimi pittori" lavorassero, ancora nel 1560, nella Biblioteca del Monastero di S. Eufemia in città.


Quando sia morto non si sa; certo prima del 1566, se il Vasari, nelle sue Vite, riferendo un suo viaggio a Brescia in quell'anno, parla di una sua visita a Lattanzio Gambara, che dice genero di Alessandro, cioè del Moretto; a tal punto il nome del Romanino era caduto in dimenticanza. Tra le date certe per testimonianza di documenti o per firme da lui apposte, stanno molte altre opere non datate e che i critici variamente distribuiscono a seconda delle deduzioni e degli elementi che le opere stesse presentano, a loro giudizio, motivato certamente con le altre di sicura datazione. La paletta delicata e timida già in S. Rocco e ora in S. Giovanni, e quella di Breno sembrano indicare gli inizi. Si ricordano il grande affresco di Tavernola (Bergamo) che presenta una Madonna e un S. Giorgio in una coerente armonia di colori e di toni e in grande verità umana nelle figure. Sono opere giovanili i santi della raccolta Cunietti di Milano, quelli della raccolta di Kassel, la pala di Salò con la B.V. col Bambino e i S.S. Bonaventura e Sebastiano. Sono giovanili, inoltre, le tavole di Padova, di S. Francesco di Brescia, raccolte in una grande soasa del Lamberti. E, ancora, S. Girolamo della Pinacoteca di Brescia o la pala che la guerra distrusse a Berlino, già a san Francesco, che sviluppava il tema di Salò, con una grazia quasi di fanciullesca, estatica letizia. Più tarda la Messa di sant'Apollonio, di Santa Maria in Calchera a Brescia, ricca di ritratti, e di fascino devoto, assorte persone, uomini e donne, in preghiera intorno al Santo Vescovo, dinanzi a una tavola di fondo oro, inquadrata in una grande nicchia arcuata, appena profilata di luce. Appena prima di Trento può collocarsi "lo sposalizio di santa Caterina" di Calvisano, una delle pale dove l'influsso del Moretto più si fa sentire, ben diverso dalla più tarda tela, dello stesso soggetto, che un tempo era in casa Caprioli e poi di proprietà della Kress Foundation degli Stati Uniti d'America, nella quale compaiono con la Madonna col Bambino, S. Orsola e S. Angela Merici. Di grande suggestione sono l'Adorazione dei pastori della Pinacoteca di Brescia, le Madonne in trono della Congrega di Carità e quella del santuario della Stella spiranti divina maternità in nicchie d'oro o rasi argentei. Il Vezzoli sottolinea anche che «sono pure da ricordare i ritratti dai giovanili ai più tardi, sorprendenti per l'esatta interpretazione dell'animo, e per la schietta verità dei lineamenti, espressi con impegno e coerenza di colore. Sebbene si debba dire che i veri ritratti del Romanino sono nelle sue opere, nei giovanotti e nelle donne che accompagnano san Giuseppe e la Madonna; gli uni stizziti per la delusione, spezzando le verghe, le altre ammirate e invidiose dinanzi a tanta bellezza e pudore; nelle folle che popolano gli affreschi di Pisogne, di Bienno, di Breno, individuate nei singoli componenti, ciascuno con un suo volto, un suo gesto, una sua espressione che, una volta colti, non si lasciano dimenticare più. Dai trombettieri che a Breno con tutta la persona impegnata, nel volto, nelle gote, nel collo gonfi e tesi, soffiano nelle trombe del re Nabucodonosor, agli sgherri delle ante d'organo di Verona, al servo che su una di quelle di Asola brandisce un bastone per batterlo con ottusa violenza sul muso del cane, immoto, che lo guarda aspettando spaurito. La donna ciarliera, su uno stipite della finestra a Bienno, frettolosa, e pur ferma, o i profeti e le sibille che popolano la volta della Madonna della Neve a Pisogne, alcuni, di così sciolti e liberi atti, specie le donne, che davvero non è facile comprendere dove stesse il freno che gli avrebbe imposta l'aria pietistica e bacchettona della Brescia d'allora. A volte, poi, si nota nel Romanino una così sottile ironia che, a scoprirla, dà come un senso di segreta intesa, con un temperamento così fine, dopo tanti secoli».


