GEOLOGIA

GEOLOGIA

La geologia anche nel Bresciano entrò nella considerazione degli studiosi nel sec. XVIII e ciò grazie allo sviluppo della chimica e della mineralogia. Gli studi si indirizzarono, soprattutto, verso la determinazione dei materiali componenti la crosta terrestre, lo sforzo di delineare i periodi geologici attraverso lo studio dei fossili. Ma fu nell'800 che gli studi geologici presero un sempre più vasto ed intenso sviluppo. Seguendo un quadro degli studi tracciato da Pierfranco Blesio si possono nominare soprattutto i Ragazzoni ai quali si deve l'inizio di un certo filone di studi geologici, paleontologici e mineralogici (anche dal punto di vista chimico). Le osservazioni prendono il via nel 1823 con Giovan Battista Ragazzoni e continuano per opera del figlio Giuseppe, fino al 1893 e riguardano fossili e collezioni di fossili, mineralizzazioni triumpline e camune. Postumo (nel 1931) viene dato alle stampe il "Profilo geognostico del versante meridionale delle Alpi orientali". Il Curioni inizia i suoi studi, per conto dell'Imperial Regio Governo, occupandosi particolarmente di miniere, siano esse di combustibili fossili che di ferro ed è soprattutto sotto questo aspetto che tratta anche del territorio bresciano interessandosi ai calcari ittiolitici di Tignale sul Garda ed al ferro della Val Trompia, con una produzione che va dal 1838 al '77. Un contributo diede il noto abate Antonio Stoppani. Nella sua opera dal titolo: "Paleontologie Lombarde", in più volumi, fa spazio anche ad alcune osservazioni sul territorio bresciano. All'opera contribuiscono, direttamente o indirettamente (cioè passando informazioni) il Cornalia ed il Ragazzoni stesso. L'austriaco Hauer, dal 1830 al '93, occupandosi della stratigrafia permiana, triassica e secondaria in generale delle "Alpi meridionali", pubblica dati sulla paleontologia dei monti Domaro e Guglielmo in val Trompia. Lepsius, a sua volta, dal 1878 al 1898, si occupa di geologia generale e di petrografia, particolarmente del plutone dell'Adamello e delle sue metamorfiti di contatto. Il Salomon, austriaco, inizia anch'egli, nel 1890, una serie di studi (che dureranno per circa 40 anni) sulla geologia e petrografia dell'Adamello, sia riguardanti il plutone tonalitico vero e proprio che la sua aureola metamorfica. I milanesi Artini e Mariani, nel 1898, pubblicano gli "Appunti geologici e petrografici dell'alta Valle Trompia". Fra il 1899 ed il 1908, Angelo Bettoni, medico e naturalista bresciano, scrive di geologia e paleontologia dei dintorni di Brescia. La sua opera principale riguarda i fossili domeriani della provincia, ancor'oggi fondamentale per lo studio delle ammoniti liassiche. Baltzer, geologo quaternarista svizzero, fra il 1870 ed il 1912, scrive soprattutto del lago d'Iseo, della Valcamonica e dei dintorni dell'Adamello; lavori questi (e particolarmente quelli dell'Iseo) che trovano continuazione nell'opera del Beck, sedimentologo suo connazionale. Don Alessio Amighetti, in apertura di secolo, pubblica "Una gemma subalpina" che contiene conversazioni di geologia applicata al Lago d'Iseo. In altra successiva opera, tratta dal "fenomeno Carsico del Lago d'Iseo". Segue il torinese Federico Sacco, per lo più quaternarista, che si occupa del glacialismo delle Alpi ed in tal senso scrive sull'origine delle vallate e dei laghi alpini in rapporto al sollevamento delle Alpi. Nel 1896, dà alle stampe uno studio sull'anfiteatro morenico del Garda; nel '900 propone uno schema geologico della valle Padana. Su questo tema ritornerà nel '930 al l convegno del Po, scrivendo delle origini della Pianura padana e delle sue acque sotterranee. Nel 1936 tratteggia una sintesi sul "glacialismo lombardo". L'austriaco Bittner, dal 1881 al 1904, studiando le sedimentazioni Triassiche del sud delle Alpi, tratta particolarmente delle valli Sabbia e Trompia. Il