EMIGRAZIONE

EMIGRAZIONE

Iniziata in forma sempre più organizzata intorno al 1875 l'emigrazione bresciana, nonostante le sconsolanti notizie riportate dai giornali e i ripetuti inviti dagli stessi rivolti ("Non andate in America! " scriveva "Il Cittadino di Brescia" l'11 maggio 1883, "Emigranti in guardia" ammonisce la Provincia di Brescia il 26 maggio 1894) andò assumendo forme sempre più massicce dal 1883 in poi investendo via via tutta la provincia dalle Valli alla pianura. Le mete più ricercate sono il Brasile (S.Paolo) e l'Argentina (Buenos Aires). Ma verso il 1888 "ingordi speculatori" ingaggiano un gran numero di operai braccianti per lavori ferroviari, in Svizzera. Nel 1891 l'emigrazione si allarga al Venezuela. In tale anno si impone anche il problema della protezione agli Emigranti e anche nel Bresciano trovano sempre più eco gli appelli del bresciano mons. Geremia Bonomelli, vescovo di Cremona e di mons. Giovanni Battista Scalabrini, vescovo di Piacenza. La pastorale di mons. Bonomelli sull'Emigrazione trova diffusione ampia e Brescia è tra le prime a rispondere all'appello e ad aderire all'Opera Bonomelli formando una sezione bresciana. Tra gli apostoli degli emigranti sono da segnalare gli scalabriniani p. Faustino Consonni (v.), p. Giacomo Gambera (v.), don Tarcisio Zanotti (v.), don Luigi Barbera ecc. Verso la fine del secolo l'Emigrazione bresciana investe anche zone prima risparmiate. In pochi mesi nel 1896 emigrano da Manerba 300 persone di cui 50 il solo 22 settembre. Massiccio è il flusso emigratorio anche della Degagna dal 1894 in poi. Il 9 febbraio 1900 in una riunione di parroci camuni sull' "emigrazione svizzera" viene decisa la costituzione di un "Consorzio fra i parroci camuni fra gli emigranti" avente come scopo, in attesa di risolvere in radice il problema migratorio, con il potenziamento dell'agricoltura, di portare aiuto agli emigranti in Svizzera. Sempre in Valcamonica Livio Tovini fondava verso il 1909 l'Unione fra gli emigranti camuni con sede in Edolo e succursali nei principali paesi della valle che poi veniva inserita nella più ampia attività della Lega camuna.


Ai problemi dell'Emigrazione si apriva nel gennaio 1910 anche la Casa d'Industria con l'apertura di una stazione per accogliere nei suoi laboratori gli emigranti di passaggio, inviati dalla Società Umanitaria, ai quali veniva dato lavoro per tre giorni, somministrando una refezione a mezzogiorno, e retribuendo il lavoro con una determinata somma di danaro. Il comune di Brescia offriva ospitalità nel dormitorio comunale e la Società Umanitaria provvedeva alle pratiche. La sezione bresciana della Società Umanitaria promuoveva nel 1912 corsi di istruzione per gli emigranti nelle valli bresciane. Nel 1913 la stessa Società Umanitaria fondava per gli emigranti un ufficio assistenza, una cattedra di previdenza, una cassa di disoccupazione ed un segretariato. Dal 1913 al 1914 pubblicò anche un bollettino del segretariato intitolato "L'Emigrante" (v.). Interrotta dalla I guerra mondiale l'emigrazione riprendeva intensa nel I dopoguerra e trovava appoggi negli uffici provinciali del lavoro.


Nel II dopoguerra, specie verso gli anni cinquanta, l'Emigrazione riprendeva in forma massiccia. É in questo torno di tempo che prende particolare sviluppo l'esodo stagionale delle ragazze dai quartieri dei "libici" e degli "sfrattati" e di molti paesi. Non si contano più le ragazze che emigrano in Svizzera per servire negli alberghi e nelle pensioni. Paesi come Ome di poco più di duemila anime, hanno in un solo anno all'estero quaranta ragazze, senza contare gli uomini; Zone che conta non molto più di mille persone, ha il dieci per cento degli uomini nella Selva Nera in Germania o in altre zone del Belgio, impegnati in lavori pesanti, gravosissimi, nelle profondità della terra. Si calcolano in 10.000 i bresciani che lasciano i loro paesi nel decennio 1947-57. La meta più frequente diventa l'Australia, dove esistono vere e proprie colonie di bresciani. Seguono la Francia, la Svizzera e il Belgio.