LA CRITICA. Difficile orientarsi nella critica che ha accompagnato la fortuna e anche la sfortuna del Romanino. Non molto nutrita e spesso contrastata fu nel tempo la presenza del Romanino nella storiografia dell'arte. Al primo accenno del Michiel, segue quello più circostanziato del Vasari che lo indica come artista copioso e "benissimo pratico e disegnatore" sia pure attribuendo al Moretto il primato nella pittura locale. Più ampio ed elogiativo il giudizio di Ottavio Rossi negli "Elogi Historici" (1620) che scrive: «Cresce ogni dì più la stima che si fa delle opere del Romanino, il quale con una certa sua forza e libertà di dipingere mostra una dottissima ristretta composizione di colori, di morbidezza, di disegni, e queste e quelle tanto eccellenti che in molte cose non è riputato inferior di Tiziano» sottolineando lo svantaggio di esser nato "in una città privata". «Mentre, come scrive Alberto Dell'Acqua, Carlo Ridolfi loda il Romanino come "coloritor bizzarro, fiero e capriccioso inventore", non secondo per fama al Moretto, e l'Averoldi ne fornisce un più diffuso catalogo, ma senza novità di giudizi nei ricorrenti paragoni col Bonvicino e con Tiziano. Francesco Paglia nel suo Giardino della pittura alterna alle copiose descrizioni di opere commenti, in verso e in prosa, da vero conoscitore» mettendo in rilievo giusto opere come la pala di S. Francesco e gli affreschi di Rodengo. «Il parallelo, sottolinea ancora il Dell'Acqua, scaduto ormai a luogo comune, tra il Romanino ("tutto tizianesco") e il Moretto ("tutto raffaellesco") ricompare nell'Abecedario pittorico" dell'Orlandi e si insinua, ormai sulla fine del Settecento, nella grande opera dell'Abate Lanzi che lega i due grandi al Tiziano riconoscendo in proprio al Romanino grandezza nel fare, energia di espressione, "possesso dell'arte esteso a trattare qualsiasi oggetto". Adepto della scuola veneziana, ma capitatovi da qualche altra parte, "forse da Ferrara o da Bologna", appare il Romanino anche all'illustre cicerone ottocentesco dell'arte italiana, Jacob Burckhardt, scarsamente informato sulle opere ma in grado di scorgere tutta la bellezza del Cinquecento nella pur "antiquata composizione" della pala di S. Giustina». Si deve al Cavalcaselle e a Crowe nel 1871 la prima grande rivalutazione del Romanino alla quale mancò invece Giovanni Morelli. 


È del settembre 1878 l'apparizione con 19 opere del Romanino in quella che fu la prima "Esposizione storica di arte bresciana" organizzata nella Crociera di S. Luca. La mostra risvegliò nuovo interesse e al pittore, dopo ricerche precise e minute dello Jacobsen, dedicò intelligenti sottolineature il Berenson nel 1897 che rimarcò con vigore la comune ascendenza dal Foppa del Romanino stesso e del Moretto senza negare, anzi sottolineando il debito di entrambi e del Romanino in particolare, verso Giorgione e il giovane Tiziano. Sui rapporti con la pittura veneziana e specie con il Giorgione e i giorgionesi insisteva nel 1913 Lionello Venturi. Dopo che il Berenson ebbe rilevato l'eredità foppesca del Romanino interveniva a ribadirla nel 1917 il rilevante saggio di Roberto Longhi in "Case bresciane del Cinquecento" che distingueva il Moretto come vero erede del Foppa e il Romanino come tutto rivolto a Venezia, influenzato poi dall'ambiente cremonese del Boccaccino e del Melone. Vivaci polemiche suscitava la prima moderna monografia dedicata nel 1925 al pittore da Giorgio Nicodemi che suscitò vivaci reazioni da parte di Paolo Guerrini riguardo alla documentazione storica e del Longhi stesso per quella della critica d'arte. Negli anni seguenti l'interesse per il pittore crebbe sempre di più grazie alle sintetiche ma nutrite ricapitolazioni di Adolfo Venturi nella sua monumentale "Storia", del Suida nel grande dizionario di Thieme e Becker, alla voce di Giuseppe Fiocco nell'Enciclopedia Italiana fino alla grande Mostra sulla "Pittura bresciana del Rinascimento" del 1939 che suscitò vasto interesse. La mostra ha portato con sè approfondimenti e studi sempre più numerosi (di Fausto Lechi, Antonio Morassi, Rodolfo Pallucchini e specialmente di Gaetano Panazza e Camillo Boselli). All'ampia meditata monografia di Maria Luisa Ferrari sono seguite le nutrite pagine di Rossana Bossaglia nella "Storia di Brescia". Nel frattempo, al Romanino era stato dato un dignitoso posto nella Mostra della "Pittura Bresciana dal Due all'Ottocento" nel 1946, tesa a presentare le tavole e le tele tratte dai rifugi di guerra prima del ritorno alle loro destinazioni e soprattutto nella mostra sulla "Pittura bresciana del Rinascimento" nella quale fu presente con 38 opere contro le 81 del Moretto e le 20 del Savoldo.


