MADDALENA, monte
MADDALENA, monte
Monte a NE di Brescia sul confine tra i comuni di Brescia e di Botticino a m. 875 m. s.l.m. e a 820 m. sul piano della città. La natura geologica del monte è prevalentemente calcarea e il medolo liassico fornisce materiale da costruzione. La roccia calcarea alquanto permeabile e fessurata, è ricoperta da uno strato d'argilla rossa frammista a detriti di roccia che si mostra alla coltivazione discretamente fertile, anche se l'incolto e il pascolivo hanno un'elevata percentuale dovuta al clima freddo e alla mancanza di concimazione. La coltivazione raggiunge i 450 m. e poi sparisce per far posto a vegetazione naturale, spontanea, di boschi cedui, di castagneti e pascoli. Geologicamente il monte si è formato in seguito alla compattazione di sedimenti depositatisi, nel corso del periodo Giurassico inferiore (178 e 188 milioni di anni fa), in un ampio Oceano che separava la paleo Europa dalla paleo Africa; un grande mare che divideva quelli che poi divennero due continenti. I sedimenti rocciosi erano in gran parte di origine biologica, deposito cioè "post mortem" dei resti di varie forme di animali marini, fra i quali, a quanto ha rilevato Giuseppe Berruti, le ammoniti, i cefalopodi cui si collegano gli attuali nautili, più generi e specie di bivalvi lamellibranchi, «gigli di mare», spicole di spugne. Ma in una certa misura anche i materiali detritici trasportati dai fiumi dei due paleo continenti contribuirono a formare il letto sedimentario da cui derivarono le rocce dette "medolo". Tradizionale denominazione letterale bresciana che indica le rocce cioè calcari stratificati, alternate a funghi trasformati in marne e a livelli di selce varianti negli strati calcarei dal bianco al grigio. Nel corso poi del processo di sollevamento delle rocce formatesi nel bacino oceanico giurassico (sollevamento che ebbe inizio circa 70 milioni di anni fa) prese a formarsi, fra gli altri «edifici» strutturali delle Alpi attuali, quello delle Alpi meridionali, compreso anche il monte Maddalena con tutte le sue propaggini. E tra esse, una porzione (che ora chiamiamo colle Cidneo), in conseguenza di forti pressioni tangenziali venne staccata da una violenta fratturazione delle rocce che subirono anche una netta torsione rispetto a quelle del Monte Maddalena. Stravolgimento questo che avvenne presumibilmente fra la fine del Pliocene (tarda era terziaria) e l'inizio del Quaternario, fra i tre e 1,5 milioni di anni fa, contemporaneamente e quasi certo a causa di un energico affondamento di una grande fossa che ora chiamiamo 'pianura Padana'. La montagna è ricca di molte cavità e caverne, le prime ad essere esplorate tanto che da essa prese il nome sulla fine dell'800 la prima società speleologica bresciana, seconda in Italia dopo solo a quella di Udine. Particolarmente esplorato il "buco" del Romet (Romito Alto) dal lato di S. Eufemia. Più tardi (nel 1932) venne esplorato "el bus del ruculì" sul versante settentrionale. Una campagna di esplorazioni speleologiche si sviluppò dal 1927 in poi. Nel solo giro di cinque anni dal 1927 al 1932 vennero esplorate le seguenti caverne da Nord a Sud: Negondol di S. Vito (N. 54 Lo) esplorato e rilevato dal gruppo grotte il 7-12-930; Buco del latte di Ca. Castrino (N. 109 Lo) esplorato il 7-9-930; Buco del Cunetto (N. 42 Lo) il 20-9-932; Buco del Trinale (N. 41 Lo) il 27-12-931; Buco delle Coime (N. 46 Lo) il 20-9-929; Buco della Bocca (N. 44 Lo) il 13-2-927; Buco delle Streghe (N. 47 Lo) il 21-4-927; Buco del Brugni (N. 43 Lo) il 27-12-931; Buco del latte (N. 67 Lo) il 16-2-930; Buco del Romito basso (N. 48 Lo) il 9-10-932; buco del Pradello (N. 53 Lo) 1'8-1-930; Buco della Capra (N. 49 Lo)1'8-12-29; Tampa di Caionvico (N. 6 Lo) il 21-4-929; Tampel (N. 8 Lo) il 5-5-929. Il nome del monte viene da una Chiesa e da un eremo eretto sulla cima e dedicati a S. Maria Maddalena. La prima denominazione fu però quella di Montedenno, dal latino mons ( = monte), domini ( = del Signore) cioè del signore della città che in epoca medievale era il vescovo. In verità, a ricordo storico, il monte apparteneva al demanio regio di cui il vescovo (dominus) era l'amministratore e che specie dal versante meridionale si serviva per la caccia grossa, tanto che le balze digradanti su S. Eufemia fino a Castenedolo si chiamavano di Cazzaforis cioè di caccia riservata appena