RIBELLE
RIBELLE (Il)
"Esce come e quando può. Solo chi la vita getta senza misura può avere e dar vita". Poi: "Libertà, giustizia e solidarietà". Questi furono i motti posti sotto la testata della pubblicazione. Preceduto da "Brescia Libera", venne promosso dall'intesa di Claudio Sartori e Teresio Olivelli, i quali, incontratisi a Milano dopo l'esecuzione capitale, nel febbraio, di Astolfo Lunardi ed Ermanno Margheriti, decisero di ricordarli il 4 marzo 1944 con un numero a loro dedicato intitolato "Il Ribelle", che riprese il motto indicato in "Brescia Libera": "Esce come e quando può". Ad essi si aggiunse subito Carlo Bianchi che, oltre a offrire i clichés, trovò nel milanese Franco Rovida il tipografo che fece comporre il materiale, provvide la carta e lo stampò nella tipografia Vigo, al n. 17 di viale Campania, che egli aveva preso in affitto. Il nuovo foglio - uscito così senza l'indicazione numerica, ma che nondimeno era datato Brescia, 4 marzo 1944 - fu tirato in 15 mila copie. Fu diffuso, oltre che a Brescia, in tutta la provincia bresciana attraverso i gruppi Fiamme Verdi e le altre formazioni partigiane. Inoltre, tramite la rete del CLN e del CVL, raggiunse i centri principali della Lombardia, del Veneto, del Piemonte, dell'Emilia. Perquisizioni, fermi di polizia, controlli in tipografie non fermarono l'iniziativa, mentre i consensi ottenuti dal primo numero di "Il ribelle" convinsero Olivelli e Sartori, cui s'era aggiunto Enzo Petrini, a continuare. Il secondo numero fu quello "programmatico": Olivelli vi enunciava idee e propositi del movimento Fiamme Verdi, di cui il giornale sarebbe stato il principale portavoce; al tempo stesso, però, vi dichiarava che la discussione era aperta a tutti senza distinzione di classe o di partito, perché si unissero tutte le forze cui spettava il diritto-dovere della ricostruzione morale e materiale del Paese. Arrestati Olivelli, Bianchi, Rovida e altri, il giornale venne stampato nei numeri 4, 5, 6 da Luigi Annoni a Lecco nella Tipografia Lecchese, da dove uscirono anche i primi due "Quaderni" di "Il ribelle". La composizione del giornale passò poi dal n. 7 al n. 20 (Natale 1944) e dei Quaderni dal n. 3 al 10 alla Tipografia di Eligio Lechi di via Manfredo Fanti, n. 4 a Milano, ma continuarono ad essere stampati (15 mila copie il giornale, 10 mila copie i Quaderni) dalla Tipografia Lecchese, fino a quando, alla fine del 1944, vennero stampati dallo stesso Lechi, dalla cui tipografia uscirono altri giornali clandestini, fino alla Liberazione. Dal Lechi venne stampato anche il 25° numero che, già composto e impaginato, venne parzialmente modificato essendo sopravvenuta la Liberazione. L'ultimo numero, invece, cioè il 26°, fu stampato nuovamente a Lecco nella solita tipografia di Annoni e, ripubblicando l'articolo programmatico "Ribelli" di Olivelli, volle essere una testimonianza dei compagni a chi era stato l'ispiratore del loro giornale. L'ultimo Quaderno, cioè l'11°, fu stampato a Milano dal Lechi. Con il titolo "Il Ribelle" venne pubblicato il numero unico del 25 aprile 1946, celebrativo dell'anniversario della Liberazione. I collaboratori principali del giornale "il ribelle" furono: Teresio Olivelli (Cursor), Claudio Sartori (Pierino; P.; Giovanni; G.) Laura Bianchini (don Chisciotte; Penelope; Battista), Enzo Petrini (Zenit; Z.; Ned.; N.), don Giuseppe Tedeschi (Civis), Franco Feroldi (vecchio scarpone), Stefano Jacini (Pino), Ludovico Benvenuti (Renzo), Dario Morelli (Serafino), Romeo Crippa (Nino), Carlo Basile (Silvio). Saltuariamente collaborarono: Arturo Reggio, Filippo Jacini, il conte Benvenuti, Giovanni Confalonieri, Giuseppe Anessi, don Giovanni Barbareschi, Vittorio Enzo Alfieri, Ugo Pozzi, Angio Zane.