Un punto fermo è stato costituito dalla mostra e dal catalogo (curato dal Panazza) dedicato interamente al Romanino nel 1965 che suscitò vasto interesse di critica, più positiva quella specialistica e meno entusiasta quella giornalistica. La mostra fu occasione di ampi dibattiti fra i quali importante quello al Teatro Grande del 7 settembre 1965 che vide presenti personalità come quelle di Ernesto Balducci, Carlo Dell'Acqua, Renato Guttuso, Pier Paolo Pasolini, Guido Piovene e Franco Russoli. Al Romanino si appassionò poi con crescente amore ed ammirazione Giovanni Testori. Di lui egli parlò e scrisse sempre più frequentemente fino al 1989 fino ad affermare a Pisogne nel 1987 che se in una ipotetica arca di Noè dovesse salvarsi una sola opera, lui avrebbe indicato i pitoti beceranti del Romanino. Erano quegli umiliati e offesi, quei figli di peso, sudore, dolore di una realtà di popolo che Romanino, disse, sembrava aver costretto a venir su tele e pareti a furia di calci nel sedere. Per Testori il pittore è «il solo vero grande sdegnoso e sdegnato barbaro dell'intero '500 italiano», «più grande, più torvo e triviale dei pittori in dialetto dell'arte d'ogni regione e d'ogni tempo», e la Maddalena ai piedi del Cristo Crocifisso, nel quadro ora a Brescia, offre «una delle vette di più plebea umiltà che la figura della grande peccatrice abbia mai raggiunto».


L'interesse crescente ha portato a scoperte e soprattutto a restauri come quelli, discussi e discutibili, di S. Maria della Neve di Pisogne (negli anni 1986-1987) e in seguito quelli in S. Antonio di Breno. La fortuna è continuata negli ultimi anni. Nel 1997 è stato tracciato, per iniziativa della rivista "Stile", un percorso alla riscoperta dei luoghi romaniniani (Breno, Bienno, Pisogne, Tavernola Bergamasca) denominato la "Via del Romanino" mentre nel maggio dello stesso anno, si accompagnò la proposta di un'Associazione "Amici del Romanino". Nel marzo 1998 veniva tracciato un itinerario pasquale sulle vie del pittore intitolato "Crucifixus. Arte, Musica, Pietà popolare sulle vie del Romanino".


