TEATRO dell'oratorio
TEATRO dell'oratorio
Si intende la sala del complesso in cui bimbi, ragazzi e giovinetti, dopo la preghiera e i momenti educativi, vivono parte del loro tempo libero. La diffusione dei teatrini negli oratori si deve in particolar modo al barnabita bresciano Fortunato Redolfi (1777-1850) (v.) che fin dal 1794 si dedicò all'istruzione dei compagni e seppe intrattenerli e divertirli anche improvvisandosi attore, regista e impresario di un minuscolo teatrino domestico. Da quel momento decise di promuovere assieme al catechismo anche "l'onesta ricreazione assieme alla musica, al teatro, al disegno e al mutuo soccorso". Nel 1810 ad Adro aprì il primo oratorio maschile e promosse inoltre quelli femminili i cui nuclei sono da individuare attorno a congregazioni femminili. La sua formula ebbe successo. Altri seguirono il suo esempio e ben presto l'esperienza dilagò in tutta la diocesi. In ogni parrocchia nacquero oratori con un teatrino. Molti divennero poi cinema molti altri resistono ancora oggi, sono stati rimodernati e messi a disposizione della comunità. Molteplici quelli della città. Per definirli la gente bresciana coniò anche una espressione: "Teatrì dè l'oratore". Stava a significare un teatro semplice che ha solo la pretesa di istruire e divertire. Nacque nel momento in cui la fioritura delle compagnie oratoriane fu al massimo dello splendore e piccole filodrammatiche esistevano in ogni angolo della provincia. Sebbene denigrato e anche disprezzato il teatro dell'oratorio o parrocchiale ebbe un continuo rilancio specie nel 1902 con la Federazione Leone XIII lanciata da don Lorenzo Pavanelli (v.) continuato per anni oltre la I guerra mondiale. Nel 1921, in occasione del centenario della morte di San Filippo Neri i padri Filippini lanciano un grande concorso filodrammatico nazionale (v. Teatro della Pace). Nel 1922 il III Congresso degli oratori documenta 22 attività culturali e 36 drammatiche, 25 musicali e bandistiche contro le 23 sportive. Molti sacerdoti parteciparono al grande progetto per un teatro educativo parrocchiale: mons. Luigi Gheda (v.), mons. Emilio Bongiorni (v.), padre Filippo Manerba (v.), don Luigi Udeschini (v.), mons. Luigi Daffini (v.), don Virgilio Casnici, mons. Luigi Fossati (v.), Padre Pietro Serioli (v.), mons. Giuseppe Almici, mons. Luigi Zenucchini (v.), padre Isidoro da Milano, ecc.
Anche nel secondo dopoguerra si ripetè lo sforzo grazie all'impegno di mons. Luigi Daffini con la collaborazione di Oddone Braghini, Carlo Arici, Carlo Bertazzoli e Vittorio Bonardelli. Promossero concorsi a carattere diocesano, scuole di dizione, truccatura, sceneggiatura. Del 1954 è il concorso filodrammatico della Rinascita diviso in sezioni con il teatro dei ragazzi e la rassegna diocesana per il teatro femminile. È questa la più importante realizzazione del CAT (Centro artistico cattolico) vinto dalla compagnia Campini di Bagnolo Mella. Nel precedente anno il CAT aveva collaborato con la direzione dell'oratorio maschile di Palazzolo s.O. per realizzare il concorso fra Brescia e Bergamo con 25 filodrammatiche presenti. Sempre nel 1954 nacquero i concorsi diocesani riservati ai ragazzi. Si prodigò in questo il geom. Sergio Zilioli. In palio il trofeo "E. Rinaldini" (v.). Nel 1958 si tenne il primo gran "Trofeo comm. Costantino Franchi" (v. Costantino Franchi). Il CAT organizzò poi nel Seminario Maggiore un concorso filodrammatico interno fra 4 filodrammatiche riservato ai seminaristi, senza dimenticare di continuare ad aiutare con corsi di recitazione, trucco e regia con la partecipazione dei più qualificati uomini di teatro. Un ciclo di lezioni fu tenuto da Alfredo Gatta (v.), critico teatrale del Giornale di Brescia.