bresciano don Francesco Caldera, quaternarista si occupa per lo più della pianura e relativamente a quella del fiume Chiese. I suoi lavori appaiono dal '911 al '931. Contemporaneamente il milanese Zaccagna, nel 1911 e nel '15 pubblica alcune notizie sul rilevamento delle "Alpi Bresciane", nonchè sui dintorni di Brescia e la pietra di Botticino, mentre il geologo svizzero Henny, studiando il territorio Ticinese dal punto di vista tettonico, nell'approfondire le sue ricerche intorno alla linea del Cavalese e sul limite alpino-dinarico, descrive tale limite relativo alla zona del massiccio dell'Adamello. Il tedesco Cornelius, fra il 1915 ed il 1949 occupandosi dell'orogenesi alpina, è portato a studiare sia l'intrusione adamellicola che le linee tettoniche che la delimitano; in pratica compie osservazioni circa la posizione e l'andamento della "linea insubrica". Senza dubbio lo studioso nostrano che, più di altri, ha scritto di geologia bresciana, è Giovan Battista Cacciamali che ha al suo attivo ben 120 pubblicazioni, apparse fra 1881 ed il 1934. Se fosse necessario precisare la sua specializzazione si potrebbe dire che egli fu tettonico e geomorfologo. La sua opera fondamentale rimane la "Morfogenesi delle Prealpi lombarde" che appare nel 1930 e nella quale vengono riuniti e coordinati quasi cinquant'anni di scritti ed osservazioni geologiche da lui compiute. Altro grande geologo bresciano è l'ing. Arturo Cozzaglio. Talvolta appare in aperto contrasto con i colleghi dell'epoca (famose sono le dispute col Cacciamali a proposito del fenomeno dei "Carreggiamenti") e solo a posteriori le sue intuizioni e osservazioni trovano validi riscontri. Oltre essersi occupato di geologia generale e di geo-morfologia del territorio, notevoli sono i suoi contributi alla conoscenza idrogeologica della nostra provincia. Celestino Bonomini, sacerdote bresciano e geologo di grande modestia membro della Società Geologica Italiana dal 1916, pubblica i suoi primi lavori riguardanti la valle Sabbia intorno al 1896; in seguito non manca di occuparsi anche del territorio del Garda e dell'Iseo e di altre zone della provincia; tratta di geologia generale, di stratigrafia e di tettonica, la sua produzione scientifica cessa nel 1942. Giuseppe Nangeroni, geografo e geomorfologo milanese vivente, nella sua ricca produzione scientifica riguardante in particolare la morfologia del paesaggio alpino lombardo e che ebbe inizio nel 1925, ha più di una volta occasione di occuparsi del territorio bresciano. De Sitter, geologo dell'Università di Leida, seppure i suoi studi (condotti fra il 1925 e il 1949) riguardino particolarmente la Valtellina e la regione bergamasca, tratta anche del territorio bresciano, nella sua opera sulla "Geologia delle Alpi meridionali" apparsa nel 1939. Ardito Desio, caposcuola dell'istituto di geologia dell'Università di Milano, noto anche per la sua impegnata attività alpinistica, viene qui ricordato anche se i suoi studi geologici non hanno interessato direttamente il territorio bresciano, essendosi occupato particolarmente della regione bergamasca e dell'Ortles-Cevedale. Ben noto ai cultori di geologia e petrografia del gruppo dell'Adamello è il binomio Bianchi-Dal Piaz dell'Università di Padova che, in numerose quanto fondamentali memorie, trattano del nostro plutone dioritico e di parte della sua aureola di contatto. I loro studi si svolgono fra il 1937 ed il 1948. Altro petrografo dell'Università di Padova è il Colasso che, dal 1937 al 1942 dà alle stampe alcune memorie geologico-petrigrafiche sul massicio dell'Adamello relativamente all'alto bacino del Chiese ed al monte Blumone. Alfredo Boni, geologo e paleontologo, caposcuola dell'università di Pavia, oltre a numerose pubblicazioni di carattere paleontologico-stratigrafico riguardanti il periodo Triassico, pubblica fra il 1943 ed il 1951 una serie di opere