CARDUCCI Giosuè

Versione del 18 mag 2016 alle 01:33 di Pgibe (Discussione | contributi)

(diff) ← Versione meno recente | Versione attuale (diff) | Versione più recente → (diff)

CARDUCCI Giosuè

(Valdicastello, 27 luglio 1835 - Bologna, 17 febbraio 1907). Poeta, letterato, filologo, professore universitario. Oltre che ispirare le forme poetiche di Giuseppe Da Como e Demetrio Ondei (mentre fu in certo qual modo anticarducciano Giuseppe Cesare Abba), il Carducci ebbe rapporti anche più diretti con Brescia. Fu lui a ripetere alla città il titolo già datole da Aleardo Aleardi di "Leonessa d'Italia" mentre nel 1906 dettò un'epigrafe per il cofano che raccoglieva lo stendardo consegnato dal conte di Torino e donato dalla regina Margherita alla guarnigione di Brescia e che diceva: "Dalle gloriose reliquie dell'antico stendardo che fino al 1866 sventolò in tutte le campagne combattute per l'indipendenza e nel nome d'Italia, fu rinnovato questo segnacolo del Reggimento Piemonte Reale Cavalleria nel 1906 cogli auspici della augusta Margherita Sabauda prima regina d'Italia. Quod bonum, felix faustum fortunatumque sit". Fu a Brescia più volte. Nell'ottobre 1876 vi fu con Lidia e visitando il 9 ottobre il Museo Romano concepì l'ode alla "Vittoria" scritta poi nel maggio 1877. Dal 1882 al 1885 fu per tre anni commissario di esami al Liceo Ginnasio Bagatta di Desenzano. A ricordo del soggiorno venne posta nel convitto Liceo Bagatta la seguente epigrafe dettata da Guido Mazzoni: GIOSUE' CARDUCCI/CHE DALLA BELLEZZA E DALLA STORIA /DEL BENACO /S'INSPIRO' A MIRABILI PAGINE /FU R.COMMISSARIO PER GLI ESAMI /IN QUESTO LICEO /DAL 1882 AL 1885 /L'ISTITUTO E CITTADINI /POSERO NEL 1907. Su un'osteria della Lugana, la Torrazzina nel 1946 venne posta un'iscrizione latina dettata dal prof. Ettore Bolisani che suona: "Hic Josue Carducci /aa. MDCCCLXXXII - III. IV.V /mensibus Julio Octobri - crebro ac remotis arbitris /ad vehementes animi motus sedando /ad curarum amara eluenda /ad Benacensium carminum /vim ac suavitatem temperandas /ex Benacensibus vinis /vim ac suavitatem /hilarus lubens hauriebat /Id. Oct. MCMXLVI" che tradotta suona "Qui Giosuè Carducci nei mesi di luglio e ottobre degli anni 1882, 1883, 1884, 1885 spesso libero da scocciatori, per sedare l'ardore dello spirito, per sciogliere l'amaro degli affanni, per temperare il vigore e la grazia dei Carmi Benacensi, dai Benacensi vini ilare e di buon amore attingeva vigore e grazia,. Idi di Ottobre del 1946". Il poeta dedicò al lago di Garda due odi barbare: "Sirmione" (1879) e "Da Desenzano" (composta di getto tra il 3 e l'8 luglio 1883). Fu anche più volte a Nigoline ospite dei Torri, conosciuti nella villeggiatura a Madesimo e ne apprezzò l'ottimo vino. I nomi del bresciano che ricorrono nelle opere del Carducci sono quelli di Veronica Gambara, Codro Durante Duranti, Niccolò Bettoni e, più ancora, quelli di Arnaldo, Giovita Scalvini, Camillo Ugoni e Zanardelli. Solida amicizia lo legò al prof. Francesco Bonatelli collega d'insegnamento a Bologna. Contatti ebbe con Gabriele Rosa, Giulio Cesare Abba, Francesco Sclavo ecc.