CASTELLI Benedetto

CASTELLI Benedetto

(Brescia (? ), 1578 - Roma 19 (? ) aprile 1643) - Di famiglia distinta ma non ricca. Al battesimo si sarebbe chiamato Antonio, figlio di Annibale e Alda. Presto attratto dalla vita religiosa entrò nel monastero di S.Faustino Maggiore dove il 4 settembre 1595 emise la solenne professione religiosa. Passò poi forse nel 1603 a Padova, alloggiando nel Monastero di S.Giustina, vicinissimo alla casetta abitata da Calileo. Allo Studio fu "uditore e discepolo" del grande scienziato col quale collaborò in alcuni importanti esperimenti, perfezionando, la bilancetta idrostatica inventata da Galileo nel 1486 e partecipò ad altri esperimenti oltre che alla stesura assieme a don Gerolamo Spinelli, del "Dialogo di Cecco de Ronchiti di Bruzene in proposito della stella nuova". Inoltre fu accanto a Galileo negli studi su una macchina idrovora, sul compasso geometrico militare di proporzione, sugli strumenti termoscopi- delle Colombe e del s.Vincenzo di Grazia, contro ci ecc. Suggerì inoltre al Maestro una carta sulla quale proiettare l'immagine del sole ed affacciò er la prima volta l'ipotesi delle fasi di Venere. Nel 1607 don Benedetto lasciò Padova per il monastero di Cava dei Tirreni dove iniziò la Carriera dell'insegnamento che proseguirà poi negli studi di Pisa e di Roma. Tornato a Brescia nel monastero di S.Faustino, continuò gli intensi rapporti con Galileo che gl'inviò in dono una copia del "Sedereus Nuncius" e un telescopio per compiere meglio le sue osservazioni che lo porteranno ad arguire le fasi di Venere e a sospettarle in Marte. Il Castelli creò anche un cenacolo di letterati e studiosi che costituì il primo nucleo dell'Accademia degli Erranti fondata nel 1619 dal confratello don Lorenzo Stella. Chiamato a Firenze dal Granduca fu istruttore dei suoi figli e soprattutto intensificò la collaborazione con Galileo, applicandosi sempre intensamente a studi di idraulica oltre che di astronomia. Favorito dei granduchi di Toscana, e aiutato da alileo,nell'autunno 1613 iniziò l'insegnamento nello studio di Pisa nel quale ottenne notevoli successi fra gli studenti, ma anche invidie e gelosie dei colleghi, anche per le affermazioni che vi fece sul moto della terra che suscitarono le prime polemiche che portarono noi alli famosa questione galileiana. A Pisa ebbe illustri alunni fra cui Bonaventura Cavalieri, un precursore del calcolo infinitesimale. Nel 1623 ebbe da papa Urbano VIII l'incarico di studiare il problema delle acque e di attendervi nelle Legazioni ponti ficie di Bologna e di Ferrara al che provvide con una memoria pubblicata nell'autunno 1628 dal titolo "Demostrazioni geometriche della misura dell'acque correnti". Intanto abbandonato lo Studio pisano nel luglio 1624 era stato chiamato da Urbano VIII a Roma con il compito di istruire il nipote del papa, Taddeo Barberini, di consulente idraulico dello Stato della Chiesa e di docente di matematica alla Sapienza. A Roma naturalmente si interessò della situazione di Galileo, già coinvolto nel primo processo, e gli procurò, il 30 aprile 1627, una pensione di sessanta scudi sopra il Canonicato Teologale di Brescia e contestata questsopra una mansionaria dello stesso Capitolo. Fra i suoi alunni, a Roma, ebbe Evangelista Torricelli. Sebbene fosse spesso in viaggio (Venezia, Urbino, ecc.) continuò