fuori (forio) della città, di comodo accesso . Il 15 luglio 1037 l'imperatore Corrado II concedeva il Montedenno "cum suo circuito" al vescovo Olderico I che a sua volta nel gennaio 1038 ne concedeva l'uso indisturbato ai "liberi homines" nel nuovo Comune, per il pascolo, la legna ed altri bisogni dei cittadini. Si tratta in pratica di una vera concessione feudale in favore dei "vicini" alla zona cittadina contigua alla montagna. Il "Liber Potheris" ne indicava i limiti con la valle di Botticino ad Oriente, S. Eufemia a mezzogiorno, l'acquedotto a Occidente e la terra di Nave a settentrione. Sviluppo diverso ebbero le pendici più basse, chiamate poi Ronchi mentre la montagna diventò presto proprietà del Comune che ne affidava i beni a sette conservatori, mentre la vigilanza veniva affidata a ispettori, custodi e compari che dovevano vigilare sul patrimonio boschivo ritenuto inalienabile. Il Comune poi si riservava una rendita dalla vendita della legna del monte Denno, la cui rendita servì fra l'altro nel 1489 alla fabbrica del palazzo pretorio. Per evitare che i boschi venissero danneggiati nel 1491 il Comune proibiva i pascoli. A contendere in parte i diritti di legnatico dei cittadini nel 1495 interveniva il comune di Nave che otteneva diritti analoghi in parte del versante settentrionale. Sul monte aveva preso dimora nei sec. XI o XII un priorato agostiniano detto anche degli "Eremiti" che oltre alla chiesa dedicata a S. Maria Maddalena costruirono sulle balze di Botticino la chiesa della SS. Trinità per l'assistenza spirituale e materiale agli abitanti isolati in case sparse e lontani dalla parrocchia di S. Maria di Valverde. Ciò durò fino al 1488 quando gli Eremitani cedettero la proprietà della chiesa della SS. Trinità ai Benedettini di S. Faustino in Brescia. Scomparsi gli Eremitani, sulla montagna rimasero eremiti solitari. Fra questi si distinse fra Tiburzio Lazzaro al secolo nobile Innocenzo Leonelli - Serbellonghi (v.) di Fossombrone che visse sulla montagna dal 1620 al 1625 e che venne poi venerato dal popolo come il santo eremita della Maddalena. Regno di boscaioli, di pastori e di piccoli coltivatori la montagna, almeno oltre il S. Gottardo, divenne nella seconda metà dell'800 luogo di scampagnate domenicali le cui mete erano, oltre che i boschi e i prati, anche i sempre più numerosi "licinsì" (osterie stagionali) dai nomi più singolari come il "Gasusì" la "Margherita" la "Casina dei fiori", il "Ciuchì" ecc. Al contempo la Maddalena oltre che palestra almeno fino agli anni cinquanta di camminatori domenicali e festaioli divenne palestra anche di vere e proprie gare sportive. Il 6 maggio 1894 ebbe luogo la prima crono scalata da parte del "biciclista" Giuseppe Benedetti che su "macchina (naturalmente una bicicletta sia pure pesante) nazionale della fabbrica Prinetti e Stucchi di Milano, costruita appositamente per la salita cioè con l'ingranaggio invertito", partito alle ore 6,30 da Porta Venezia raggiungeva la vetta alle 12,30 in 4 ore sulle 10 preventivate. Bisognerà aspettare la tappa del Giro d'Italia del 1966 vinta da Jmenez prima che la montagna rientrasse di nuovo nelle cronache ciclistiche. Con la crescita dell'interesse per la montagna si moltiplicarono anche gli appelli per la sua valorizzazione. Fin dal 1897 e ancora nel 1903, Edoardo Fornoni, ricco commerciante chiamato il re del Siam per i suoi viaggi in paesi lontani, proponeva costruire una cremagliera che conducesse in cima alla montagna. Nel 1909 lo stesso Fornoni proponeva la costruzione di una funicolare che dal "Buren" raggiungesse le Cavrelle, con i relativi alberghi al Buren e alle Cavrelle. Per la realizzazione della funicolare alla "Maddalena Kulm" veniva costituito un Comitato composto dall'avv. Gerolamo Orefici, Dominatore Mainetti, Luigi Buffoli, Bortolo Pirlo, Francesco Perlasca, Enrico Minetti, ing. Pietro Calzoni. Doveva essere lunga 2.800 m, con un dislivello di 650 m. azionata da un argano elettrico di 100 HP circa utilizzando 123 ettari di terra. La proposta veniva ripresa nell'agosto 1925 e ancora nel 1927 senza esito per il momento. Falliti i sogni di creare cremagliere e funicolari si ripiegò sulla costruzione di una strada negli anni 1927-1930. I fratelli Luigi e Antonio Rivadossi realizzavano una rotabile in partenza dalla località Lovere a Muratello di Nave alla cima della Maddalena lunga 