PRESEGLIE

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PRESEGLIE (in dial. Presei, in lat. Preseliys)

Comune situato nella media Val Sabbia il cui territorio si estende sulle pendici ondulate del monte Poffe (m. 861 s.l.m.) ammantate di boschi di conifere e castagni e di prati. È sulla strada statale del Caffaro n. 237. Ha una sup. comunale di 11,40 kmq., è a 386 m. di altit. ed è a 30 km. da Brescia. Comuni limitrofi: Vestone, Barghe, Sabbio Chiese, Odolo, Agnosine, Bione. Ha il suo centro (municipio, scuola elementare, ufficio postale), nella frazione di Sottocastello. Gazzane, la frazione più importante e parrocchia autonoma, si trova alla confluenza dei torrenti Visello e Bione. Già nei documenti più antichi e più importanti il nome è Preseliys e resta tale fino all'abbandono del latino. Ma si trova anche Presegis nel 1192, Prescio, Presejo e Pressaglia nel sec. XV, Preselie nel 1470, Presei nel 1609. Dal sec. XIX il nome è Preseglie. I centri abitati di maggior rilievo sono ora Gazzane (che è parrocchia a se stante), Piazza, dove sorge la chiesa parrocchiale e Sottocastello (in dial. Sot Castèl), che si trova sotto la contrada di Piazza, sede del Municipio e mercato. Vi sono poi le contrade di Macenago (in dial. Masenach), Ardezzano (in dial. Ardessà), Quintilago (in dial. Cantilach), Zernago. Nel territorio sono segnalate nelle carte I.G.M.: Madonna di Visello, Campo di Ninì, Zaione di sopra e di sotto, Binzaghe, Campo di Frosio, Casaluc, Dosso di Clivio, Chiese, Sort, Lignere, Roccolone, Crossodromo, Trattoria, Faule, Dossi, Casotto Sentierole.


ABITANTI (Presegliesi, nomignolo "salàm"): 240 nel 1493, 1460 nel 1566, 1609 nel 1618, 800 c. nel 1716, 1032 nel 1834, 1254 nel 1850, 1291 nel 1861, 1333 nel 1881, 1575 nel 1889, 1398 nel 1901, 1544 nel 1911, 1516 nel 1921, 1520 nel 1930, 1247 nel 1936, 1241 nel 1951, 1222 nel 1961, 1240 nel 1971, 1342 nel 1981, 1397 nel 1991.


Scartata l'ipotesi che il nome sia una contrazione della locuzione "praesens est ille" usata nell'appello giornaliero degli schiavi "damnata ad metalla", nelle miniere della zona, il nome viene dagli studiosi quasi comunemente fatto derivare dal latino "praedium" (podere, fondo rurale). Da nomi di proprietari di fondi o poderi derivano probabilmente i nomi di quasi tutte le contrade o frazioni in cui è diviso il territorio come Rubiago, Versignana, Zernago o Zornago, Macenago, Ardezzano, Quintilago (forse fondo di una famiglia Quintilia) ecc. Il Bottazzi sottolinea: «Il passaggio da un "predei" o piccoli poderi, ad un Presei (nome dial. di Preseglie) è molto più attendibile di un presunto passaggio da un "pradesei" o piccoli prati a un Presei». G. Rosa ricorre anche al termine "presa" nel senso di assegnazione all'uso privato dei "gahagium", "gazzi" o "gaz" cioè boschi e selve del demanio pubblico del quale c'è ricordo nel nome di Gazzane. Ma anche il termine "presa", viene dai più fatto derivare da "preda" e cioè da praedium. Senza dire che con atto anno 1771 si vendeva in val Camonica una «presaglia o sia ragione di piantazzo». Nel Polesine presa = terreno prosciugato con canali; in Toscana presella = piccolo appezzamento di terra messo di recente a coltura; in dialetto bresciano: vangà a presa = vangare interrando il letame onde poi seminarvi granoturco, ortaggi. In carte medievali presa significa anche "divisione di beni comuni a vari vicini" termine che si giustificherebbe dalla presenza delle diverse contrade. Collegata alla supposta presenza di condannati "ad metalla" è la supposizione registrata da Matteo Maternini che il nome derivi dal latino "prae exilium". Attraversata a quanto sembra da sentieri preistorici e poi da un'importante via romana non mancarono insediamenti sia pure non numerosi. In passato si è pensato che l'origine del paese fosse dovuta ad una