PIANO di Costa Volpino

PIANO di Costa Volpino

Frazione di Costa Volpino (prov. di Bergamo) e parrocchia (diocesi di Brescia), 3 km a SE di Costa Volpino, 43 km da Brescia. Alt. m. 200.


ABITANTI: 200 nel 1870, 1136 nel 1961, 1350 nel 1970, 1400 nel 1976, 1850 nel 1984, 1805 nel 1896, 1670 nel 1992. Come ha scritto Martino Compagnoni il nome deriva dalla pianura creata dalle alluvioni del fiume Oglio, che ha formato nel corso dei secoli una fertile campagna. Poco abitata nel passato a causa delle frequenti piene del fiume, in seguito al ritiro delle acque si formò una zona paludosa chiamata "0llio Morto". Ne scrive, in modo curioso, il Da Lezze nel suo catastico del 1610 che dopo aver rilevato che si tratta di terreno "non molto buono" paludoso che produce fieni in quantità, che vi maturano fichi molto prima che in ogni luogo della valle, accenna ad un pascolo "molto grande de' Caretti, mirabile per li cavalli bolsi, dove molti ne guariscono mangiando di quelle d'erbe, et molti se non guariscono si conservano almeno molti giorni". I non molti abitanti erano soprattutto contadini, mandriani e cavallari. Vi esistevano tuttavia "un molino, una rasica, un forno di ferro e fucine tre". Vi sorse anche una chiesetta dedicata a S. Fermo, protettore degli animali. Isolato, per lo più, Piano venne valorizzato dopo che nel 1846 venne costruito il ponte Barcotto. Da allora si sviluppò l'agricoltura e alle località già esistenti (Piò, Santa Martina, i Santi e Cà del diaol) si aggiunsero caratteristiche fattorie quali: Cà Ronchi, Cà il Poeta, Cà Nistol, Casino Baglioni, Pitinghello, Colombera, Zoncone. La località andò popolandosi sempre di più diventando un'appendice vitale di Costa Volpino, specie sul piano industriale e imponendo la necessità di costruirvi una chiesa. Lo sviluppo economico e sociale e la popolazione cresciuta a più di duecento abitanti trovarono il centro di aggregazione intorno al Casino Baglioni e grazie alla nob. Virginia Baglioni che dalla metà dell'800 fondò una scuola elementare per i bambini del luogo. La stessa generosa signora fece costruire una chiesetta benedetta il 9 agosto 1860 e dedicata alla B.V. Addolorata ma che, per la presenza di una venerata statua di S. Fermo, fu chiamata con il nome di questo santo. Successivamente la nobile Baglioni arricchì la chiesetta di reliquie e fece ogni sforzo perchè venisse officiata, grazie all'appoggio della parrocchia di Pisogne nel cui ambito si sviluppò religiosamente e socialmente.


Aumentando sempre più la popolazione, nel 1937 si formò un Comitato per chiedere al parroco di Pisogne un sacerdote stabile anche per la popolazione delle contrade contermini di Pizzo e di S. Martina, assicurandone in qualche modo il mantenimento. Preso tempo, il parroco di Pisogne don Giovanni Recaldini nel 1942 concepì l'idea di costruire una nuova chiesa. Rimandata l'attuazione a dopo la guerra, nel 1946, per iniziativa di Giacomo Amighetti di Lovere, presidente dei Dispersi e Prigionieri di Guerra, venne avanzata l'idea di dedicarla alla loro patrona: la Madonna della Mercede. Il dono, avvenuto il 15 dicembre 1947, di un'area da parte del dott. Felice Gregorini e di Costanzina Bertoletti facilitò l'avvio della costruzione che venne affidata, per quanto riguarda il progetto, all'ingegnere Cottinelli di Lovere e per la vera e propria costruzione all'impresa Zanettini. Benedetta dal vescovo di Brescia mons. Tredici il 28 settembre 1949, la chiesa venne consacrata dallo stesso mons. Tredici il 15 novembre 1952. La costruzione del grande stabilimento della Dalmine (1955-1957), e il sorgere di sempre nuove attività industriali e artigianali convinse la curia di Brescia ad erigere una rettoria che abbracciasse tutta la zona. Definiti i confini dei territori delle parrocchie di Costa Volpino, Pisogne e Gratacasolo, il 23 dicembre 1961 vi prendeva dimora, mentre si svolgevano le pratiche per l'erezione della parrocchia, don Giovanni Gobbi. La parrocchia venne eretta con decreto vescovile del 15 agosto 1962 e riconosciuta civilmente l'11 maggio 1963. Nel 1963 oltre ai lavori di rifinitura della chiesa, e al concerto di campane, venne completata la canonica. Nel frattempo Piano aveva il suo cimitero, l'edificio scolastico, la scuola materna e le attrezzature sportive. Nel 1985, per iniziativa del parroco don Paolo Passeri venivano costruiti, su progetto del geom. Renato Bianchi, la Casa-Famiglia e l'oratorio, benedetti nel 1987. La chiesa veniva inoltre arricchita, nel 1987, di due vetrate con la figura del Risorto e della Vergine Incoronata. Piano ha dato alla Chiesa tre religiosi, due sacerdoti, una decina di suore. La parrocchia è dotata di un gruppo corale, giovanile, e di catechisti.


Hanno prestato servizio pastorale i sacerdoti: Francesco Zoppi, Peppino Tedeschi, Luigi Corti, Augusto Ballerini, Lorenzo Caffi, Giuseppe Cappellini, Giuseppe Quaresmini, Renato Laffranchi, Carlo Feltre, Camillo Zintilini per 20 anni.


PARROCI: Giovanni Gobbi (1962-1982); Paolo Passeri di Monno (1982-1992); Mauro Pelamatti (dal 1992).