ad interessarsi di Galileo e del suo processo e della pubblicazione dei "Dialoghi" oltre che dei suoi studi. Pur se lontano si mantenne in continua corrispondenza con lui, confortandolo nelle sue penose traversie processuali. In più proseguiva i suoi studi ed allargava i suoi interessi scientifici al lume secondario della luna, alla vista e ai colori, all'irraggiamento avventizio delle stelle. Tra l'altro a Roma inventò il pluviometro utilissimo nella metereologia. Benchè assorbito negli studi e nei compiti affidatigli il Castelli continuò a partecipare attivamente alla vita della sua Congregazione, partecipando ai Capitoli del 1639 e 1640 mentre fin dal 1623 era stato elevato alla dignità di abate, con il titolo onorifico di S.Benedetto di Foligno e di altri monasteri. Nel 1639 si dedicava al problema dell'abbassamento del lago Trasimeno e ad altri problemi idraulici, suscitando l'entusiasmo di Galileo sempre più convinto del valore del discepolo. Si dedicò alla bonifica del Maccarese e di altre opere e ricerche ed esperimenti. Tornato nel 1641 in Toscana, a Pisa e a Firenze fu poi nel maggio a Venezia, dove si interessò della questione della laguna veneta con la "Considerazione intorno alla Laguna Veneta...". Fu di nuovo a Roma dove gli fu vicino P.Micanzi. A Roma morì probabilmente nel monastero di S.Callisto, lasciado erede il Monastero di S.Faustino Maggiore. Sul fianco della Chiesa di S.Faustino sta una iscrizione che suona: "BENEDETTO CASTELLI/ DISCEPOLO DI GALILEO / LODATO DA TANTO MAESTRO / FONDO' LA SCIENZA DEL MOTO DELLE ACQUE / PROFESSO' IN QUESTO CONVENTO NEL 1575 / M. NEL 1643 A ROMA. PER DECR. MUN. 1878". opere : "Risposta alle opposizioni del s. Lodovico al trattato del Sig. Galileo Galilei, delle cose che stanno su l'acqua, o che in quella si muovono (...) Nella quale si contengono molte considerazioni filosofiche remote dalle vulgate opinioni" (ln Firenze, appresso Cosimo Giunti, MDCXV); "Dimostrazioni geometriche della misura dell'acque correnti di don Benedetto Castelli, monaco cassinese matematico della Santità di N.S. Papa Urbano VIII..." (In Roma, nella Stamperia Centrale, MDCXXVIII, più volte ristampate); "Considerazioni intorno alla Laguna Veneta" (Ib. p. 99-142); "Considerazioni sopra la bonifica delle Paludi Pontine..." (Ib. p. 143-151); "Considerazioni sopra la bonificazione del Bolognese Ferraresi, Romagnola..." (Ib. p. 152-184); "Archimede redivivo con la stadera del momento del dott. don Gio.Battista Hodierna della città di Ragusa, Archiprete della terra di Palma, in Sicilia. Dove non solamente s'insegna il modo di scoprir le frodi della falsificazione dell'oro, dell'argento, ma si notifica l'uso delli pesi, e delle misure civili presso diverse nationi del mondo, e di questo Regno di Sicilia..." (Palermo, per Decio Cirillo 1664. L'appendice del Castelli segue il trattato della "Bilancetta" di Galileo, col titolo "Discorso del s. Galileo intorno all'arteficio che usò Archimede nel scoprir il furto dell'oro della corona di Herone. Con la fabbrica d'un nuovo strumento detto dall'autore bilancetta"); "Alcuni opuscoli filosofici del P.Abbate D.Benedetto Castelli di Brescia, Monaco Cassinese..." (Bologna, per Giacomo Monti, 1669). La raccolta contiene: "Lettera a Mons. Giovanni Ciampoli" (p. 1-3) con un discorso sopra la vista (p. 4-35), et un'altra lettera al medesimo (p. 35-39)", "Discorso del modo di conservare i grani" (p. 39 - 45), "Due lettere del P. Don Benedetto Castelli al Signor Galileo Galilei sopra il differente riscaldamento, che riceve dai raggi del sole la metà della faccia d'un mattone tinta di nero, dall'altra metà del medesimo mattone tinta di bianco" (p. 47-56; 57-79); "Lettere di Galilei di Benedetto Castelli e di Tolomeo Nozzolini sopra la stima d'un cavallo" (In "Opere di Galileo" ed. 1718 T. III ecc.); "Lettere di Galileo Benedetto Castelli, del modo di misurare le gocciole d'acqua cadenti sopra una data superficie. Lettera di Benedetto Castelli a Galileo sopra l'istessa materia...("Opere" di Galileo, ed. 1718); "Lettera di Benedetto Castelli a Galileo di alcune osservazioni a Saturno" ("Opere" di Galileo, ed. 1718 Tomo III,); "Scrittura sulle Paludi Pontine... differente dalla già impressa" (Raccolta d'Autori, IV ed. p. 247-249), "Scrittura diversa... intorno alla bonificazione universale del Bolognese, Ferrarese, Romagnola" (Ib. p. 249), "Scrittura intorno le mole di Monterotondo" (Ib. p. 252-254); "Scrittura sopra il Lago di Bientina" (Ib. p. 254-257), "Scrittura intorno l'aprire la bocca del fiume morto in mare e chiuderla in Serchio" (Ib. p. 257-267), "Frammento originale intorno le cateratte di Riparotto che va annesso alla scrittura intorno al Lago Bientina" (Ib. p. 267), "Lettera al Signor Giovanni Branca architetto della Santa Casa di Loreto intorno allo sfiatatoio sotterraneo" (Ib. p. 269-272); "Relazione sopra i disordini dell'acqua della piana della Bientina e sopra i modi di rimediarvi" ("Atti e Memorie dell'Accademia del Cimento" Torno II, parte prima, Firenze, G. Bouchard, 1780, p. 216); "Lettere a Galileo" (in "Opere" di Galileo 1818 Torno e Ediz. Naz. 1890); "Due lettere del p. ab. don Benedetto Castelli a mons. Ferdinando Cesarini" (pubblicate da Baldassarre Boncompagni in "Bollettino di bibliografia e di storia delle scienze matematiche e fisiche" Torno XI, 1878, p. 439-519); "Intorno al discorso sopra la calamita del P. D.Benedetto Castelli pubblicato per la prima volta da Antonio Favaro" (Ib. XVI, 1883, p. 545-564), "Errori di Giorgio Coresio nella sua operetta del galleggiare della figura raccolti da D.Benedetto Castelli, con correzioni ed aggiunte di Galileo" (In. "Edizione Nazionale" vol. IV, p. 245-286); "Galileo, delle cose che stanno sull'acqua" (Ms. aut. nell'Archivio di Montecassino); "Trattato delle selciate delle strade antiche di D.Benedetto Castelli, abate della Congregazione Cassinese" (in A. Favaro, "Benedetto Castelli" p. 103-105); "Lezione fatta da D.Benedetto Castelli... Cass. nella quale si risolvono alcuni quesiti di Algebra stimati di impossibile soluzione" (Ib. p. 106-111); "Problema (Si fuerit recta data, et a terminis ipsius erectae fuerint duo perpendiculares ad easdem parte...)" (Ib. p. 111-113); "Memoria" a Galileo sui fatti accadutigli, maggio 1637 (Ib. p. 113-121); "Alcune postille alla scrittura intitolata "Alli Ill.mi et Ecc.mi Sig. all'acque" che incomincia "Il. P.re Abbate etc.' (Ib. p. 80-81); "Discorso intorno al disordine dell'abbassamento del Lago Trasimeno" (in Gino Arrighi, "Benedetto Castelli e il problema del Lago Trasimeno" in "Atti del Convegno di Studi Torricelliani" Faenza, F.11i Lega 1958 p. 23-36).