CALCAGNO

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CALCAGNO (o Calcagni, Calcaneus de Calcalneis Lorenzo)

(Brescia, tra il 1410 e il 1420 - 1478). Di Bartolomeo, originario di Iseo. Benestante (ma probabilmente non nobile come qualcuno ha creduto) frequentò l'Università di Padova dove, secondo ricerche di A. Dillon Bussi è presente nel 1435 e precisamente il 12 agosto data in cui assiste ad un esame pubblico di laurea. Riappare in documenti del 1438 quando nelle vesti di vicerettore dell'Università dei Giuristi prima (17 maggio) e, poi, di rettore (8 giugno, 1 luglio, 3 luglio, e 17 luglio), presenzia a vari esami pubblici e privati. Nello stesso anno, sostenuti il 1.o e 2 agosto gli esami privati di diritto civile e pubblico di diritto canonico, riceveva da Paolo di Castro insegne del dottorato in utroque jure. Come tale e mantenendo la carica di rettore, prese parte ad alcune cerimonie di laurea svoltesi poco dopo (26 agosto, 8 e 30 ottobre e 4 novembre); ma dovette presto partire da Padova, dato che non ricompare più negli atti della cancelleria dell'Università, almeno fino al 1450. Probabilmente tornò a Brescia dove iniziò l'attività forense che gli diede presto celebrità ed onori. Fece parte, infatti, del Collegio dei giudici, in cui per modestia si dichiara minumus, acquistando presto fama anche presso il giureconsulto siciliano Andrea Barbazza col quale fu probabilmente in rapporto e che ebbe per lui viva ammirazione. Il primo consilium contenuto nella raccolta del Calcagna fu del resto elaborato per respingere l'errore del Barbazza che aveva accusato il Collegio dei Giudici di Brescia (e perciò anche il Calcagno) di aver giudicato "contra casum legis". Non è sicuro che il Calcagno abbia anche insegnato, ma gli si attribuisce però di aver avuto come allievo Lorenzo Torta degli Orzi che acquistò celebrità nello studio di Padova. E' sicuro comunque che l'esercizio dell'avvocatura gli procurò ricchezze e fama. Fu proprietario di estesi fondi specie nella zona di Pedergnaga ed è a lui attribuito il progetto della roggia che poi prese il suo nome. Il prestigio acquisito gli attiro anche invidie e gelosie. Il fatto di essere stato nel 1474 posto a capo di un'ambasceria inviata da Brescia a Venezia per la elezione del nuovo doge, suscitò, ad esempio, le ire del conte Luigi Martinengo indispettito perchè gli era stato assegnato il secondo posto nella precedenza. Oscura e la sua morte avvenuta nel 1478. Corradino Palazzo nel suo diario dice che "nel marzo morì Lorenzo Calcagno in presone", senza specificazione ulteriore, mentre altri che scrissero di lui non accennano a tale circostanza. Può esser valida l'opinione del Dillon Bussi che tale fatto sia dovuto alle gelosie e alle avversioni suscitate nella potentissima famiglia Martinengo. Tale supposizione potrebbe essere avvalorata dalla notizia riportata da O.Rossi secondo la quale il Calcagno avrebbe predetto nel proprio testamento "la distruzione della propria discendenza". Ottavio Rossi, da parte sua aggiunge di aver egli stesso nei primi anni del sec. XVII assistito all'estinzione di Calcagno "per il gioco in miserabilissima fortuna". Il Calcagno si era dedicato anche a studi teologici e gli sono state attribuite alcune opere. Tuttavia la sua fama è affidata alla sua attività forense. Il Besta infatti lo definisce "consultatore pregiatissimo" di statura superiore alla media della miriade degli scolastici. Dei suoi "Consilia" è pervenuta una raccolta che ne contiene centoventotto probabilmente non tutti suoi ma anche di Jacopo Dal Pozzo, Gaetano Torti, Orlando di Corte, Angelo degli Ubaldi, Andrea Barbazza, ecc. Alcuni di essi sono comprovati dal seguito che trovarono. In sostanza, secondo il Dillon Bussi "il Calcagno pur adeguandosi al generale insegnamento della dottrina e riassumendo in sè l'intensa attività del periodo dei commentatori, riesce spesso meglio degli altri ad essere il vero teorico, profondo e rigoroso, scientificamente acuto e coerente della materia di volta in volta trattata. Sue opere: "Consilia" Ristampate poi nel 1504 da Angelo Britannico, con bellissimo stemma silografico di Brescia; "Meridionali", 1509; "Venetiis" 1549; "Lugdun 1549 e 1584; "Lipsiae" senza data; "De septem vitiis capitalibus", "De Conceptione B.M.V.", "Opuscola Varia Sacrae Scripturae".