RICCOMASSIMO

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RICCOMASSIMO (in dial. Recomàshem o Ricomàshem)

Vallecola e ponte (m 680) a NE di Bagolino, sopra il torrente omonimo. Oltre il confine bresciano esiste una frazione appartenente al Comune di Storo (Trento). L'alveo della valletta segna il confine di Bagolino. L'etimologia è, secondo N. Bottazzi, da rivo o rio massimo, cioè maggiore, essendo effettivamente il maggior affluente del Caffaro. Secondo lo Gnaga potrebbe derivare dal tedesco "rich" = erto e cioè "erto al massimo". La leggenda popolare vuole che un conte, Paride Lodrone, feudatario della valle del Caffaro, inimicatosi la popolazione di Bagolino, ne venisse cacciato a viva forza, per aver rivendicato lo "jus primae noctis" di una contadina promessa sposa. Fuggendo si sottrasse al furore bagolinese nascondendosi sotto un mucchio di fieno. Scoperto da un carbonaio, certo Massimo Lombardi, al momento che questi lo stava uccidendo con una forca, gli disse "in cambio della salvezza ti farò ricco Massimo" mantenendo la promessa e cedendogli ampie proprietà. Tale leggenda è probabile sia nata dall'investitura che del feudo di Riccomassimo fecero i fratelli Giorgio e Pietro e i figli del q. Parisio di Lodrone di Bagolino, in rimunerazione di molti ossequi, fede ed amore verso di essi e predecessori suoi, a Lombardo Franzoni il 29 gennaio 1442, dopo soli quattro mesi da quando per opera del doge Foscari erano stati ammessi in possesso di Bagolino. In tale occasione vennero determinati i confini tra Bagolino e Lodrone. Concessione questa rinnovata ogni 20 anni senza che venissero ad insorgere divergenze e ancora riconfermata nel Trattato del 31 agosto 1752 tra la Commissione Imperial Regia e quella Veneta chiamata a definire i confini della Lombardia con il Tirolo con la posa di uno o due terreni. Quando i Bagolinesi riuscirono a liberarsi dai Lodrone, accusarono il Franzoni di tradimento e lo misero al bando perpetuo con la sua famiglia e i suoi discendenti, che vollero chiamarsi Lombardi. I Lombardi comunque continuarono (nel 1641, nel 1759) a godere del feudo, dichiarandosi tuttavia sempre sudditi di Venezia e originari di Bagolino, frequentandone la chiesa, sia pure in una gabbia posta sotto il pulpito. I Lombardi, che andarono acquistando terreni e case a Bagolino rivendicando diritti di originari, continuarono ad abitare dove nel 1770 esistevano 35 famiglie (con 175 componenti circa) con lo stesso cognome, ma sempre osteggiati dal Consiglio comunale di Bagolino che non accettava di ammetterli come originari. Il confine di Riccomassimo fu per secoli uno dei perni del contrabbando fra Venezia e il Trentino per Storo frequentato anche da buli e malfattori. Nel 1848 da Riccomassimo un reggimento bresciano, al comando del col. Beretta, riusciva a ricacciare gli austriaci nella valle del Caffaro. A Riccomassimo, benchè il piccolo centro si trovasse in territorio austriaco, il Comune di Bagolino mantenne fin al dicembre 1908 una scuola elementare, frequentata da bambini italiani abitanti con le loro famiglie a dieci minuti di strada oltre il confine. Chiusa per ordine superiore il 3 dicembre, venne riaperta in territorio italiano a Cerreto, a metà strada tra Bagolino e Riccomassimo, nel novembre 1911, obbligando i quasi quaranta bambini di Riccomassimo a compiere ogni giorno 40 minuti di strada. Il piccolo paese visse i suoi momenti più difficili nella I Guerra mondiale quando la popolazione venne quasi del tutto trasferita altrove.