Complesso e sempre controverso il giudizio sul Romanino. Una studiosa, Maria Luisa Ferrari, che al pittore ha dedicato lunghi studi, lo ha definito: «noto come una delle personalità più estrose e di maggiore rilievo nella pittura dell'Italia Settentrionale: quella che seppe fondere la passione cromatica propria ai grandi Veneti del Cinquecento con un gusto spiccato della deformazione espressiva e un senso del drammatico mai scaduto nell'enfasi, degni in tutto dei Manieristi toscani di prima schiera. Diversamente da costoro, tuttavia, alieno da qualunque inclinazione intellettualistica e sorretto da una propria specialissima forza di temperamento che lo porta addirittura a un favoloso ricupero dell'antico spirito gotico in pieno clima rinascimentale, e in singolare consonanza con i maggiori maestri contemporanei d'Oltralpe. Il suo periodo giovanile, allorchè egli fu "poco men grande che Tiziano medesimo" (R. Longhi), resta ancora il più sorprendente per la novità delle formulazioni e gli alti raggiungimenti. In circa trent'anni di pittura valida egli lasciò un'impronta decisiva nell'Italia Settentrionale, stimolando sulle vie da lui tracciate i cremonesi Campi e i più dotati ingegni della pittura lombarda "controriformata", che attinsero a piene mani dalla ricchezza delle sue invenzioni, dall'esuberante freschezza del suo temperamento».


OPERE SICURE O ATTRIBUITE.


ALNWICK CASTLE (Inghilterra) - Coll. del Duca di Northumberland: "Ritratto di uomo seduto a un tavolo", "Ritratto di guerriero". ARCORE (Milano) - Coll. Vittadini (già nella): "Madonna". ASOLA (Mantova) - Duomo: "Decorazioni del pulpito e della cantoria". BASSANO DEL GRAPPA (Vicenza) Museo Civico: "Disputa e Predica di San Domenico" (disegni). BAYONNE - Musée Bonnat: "San Rocco" (disegno), "Ritratto di gentildonna". BEDIZZOLE - v. Brooklyn. BERGAMO - Accademia Carrara: "Ritratto virile", Adorazione dei pastori, "Sansone addormentato"; Biblioteca Civica: "Ritratto di giovane con berretto"; Chiesa di Sant'Alessandro: "Assunzione della Vergine; Raccolta dei Conti Camozzi: "Ritratto di Gherardo Averoldi in armatura"; Raccolta Comm. Giacinto Lanfranchi: "Crocefisso con la Maddalena"; Raccolta privata: "Natività", "San Girolamo in penitenza", "Due amanti"; Raccolta Suardi: "Ritratto di giovane donna". BERLINO - Coll. von Beckerath (già nella): due tondi dalla pala di Padova; Kaiser-Friedrich-Museum: "Madonna col Bambino fra i Santi Rocco e Ludovico da Tolosa" (distrutto); "Compianto di Cristo" (distrutto); Kupferstichkabinett: "Tre cavalieri" (disegno), "Festa campestre" (disegno), "Figure", "Baccanale" (disegno); Museo d'Arte Industriale: due tondi dalla pala di Padova. BIENNO (Valcamonica, Brescia) - Chiesa di Santa Maria Annunziata: "Storie della Vergine" (affreschi). BOSTON (Mass., U.S.A.) - Stewart Gardner Museum: "Quattro figure con un cane che si esibisce" (disegno). BRENO (Valcamonica, Brescia) - Chiesa di Sant'Antonio: "Storie di Martiri" (affreschi); Chiesa di San Salvatore (parrocchiale, già nella): "I Santi Antonio e Cristoforo"; Parrocchiale: "B.V. col Bambino, S. Giovannino fra i due santi; Chiesa di San Valentino: "Madonna in trono fra due Santi"; Museo Comunale: "Crocefisso".


