CARPENEDOLO

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CARPENEDOLO (in dial. Carpenédol, in latino Carpinetuli)

Grossa borgata agricola e industriale della pianura orientale bresciana. Si stende ai piedi del monte Rocchetta (lembo rilevato di un antico terrazzo alluvionale) sulla sinistra del fiume Chiese, allungandosi ai lati della statale Brescia - Mantova. Si trova a 25 km. da Brescia, a 122 m.s.m. Ha una superficie comunale di 29.65 kmq. Gli abitanti (carpenedolesi) erano 5156 nel 1861, 5.324 nel 1871, 5.140 nel 1881, 5.665 nel 1901, 6.168 nel 1911, 6.276 nel 1921, 6.848 nel 1931, 6.798 nel 1936, 7.398 nel 1951, 7.346 nel 1961, 8.376 nel 1971 (di cui famiglie 2.325, maschi 4.167, femmine 4.179, popolazione presente 8.196 di cui 472 addetti all'agricoltura, 2846 addetti ad altre attività, 5.028 non attivi). Il nome ricorre come Carpanetulo nel sec. XII, Carpenedulo nel sec. XIII, Carpenedolo nel sec. XVI. Il suffisso in edolo è comune a molti toponimi in provincia e indica un collettivo. Deriva sicuramente da Carpinus.