riguardanti la geologia della regione fra il Sebino e l'Eridio. Bianca Maria Cita, dell'Università di Milano, per quanto concerne la ricerca nel bresciano circoscrive i propri interessi all'area gardesana; è fondamentalmente stratigrafa e come tale si affida quasi esclusivamente ai reperti fossili (prima macro poi micro) per correlare le serie sedimentarie oggetto dei suoi studi. Accordi, negli anni '50, pubblica presso l'Accademia dei Lincei degli appunti geologici ed il rilevamento della zona del Pizzo Badile, in Valcamonica. Schiavinato, altro geopetrografo dell'Università di Padova, studia particolarmente la regione compresa fra Ponte di Legno ed il Passo del Tonale ma si occupa anche di alcuni rilevamenti petrografici nella regione meridionale dell'Adamello. Orlando Vecchia è uno dei più attivi geologi di scuola milanese dell'immediato dopoguerra. Studia particolarmente le serie liassiche lombarde con più di un riferimento alla zona sebina. Del Lago d'Iseo studia e ne pubblica anche la morfologia quaternaria (1945-1950). Sergio Venzo, stratigrafo del secondario e quaternarista dell'Università di Parma, inizia la sua produzione scientifica intorno al 1933 e, per il bresciano studia e rileva a più riprese l'anfiteatro morenico del Garda, dal fiume Chiese all'Adige, pubblicandone i risultati negli anni '60 nelle memorie della Società Italiana di Scienze Naturali. Di Italo Zaina, bresciano ( + febbraio 1982) notevoli sono le precisazioni sul quaternario della Valle Sabbia, nonchè lo studio geologico della zona compresa fra il passo del Termine e Gavardo attraverso la Val del Caffaro, l'Idro e la Val Sabbia. Lo Zaina, inoltre, contribuisce a chiarire e di conseguenza a far riscoprire l'opera del Cozzaglio, non sempre tenuta in debita considerazione. Suo è anche il quadro della geologia bresciana della "Storia dei Brescia"(1964). Il bresciano Giuseppe Cassinis dell'Istituto di Geologia dell'Università di Pavia e ricercatore del CNR, oltre essersi occupato di stratigrafia e tettonica dei terreni mesozoici compresi fra Brescia e Serie ed ancora di aver fatto il punto delle conoscenze sul Giurassico bresciano, ha il merito di aver precisato con i suoi studi la successione stratigrafica delle formazioni permiane dell'alta valle Trompia e particolarmente della "formazione di Collio". A tali studi contribuisce in modo determinante anche il Berruti che con l'apporto di nuovi elementi (soprattutto di carattere paleontologico) dà la possibilità di più precise valutazioni cronostratigrafiche. Il Berruti oltre che offrire un puntuale e dotto bilancio della geologia bresciana nell'opera pubblicata nel 1981, è andato dal 1965, proponendo agli studiosi una serie di lavori, che escono anche dagli schemi di questa o quella disciplina per investire la sfera della cultura naturalistica bresciana. Nella struttura del territorio bresciano si possono distinguere tre grandi solchi o profonde vallate, con orientamento da Nord a Sud. Quello centrale, la Valtrompia, che scende dal Maniva e dalle Colombine, è contraddistinto a settentrione dal massiccio cristallino mediano rivestito da terreni del Permiano e del Servino, che si allarga poi ai due lati - oltre la Valtrompia - fino alla sponda sinistra dell'Oglio in Valcamonica e a quella del Caffaro. Il solco orientale (Val Sabbia, Lago d' Idro-Val Caffaro), accusa movimenti del suolo che hanno spezzato la compagine dei monti, dando alla valle un andamento tortuoso, e seminando di vulcaniche porfiriti il suo suolo. Dopo essersi avvicinato al Garda presso il golfo di Salò, se ne scosta, lasciando a oriente una zona appartata che fiancheggia quel lago e che si tronca a nord contro il Trentino. Risalendo, troviamo il bacino del lago d' Idro; e infine la Val Caffaro che penetra tra i monti Bruffione e Blumone, all'estremità meridionale del Massicio Tonalitico che ha la sua massima