BRESCIA - Banca San Paolo: "Madonna col Bambino e San Paolo"; Cancelleria di San Luca (già nella): "Cristo portacroce" e "Madonna col Bambino"; Casa Arici (già in): "Erodiade"; Casa Avogadro (già in): "Madonna col Bambino e San Giuseppe"; Casa Baitello: "Annunciazione"; Casa Balucanti: opere imprecisate; Casa Bissoni (già in): affreschi; Casa da Como: opere imprecisate; Casa Longhena (già in): affreschi; Casa Rossi (già in): opere imprecisate; Casa Ugeri (già in): "Ritratto", Sette Savi della Grecia", "Apostoli dormienti", "Cristo morto in braccio agli Angeli"; Chiesa di S. Alessandro (già nella): polittico con la Natività; Chiesa di Santa Brigida (già nella): "Tre Sante"; Chiesa di San Clemente: "Cristo risorto fra i Santi Clemente e Teresa"; Disciplina S.S. Nazaro e Celso (poi Teatrino Rovetta, poi sede AAB): affreschi; Chiesa dei Santi Cosma e Damiano: "Ultima Cena" (nel Refettorio), "San Domenico fra Santi"; Chiesa di San Domenico (già nella): ante d'organo, episodi della vita di San Domenico (affreschi del Chiostro), "San Domenico fra Santi"; Chiesa dei Santi Faustino e Giovita: stendardo processionale, "Compianto di Cristo", soggetto non precisato; Chiesa di San Francesco: "Madonna col Bambino in trono fra Santi e Monaci", "La Pietà" (affresco), "La Pentecoste", "Il Redentore con Evangelisti e Dottori della Chiesa" (affreschi), "Cristo portacroce" (affresco), "La Resurrezione" (affresco); Chiesa di San Giovanni Evangelista: decorazione della Cappella del Sacramento, "Madonna col Bambino e Santi", "Sposalizio della Vergine", "San Girolamo" (olio su tavola), "Erodiade col capo del Battista", "Giuditta", "Donna con strumenti musicali"; Chiesa di San Giuseppe (già nella): "Natività, "I Santi Paolo, Girolamo, Giovanni, Caterina e Maddalena", "Pietà"; Chiesa di San Lorenzo (già nella): "Compianto di Cristo"; Chiesa di Santa Maria Calchera: "La Messa di Sant'Apollonio); Chiesa dei Santi Nazaro e Celso: "Adorazione dei Magi"; Chiesa di San Pietro in Oliveto (già nella): "Madonna con le Sante Caterina, Cecilia e San Giovanni Battista", "Madonna con i Santi Pietro e Paolo"; Chiesa di San Rocco (già nella): "Madonna con i Santi Rocco, Antonio da Padova, Onofrio e Margherita"; Chiesa di San Salvatore: storie di Sant'Obizio (affreschi); Chiesa di San Zeno (già nella): "La Madonna con Cristo morente fra i Santi Pietro e Paolo"; Coll. Averoldi (già nella): "Ritratto di Gherardo Averoldi in armatura", "Presentazione al Tempio", "Cristo portacroce"; Coll. Barbisoni (già nella): "Ecce Homo", "Madonna col Bambino e San Giuseppe", "Ritratto di monaco francescano"; Coll. Bettoni (già nella): "Madonna fra i Santi Francesco e Antonio e donatore"; Coll. Brognoli (già nella): "Compianto di Cristo"; "N.S. in casa della Maddalena"; "Ritratto di ignoti con libro in mano"; "Visita dei re Magi"; "Natività", "S. Martino", "Cristo che porta la croce"; "Madonna col Bambino"; "Erodiade". Coll. Brunelli: "San Vincenzo fra due Santi", "Madonna e Santi", "Presentazione al Tempio"; Coll. Caprioli (già nella): "Madonna col Bambino e San Paolo"; Coll. Fenaroli (già nella): "Ritratto virile"; Coll. Lechi (già nella): "Sacra Famiglia", "Madonna col Bambino", "Madonna col Bambino", "Il Redentore", "Madonna col Bambino e i S.S. Gerolamo e G. Battista", "Martirio di S. Lorenzo", "S. Gerolamo", "S. Andrea Avello", "Ritratto di