RICCI Lodovico

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RICCI Lodovico

(Chiari, 10 febbraio 1730 - 24 gennaio 1805). Di Paolo e di Dorotea Pederzoli. Compì i primi studi a Chiari, alla scuola di don Angelo Guerini e don Giacomo Faustini e il 5 marzo 1744 entrò in Seminario a Brescia dove studiò umanità, sempre fra i migliori, con l'abate Bracchetti, rettorica con don Jacopo Rossi. Passò poi a studiare teologia con l'ab. Baldassare Zamboni che gli fece conoscere il conte Gianmaria Mazzuchelli e altri letterati fra i quali l'ab. Rodella, il conte Durante Duranti ecc. Incominciò presto a poetare dedicando a diverse personalità i suoi versi. Il 3 giugno 1752 assunse il posto di istitutore a Chiari, poco più tardi di professore di umanità e di rettorica nelle scuole locali dedicandosi in continuità agli studi letterari e storici. Già ampiamente noto negli ambienti letterari, promosse in Chiari nel 1753 un'"adunanza letteraria" ed altre ne organizzò nel 1762, nel 1763, nel 1769 e nel 1774. Fu in corrispondenza con letterati e studiosi del suo tempo, quali l'abate Pietro Chiari, l'abate Pierantonio Serassi di Bergamo, il card. Lodovico Catini. In familiarità con il poeta Carlo Antonio Tanzi, durante i suoi soggiorni milanesi conobbe Carlo Maria Imbonati, Giuseppe Parini, Saverio Quadrio, G.A. Irico; grazie a Giuseppe De Necchi Aquila si guadagnò la benevolenza del conte Pietro Verri e del plenipotenziario Wilzeck. Fu in intensa corrispondenza con la contessa Paolina Secco Suardi Grismondi di Bergamo, in Arcadia Lesbia Cidonia, resa celebre dai versi dell' "Invito a Lesbia" del Mascheroni e della quale scrisse, in morte (1801), l'elogio funebre.


La sua fama di letterato gli procurò ampi riconoscimenti. Fu infatti nominato socio delle Accademie degli Agiati (col nome di Volsinio), dei Trasformati di Milano, dove ebbe molti amici ed estimatori. Come ha scritto Maria Matilde Falchetti: «I contatti con l'ambiente culturale milanese sono fondamentali non solo per capire la formazione del canonico, ma anche per meglio valutare la portata del suo operato, attraverso il quale contribuì a svincolare la cultura locale dai limiti di un gretto provincialismo, aprendola a nuove prospettive. Egli favorì la conoscenza di opere di stampo illuministico e dei primi periodici. Attraverso le lettere dei suoi corrispondenti diffuse i toni e gli accenti delle controversie sulla lingua, che videro contrapporsi Carlo Antonio Tanzi, difensore della dignità del dialetto, al Padre Branda; da Venezia gli giungevano invece le nuove circa la polemica sul teatro, suscitata da Carlo Gozzi e dagli Accademici Granelleschi contro l'amico Placido Bordoni, l'abate Pietro Chiari e Carlo Goldoni».


Fu pure socio dell'Accademia dei Ricovrati di Padova (5 gennaio 1756) e dell'Accademia dei Rozzi (6 agosto 1791). Dal 1759 fu sempre più impegnato nella cura d'anime e nel 1773 il Consiglio della Comunità di Chiari, in base ad un privilegio pontificio del 1507, lo elesse canonico della collegiata, incarico che egli adempì con scrupolo. Jacopo Gussago testimonia la sua assiduità al confessionale, l'assistenza premurosa agli infermi, la cura catechetica anche ai fanciulli, la carità verso i più bisognosi. Come ha sottolineato Maria Matilde Falchetti: «Nella sua attività, il canonico fu mosso da profonde convinzioni etico-religiose e da una visione critica della realtà, che fiduciosamente pensava potersi rinnovare. Perciò biasimò alcune forme di malcostume che si erano diffuse anche nella comunità ecclesiastica, sostenne la necessità di un ritorno alla semplicità, integrità e povertà dei primi nuclei cristiani, propose maggiore fermezza e rigore nella condanna del male. Se la situazione era deplorevole però, a suo dire, la causa non era certo la Chiesa, bensì l'ignoranza e la sregolatezza di alcuni suoi figli che non potevano più essere tollerate».


