FAITINI Pietro

FAITINI Pietro

(Rezzato, 28 aprile 1833 - Brescia, 13 gennaio 1902). Di Giovanni Tagliapietra e di Teresa Aliardi. Scultore ornatista di notevole abilità. Vinta la pensione del legato Brozzoni con un bozzetto «Gli emigranti», privo di finezza ma espressivo e commosso, studiò a Torino e poi a Milano, sensibile inizialmente all'influsso dell'impressionismo del Grandi, che però superò presto nella ricerca di forme plasticamente più definite. Nel 1868 emigrò a Londra dove per sei anni collaborò al monumento eretto dalla Regina Vittoria al principe consorte Alberto. Tornato in Italia nel 1877 fondò a Brescia uno studio di scultura, ritenuto, come scriveva lo Gnaga nel 1905, "pressoché unico in Italia e certo di gran lunga il più importante d'ogni altro; al quale gli antiquari inglesi, a contentar principi e milionari del vecchio e nuovo continente, commettono riproduzioni di sculture antiche sparse per musei d'Italia e di Europa." Creò una bottega in corso Magenta a Brescia e un laboratorio o meglio una vera e propria industria a Rezzato con numerosi scultori fra cui Giuseppe Sigalini, Angelo Colosio, Ersilio Arici, Vittorio Perazzi, Angelo Zanelli, ecc. I suoi lavori vennero acquistati da forestieri e specialmente da inglesi. B. Spataro ritiene fra le sue opere più caratteristiche quelle in cui esprime i suoi ideali di giustizia sociale con un irrequieto plasticismo: «Gli emigranti» (1891) che, posto prima in bozzetto presso la scuola Moretto, venne fatto fondere dal Municipio di Brescia in una versione ridotta a due figure e collocato nei pressi del'ex chiesa di S. Barnaba in corso Magenta, più sobria ed espressiva versione del bozzetto con cui aveva vinto il pensionato, e «Le nostre schiave» (1894), gruppo rifiutato alle esposizioni riunite del 1894 per il soggetto allora giudicato troppo audace e contrario alla morale, sono di una eccezionale asprezza polemica. La figura centrale del gruppo venne fusa per l'avvocato Fornasini di Brescia. In moltissime altre opere di soggetto religioso e funerario, i numerosissimi piccoli gruppi in bronzo si abbandonano invece a creazioni vivaci, serie e commosse. La stessa Spataro annota come le "statue scolpite per il duomo di Milano, per la chiesa di S. Martino ad Alzano maggiore, per il duomo di Montichiari e per la chiesa di Ospitaletto, le sculture funerarie al Monumentale di Milano e al Vantiniano di Brescia attestano tutta la sua costante fedeltà al verismo, non immune però negli ultimi anni da qualche influsso del Bistolfi e del liberty" . Fu inoltre preciso ritrattista come dimostrano i busti di G. Gallia e di A. Tagliaferri, di proprietà dell'Ateneo. Ebbe come discepoli il Contratti e lo Zanelli.