p. Lechi o Lecheto"; Coll. Fausto Lechi: "Madonna col Bambino"; Coll. Maffei (già nella): "Matrimonio mistico di Santa Caterina", "Madonna fra i Santi Francesco e Antonio, e donatore", "Donna con fiori in testa e in un vaso"; Coll. Pitozzi: "Pietà"; Coll. privata: "Madonna col Bambino"; Coll. Terzi Lana (già nella): "Erodiade", "Madonna col Bambino e San Giovanni Battista"; Corpo di Cristo (convento): "Ultima Cena"; Disciplina dei Santi Nazaro e Celso (già nella): "Crocefissione" (affresco); Duomo: scene della vita della Vergine (ante d'organo); Duomo vecchio: "La raccolta della manna"; Ospedale Nuovo: "Madonna col Bambino"; Palazzo Averoldi con L. Gambara: affreschi; Palazzo Bargnani-Lechi con L. Gambara: affreschi; Palazzo del Broletto (già nel): affreschi; Palazzo Loggia (già nel): "Cori d'Angeli", affreschi; Palazzo della Congrega della Carità Apostolica: "Madonna col Bambino"; Palazzo Martinengo (già nel): affreschi; Palazzo Martinengo alle Cossere (già nel): affreschi; Pinacoteca Tosio Martinengo: "Natività, "Cristo portacroce", "S. Girolamo" (acquisito nel 1962), "Cena in Emmaus" e "Cena in casa del Fariseo" (affreschi). "S. Girolamo in penitenza", "San Domenico fra Santi", "Ritratto di un Martinengo", "Ritratto di gentiluomo con giubbetto a righe" "I Santi Paolo, Girolamo, Giovanni, Caterina e Maddalena", "Gentiluomo con dama", "Donna e cavaliere", "Vecchio che scosta una tenda" (affreschi), "Nicolò Orsini di Pitigliano", "Il Gattamelata". BROOKLYN (New York) - "Madonna col Bambino e i S.S. Agostino e Nicola" (affreschi da Bedizzole, attribuz.). BRUSAPORTO (Bergamo) - Chiesa di S. Martino: affreschi. BUDAPEST- Szépmvészeti Múzeum: "Ritratto virile", "Ritratto di ecclesiastico", "Scene ad affresco" (da Ghedi), "Ritratto di un gentiluomo", "Due amanti", "Quattro ritratti in un affresco"; Coll. Lederer (già nella): "Madonna col Bambino". CALVISANO - Parrocchiale: "Matrimonio mistico di Santa Caterina". CANELLO DI BAGNOLO MELLA - Palazzo Martinengo: affreschi. CANFORD MANOR (Dorset, Inghilterra) - Coll. Lord Wimborne (già nella): "Sposalizio della Vergine", "Pietà". CAPRIOLO - Chiesa parrocchiale: "La Resurrezione". KASSEL - "I Santi Pietro e Paolo". CASTELCOVATI - Chiesa Parrocchiale: "S. Martino", "Annunciazione" (affresco ricomparso nel 1974, attribuz.). CIZZAGO - Chiesa Parrocchiale: "Compianto di Cristo". COLLEBEATO - Chiesa Parrocchiale (già nella): affreschi. COCCAGLIO - Chiesa Parrocchiale (già nella): "I Santi Pietro e Paolo". CORZANO - Chiesa Parrocchiale: affreschi (attribuz.). CREMA - Duomo (già nel): "Sposalizio della Vergine"; Seminario: "Sposalizio della Vergine". CREMONA - Coll. privata: "Salomè"; Duomo: "Storie della Passione" (affreschi). FIRENZE - Coll. privata: "La Messa di Sant'Apollonio"; Coll. Strozzi Ridolfi (già nella): "Compianto di Cristo"; Galleria degli Uffizi: "Ritratto di fanciulla", "Giuochi di putti" (disegno), "Giovane cantante fra otto figure" (disegno), "Ritratto virile" (disegno), "Tre mezze figure femminili" (disegno), "Figura di devoto inginocchiato" (disegno), "La Madonna fra i Santi Rocco e Sebastiano" (disegno), "Musici" (disegno). GARDONE VAL TROMPIA - Chiesa Parrocchiale (già nella): soggetti imprecisati. GENOVA - Galleria di Palazzo Rosso: "Un devoto in preghiera". GUSSAGO-CELLATICA-S.VIGILIO - Santuario della Madonna della Stella: "Madonna col