BARCO

BARCO

Frazione di Orzinuovi, il suo abitato è andato nascendo intorno ad un antico castello feudale. Il nome però deriva evidentemente dalla voce lombarda barek-tettoia, o steccato per raccogliere gli animali. Assolutamente immaginarie sono, invece, le interpretazioni di B.Codagli che nell' "Historia Orceana" (p. 6) pensa a una contrazione del nome di Bedriaco la località dove avvenne lo scontro fra Ottone e Vespasiano, o alla voce greca batraco-rana. Il castello fu poi riedificato nel 1463 dal conte Gianfrancesco Martinengo che sembra ne abbia approntato anche il progetto. Doveva essere a pianta quadrata, con muraglie esterne interamente in cotto, culminanti in una serie di altissimi beccatelli che però mancano ora della parte terminale. Purtroppo della costruzione originarla rimangono solo due lati con due torri angolari. Il castello aveva un bellissimo giardino ed una suggestiva fontana. Tutt'intorno vi erano boschi destinati alla caccia. Benché fosse stato costruito dal conte Gianfrancesco "amicis diversorium", egli vi pose la sua dimora e il nome di Barco contraddistinse il ramo della famiglia Martinengo da lui discesa nella quale si elencano guerrieri, letterati ed una beata Maddalena. Il titolo di conte di Barco fu concesso con Lettera ducale il 15 agosto 1487 e fu riconfermato con successivi privilegi. Il conte Gianfrancesco ospitò nel castello letterati e artisti fra i quali, nel 1496 e 1497, lo stampatore ebreo Gerson da Soncino che vi stampò due rari volumi il "Solicoth" e il "Sinedrin". Ultimo fra i Martinengo proprietari del castello fu nel sec. XIX il conte Leopardo dal quale passò poi ai Conti Donà dalle Rose e infine in mano ai contadini. Essendo feudo dei Martinengo, Barco non ebbe fino al 1797 alcuna autonomia amministrativa. Fu amministrato da un podestà nominato dai Martinengo che giudicava "in civile et criminale, citra poenam sanguinis". Soppresso nel 1796 il feudo comitale, il territorio di Barco fu, per breve tempo, aggregato al comune di Orzinuovi dal quale si rese autonomo nel 1810 per ritornare ancora nel suo ambito nel 1927.


Religiosamente il territorio dovette, forse, essere in un primo tempo legato a qualche monastero come indica il titolo di S.Gregorio Magno dato alla sua chiesa. Comunque diventò parrocchia solo nella seconda metà del sec. XV per intervento dei Martinengo. Nel 1470 i fratelli Gianfrancesco e Leopardo ottenevano, perciò, dal vescovo mons. De Dominicis, con decreto vescovile del 3 ottobre confermato da Alessandro V con Bolla pontificia dell' 1 marzo 1493, il patronato sulla parrocchiale. Allo stesso conte Gianfrancesco si dovette forse anche l'erezione della chiesa parrocchiale che, ancor oggi, benché ricostruita nel seicento, mostra alcuni caratteri della sua primitiva architettura lombarda. E' a una sola navata con due cappelle laterali aggiunte sul principio del sec. XVII. Di rilevante artisticamente aveva un ritratto, una pala raffigurante S.Carlo e altri santi e la pala dell'altare di S.Paolo Apostolo attribuita al Cossali o al Bagnatore. In più vi si trovavano le tombe di alcuni Martinengo. Veneratissimo fu per secoli il santuarietto della Madonna della rosa o della roggia costruito nel 1588 quando i Martinengo diedero vita alla roggia Conte o Conta. Da semplice cappelletta verso la metà del sec. XVII il santuarietto fu ampliato alle dimensioni attuali, mentre della costruzione primitiva rimangono ancora alcuni affreschi oggi purtroppo molto deteriorati come tutto il santuarietto del resto.


Parroci: don Gianfrancesco Martinengo ( ); don Aurelio Siani di Verolanuova (1562 - 15731), don Battista Ardesi di Scarpizzolo (1565 - 1593); don Marcantonio Barbagianni di S.Felice di Scovolo (1593 - 1601); don Onorato da Bologna (1601 - 1607); don Giov. Antonio Paletti di Orzinuovi (1607); don Gerardo de' Terzi di Capriolo (1608 - 1613); don Gianfrancesco Cerioli di Soncino (1613 - 1617); don Pietro Cagna di Gabbiano (1617 - 1630); don Giuseppe Vailati (1631); don Desiderio Vitali di Lodi (1631 - 1632); don Bernardino Leali di Chiari (1632); don Tomaso Redolfi (1635); don Cristoforo Marangoni di Gabbiano (1635 - 1636); don Pietro Maria Venturi di Ovanengo (1637 - 1663); don Angelo Piccio Pizzi di Brescia (1663 - 1667); don Agostino Palini (1667 - 1682); don Claudio Bresciani (1682 - 1705); don Lelio Bordonali di Orzinuovi (1706); don G.B.Grossi, cremonese (1713); don Francesco Balini (1737 - 1746); don Giacomo Antonio Contini di Leno (1746 - 1755); don Stefano Giuseppe Zini di Gavardo (1756 - 1790); don G.B. Rivera di S.Eufemia della F. (1790 - 1815); don Giuseppe Libretti (1815 - 1829); don Andrea Chiappa di Chiari (1841 - 1879); don Angelo Bonacina di Calcinato (1880 - 1895); don Tranquillo Manera (1895 - 1950), don Antonio Barbieri (1950); don Mario Vesconi (1950 - 1955); don Angelo Crippa (1955).