Le zone della provincia che nel 1960 danno il maggiore contributo all'emigrazione sono l'Alto Garda, e più precisamente il circondario di Gargnano, Edolo e Breno, e, in misura più scarsa, altri paesi della Valcamonica, nonché il centro della riviera bresciana del Sebino. Il fenomeno di cittadini della provincia che cercano residenza fissa all'estero si fa sempre meno infrequente. Al contrario il contingente di coloro che emigrano all'estero nel periodo febbraio-ottobre è in continua ascesa. Per questi lavoratori (soprattutto operai meccanici, edili, minatori e personale alberghiero) le mete preferite sono la Svizzera, e segnatamente le zone di Ginevra e di Zurigo, e la Francia. Alcuni gruppi assai meno numerosi scelgono invece l'Inghilterra ed altri Paesi nordici. Molti sono anche i giovani che accettano il duro sacrificio del lavoro nel sottosuolo. Minatori bresciani prestano la loro opera nel Belgio e in Francia. Maggiore è la sicurezza che questo secondo Paese offre (i minatori compiono il loro lavoro coperti da una calotta d'acciaio nella quale, in caso di crolli o di esplosioni, possono rinserrarsi) per cui esso viene preferito. L'emigrazione cosiddetta stagionale interessa oltre settemila bresciani che compiono i lavori più disparati. Poiché essi danno garanzia di onestà e di buona volontà, sono ovunque bene accetti.


Sia pure pure rallentato dallo sviluppo economico il fenomeno migratorio rimane sempre massiccio in Valcamonica. Nel 1977 gli abitanti di singoli paesi e la percentuale del loro numero sulla popolazione residente erano: Angolo Terme 80, (3 per cento); Berzo Demo 56, (3 per cento); Braone 76, (12 per cento); Cedegolo 45, (2 per cento); Cevo 183, (10 per cento); Cimbergo 131, (14 per cento); Corteno Golgi 145, (5 per cento); Incudine 173, (24 per cento); Losine 109, (15 per cento); Lozio 185, (18 per cento); Malonno 156, (17 per cento); Ossimo 118, (8 per cento); Paisco Loveno 198, (21 per cento); Paspardo 260, (21 per cento); Piancogno 34, (1 per cento); Ponte di Legno 139, (6 per cento); Prestine 81, (10 per cento); Saviore 463, (20 per cento); Sellero 10, (0,6 per cento); Sonico 307, (17 per cento); Temù 125, (9 per cento); Vezza d'Oglio 188, (11 per cento); Vione 294, (20 per cento).


Altra zona di emigrazione è ancora la Valsabbia che ha avuto negli ultimi anni i seguenti indici di spopolamento. Fra i comuni valsabbini si notano soprattutto quelli di Bagolino (940 unità pari al 19,96 per cento della popolazione); poi, a distanza, Lavenone (241 unità pari a 22,90 per cento); Pertica Bassa (186 unità pari a 16,53 per cento); Pertica Alta (154 unità pari a 17,44 per cento); Treviso Bresciano (84 unità pari a 11,90 per cento); Mura (165 unità pari a 20,39 per cento); ed infine Vobarno (901 unità pari a 11,31 per cento).


Di pari passo tuttavia il fenomeno viene sempre più controllato e nello stesso si sviluppano le attività di assistenza sia sul piano sociale che su quello religioso e morale. Un ruolo ha avuto l'Ufficio diocesano per l'emigrazione, poi Centro per l'emigrazione, affidato a don Pietro Faustini che oltre alle visite agli emigranti e alla soluzione dei problemi ha organizzato dal 1957 ogni anno corsi di lingue molto seguito. Sono già parecchi anche i sacerdoti bresciani che si dedicano all'estero all'assistenza degli emigranti. Crescente attività ha svolto la Comunità Montana di Valcamonica. In Valcamonica è sorta anche nel 1961 l'Associazione "Gente Camuna" che ha fondato in paesi esteri circoli per Emigranti e che dal 1961 ha dato vita ad un notiziario mensile dal titolo "Gente camuna". Un riconoscimento sempre più vivo all'apporto degli emigranti alla vita nazionale è dato anche dall'erezione di monumenti agli emigranti. Il primo venne inaugurato il 19 agosto 1972 a Capovalle, opera dello scultore Angiolino Aime.