Bambino e angeli". HADDINGTON (Scozia) - Coll. Wemyss a Gosford House: "Adorazione dei pastori". HANNOVER - Niedersächsische Landesgalerie: "Ecce Homo". INNSBRUCK - Museum Ferdinandeum: "Pietà". ISOLA BELLA (Stresa, Novara) - Collezione Borromeo: "Ritratto virile". KARLSRUHE - Staatliche Kunsthalle "Vescovi che raccolgono il sangue del Redentore". KUNSTFORD (Cheshire, Inghilterra) - High Legh Hall: "Ritratto di G.A. Acquaviva". LAVENONE - Chiesa Parrocchiale: "Pietà". LENINGRADO - Museo dell'Ermitage: "Madonna col Bambino". LONATO - Fondazione da Como: "Quattro uomini d'arma". LONDRA - Alpine Club Gallery (già nella): "Una coppia" (disegno); British Museum: "Donna al bagno e cavalieri" (disegno); Buckingham Palace: "Ritratto di un ufficiale" (olio su tavola cm. 75 x 69); Coll. Benson (già nella): "Sacra Conversazione"; Coll. Brinsley Marlay (già nella): "Ritratto d'uomo": Coll. Cohen (già nella): "Madonna col Bambino"; Coll. Jekwill: "Ritratto di un Vescovo"; National Gallery: polittico con la Natività; Victoria Museum: "La giostra": Century Gallery: "Madonna col Bambino e paesaggio. LOVERE - S. Maria in Valvendra: "Annunciazione" (ante d'organo), tondi con gli Apostoli e decorazioni (attribuz.). MAIDSTONE (Kent, Inghilterra) - Coll. di Lord Conway ad Allington Castle (già nella): "Crocefissione". MANTOVA - Galleria Gonzaga (già nella): dipinti vari. MEMPHIS (Tenn., U.S.A.) Brooks Memorial Art Gallery: "Matrimonio mistico di Santa Caterina". MILANO - Coll. Borromeo Principe Gilberto: "Madonna col Bambino e un angelo"; Coll. Crespi Benigno (già nella): "Cristo portacroce"; Coll. Crespi Morbio (già nella): "San Girolamo"; Coll. Cunietti Prof. Mariano: "I Santi Giovanni Battista, Agostino, Bartolomeo e Girolamo" (olio su tela 63 x 73); Coll. Litta (già nella): "Adorazione dei pastori"; Coll. privata: "Cristo portacroce"; Coll. "Sacra conversazione" (disegno); Coll. Treccani degli Alfieri: "Madonna col Bambino e San Giovanni" (copia dal) "Madonna col Bambino"; Museo del Castello Sforzesco: "Madonna fra i Santi Francesco, Antonio e donatore", "Ritratto di giovane"; Pinacoteca di Brera: "Presentazione al Tempio", "Madonna col Bambino" (olio su tela cm. 83 x 62). MODENA - Chiesa di San Pietro: "La predicazione alle turbe"; Galleria Estense: "Sacra Famiglia". MOMPIANO - Villa San Rocchino (già nella): affreschi. MONTAUBAN - Musée Ingres: "Due coppie che ballano". MONTICHIARI - Pieve di S. Pancrazio: "S. Pancrazio" (affresco, rinv. nel 1994); Chiesa abbaziale:"Ultima Cena", nella precedente distrutta nel 1743 affreschi nel coro; Palazzo già Secco di Aragona poi Mazzucchelli, poi Rocchi: affreschi delle stagioni (indicaz. di Giovanni Cigala, 1997); Chiesa Parrocchiale (già nella): "L'Ultima Cena", affreschi. MUSCOLINE - Castello (già nel): affreschi. NAVE - Chiesa di S. Onofrio: ciclo di affreschi su S. Onofrio. NEW YORK - Coll. Kress (già nella): "Sposalizio mistico di Santa Caterina"; Coll. Scholz: "Concerto campestre" (disegno), "Due soldati" (disegno). NUVOLERA - Chiesa di San Rocco: "La Madonna col Battista". OSPITALETTO - Chiesa Parrocchiale: "Cristo sorretto dagli Angeli". OXFORD - Ashmolean Museum: "Una scena di storia romana" (disegno). PADOVA - Chiesa di Santa Giulia (già nella): "Madonna in trono fra Santi", ante d'organo; Convento di Santa Giulia (già nel Refettorio del): "Ultima Cena"; Museo