elevazione a oltre 3500 metri nell'Adamello. Il terzo solco (lago d'Iseo-Val Camonica) segna da principio il confine, nel tratto del lago e della bassa Valcamonica, fra il Bresciano e il Bergamasco; ma poi prosegue in bacino tutto bresciano. È il solco ai fianchi del quale il territorio bresciano s'addentra maggiormente nelle Alpi, lambendo numerosi speroni occidentali del selvaggio Adamello, dai quali scendevano a valle i vasti ghiacciai quaternari che raggiunsero il piano verso Rovato e che per via scavarono la deliziosa conca del Sebino. Nel massiccio centrale del Maniva, in base allo stato attuali delle conoscenze, è indicata in oltre 570 milioni di anni l'età delle rocce più antiche del territorio bresciano. Analogamente a molta parte della fascia dall'Aprica a Edolo (con le valli di Campovecchio, Brandet); da Edolo al Tonale (con la Val Grande, di Canè, delle Messi, e di Viso) queste rocce si presentano anche a Paisco, Cedegolo, Saviore, e costituiscono infine una zona che da Gianico, Piancamuno, attraversa il Massiccio del Maniva o meglio delle Tre Valli per finire a Bagolino. Sono presenti micascisti, filladi, gneiss, quarziti ecc. Mancano presenze fossili. L'era primaria (dai 570 ai 225 milioni di anni) vide emerso gran parte del suolo bresciano e segnò l'inizio di attività vulcanica e la prevalente presenza di piccoli rettili e anfibi sulla terra ferma. Il periodo carbonifero (con conglomerati e arenarie) è presente in Valtrompia (val Bozzoline) e sul Monte Venerocolo. Estesissima la presenza del periodo permiano sia dell'epoca Rotliegende presente soprattutto nella formazione di Collio (280 milioni anni e specie nelle Valli Dasdana, Vaia, Dorizzo, nei Monti Colombino e Dasdana), e, specialmente dell'epoca Zechstein (240 milioni di anni) le cui rocce si presentano al Lago d'Arno, Nadro, Sellero, Val Saviore, Paspardo. Capodiponte e poi nei dintorni di Darfo e da qui, per i monti che separano le Valli Camonica e Trompia, fino alla Val del Caffaro. Si presentano in queste fasce conglomerati e arenarie, lave, argille, porfidi di quarzo, tufi, graniti, dioriti di quarzo, marmi cariati e con fossili. La formazione dell'era secondaria (dai 225 ai 95 milioni di anni) con i suoi periodi (triassico inferiore, medio, superiore, giurassico inferiore, medio, superiore; cretaceo inferiore e superiore) copre quasi tutta la zona montuosa bresciana, fino alla zona pedemontana (Riviera del Garda, Gavardo, Serle, Botticino, Brescia, Gussago, Capriolo ecc.). Di rocce specialmente triassiche svariatissime e talune molto imponenti, son costituiti i monti che si distendono tra Capo di Ponte, Lozio, Breno, Borno, Esine, Erbanno e Mazzunno in Val Camonica, e poi quelli che si distendono tra l'alto Sebino (Pisogne e Marone), il lago d' Idro e l'alto Garda (Limone); esse in Val Trompia discendono anche fino a Gardone, Lumezzane e Caino, ed in Val Sabbia anche fino a Vobarno e Vallio. Vi si distinguono soprattutto: scisti detti cervino, poi gessi, calcari neri e bianchi, arenarie verdi e rosse, dolomie, ecc., nonchè intercalazioni di porfiriti (altra roccia eruttiva) in filoni ed in espandimenti. Le rocce liassiche, giuresi e cretacee si presentano nella rimanente parte delle nostre prealpi, come ad esempio: ad Adro e Paratico, poi dalla sponda sebina (tra Marone ed Iseo) nella Val Trompia inferiore (tra Gardone e Brescia), ed infine a NO della linea Brescia-Salò-Tremosine sono presenti delle formazioni che vanno dalle più antiche marne ai calcari a alle dolomie, al gesso ai porfiriti, all'arenario, alle selci, alle maioliche ecc. e comunemente note sotto i nomi di Corna, Corso, Medolo, Focaia, Maiolica, Scaglia e Molera. In quest'era regnarono i rettili. Scarsa invece la presenza delle formazioni dell'era terziaria (dai 65 ai 7 milioni di anni) oltre a qualche segno specie nei periodi eocene e miocene - con le rocce