Essendo stato uno dei migliori discepoli di Giuseppe Zola si orientò verso il giansenismo e nel suo carteggio che si trova nella Biblioteca Morcelliana sono conservate parecchie missive a lui dirette dallo stesso Zola, dal Tamburini, e ben quaranta dall'arciprete G.B. Guadagnini. Luigi Rivetti dice, scrivendo di lui: «Elaborò inoltre alcune Orazioni, attraverso le quali è possibile evincere il pensiero religioso e le istanze morali del canonico, che riecheggiano i motivi e le ispirazioni dell'etica giansenistica. Espresse infatti il desiderio di un ritorno alla spiritualità delle origini, appoggiò le istanze agostiniane, manifestò un rigorismo forgiato attraverso la lettura di S. Paolo e dei Padri della Chiesa, fonti sistematiche per la posizione delle norme dell'integralismo cristiano; condannò la degenerazione contemporanea, l'ignoranza e la sregolatezza di alcuni "figli" della Chiesa, alla quale contrapponeva la situazione della Chiesa primitiva; sostenne la necessità che la virtù e la fede si fondassero sulla ragione, affinché non fossero più contaminate dalle oscurità della superstizione». La stessa M.M. Falchetti rileva come «Nel complesso, dalle opere e dall'epistolario emerge il credo del canonico clarense, che stigmatizzò il lassismo morale e che fu sensibile alle proposte innovative provenienti d'Oltralpe; nello stesso tempo, però, in alcune sue lettere emerge il dramma di chi, in un periodo di aspre polemiche, non volle essere travolto dallo spirito di fazione e temette di esporsi alle accuse infamanti di eresia. In effetti, proprio le sue simpatie giansenistiche gli costarono non pochi sospetti e critiche». Tuttavia Luigi Rivetti sostiene come sia «fortuna per lui che nutrendo la massima stima e devozione per il prevosto Morcelli fu trattenuto dalla di lui bontà e prudenza dal seguire la corrente giansenista».


Nonostante le sue simpatie o addirittura i collegamenti con il Giansenismo, nel 1797 venne denunciato come "gogo" e cioè come avverso al governo giacobino e al nuovo ordine sociale. Arrestato e tradotto a Milano, grazie al gen. Castinier, al conte Pietro Verri e ad altri personaggi milanesi, potè provare la sua innocenza. Ritornato a Chiari, venne accolto quasi in trionfo. Perdonò a suoi avversari che lo avevano denunciato e riprese gli studi come nulla fosse avvenuto. Fecondo ed eruditissimo scrittore, venne lodato per l'eleganza di stile e sodezza di concetti da letterati del suo tempo quali il Brocchetti, il Facciolati, il p. Caleppio, il Tiraboschi, il Carli e da molti altri. Dei suoi manoscritti si servì largamente p. Jacopo Gussago per la sua "Biblioteca clarense" (Chiari, Tellaroli, 1820) che nel vol. 3 da p. 169 pubblicò parecchi saggi di suoi versi latini e di epistole indirizzate a letterati del tempo con le loro risposte.