Civico: "B.V. incoronata e i S.S. Benedetto, Giustina, Prosdocimo e Scolastica", "La Pietà", "Due Santi", "Due Santi e Martiri Innocenti" (firm. Yeronymo / Romani / De Brixia / opus per contratto 30 aprile 1513), "Ultima Cena" (già nel Convento di S. Giustina). PALERMO - Coll. Chiaramonte Bordonaro: bozzetto per una Natività. PARIGI - Museo del Louvre: "Guerriero morto e donna in pianto" (disegno), "Putti che giuocano" (disegno), "Uomo con l'armatura" (disegno). PISOGNE - Chiesa di Santa Maria della Neve: "Storie di Cristo" (affreschi). PRAGA - Museum Rudolfinum: "Ritratto virile"; Thinkirche: "Presentazione della Vergine al Tempio" e "Visitazione" (ante d'organo). PRALBOINO - Chiesa Parrocchiale: "Madonna col Bambino fra i Santi Lorenzo, Stefano, Giuseppe e Marco". QUINZANO D'OGLIO - Chiesa dei Minori (già nella): affreschi all'altare della Concezione, gli "Evangelisti", "Natività" e "Fuga in Egitto". RICHMOND (Surrey, Inghilterra) - Coll. Cook: "Madonna col Bambino", "Matrimonio mistico di Santa Caterina", "Madonna col Bambino fra i Santi Giacomo Maggiore e Girolamo". RODENGO - Abbazia (già nella): "La cena di Emmaus" e "La cena in casa del Fariseo (affreschi). ROMA - Coll. Marinucci (già nella): "Madonna col Bambino"; Coll. privata: "La partita a carte" (affresco); Coll. Toesca Pietro: "Il buon Samaritano"; Galleria Doria: "Madonna col Bambino" (olio su tela cm. 67 x 63). RONCADELLE - Chiesa Parrocchiale: affresco (attribuz.), "Natività". ROVATO - Chiesa della Santissima Annunziata (già nella): "Profeti". RUSSIA - Coll. del Duca di Leuchtenberg (già nella): "Ritratto virile". SALÒ - Chiesa di San Bernardino (già nella): "Madonna fra i Santi Bonaventura e Sebastiano" (olio su tela cm. 203 x 200), "Sant'Antonio da Padova e donatore". SAN FELICE DEL BENACO - Chiesa Parrocchiale: "San Felice Adauto e Santi ai piedi della Vergine in gloria", affreschi. S. EUFEMIA DELLA FONTE - Chiesa Parrocchiale: "S. Rocco e Santi" (olio su tela cm. 209 x 140), pala con "Cinque Santi". SARASOTA (U.S.A.) - John and Mable Ringling Museum: "Ritratto virile" (disegno), (copia dal) "Sposalizio della Vergine". SAVANNAH (Georgia, U.S.A.) - Museo: "Madonna col Bambino". SOLTO COLLINA (Bergamo) - Chiesa Parrocchiale: (copia dal) "Sposalizio della Vergine". TAVERNOLA BERGAMASCA - Chiesa di San Pietro: "Madonna col Bambino fra Santi e donatori". TRENTO - Castello del Buonconsiglio: "Madonna col Bambino fra Santi e donatore". URAGO MELLA - Chiesa Parrocchiale: "Annunciazione". VENEZIA - Coll. Contarini (già nella): "Ordinanza di cavalli"; Coll. Manfrin (già nella): "Compianto di Cristo"; Coll. Mentasti (già nella): "Frammenti di affreschi"; Gallerie dell'Accademia: "Compianto di Cristo", "Madonna col Bambino". VERONA - Chiesa di San Giorgio in Braida: "Storia di San Giorgio" (ante d'organo); Coll. Curtoni (già nella): "Due figure di Tedeschi". VIENNA - Albertina: "Natività" (disegno); Coll. Harrach. Francesco Vecellio (cerchia di): "Gesù e il Battista fanciulli"; Coll. Lichtenstein (già nella) Paris Bordone: "Ritratto". VISANO - Palazzo di Bianca Avogadro (già nel): "Mezze figure". VILLONGO SAN FILASTRIO (Bergamo) - Cappella di San Rocco: "Madonna col Bambino fra i Santi Rocco e Sebastiano". WASHINGTON (U.S.A.) - National Gallery: "Ritratto di guerriero". WINDSOR (Inghilterra) - Royal Library: "Musici in barca" (disegno).