Ricca è la storia della borgata. Un "paalstab", scoperto nei pressi del paese, è segno dell' insediamento umano fin dall'età dell'Eneolitico. Altri reperti confermano che il luogo fu abitato dai Cenomani. Celtica è una piccola ara pure rinvenutavi. Suggestiva è poi l'ipotesi dello studioso inglese Conway, che tra Carpenedolo e Calvisano sia esistito il podere di Virgilio. Sicura è la presenza dei romani, come indicano alcune iscrizioni (a Mevia Marcella, a P.Livio, a M.Elio). Tombe barbariche scoperte nel 1903 indicano la continuità di Carpenedolo anche negli oscuri secoli barbarici, mentre oggetti longobardi indicano il fiorire del paese nell'alto medioevo. Benefica fu la presenza dei benedettini del monastero di Leno che vi avviarono utili bonifiche. Il paese tuttavia si raccolse soprattutto intorno alla pieve cristiana, dedicata a Maria Assunta e, dal sec. XIV, a S. Giovanni Battista. Intorno al mille venne eretto il Castello, che da primitiva difesa dalle orde ungare, divenne presto simbolo di lotte fratricide nell'epoca comunale. Dominato dai Poncarali, il castello cadde, dopo strenua resistenza nelle mani di Federico II, il Barbarossa. Nel 1236 infatti fu incendiato dai Reggiani, condotti da un certo Manfredo, capo ghibellino agli ordini del Barbarossa che fece uccidere Ardizzone Losco Poncarale, di parte guelfa, e uccise o disperse la popolazione distruggendone le abitazioni che sorgevano dove ora è il Borgo dell'Asino. Nel contempo però gli abitanti erano andati organizzandosi in vicinia e poi in comune riuscendo a resistere alle prepotenze dei signorotti locali fra i quali i Mezzani. Nel periodo delle Signorie Carpenedolo passò sotto il dominio di Filippo Gonzaga e dei suoi discendenti duchi di Mantova. Ad essi lo tolse nel 1348 Luchino Visconti. Ai Visconti rimase per qualche tempo, nel quale Bernabò fece costruire l'ampio canale detto "Fossa Magna". Nel 1413 Pandolfo Malatesta signore di Rimini, divenuto padrone del Bresciano, distrusse nuovamente Carpenedolo e il suo castello, dopo che gli abitanti si erano rifiutati di riconoscerlo come loro nuovo Signore. A lui fu tolto nel 1420, dal Carmagnola, allora comandante delle truppe di Giovanni Maria Visconti, dopo una dura battaglia svoltasi a NO del paese, lungo la strada di Montichiari. Finalmente nel 1428 il paese passava per merito ancora del Carmagnola entrato al servizio di Venezia, dalla dominazione Viscontea a quella della Serenissima, alla quale rimase fedele fino al 1797, nonostante che fosse spesso costretto a contribuire con armi e danari alle spedizioni militari e a subire saccheggi e incendi da parte di eserciti nemici di passaggio. Il doge Agostino Barbarigo poteva attestare nel 1484 che "gli homeni di Carpenedolo furono i primi dopo l'annessione della città di Brescia, che vennero sotto la nostra protezione, sempre fedeli stettero e devoti al nostro Stato". In effetti alto fu il contributo di sangue e sofferenze offerto da Carpenedolo alla Repubblica. Nel 1482 ben 75 carpenedolesi vennero fatti prigionieri e in gran parte uccisi nelle carceri di Mantova, dove erano stati trascinati dal duca di Calabria; nel 1512, 22 carpenedolesi su 70 perirono sotto le mura di Brescia, nell'assedio stretto dall'esercito veneto alla città occupata da francesi e spagnoli. Un assedio il paese subì nel 1701-1702 da parte delle truppe imperiali, finito con trattative il 7 maggio 1702. Il paese fu percorso anche da pestilenze (nella sola peste del 1630 si contarono circa mille vittime) e carestie ma ebbe però anni di prosperità specie durante il sec. XVIII avvantaggiati da particolari privilegi. La Repubblica Veneta cadde a Carpenedolo il 29 marzo 1797 quando comparvero in paese le truppe della Repubblica bresciana ma già il I aprile i simpatizzanti del vecchio regime veneto bruciarono il tricolore e innalzarono di nuovo la bandiera con il Leone di S.Marco. Fu però un ritorno di paglia, giacché pochi giorni dopo, il paese fu occupato dalle truppe francesi del gen. Chevalier. Il 9 luglio 1797 venne poi innalzato l'albero della libertà, mentre il 28 luglio soldati francesi saccheggiarono la chiesa parrocchiale e la sagrestia rubando oro e argento e requisendo il bestiame. I nostalgici del dominio veneto, chiamati "goghi" tornarono alla ribalta, il 13 aprile 1799, con il sopravvento dell'esercito austro-russo. Bruciato l'albero della libertà, distrussero tutti gli stemmi e le insegne della Repubblica Cisalpina e il 26 ottobre in luogo dell'albero della libertà innalzarono una grande croce di pietra con una iscrizione latina che suonava: "Per lignum servi facti sumus/ per crucem liberati sumus". Il ritorno dei francesi il 21 ottobre 1800, segnò nuovi e continui passaggi e accantonamenti di truppe con requisizioni, devastazioni di campi e ruberie. Carpenedolo diede il suo contributo anche alle guerre napoleoniche sia in uomini che in derrate alimentari per l'esercito e, soprattutto, in gravose tasse. Abbastanza pacifico fu per Carpenedolo il dominio austriaco, funestato soltanto da una grave carestia iniziale e dal colera degli anni 1836 e 1855. La parentesi del 1848 iniziatasi con la costituzione della Guardia civica il 22 marzo, non portò particolare trambusto in paese. Carpenedolo visse invece momenti difficili nel 1859 per la vicinanza dei campi di battaglia di S.Martino e Solferino. La borgata, infatti, e specialmente le chiese e i palazzi, vennero trasformati in un grande ospedale militare. Nell'assistenza ai feriti si segnalarono Angelina Zecchi ed altri pietosi infermieri. In seguito, specie nel 1866, il paese registrò nuovi passaggi di armati e il 23 giugno dello stesso anno, una sosta di Garibaldi. Più tardi, il 10 settembre 1878 e nel 1890 assistette alla visita di Umberto I. Ma il paese, causa specialmente la "Fossa Magna" e le condizioni di povertà soffrì anni terribili di scorbuto, pellagra, febbri intermittenti, fino a quando opere di risanamento igienico e lo sviluppo economico e sociale del paese apportarono migliori condizioni di vita. A queste si accompagnarono la creazione nel 1884 di un Circolo popolare democratico e di una Società operaia cattolica maschile, e di altre associazioni economico sociali. La carità e l'assistenza sociale carpenedolese è sempre stata animata da generosi benefattori. Nel 1575 Diodato Laffranchi diede vita al ricovero per infermi poveri e per orfani e che grazie ad altri lasciti (don G.B. Scolari, don Giuseppe Mancabelli, Lorenzo Marini, ecc ) sono diventati un Ospedale con annesso un Orfanotrofio. Con essi si sono affiancati l'opera Pia Baliatico (1895) e l'Orfanotrofio Girelli (1886). Anche sul piano dell'istruzione Carpenedolo si è distinto da antica data. Fin dal 1500 la Comunità aveva aperto una scuola di grammatica e di aritmetica e fin dal 1859 il Comune aprì un corso superiore. Nel 1907 - 1908 venne aperta una VI classe elementare mista mentre venivano costruiti edifici scolastici al centro e nelle frazioni. Nel 1868 don Egidio Cattaneo apriva un suo collegio convitto durato fino al 1872, mentre le Figlie del S.Cuore aprivano un Educandato. L'asilo infantile fondato nel 1874 ebbe pure ampio sviluppo. Più recentemente, un nuovo grandioso edificio scolastico progettato dall'arch. Armellini e dall'ing. Sugari venne inaugurato nel settembre 1974.


