FILIPPINI Francesco (2)

FILIPPINI Francesco

(Brescia, 18 settembre 1853 -Milano, 6 marzo 1895). Abbandonati per necessità di famiglia gli studi, dai quali peraltro non si sentiva attratto, si dedicò a vendere zucchero e droghe", frequentando al tempo stesso scuole festive di disegno nella Scuola Civica di Disegno. Attratto sempre più dall'arte, per dedicarsi ad essa più a fondo accettò l'impiego di scrivano presso un avvocato che gli lasciava maggior tempo durante il giorno, di cui approfittò per frequentare la civica Scuola di Brescia e lo studio di Luigi Campini, meritandosi un sussidio dal Comune di Brescia per gli anni scolastici 1873-1874 e 1874-1875. Dopo aver tentato invano una prima volta il legato Brozzoni, quando pensava ormai di arruolarsi nelle guardie di finanza, il 20 ottobre 1875 vinceva una piccola pensione sul legato Tosio che gli permise di frequentare nell'anno scolastico seguente l'Accademia di Belle Arti di Milano. Allievo di Giuseppe Bertini, nel '76 si meritò la medaglia d'argento in un concorso per la copia del nudo. Il 2 dicembre dello stesso anno vinse il concorso per la pensione del Legato Brozzoni che gli permise di frequentare per altri tre anni l'Accademia di Milano. Condivise in quegli anni la pensione milanese con lo scultore Lombardi col quale rimase in cari rapporti anche in seguito. In questo periodo ha inizio il suo inserimento nell'ambiente artistico milanese, e particolarmente in quello della «Famiglia Artistica», dove diverrà amico del Previati, Gola, Gignous, Carcano, Bazzaro, Fontana ed altri. Nel settembre del '79, dopo essersi recato a Parigi, concorse senza esito alla pensione di secondo grado del Legato Brozzoni. I membri della commissione giudicatrice del 1879, di cui facevano parte l'Inganni e il Faustini, diedero un giudizio negativo sull'interpretazione data dal Filippini al tema assegnatogli «Fulvia svela a Cicerone la congiura di Catilina». Egli, sensibile al nuovo orientamento della pittura rivolta non più alla illustrazione storica dei temi letterari ma alla trasfigurazione soggettiva di essi, aveva reso drammaticamente l'incontro fra i due personaggi, trascurando la descrizione analitica dei costumi e dell'ambiente. Questo fu interpretato dal relatore, il Faustini, come una grave manchevolezza e prova di scarsa cultura. Aveva già deciso di fare la guardia di finanza quando trovò forza di riprendersi e di ritentare la prova. Nello stesso anno iniziò con «Una giornata d'estate» e «Schizzo dal vero», la sua partecipazione a mostre dell'Accademia di Belle Arti di Milano che durerà, quasi senza interruzione, sino alla sua morte. Appunto a Milano espose, nell' 80, il dipinto «La morte di Caligola» che poi consegnerà al Comune di Brescia in cambio di un sussidio ricevuto l'anno prima. Il 16 novembre dell'80 vinse il concorso alla pensione di secondo grado del Legato" Brozzoni con il bozzetto: "Il Beato Angelico che dipinge ginocchioni le sue Madonne" o "La cella del B. Angelico". Entra così nel mondo milanese scapigliato e verista e si afferma presto, come ha scritto M. Monteverdi, tra i più sensibili pittori lombardi del tempo, per le sue qualità cromatiche la finezza tonale e lo spiccato senso della realtà. Fraterno compagno del Carcano, del Gola, del Gignous, si staccò presto dai comuni influssi cremoniani e diede alle proprie tele un carattere inconfondibile nella fermezza sintetica e costruttiva del segno, in una musica di tonalità basse, intense, in una penetrazione intima dei valori pittorici che trascende il vero immediato e raggiunge l'espressione di uno stile personale. Con visione schietta e robusta ritrae prevalentemente paesaggi montani, animati spesso da figure di contadini o contadine intenti al lavoro agreste o sdraiati nel riposo che interrompe la fatica, in una ricerca idillica gravata però da una profonda melanconia, che neppure qualche vivace nota di colore riesce a dissipare. Le sue opere più originali però sono da ricercarsi fra le caratteristiche nevicate con toni particolarmente bassi e tristi e le soluzioni pittoriche vigorose ed estemporanee nello sfarfallio di bianchi e di bruni di derivazione cremoniana. Vive dando lezioni private di disegno e di pittura in collegi e case private ma appena può è sui monti del Bresciano e del Bergamasco e per le marine di Venezia e Chioggia, di Genova e Napoli. Prediletta particolarmente la Valtrompia di cui ammirava boschi e pascoli, dove ogni anno trascorreva alcuni mesi presso il fratello a Gardone. Nel quadro «Vespero in Valtrompia» (Pinacoteca Tosio Martinengo, Brescia), che consegnò nel 1882 quando riscosse l'ultimo assegno della pensione, già appaiono la solennità, la greve melanconia, l'impostazione tonale bassa e quasi triste, tipicamente lombarda, che saranno la nota costante dei suoi paesaggi, il genere di pittura a cui si dedicò di preferenza. Ma viene accolto anche nei salotti dell'alta società dove venivano particolarmente apprezzati i suoi modi e i suoi gusti signorili. La sua attività si va ora intensificando; all'Esposizione Nazionale di Milano del 1881 è presente con due dipinti: «Martire Cristiana» e «Ritratto di giovane signora», l'anno seguente consegna il saggio per l'ultimo assegno della pensione sul Legato Brozzoni: «Vespero in Val Trompia», altri dipinti suoi vengono esposti a Milano ('82, '83, '84), a Roma ('83), a Torino ('84). Il suo «Mattino di novembre a Ligurno» esposto alla Mostra dell'Accademia, viene acquistato dalla stessa Accademia. Partecipa con due quadri alla mostra inaugurale della Permanente a Milano nell'86. Nel 1888 l'Accademia di Belle Arti di Milano lo crea suo socio onorario, nell'89 gli assegnerà il premio della Fondazione Canonica per «Il maglio» e nel '90 il premio della Fondazione Mylius per «La stigliatura della canapa», dipinti questi che verranno esposti alla Prima mostra Triennale di Brera nel 1891, dove il Filippini si ripresenterà nel '94 con "L'Aratura» e «Vette appenniniche». Proprio in questi anni in cui la sua carriera d'artista gli promette una fama non soltanto nazionale egli è stroncato dalla tisi. Scriveva di lui il Cicogna, che lo conobbe: "Fu uno dei migliori della giovane scuola lombarda, di modi dolci e gentili era amatissimo e molto apprezzato dai suoi compagni e da quanti l'attorniavano". Fra i più cari amici ebbe Luigi Lombardi, Cesare Bertoletti, Francesco Rovetta, Arnaldo Zuccari. Sue opere venivano esposte nel settembre 1898 con quelle di molti altri, all'Esposizione di arte moderna in occasione delle feste Morettiane. Il 2 luglio 1925 per iniziativa della Società Romanino, le sue spoglie venivano trasportate dal Monumentale di Milano al Cimitero Vantiniano di Brescia. Per l'occasione venne allestita dalla Associazione Arte in Famiglia una mostra a lui dedicata. Ma una vera rivalutazione si ebbe nelle mostre dell'Ottocento bresciano dell'aprile 1934 e del settembre 1958, nelle quali il Filippini dominò su tutti gli altri. Un'altra piccola mostra gli venne dedicata nel luglio 1979. Al pittore venne dedicato un busto nei Giardini di viale Venezia.