Nel centro di Brescia numerosi teatri oratoriali sono stati messi a disposizione delle compagnie: da Sant'Agata, dove agiva la compagnia "G. Borsi" a San Giovanni, dove dal 1881 esisteva la compagnia di "Santa Maria ad Elisabetta". Dall'oratorio San Tomaso della parrocchia di San Faustino con la compagnia "Carlo Bora", all'oratorio della parrocchia del Duomo con la compagnia "San Zanino" che nel 1926 diventerà il dopolavoro "Annibale Calini". Dalla parrocchia di San Lorenzo con la compagnia "Gian Battista Dolfin" a quella di Cristo Re in Borgo Trento dove c'era la filodrammatica omonima. E ancora: una filodrammatica maschile c'era nell'oratorio di S. Eufemia della Fonte e nell'oratorio S. Giuseppe di via Manara operava la compagnia intitolata ad Alessandro Manzoni. Dalle Canossiane un gruppo di studentesse erano nella filodrammatica "Arte e giovinezza". San Nazzaro, che non aveva una sala, non fu da meno. Favorì la nascita di una compagnia e chiese ospitalità ad altre formazioni. E ancora teatrini in tutti i quartieri di Brescia: a Fiumicello, legato all'oratorio della parrocchia di Santa Maria Nascente, c'era un saloncino che un tempo era di legno anche con galleria. Andato a fuoco fu ricostruito in muratura. Ospita ancor oggi spettacoli della circoscrizione e del circolo lirico Luigi Dordoni (v.). C'è il teatro della parrocchia di S. Polo con una sala da 350 posti. Si apre al numero 241 di via San Polo. È utilizzata per cinema, conferenze e teatro avendo un palcoscenico assai grande. In via Chiusure, legato alla chiesa di Sant'Antonio, a Chiesanuova, a Santo Spirito. E ancora: la sala di Buffalora nata negli anni '50 in via Buffalora e ristrutturata nel 1996. È a disposizione dell'oratorio o di chi ne faccia richiesta. Tiene 196 persone più 50 sulle gradinate. Ospita la rassegna "Tira, mola e tambàla". C'è poi la sala S. Afra (v. Teatro Sant'Afra), quella di S. Giovanni Bosco (v. Teatro Salesiano), quella di S. Maria della Vittoria (v.Teatro Piamarta). E c'era il teatro di S. Tomaso. Ospitava i giovani filodrammatici che il 10 febbraio 1935 rappresentarono "Le ultime ore di Camoens" di N. Ricci e "L'ultimo colpo", grottesco di P. C. Ambrosi. Negli stessi anni Alfredo Gatta (v.) diede originali - e audacissime per quei tempi - improvvisazioni teatrali: performances di suoni e parole.
In PROVINCIA sale parrocchiali funzionarono ad Adro (intitolata a "Fortunato Redolfi") e a Bagnolo Mella, (Sala Pio XI) Bornato e a Bienno in via S. Benedetto. A Botticino Sera troviamo un teatrino fatto costruire da Roberto Ferrari negli anni '20, per la compagnia femminile dell'oratorio. In quello maschile si continua a recitare anche oggi. Si chiamava teatro "Astrino" è ora la sala don Tadini, ambiente che dopo il restauro degli affreschi ha assunto una valenza museale. Vi agisce "La Combricola". A Botticino Mattina si lavora nella vecchia chiesa quattrocentesca (La cèsa ècia) intitolata a S. Pietro e Paolo. Gli inizi risalgono al 1923 e ci sono due compagnie, di grandi e ragazzi. Nel 1932 si impegnano in una bella rappresentazione della Passione di Gesù Cristo. Negli anni '50 sono gli aspiranti a calcare le scene, negli anni '80 si lavora con i ragazzini guidati da Giacomo Luzzardi. In tempi più recenti si è formato il gruppo "Lo strappo" formato dai ragazzi che negli anni '80 appartenevano al gruppo bambini. Altro discorso merita Bione, dove nell'archivio parrocchiale sono conservati centinaia di copioni dell'800-900 appartenuti a ben tre filodrammatiche diverse. Ci sono documenti di elezioni dei direttivi del 19 apr. 1892 e si sa che ogni domenica i tre gruppi andavano a rappresentar commedie nei teatrini parrocchiali della Valle. Una sala parrocchiale intitolata a L. Martinelli è a Bovezzo. Passiamo a Caino. Nel 1945, quando era curato don Gino Pirlo, diede casa alla "Filodrammatica di Caino", nata per volontà di don Tommaso Zanotti curato nel 1938. Il gruppo esisteva dal 1920 e solo durante la guerra restò fermo. Non avevano sede. Improvvisavano un baraccone presso i Pasqui a Novale o sotto il portico del "Giardinetto", proprietà di Annunciata Re. Tendevano teloni a chiudere le arcate e il palco veniva montato verso le scale. Don Pirlo non aveva spazio eppure inventò una costruzione di 15 metri per 4 sotto l'attuale terrazza dell'oratorio. Per la costruzione si mobilitò l'intero paese. Lavorarono tutti e per far soldi ogni domenica i giovani andavano nei boschi a far legna. Qui continuò l'attività filodrammatica fino al 1962 quando fu disponibile l'attuale salone. Chi invece non si limitò a