Bella e vasta è la chiesa parrocchiale costruita su progetto dell'arch. Giuseppe Mireni nel 1699 nella parte del presbiterio e dei primi due altari superiori. Consacrata il 18 ottobre 1713 venne prolungata nel 1761 grazie al contributo della Comunità e soprattutto alla generosità della popolazione. La facciata venne costruita nel 1902 su progetto dell' arch. Luigi Tombola di Padova. Nell'abside campeggia una pala raffigurante la "Nascita di Giov.Battista" (olio su tela 300x480 attribuita al Caravaggio). A destra sul primo altare S.Lorenzo (olio su tela ) di Antonio Gandino; sul secondo "S.Bartolomeo" (olio su tela 270x120) di Francesco Maffei, sul terzo "S.Luigi" (olio su tela 270x120) di ignoto, sul quarto "Incoronazione di Maria" (olio su tela 270x120) di Antonio Maganza. A sinistra, sul primo altare, "S.Teresa d'Avila" (olio su tela 270x120) di Francesco Paglia, sul secondo: "Le stimmate di S.Francesco" (olio su tela 270x120) di Jacopo Palma, sul quinto "L'Ultima Cena" (olio su tela 270x120), di Francesco Giugno. Nella cappella di S.Antonio esiste una pala di Francesco Paglia raffigurante "S.Antonio col Bambino" (olio su tela 200x150). Di autori ignoti e per lo più mediocri sono le altre tele esistenti in chiesa e in sagrestia. Qui risplende una piccola ma bella tela del Moretto (ad olio 20x15) raffigurante la Madonna col Bambino. Di marmo policromo intarsiato e di legno tutti settecenteschi sono gli altari e le soase. E' di Antonio Tagliani e di Paolo Palazzi il quinto altare di sinistra, adorno di archi, lesene, cupola del Baccinelli e di una raggera in bronzo dorata del Tapparelli. Sono del Montagnino l'altare e la soasa del terzo altare sinistra. Del tardo cinquecento e molto bella è la statua della Madonna seduta col Bambino del terzo altare a sinistra. La chiesa è adorna di confessionali del '700. Di tale epoca sono parecchie suppellettili (candelabri e calici). La cupola, le volte, gli archi, le lesene e le balconate vennero decorate con motivi floreali da certo Baccinelli alla fine del sec. XVIII che volle dipingere sul muro di una balconata un curioso distico che suona: Baccinel dipinse quest'alma chiesa/ se è vago il suo pennel tu lo palesa. L'organo è opera egregia della ditta Serassi. Collaudato nel 1856 venne rimodernato nel 1894 e anche più recentemente.


