LUSCIA Giovanni Andrea Luciano

LUSCIA Giovanni Andrea Luciano

(Rezzato, 22 novembre 1819 - 13 marzo 1893). Di Pietro (medico) e di Caterina Leonesio. Ingegnere, godette vasta stima per la sua abilità professionale e dopo il 1860 fu particolarmente attivo nel settore dei lavori pubblici. Nel marzo 1860 venne eletto come primo presidente della Società degli ingegneri bresciani. Ebbe cultura letteraria e artistica notevoli e difese con convinzione l'acquisizione del gruppo del "Laocoonte" dello scultore Giovanni Ferrari da coloro che ne volevano l'ostracismo dalla Pinacoteca Tosio, in nome della celebre opera greca. Il 6 marzo 1859 venne eletto socio dell'Ateneo dove fu molto attivo. Partecipò attivamente alla vita amministrativa e politica bresciana. Fu a lungo sindaco di Rezzato dove assieme all'arch. Vantini promosse una fiorente scuola di disegno pratico. Eletto deputato per il Collegio di Lonato nelle elezioni del 5 dicembre 1870, nel 1872 rivolgeva una "Lettera a S.E. il ministro Quintino Sella intorno all'applicazione dell'imposta sui fabbricati" (Brescia, 1872, in 8°) che ebbe vasta eco. Tale argomento portò anche in aula e forse per questo non venne più rieletto nelle elezioni del 23 novembre 1874; nella nuova tornata elettorale del 20 novembre 1876, venne sostenuto nel Collegio di Leno dal "Corriere della Sera" e tornò in Parlamento, dove venne riconfermato nelle elezioni del 26 maggio 1880. Sedette al centro destra, benché di parte moderata, dimostrò fermezza e coerenza combattendo a volte gli stessi ministri di Destra. In aula intervenne anche per contrastare i pronunciamenti del Presidente del Consiglio Minghetti, per ostacolare le decisioni della Commissione, presieduta dall'on. Depretis, che egli riteneva contrari agli interessi dei proprietari di fondi. Dello stesso tenore fu la Relazione letta nell'aprile 1876 davanti all'Associazione Costituzionale di Brescia sull'indebito aumento sulla imposta fondiaria nel subcompartimento lombardo. Fu tra i propugnatori della siderurgia e all'Ateneo propugnò la costituzione di una società nazionale che ne rialzasse le sorti con sede in Valtrompia e di cui presentò un progetto all'Ateneo di Brescia nel 1865. Si adoperò, sempre nel 1865 a ricomporre assieme all'ing. Luigi Abeni e il prof. G.A. Folcieri a ricomporre la rivalità insorta fra la Società degli Agrofili e il Comizio Agrario.


Tra le sue pubblicazioni: "Sulla proposta formazione di una Società anonima bresciana per l'industria del ferro in Valtrompia" ("Commentari Ateneo di Brescia", An. 1865-67, pp. 69 e sgg.); "Relazione sul quesito dei dazii sul ferro, da pubblicarsi pel concorso al premio biennale" (Ibidem, pp. 71 e sgg.); "Lettera a Sua Eccellenza il Ministro Q. Sella, intorno all'applicazione dell'imposta sui fabbricati" (Brescia, 1872, in 8°); "Relazione intorno all'aumento dell'imposta sui fondi rustici del subcompartimento lombardo di nuovo censo" (Brescia, 1876, in 4°).