colonia di prigionieri che lavoravano nelle miniere del monte Visello, sorvegliati da legionari. Detti prigionieri, la notte, venivano riuniti in un castrum o castello che sorgeva dove ora c'è l'attuale contrada Piazza. È comunque documentata la presenza di Roma. Dietro al coro della nuova casa parrocchiale lo Gnecchi trovò un'ara (alta m. 1 e larga m. 0,57) in pietra locale degli inizi del II secolo con iscrizione di Mesa Monilia Severa per sè, il marito, il figlio Aurelio Ursione, la figlia Orsola e il figlio Sestilio. Poco lontano sulla strada da Pregastine a Forno di Odolo venne trovata un'altra iscrizione che ricorda il veterano romano Marco Ulpio Recepto. Scartata l'ipotesi dello sfruttamento delle miniere in epoca romana al quale vennero riferiti i toponimi citati, sembra ora più valida l'ipotesi del Brocchi e cioè che il periodo dello sfruttamento nelle Valli bresciane risalga all'epoca longobarda. Tipicamente longobardo è il nome già accennato di Gazzane (da gahagium = bosco demaniale). Del resto demaniale dovette essere gran parte del territorio passato poi al vescovo di Brescia, come riferisce un documento del 13 novembre 1200 che accenna ai diritti di caccia del vescovo con relativi obblighi sul Visello. Di proprietà vescovile dovevano essere probabilmente anche le miniere di galena (piombo e argento) esistenti nel territorio e specialmente in località Pirla, Bamboi e Visello e per le quali nel 1244 i nob. Sala o De Salis stipulavano una convenzione secondo la quale si obbligavano a mantenere "in loco Preselliarum", due gastaldi col compito di fare «rationes inter medallos et laboratoribus medallorum» e comporre società «super venam argenti Preseliarum, quae vena debeat stare in comuni utilitate eorum». Analoga infeudazione faceva alla consorteria dei nob. Sala il vescovo Cavalcano Sala, vescovo di Brescia dal 1254 al 1263. Altre infeudazioni sembra siano state fatte ai nob. Ugoni. Al Visello e altrove esistettero anche miniere di rame (carbonato e ossido) alle quali accenna ancora la Guida Alpina della Provincia di Brescia del 1899. Nel territorio ebbe beni il monastero di Leno. Nella "recognitio" intrapresa il 10 aprile 1192 dall'abate Gonterio risulta che "dominus Uguccione" sia titolare di un feudo in Preseglie di trentacinque denari. Forse si può indicare in Quintilago quel loco Quintilaci dove pure ebbe beni il monastero di Leno. Tali beni venivano confermati lo stesso anno da un diploma dell'imperatore Arrigo IV. È stata affacciata anche l'ipotesi della presenza di una casa di Umiliati che avrebbero promosso la lavorazione della lana. Il comune nacque con tutta probabilità dalla riunione delle vicinie, delle contrade ed ereditò forse dalla pieve di Bione quella «domus hospitii comunis Preseliis in contrata Pelucis» che è nominata in un documento del 16 luglio 1558, il quale attesta come, sotto il portico della stessa, si tenesse la pubblica e generale vicinia del comune e degli uomini "de Preselis". Sotto i Visconti dal 1364 Preseglie (nei documenti Presellis) fece parte della Quadra di Valle Sabbia e nel 1401 passava con altri comuni a far parte del feudo di Alberghino di Fusio in premio di aver guidato attraverso il Maniva a Brescia le truppe del nuovo re di Germania, Roberto di Baviera "il Piccolo", contro Gian Galeazzo Visconti. Nel 1427 fino al 1797 passò sotto il Dominio Veneto. Con ducale del 19 ottobre 1440 a premio delle gesta compiute da Galvano di Nozza per la Repubblica Veneta, la Serenissima concedeva ai suoi figli Aldrighino e fratelli della Nozza, oltre a Preseglie anche le terre di Savallo, Bione, Agnosine con tutti i diritti, pertinenze e redditi. Il 5 aprile 1452, accogliendo l'istanza dei Comuni di Preseglie, Agnosine, Bione e Sabbio, il Serenissimo Principe ordina l'osservanza dei loro privilegi e poichè detti