La più antica chiesa è quella di S.Maria in Carpino, chiamata anche la Pieve. Si trova in aperta campagna, ai piedi delle prime ondulazioni moreniche del Garda. Edificata nella prima metà del sec. XII, rimangono soltanto l'abside e il lato settentrionale, il resto è dovuto a rifacimenti del sec. XV. L'abside semicircolare è divisa in cinque scomparti dalle lesene che nascono da un basamento aggettato. La muratura è in conci ben squadrati, a corsi orizzontali. Nei tre scomparti centrali sono aperte tre monofore a strombatura liscia, di cui la centrale è più ampia delle altre due. L'interno con tetto a capanna mostra affreschi del '400 e del '500. La chiesa rimase parrocchiale fino al 1691. Ordini, ma di scarso rilievo, vennero imposti nella visita pastorale del 1566.


Vi possedettero beni il monastero di S. Faustino e più tardi il convento di S.Croce.


Bellissimo è il santuario dedicato a Maria Immacolata che sorge, alto, sul paese, dove un tempo esisteva il castello. Costruito nel 1750 in belle e graziose linee architettoniche, ha sostituito la vecchia chiesetta del Castello. Il disegno è attribuito a Giovanni Battista Marchetti ed è stato definito dal Vezzoli "uno dei complessi più interessanti e meglio conservati nel quale la pittura e la scultura concorrono a comporre un'unità di raro equilibrio e d'eccellenza notevole". Bellissimi sono l'altar maggiore e il ciborio, attorniato da statue raffiguranti le Virtù morali. Ne è probabilmente autore Andrea Solari il cui nome si legge su un cuore di stucco nero e lucente, appeso dietro l'altare e che porta la data 1769. Il quadro della Vergine Immacolata è opera del lucchese Pietro Righi, scolaro di Guido Reni. I due quadri ai lati raffiguranti la Natività della Vergine e la Visita di Maria a S.Elisabetta, sono opera notevolissima del vicentino Francesco Maffei. Belle anche le pale dei due altari laterali, raffiguranti l'uno l'estasi di S.Filippo Neri e l'altro i S.S.Francesco di Sales, Giovanna Francesca di Chantal e Vincenzo de' Paoli. E' ancora del Righi l'altra tela raffigurante la Madonna col Bambino e Angeli. La chiesa venne consacrata nel 1839 e fu sede della Congregazione di S.Filippo. Restauri vennero apportati nel 1904 dal decoratore Rosolino Bocchi e dall'indoratore Andrea Poisa. Grandiose le feste cinquantenarie, fra le quali specialmente quelle del 1905. La festa viene celebrata l'8 dicembre e vi si tiene la fiera detta della Madonna del Castello.