costruire il teatro ma donò una proprietà per costruire il nuovo oratorio fu a Cellatica don Luigi Trombetta (v.). Era il 1912 quando cedette i terreni di via Montebello per fare il nuovo oratorio che prima era relegato nel palazzo Covi e prima ancora sulla collina di San Rocco. Fu un grande sacerdote, impegnato nella resistenza accanto all'avv. Andrea Trebeschi (v.), don Luigi Daffini (v.), ma soprattutto teso all'apostolato a favore dei giovani. L'oratorio fu inaugurato il 21 settembre 1913 e a sera si rappresentò "Galeotto" e "La consegna è di russare" preparate con la sezione drammatica locale dal chierico Boni. Tra il 1938 e il '39 si svolse a Cellatica, (dove intanto era sorta anche una filodrammatica femminile dalle suore) indetto dall'oratorio San Giorgio, il concorso filodrammatico diocesano voluto allora da mons. Luigi Daffini, con il patrocinio della Federazione giovanile Leone XIII. Vinse la filodrammatica di Palazzolo s.O. con "La finestra sul giardino". Parteciparono trenta compagnie. Da Cellatica a Ghedi, e all'oratorio vicino al "Gabbiano" che aveva nel dopoguerra un infaticabile animatore in Beppe Moretti. Il teatro fino al 1973 fu gestito da una società di Montichiari. Dal '74, con l'arrivo di don Valerio Scalori, spinse un gruppo di giovani a formare una compagnia che rappresentò una "Passio" e nel 1976 "Il gabbiano Jonatan Livingston". Il titolo dello spettacolo suggerì il nome al locale. Debuttò una compagnia Da Ghedi alle tavole dell'oratorio di Iseo. Qui si fece le ossa Edoardo Nulli le cui capacità furono colte dal critico del "Resto del Carlino" Antonio Cervi, padre di Gino. Con un biglietto lo presentò ad Ermete Zacconi. In breve: Nulli diventò attore della compagnia Zacconi e per Zacconi scrisse alcune commedie. Passiamo a Leno, in via Re Desiderio. Ristrutturato l'edificio dall'arch. Giovanni Bertossi oggi il teatro dell'oratorio ha una capienza di 252 posti disposti su una gradinata che ingloba la vecchia galleria. Struttura ideata negli, anni '40. Una piccola sala è anche a Pregno (Carcina). È intitolata a don Bosco. Gottolengo ha un suo teatro parrocchiale e così Inzino. A Lonato è nel moderno complesso parrocchiale del centro Paolo VI. Per quelli di Mazzano la passione teatrale è nata attorno all'oratorio. Nel 1946 esisteva un teatro dell'oratorio con 150 posti, un altro a Ciliverghe con 250 posti (per restaurarlo nel 94 i "Cily Boys" del luogo fecero una tourné per raccattare soldi) e un teatro da 100 posti era anche nel cortile dell'oratorio. Perfettamente funzionante il teatro parrocchiale di Marmentino. A Orzinuovi era di supporto alla locale filodrammatica istruita da Giuseppe Bettinzioli. L'1 febb. 1931 mise in scena "Rigagnolo di fango" di U. Signorini. Era presente la commissione del concorso (riservato alle compagnie iscritte alla Federazione Leone XIII) e una locandina avvisò gli spettatori: "La commissione terrà calcolo dell'affluenza e correttezza del pubblico". Importante poi quello di Pavone del Mella. A Palazzolo sull'Oglio negli anni '40 il teatrino dell'oratorio di S. Luigi era preso d'assalto da ben cinque compagnie che se lo dividevano durante l'anno. Nel '50 erano tre: ragazzi, dialettale, adulti. La prima sala del teatrino di Travagliato fu uno stanzone che serviva da bigatteria e per l'ammasso delle gallette. Guardava su via Disciplina e la piazza. Fu data a don Angelo Colombo, direttore dell'oratorio, dal sindaco Andrea Maj alla fine del 1874. Poiché il sindaco doveva vigilare sul repertorio un giorno respinse, per ragioni di moralità, il copione proposto da una compagnia. I commedianti adottarono furbescamente il titolo di uno spettacolo approvato e lo rappresentarono. Il sindaco, indignato, rifiutò da quel momento l'incarico di "censore" e decise di contrapporre teatro a teatro offrendo appunto uno spazio al sacerdote e mettendosi alla guida della filodrammatica. Notizie di un teatro dell'oratorio si hanno anche nel 1907, dal catalogo dei teatri della Lombardia. All'oratorio si rappresentavano commedie nuove. Fra queste anche quelle scritte da don Eugenio Cassaghi come "Il castellano di Altaguarda" del 1890. Un teatrino era a Urago d'Oglio e un secondo a Villanuova sul Clisi che fu diretto da Giacomo Recchi dove l'ingresso era giustamente vietato ai ragazzi non accompagnati. Non luogo di caciara doveva essere il teatro ma di riflessione. Recentemente, per iniziativa della Parrocchia di Polpenazze è diventato teatro San Pietro in Lucone, antica chiesetta del XIV sec. per ospitare la rassegna "Lune di teatro, mercole di musica".