Comuni sono oberati di spese per riparazioni alle strade che collegano Brescia con Trento li esonera dall'onere dell'acconcio delle strade regali del Territorio di Brescia nella porzione oltre il dovuto e dall'obbligo dell'alloggio delle genti d'arme se non in caso di necessità. All'attività mineraria si accompagnò, presto favorito dalla ricchezza di acque e dall'intraprendenza della popolazione, anche l'artigianato dei "panni bassi" venduti nel sec. XVI non solo nel Bresciano ma anche in tutto il dominio veneto e il cui commercio del resto fu favorito dal fatto che Preseglie si trovava sulla strada "regale" che dai confini col Tirolo scendeva a Brescia, attraverso le Coste di S. Eusebio. "Fiore di tutta la Valsabbia" definiva nel 1608 Preseglie Bartolomeo Soldo di Agnosine in una relazione inviata al N.H. Vincenzo Gussoni, figlio del podestà di Brescia Andrea Gussoni. E sottolineava che: "ha li miliori tereni" dai quali si "racoliono biave per sei mesi e più de l'anno et vini per uso loro, il loro trafico è de pannina et tendono anche a lavorar li loro terreni". "Il più ricco comune che sia nella Valle" lo diceva il Da Lezze nel suo Catastico del 1609-1610. "Ha possessioni bonissime che vale fino ducati 500 il piò, di raggione dei particolari. Ha pochi beni communi et comunali che ogni anno si convien mettere taglie in quantità per pagar le gravezze del Comune et del generale". La decadenza dell'industria mineraria (con miniere di piombo argentifero abbandonate per la concorrenza di altre più abbondanti e per lo svilimento del prezzo dell'argento dopo la scoperta delle Americhe) e dei pannilana (i circa trenta folli «da purgar panni» che Preseglie aveva verso la metà del XVI sec., si erano ridotti, nei primi anni del XVII sec., a quattro con un lavoro di mille pezze di panni bassi di lana all'anno, e ciò per i gravosi dazi su ogni pezza, imposti da Venezia impegnata nelle lunghe guerre d'Oriente), accentuatasi sempre più nel '600 e '700 costrinse molti abitanti a cercare lavoro nell'emigrazione. Nel '600 da Preseglie, secondo O. Rossi, andavano a Venezia come facchini e salumieri (da ciò il nomignolo di salàm) «al numero di seicento in circa». Nonostante la decadenza economica, grazie soprattutto al commercio Preseglie rimaneva uno dei principali centri della Valsabbia.


Fra le famiglie più attive si contavano: i Mascadri, i Bettini, i Baronio, i Barghi, i Tonni-Bazza, gli Zampiceni ecc. Nel 1756 in paese vi erano 2 notai, 3 medici, un chirurgo, uno speziale, due trafficanti di legna. Come molti paesi anche Preseglie registrò specialmente nel '600-'700 il fenomeno del "bulismo", e non mancarono delitti clamorosi come quello di Domenico Zanotti ucciso il 19 novembre 1780. In seguito a gravi fatti di contrabbando in danno dell'Austria, a risarcimento dei danni da essa subiti, Venezia confiscava il 13 agosto 1783 ben quattro case ad Agnosine. La povertà faceva da sottofondo come dimostrano ricerche di Caterina Soardi secondo le quali dal 1774 al 1835 si ebbero 14 casi di infanti abbandonati alla porta della casa parrocchiale o sul limitare di una chiesetta. "Fidissima" (cioè fedelissima) a Venezia, come la definiva il Soldo nel 1608, Preseglie rimase nei secoli, anche per i forti legami con i propri emigrati, molto numerosi sulla Laguna. Per questa fedeltà il paese visse con particolare partecipazione la caduta della Repubblica. Proprio a Preseglie, intorno al santuario di S. Rocco a Macenago durante l'occupazione francese avvenne un breve ma sanguinoso scontro fra truppe napoleoniche e contingenti austriaci. E toccò al presegliese Pietro Zampiceni, nunzio della Valsabbia presso il Doge, fare presente nel 1796 le condizioni dei comuni per la neutralità della terraferma veneta sotto l'occupazione napoleonica. Dopo l'insurrezione della Valle Sabbia contro il