Quattrocentesca è la chiesa dedicata a S.Pietro e dal popolo detta di S.Gottardo, ricca di affreschi di rilevante valore. Di qualche decennio più recente e più precisamente del 1498 è la chiesa di S.Giuseppe, posta sul bivio delle strade per Castiglione e Novagli. Restaurata nel 1767 e per la facciata nel 1913, è nel giorno del Patrocinio del Santo al centro di una vivace festa popolare. Settecentesca (1760) è la chiesa delle Lame dedicata alla Purità di Maria Vergine, anch'essa fatta segno di viva devozione specie in uno degli ultimi lunedì di ottobre. A S.Maria Maddalena venne dedicata una chiesa della famiglia Carlotti. Altre cappelle esistono presso l'Istituto Girelli (alla Madonna di Pompei), l'Ospedale (a S.Maria Crocifissa di Rosa), l'oratorio Femminile (S.Cuore), nel Cimitero (alle Anime purganti). Numerose le santelle, mentre belle icone ingentiliscono alcune case. Sono ormai adibite ad usi profani la chiesa del Suffragio ultimata nel 1665 ed appartenente alla Confraternita del suffragio, e dedicata alla Vergine e ai S.S.Antonio da Padova e Nicola da Tolentino e che la tradizione vuole sia servita per un qualche tempo anche da parrocchiale, e la chiesa di S. Rocco, cinquecentesca, restaurata alla fine del 1680 e più volte dissacrata e riaperta (1865,1894, 1921). Ora sono ambedue convertite a magazzino. Di grande interesse architettonico sono le Torri vecchia e nuova. La prima, avanzo del castello, conserva ancora linee medievali. E' stata arricchita di un orologio, opera di Luigi Fontanini e di una meridiana, lavoro del carpenedolese Enrico Betelli. Nel 1806 è stato posto il Campanone. La Torre Nuova si eleva alta, elegante e massiccia accanto alla chiesa parrocchiale ed è opera del lonatese Paolo Soratini (1736). Le campane vennero fuse nel 1843 dal bresciano Innocenzo Maggi mentre l'orologio venne posto nel 1884 da Giovanni Frassoni di Rovato. La torre ebbe i suoi momenti sfortunati. Nel 1893 fu colpita da un fortissimo uragano e la palla che sormontava uno dei pilastri della cella campanaria cadde, sfondando una casa sottostante, mentre il 4 maggio 1975, colpita da un fulmine andò a fuoco tutta la cuspide. Notevoli anche alcuni edifici civili come il Teatro Sociale, aperto nella cinquecentesca sala della sede della Comunità (1554) riadattata nel 1800 a teatro, con palcoscenico dipinto dal Meli. L'edificio venne abbellito con una elegante terrazza nel 1899. Altro edificio notevole poi trasformato in sede comunale e, in seguito in caserma dei carabinieri, serviva da alloggio al Capitano di Brescia e alle autorità venete. In esso esiste una "sala- patriottica" dipinta dal Meli.


L'impulso edilizio più rilevante si ebbe dal 1870 al 1915 quando sorsero la sede comunale (1874, su progetto di Vincenzo Bondon), l'ospedale (1858, su progetto di A.Pastelli), il macello (1906), i bagni, le scuole (1910 su progetto di Luigi Tombola), il cimitero (1879-1880), la stazione tranviaria, l'asilo infantile (1874), la villa Deretti (1901), la filanda Dell'Oro, ecc.


