MARIONETTE e burattini

MARIONETTE e burattini

Fantocci di legno o di altra materia. Le marionette a figura intera ed azionate con fili; i burattini costituiti di teste, mani, di legno o d'altro materiale, congiunti da una veste aperta in basso e perciò manovrati con le mani e le dita. Nel bresciano sono stati di solito denominati con il termine di "toti". Le marionette si imposero fin dalla fine del '600 e i loro spettacoli furono particolarmente numerosi nelle piazze e nei teatri popolari dell'Italia anche del Nord. Fin dal '700 nel Bresciano furono attivi i Muchetti (v.), e specialmente Giuseppe, Zeffirino, Tancredi, che tra l'altro rivalutarono una tipica maschera ritenuta bresciana, Cecchino, rappresentata in un contadino, di spirito indipendente, furbo, che qualcuno vuole nato a Montichiari e che venne valorizzato, se non forse inventato, soprattutto da Zeffirino Muchetti. Era protagonista, tra le altre commedie, almeno per ora non rintracciate, de "Il Tarlàn de la moscova", nella quale, turlupinato, senza scomporsi, faceva pagare ad altri l'imbroglio, uscendone indenne. Nel 1882 i fratelli Prandi di Brescia "premiati di medaglie d'oro da molte società" tenevano rappresentazioni di marionette meccaniche in Sicilia. Nel 1889 l'operaio Vincenzo Moretti presentava all'Esposizione operaia Bresciana pupazzi automatici. Certi Muchetti Vetturio e Gallo avevano nel 1901 residenza a Barghe in Valsabbia. I burattini si identificarono quasi del tutto nei "Gioppini" di cui fu il principale divulgatore Battista Battaglia. Tra il 1820 e il 1835 in Piazza Vecchia di Bergamo egli rese popolare Gioppino, espressione di popolo rozzo ma arguto, riconoscibile per gli inconfondibili tre gozzi. Gioppino finì con l'avere il ruolo di protagonista di tutte le recite che i burattinai portavano in scena mentre altre più celebri maschere italiane come Brighella, Meneghino, Pantalone, Arlecchino figurarono sempre in secondo piano. Come in altre zone anche nel Bresciano, Gioppino, divenne sinonimo di spettacolo burattinesco e il teatrino venne chiamato per la modestia delle strutture la "baracca dei Gioppini". Fra i burattinai bresciani di professione si possono elencare Angelo Maggi (n. l'1 giugno 1796), Francesco Magni (Brescia, 28 maggio 1820 - 5 dicembre 1900) e molti altri come Emilio Eroli, Francesco Fontana. Il Bignami segnala un certo Gorno, nato a Brescia, che con la maschera di Gioppino dava spettacoli burattineschi, verso il 1880, al Caffè del Bottegone in Milano riscuotendo grandi successi. A Brescia in via del Palazzo Vecchio (ora via Dante), nella bella costruzione che nel lontano 1432 fu sede del Podestà, poi delle famiglie Malvezzi, Gambara, Martinengo, nel cortile di questo palazzo venne eretto nel secolo scorso, per un non breve periodo di tempo, il teatro dei burattini della famiglia Fabbris. Il burattinaio Luca Cantura tenne per alcuni anni (1925-1937) la baracca in piazza Tebaldo Brusato. Più recentemente si imposero Ferdinando Marti Rampini di Manerbio, i Costantini e specialmente Sandro ancora in attività, come lo sono in attività Gesuino Pirlo di Palazzolo S.O., Luigi e Giuseppe Foglieni. Esperimenti di teatro di burattini vennero fatti a Nuvolera intorno agli Anni '60. Attivi nel bresciano anche burattinai di altre province come i Manzella di Soncino, i Corniani di Medole e, nell"800, i bergamaschi Locatelli, Ravasio ecc. Ricco il repertorio, sia delle marionette che dei burattini, di argomenti spesso religiosi, ma anche patriottici o solamente sociali. Sempre al centro del pezzo la lotta tra bene e male e il tema dell'innocenza come avviene nella "Maria da Brescia" e in altre commedie di soggetto bresciano. Numerose le trasposizioni di commedie di repertorio popolare e anche classico. Una ricca collezione di marionette e burattini è posseduta da Bruno Poieri di Iseo.