Governo provvisorio Giacobino instaurato a Brescia nel marzo 1797, Preseglie fu tra i primi con Odolo a consegnarsi al gen. Giuseppe Lechi, comandante delle truppe del governo stesso, evitando distruzioni gravi operate in altri paesi contermini. Ma anche in momenti così difficili non mancò un regolato senso di giustizia. Il 6 giugno 1799, ad esempio, durante i primi giorni di occupazione austrorussa certo Gian Maria Ligarotti detto Sciloc uccise il compaesano Nicola Nicolini, molto stimato, giustificando il delitto con la motivazione che si trattava di un giacobino e di un filofrancese. Il sindaco Pietro Bazza con alcuni armati lo inseguì e lo catturò e lo portò dal generale austriaco Landon, di stanza a Barghe chiedendo giustizia. Il generale accondiscese e la vicinia di Preseglie, riunita d'urgenza, votò la morte dello Sciloc, che venne fucilato il giorno 7 presso il fienile della casa di Francesco Bazza. Un gravissimo fatto colpì il paese la notte del 4 dicembre 1807, quando venne ucciso sulle scale di casa il notaio Antonio Zani che aveva sposato una Toccagni, sorella del letterato Luigi, ritenuta una delle più avvenenti donne bresciane. L'uccisione venne ordinata dal suocero che assieme alla figlia voleva godere la proprietà. Vennero incarcerati almeno dieci indiziati e l'esecutore materiale, appena in carcere, fu visitato dal Toccagni il quale lo assicurò che non avrebbe salito il palco di morte. Pranzarono insieme nella cella, e poche ore dopo l'assassino moriva improvvisamente, secondo la deposizione del carceriere. Un ruolo particolarmente importante assunse Preseglie nel 1815 con l'avvento del dominio austriaco. Mentre il 2 maggio 1798 era stato assegnato al Distretto delle Fucine con capoluogo Nozza, sotto l'Austria fino al 1859 divenne capoluogo del XVI distretto della Provincia comprendente Agnosine, Barghe, Bione, Odolo, Provaglio V.S. e Sabbio Chiese. A capo del distretto era preposto un delegato incaricato dell'ordine pubblico e della riscossione delle tasse. L'800 segnò un lento progresso. Il 16 aprile 1810 aveva luogo la benedizione del nuovo camposanto che nel 1850 diveniva "cimitero comunale". Negli anni 1816-17 la comunità di Preseglie conobbe, come gran parte dei paesi del Bresciano, una terribile carestia. Per venire incontro agli strati più poveri della popolazione si decise la costruzione di un tratto di strada di 1909 m. E così anche Preseglie ebbe la sua strada della fame. Durante il dominio austriaco Preseglie fu uno dei centri più vivaci di patriottismo. Nelle cospirazioni si distinsero soprattutto il dott. Giovambattista e Michele Tonni-Bazza. Amici di Silvio Moretti di Sabbio Chiese, il primo scontò nel 1822 un anno di prigione nelle carceri di S. Urbano a Brescia; il secondo fu incarcerato a Milano sotto l'accusa di appartenere alla Giovane Italia. Patriota fu anche G.B. Zampiceni che fu nel 1848 l'organizzatore della Guardia Civica. La ritirata delle truppe austriache nel marzo 1848, dapprima non ostacolata vide poi nel distretto di Preseglie una organizzazione di squadre d'uomini armati per contrastarla. Una compagnia della guardia civica del distretto di Preseglie, comandata da Giambattista Zampiceni, venne mobilitata per fare da copertura alla colonna Manara, che occupava (3 aprile) Salò insieme a 400 valsabbini arruolati in Barghe da Nicola Sedaboni. Il paese fu di nuovo coinvolto negli avvenimenti politici lungo l'estate. Il 7 agosto 1848, di fronte all'avanzata austriaca, da Preseglie il gen. Giacomo Durando dava ordine alle sue truppe di ritirarsi per le coste di S. Eusebio che egli stesso, lasciato Preseglie il 10 agosto, valicava per scendere a Bovezzo e Gussago. A Brescia nelle Dieci Giornate si segnalava Bortolo Vassalini, secondo la polizia austriaca «istigatore dell'abbattimento dell'aquila, agitatore e