Circondato in gran parte da campagna ghiaiosa e arida, Carpenedolo ha saputo svilupparsi economicamente e socialmente con tenacia e intelligenza. Nel 1690 vennero appaltate le Lame e nel 1750 vennero suddivise vaste estensioni di terreno con la concessione di due piò di terra ad ogni originario fondando così le Masserie. Diresse ed incrementò il lavoro di colonizzazione il deputato provinciale G.B.Meli, pittore, agrimensore e idraulico di grande valore che tracciò canali, scavò fontanili, avviando una vasta opera di bonifica e di progresso agricolo. Al contempo si moltiplicavano mulini che da due nel sec. XVI divennero cinque nel sec. XIX. Di pari passo si sviluppò la produzione di olio da semi attraverso diverse macine oggi scomparse. Nel 1600 vi esistevano già sette fornaci che davano lavoro a molti operai. Nel 1700 invece si sviluppò la lavorazione della seta. Il primo filatoio venne aperto da Lorenzo Ercoliani nel 1756. Ne seguirono altri aperti nel 1757 da Stefano Callegari, nel 1769 da G.B. Pari, nel 1776 da Bortolo Bellini. Nel 1800 i filatoi, fornelli e filande, mossi dalle acque della Lametta o Fossa Magna, si moltiplicarono ancor più attraverso le ditte Molteni, Astori, Azzi, Boselli, Erba, Dell'Oro di Milano (che lavorava filato doppio e seta greggia con 80 bacinelle), poi Gatti, che assorbì fino a 300 filatrici. Un nuovo ponte sul Chiese costruito nel 1877, la linea tranviaria costruita nel 1911, il continuo miglioramento della rete stradale diedero sempre nuovo impulso anche alla vita economica. Nuovo impulso all'agricoltura venne nel 1900 da parte della Cattedra Ambulante di Agricoltura specie per merito del prof. Moretti. Vennero estese e razionalizzate le colture, introdotta la vite americana, intensificata la bachicoltura. A quella della seta si accompagnò l'industria tessile con la ditta Compagnoni. Un "Calzificio cattolico" apriva don Severino Bettinazzi che diede lavoro a 60 operaie. Attive agli inizi del secolo furono le fornaci Franzoni-Azzi, il cui forno funzionava per mezzo anno, con 10.200 quintali, e Cerioli, il cui forno Hofmann adibito al doppio uso della calce e laterizi, dava una produzione di 20 mila quintali annui. In sviluppo, nella stessa epoca l'industria dei salati equini per la quale si macellavano circa 600 cavalli l'anno. Fra i pionieri dell'agricoltura è da annoverare alla fine del sec. XIX Federico Beretta, che portò una riforma delle rotazioni agrarie e fondò cascine in luoghi brulli o quasi.


La più decisiva espansione economica si ebbe intorno al 1960. Da allora nacquero molte ditte piccole e medie che occuparono sempre più operai provenienti anche da altri centri. Su tutte dominarono la Bober Gomma che occupò anche più di 600 operai e la Super Carpen (con circa 300 operai). La Bober creata da Guido Bolzacchini entrò poi in crisi nell'ottobre 1972 e venne in pratica liquidata cedendo il posto nel gennaio 1974 alla Nuova Bober, guidata da Giannino Marzotto. Il mercato fissato al giovedì e poi trasferito al mercoledì risale ad un provvedimento del Doge Luigi Mocenigo del 28 maggio 1768. Comprendeva anche un mercato del bestiame finito verso il 1885. Risalgono al 1656 la fiera di S.Orsola, al 1551 circa, quella di S.Bartolomeo, al 1787 quella della Madonna del Castello.


Parroci: Arduino (775), Graiaco (1487), Pancrazio de Ruggini, di Montichiari (1490 - 1507), G.B. da Budrio (1520), Leonardo Pizzoni (morto nel 1601), Mambriano Laffranchi di Carpenedolo (1601 - 1630), Nazario Casnici di Carpenedolo (1631 - 1678), Francesco Zono di Castiglione delle Stiviere (1678 - 1696), Giovanni Zendrini di Saviore (1696 1729), Bartolomeo Zendrini di Breno (1729-1790), G.B. Glisenti (1791 - 3 settembre 1817), Francesco Savoldi (1817 - 1837), Camillo Brescianini (24 settembre 1837 - 1875), Giovanni Isonni (1875 - 8 febbraio 1878), Francesco Treccani di Montichiari (1878 - 1890), Antonio Trotti di Brescia (1891 - 1914), G.B. Zani (1915 - 1918), Severino Bettinazzi (1919 - 1966), Mario Rossetti (1966).


Tra i sindaci e podestà sono da ricordare: ing. Lelio Betelli, Agostino Boselli, Giacinto Salvadori, avv. Emilio Venturi (R.Delegato), dott. Gerolamo Tessadri, dott. Giuseppe Recordati, dott. Damiano Cottalasso (Commiss. prefettizio), cav. Molteni, Dognini, cav. Antonio Perini, prof. Angelo Bertazzoli, cav. Antonio Perini, Riccardo Questa, Gerolamo Ravera, Paolo Bonizzoli, Tita Tessadri, Antonio Belpietro, Innocente Granelli.