magmatiche del massiccio dell'Adamello e delle Valli Varadega e Cane - che si estendono a qualche lembo marginale della terra bresciana sia del lago di Garda che in Franciacorta. Più particolarmente l'eocene è rappresentato dai calcari dell'isola di Garda e della sponda lacuale a S. Felice di Scovolo, a Manerba (Rocca) ed a Moniga. Al miocene - nel qual periodo avvenne il corrugamento generale degli strati precedentemente deposti e l'emersione del territorio nostro - va riferita l'eruzione di quella imponente massa di diorite granitoide (tonalite) che costituisce tutti gli elevati monti (di cui l'Adamello è il più importante) che dal passo del Tonale alla Valle del Caffaro superiore stanno tra la Val Camonica ed il Trentino; e vanno pure riferite le formazioni continentali (conglomerati ed arenarie) del M. Orfano di Rovato, della collinetta di Sale di Gussago, la collina della Badia presso Brescia e del M.S. Bartolomeo di Salò. pliocene infine è rappresentato da arenarie e sabbie, marne e argille delle colline di Castenedolo e Ciliverghe e della sommità del M.S. Bartolomeo di Salò, materiale di sedimentazione marina e che indica quindi nuova (però temporanea) invasione del mare. Sono presenti dioriti di quarzo, grandioriti, tonaliti, gabbri, calcari, sabbie, marne, arenale ecc. È ormai il momento dei mammiferi. L'era quaternaria (che incomincia dai 2 milioni di anni) è presente alle falde montuose, lungo i fiumi, in Franciacorta, presso i maggiori laghi e al Passo del Tonale in val di Braone ecc. Presenta conglomerati, ceppi, morene, torbiere e torbe pietre varie ecc. Appartengono all'era quaternaria anche tutti gli strati alluvionali di cui è costituita la pianura. In tale era scompaiono del tutto i segni degli antichi enormi depositi dei sedimenti marini e la terra bresciana assume un aspetto continentale: si scolpiscono le valli come sono oggi e si costituisce la pianura. In essa si verificano tre successive invasioni di ghiaccio, seguite ognuna da periodi durante i quali i ghiacciai rimasero confinati sulle più alte montagne delle valli ed altri in cui i ghiacciai scesero fino alla pianura, trascinando e sospingendo tali quantità di detriti da costruire con essi le numerose collinette che sono disposte a semicerchio a sud del lago di Garda e di Iseo, edificando quelli che si chiamano anfiteatro morenico benacense e anfiteatro morenico sebino. I tipi principali di roccia - formanti terreni che vanno dall'Era primaria fino ai conglomerati o agli anfiteatri della Quaternaria, sono quelli dei nominati scisti: la tonalite che forma tutto il gruppo dell'Adamello, chiamata pure «granito di Valcamonica»; numerosissimi tipi di stratificazioni argilloso-calcaree o di silicee arenarie che dominano nella parte media delle valli, ergentesi talvolta in cime dominanti come la Concarena e il Badile; dolomie, come quelle del gruppo Moren-Camino nella media Valcamonica, della Corna Blacca e delle sponde del Lago d' Idro; rocce in prevalenza calcaree nella parte meridionale, prospiciente la pianura. Si presenta qui nel tratto Brescia-Gavardo la «corna» composta di calcare puro, che dà il bianco marmo di Botticino e dei paesi vicini, i cui frammenti sono larga niente usati per pietrame da costruzione e da arginature, per impieghi nei processi di lavorazione del ferro e dello zucchero, per la produzione di polveri impalpabili che entrano a far parte di numerosi prodotti industriali. Quanto all'uomo, sul bresciano non abbiamo tracce della sua esistenza se non dopo i periodi glaciali, quando cioè egli era già passato dalla fase paleolitica (nella quale si fabbricava solo rozzi strumenti di selce) a quella neolitica (nella quale certe armi di pietra venivano accuratamente levigate, e si fabbricava vasellame di terra cotta). Gli studiosi Coltorti e Cremaschi, ne indicano la presenza 200 mila anni fa a Monte Rotondo (Brescia).