15 Km, di cui 9 su strada provinciale e 6 su strada privata. La strada verrà poi sistemata con cantieri di lavoro nel 1951. Lavori di rimboschimento e di sistemazione forestale vennero predisposti nel 1927-1928. Nuovi lavori affidati a quattro cantieri scuola di rimboschimento furono ripresi nel 1949 con la messa in opera specialmente di piante di castagno. Nel frattempo la montagna fu il ritrovo anche del C.A.I. bresciano che il 15 maggio 1927 vi inaugurava il proprio gagliardetto e assieme diventava il teatro delle manifestazioni degli alpini in congedo. Ripresero anche le manifestazioni sportive. Nel 1933 ebbe lungo il primo "Giro della Maddalena", marcia di regolarità a pattuglia, organizzata dal dopolavoro "Pogliaghi". Nel secondo dopoguerra vennero rimessi in circolo progetti di valorizzare assieme al rimboschimento, dal 1950 al 1964 venne costruita la strada panoramica dalla lunghezza totale di 10 Km e 200 m. costituita da 4 tronchi e cioè via Pusterla - S. Fiorano (quota 224) di km. 1,500 eseguita nel 1932; S. Fiorano - Medaglioni (quota 339) di km. 2,200 attuata dal 1950 al 1954: Medaglioni - S. Gottardo (quota 410) di km. 0,900 realizzata dal 1956 al 1958; S. Gottardo - Cavrelle (quota 804) di km. 5,600 realizzata dal 1964 al 1966. Un'opera complessivamente realizzata con criteri di economia, costata circa 25 milioni al chilometro. Venne ufficialmente inaugurata il 2 giugno 1968 con l'arrivo in vetta del Giro di Italia. Si pensò anche ad ovviare alla mancanza d'acqua con il progetto Arco che doveva captare l'acqua dalla Val di Bondalia della Vrenda di Odolo e con un altro più modesto progetto che voleva attingere alle sorgenti di S. Gallo a 470 m. s.l.m.. Il 12 settembre 1952 la Società Funivie della Maddalena, riprendeva e realizzava il vecchio progetto della funivia, aperta il 14 agosto 1955, che contribuì ad un ulteriore sviluppo turistico della montagna (acquedotto, albergo, ville, esercizi pubblici) ecc. Ma il blocco edilizio comportato dal piano regolatore, la costruzione nel 1966 della strada panoramica in diretta partenza dalla città ed altre cause portavano alla chiusura, il 10 settembre 1969, dell'esercizio pubblico della funivia e al suo definitivo smantellamento nel giugno 1986. Con la realizzazione della strada e della funivia, venivano costruiti un moderno albergo e ristoranti e nel 1964-1965 una chiesa (v. Maria Maddalena, S.). Nel 1966 venne aperto sulla Cima il Centro di addestramento tiro a volo Breda. La valorizzazione della montagna annotò interessanti associazioni e Enti pubblici. Dal 1973 gli Amici della montagna A. Pasquali, organizzarono ogni anno in maggio una festa ecologica. Dal 1976 gruppi di volontari e "Italia Nostra" incominciarono a ripristinare e a segnare sempre più numerosi sentieri l'ultimo dei quali costruito nell'ottobre 1987. Nel 1976 l'Amministrazione tentava di lanciare il progetto di un parco attrezzato. Un nuovo sentiero veniva tracciato nel 1988. Nel 1978 ebbe luogo in sostituzione del trofeo di Lumezzane la prima cronoscalata di 5,600 km. considerata una classica corsa in salita automobilistica. Sospesa nel 1974 ripresa nel 1981, di nuovo sospesa e ripresa, nel 1983. Nel 1966 arriva sulla Maddalena anche il Giro d'Italia. La montagna venne sfruttata anche per altri scopi. A 850 m. s.l.m. venne costruita una stazione ripetitrice della STIPEL e un ponte radio per le provincie di Milano, Brescia, Cremona, Mantova. Nell'autunno 1972 suscitò scalpore ed echi sulla stampa la costruzione sulla vetta di un impianto di ascolto NATO. Dal 1976 con la creazione della società di volo libero il Delta Club Brescia la montagna divenne sempre più palestra di deltaplanisti. Un concorso indetto dal Comune di Brescia nell'ottobre 1981 fu l'ultimo tentativo di un rilancio della Maddalena ma ebbe scarso esito e seguito. Il progetto vincente (aprile 1983) elaborato dagli architetti Luigi Poisa e Mauro Lanciano, con la collaborazione del prof. Gianfranco Dragogna venne limitato a 20 ettari. L'idea di un parco intercomunale (Brescia, Nave e Botticino) venne rilanciata nel 1988 in un progetto degli architetti bresciani Gustavo Palumbo e Fausto Redondi (ma sembra che vi si pensasse anche prima, almeno nel 1943). Nel 1983 e ancora più nel 1987, si affacciò il problema del traforo della montagna per creare un nuovo sbocco alla valle di Lumezzane e alla Valtrompia.