SUE OPERE: "Lettera al chiar. sig. conte G.M. Mazzuchelli" (con questa lettera comunicò al Mazzuchelli una Epistola latina del conte Lod. Alessandrini da Chiari ad Isidoro Cucco detto Clario, con tre epistole di questo e con alcune notizie del detto conte Alessandrini, nel vol. IV della "Nuova Racc. Calogera" in 8°, p. 215 sgg.); "Orazione in morte del Rev. Pietro Faglia Prevosto di Chiari" (Brescia, Rizzardi, 1768); "De vita P. Falae Clarensis Praepos. Commentarius" (Brixiae, ibid 1770); "Notizie di Giov. Olivieri" (nella "Nuova Racc. Mandelliana", v. XX opusc. XIII); "De vita scriptisque Josephi Mariae Imbonati comitis patricii mediolan. Commentarius" (Brixiae, tip. Rizzardi, 1773 in 8°); "Notizie intorno alla vita ed alle opere di M. Giovita Rapicio" (in "Biblioteca Ecclesiastica di varia letteratura antica e moderna" vol. I, Pavia, 1790 e di nuovo nel vol. I p. 125 sgg. della "Biblioteca Clarense" del P. Gussago); "Memorie intorno alla vita, ai costumi, ed alle virtù della cont. Cecilia Uggeri-Duranti espresse in un Ragionam. del can. Lod. Ricci" (Brescia, Vescovi, 1793. L'edizione fu procurata dall'ab. Rodella, ad insaputa dell'autore, e si crede che la dedica alle Dame Paola Uggeri Calini e Dorotea Uggeri Luzzago, sia dello stesso ab. Rodella); "Lettera latina indiritta all'erudito e celebre prof. di storia Eccles. nell'Università di Pavia D. Giuseppe Zola" stampato nell'opuscolo "Iovitae Rapicii Brix. De Scholarum Instauratione" (Ticini, typ. Galentii, 1790); "Dissertazione intorno all'eccellenza dell'etica cristiana e alla sua necessità sì per la privata, come per la pubblica felicità contro gli increduli de' nostri giorni di P. Tamburini, tradotta dal latino in volgare dal Can. L.R. Volsinio, Accadem. Agiato" (Brescia, Vescovi, 1786); "Elogio storico della cont. Paolina Secco-Suardi Grismondi (Lesbia Cidonia) pubblicato dal Dr. Giov. Labus" (Milano, 1809. Il Gussago lo ha riprodotto nella "Miscellanea di cose inedite di Scrittori Bresciani", Chiari, pel Tellaroli, 1790); "Cicalata recitata in una pubblica Accademia tenuta in Chiari in lode de' cibi l'anno 1762"; "Notizie istoriche critiche intorno alla vita e agli scritti di Fausto Sabeo di Chiari" (a p. 97 del vol. II della "Biblioteca Clarense" del P. Gussago); "Lettera di L.R. curato di Chiari coll'appendice di alcune lettere scritte al medesimo e colle annotazioni dell'ab. Germano Gussago" (Brescia, tip. Franzoni, 1812); "Rime, sparse in raccolte, e 86 versi sciolti in morte della cont. Barbara Mazzuchelli stampati colla "Vita" della stessa nella "Raccolta Mandelliana"; "Descrizione di Chiari sua patria, in versi sciolti indirizzati alla celebre Diamante Medaglia Faini" (pubblicata in fine ai "Versi e Prose della Faini raccolte da Giuseppe Pontara", Salò presso B. Richetti 1774, a p. 257 e nella "Biblioteca Clarense" vol. I, p. 7).


Lasciò manoscritte: "Annotazione sopra i primi 13 capitoli della Parafrasi del sacro libro di Giobbe fatta da Bonaventura Bravi M.0."; "Orazione panegirica in lode della B. Angela Merici" (mss. presso p. Gussago); "Orazione recitata nell'Accademia fatta in lode di S.E. il Card. A.M. Quirini l'anno 1752" (mss. presso l'ab. Begni); "Lezione sopra il 1° e 2° libro dei Re, recitata in una privata adunanza in Brescia l'anno 1752"; "Notizie intorno alla vita e agli scritti di L. Adelasi Bergamasco"; "Memorie inedite intorno alla vita e agli scritti degli Uomini letterati col cognome Ricci"; "Orazione panegirica in lode di S. Orosia detta in Pontoglio l'anno 1770"; "Orazione panegirica in lode della B. Vergine del Carmelo detta nella Chiesa de' Carmelitani in Pontoglio"; "Notizie istoriche e critiche intorno alla vita ed agli scritti di Fausto Sabeo da Chiari" (presso don T. Begni di Chiari); "Memorie intorno all'origine, alla vita ed alle gesta del cardinale Gabriele Rangoni" (ibidem).


Lasciò moltissimi versi. Nell'archivio dell'Accademia degli Agiati di Rovereto si trovano manoscritti: "A donna travagliata, 2 sonetti"; "Pel S. Natale, sonetto"; "Per nozze Mazzuchelli, 3 sonetti"; "Per gentilissima Signora, 5 sonetti"; "A Camilla Solar, ad Alvise Mocenigo, a Giulia Bigoni, a Bartolomeo Biancardi, a Durante Duranti, a Gius. Agudio, 6 sonetti"; "Per una predica sulla tribulazione, canzone".