capo delle teste turbolente che non sono particolarmente note». Nel 1851 erano tre i profughi politici illegalmente assenti del distretto di Preseglie. Ma anche in paese cresceva l'avversione all'Austria grazie anche a don Luigi Crescini che divenuto parroco nel 1856, come scrive Ugo Vaglia, «fu amico di ardentissimi liberali, incoraggiò il movimento rivoluzionario della valle e propugno l'annessione di Roma all'Italia». Nel 1859 si segnalava a Brescia nell'assistenza ai soldati malati il dott. Bortolo Zampiceni di Preseglie, direttore dell'Ospedale dei contagiosi di S. Antonio. Nel settembre dello stesso 1859 sostavano truppe dell'esercito piemontese, presente Pilade Bronzetti. Un ruolo di rilievo ebbe a Preseglie Achille Tonni-Bazza che fu capitano della Guardia Nazionale nel 1859 e garibaldino dei Mille. Il paese assunse particolare importanza quando con l'Unità d'Italia divenne centro di Mandamento giudiziario ed amministrativo con pretura e collegio elettorale formato da: Preseglie, Agnosine, Barghe, Bione, Odolo, ProvagliSopra e Sotto, Sabbio Chiese. Nelle prime elezioni politiche del marzo 1860 nel collegio di Preseglie fu vittorioso Ignazio Tibaldi al quale subentrò l'avv. Bernardino Maceri di Salò che venne riconfermato nella Legislatura seguente (1861-1865), passando poi le consegne ad elementi moderati come Pompeo Molmenti, Vincenzo Bettoni. Due presegliesi poco più che ventunenni il dott. Amilcare Zampiceni (1844-1906), medico condotto in luogo e Bortolo Zanelli (1845-1923) si arruolarono nel 1866 nei corpi volontari Garibaldini. Il paese visse tuttavia anni difficili fra i quali quelli delle epidemie di colera del 1836 e del 1855 (12 vittime). Al progresso del paese nel 1863 venne incontro l'Istituto fondato da don Gaetano Ognibene il quale considerando che la scuola maschile di Preseglie non corrispondeva nè al bisogno nè al decoro del paese, decideva che con tutta la sua sostanza fosse «eretto un istituto di educazione maschile». Il 7 ottobre 1883, sotto la presidenza di Giov. Pietro Nodari veniva inaugurato un giardino d'infanzia. Un nuovo asilo veniva costruito nel 1908 fra contestazioni, e nel 1993 veniva sostituito con una più ampia struttura costruita a Gazzane. L'asilo fu per decenni affidato alle suore Sacramentine. Lo sviluppo economico trovò uno dei caposaldi nel mercato che andò sempre più acquistando importanza insieme al mercato di Nozza e, dopo il 1785, a quello di Pian d'Oneda di Pontecaffaro. Il mercato di Preseglie si è tenuto fino al 1802 a Pregastine, località di Preseglie al centro della Conca d'oro, dove la strada reale si incrociava con le strade che portavano a Sabbio, Odolo, Agnosine e Bione. Nel 1802 il mercato fu trasferito a Preseglie nella frazione Sottocastello e ciò provocò in paese forti proteste. Il mercato si teneva il terzo lunedì del mese e, per un certo periodo nell'800 anche il successivo martedì. Dal 1989 è diventato settimanale e si tiene il mercoledì. L'importanza del mercato non supplì però all'impoverimento del paese. Sintomo evidente di questo disagio è l'insistenza con la quale si affrontò nel 1897 la lotta al bracconaggio. Alla fine dell'800 per sostenere l'agricoltura venne aperta una succursale della Piccola Banca Agricola S. Isidoro di Vobarno e nel 1902 a Gazzane veniva fondata una società di assicurazione contro la mortalità del bestiame bovino. Nel 1906 si allargava a gran parte del territorio l'illuminazione elettrica. Agli inizi del '900 vennero compiuti sforzi di sviluppo turistico e il paese veniva reclamizzando di offrire «per chi va in cerca di aria e di luce un luogo alpestre in piacevole e svariato soggiorno. È dotato di fontane di acqua purissima, una delle quali dà acqua alcalina molto indicata per le malattie di ventricolo». Nota ancora ai primi del '900 la fonte di acqua magnesiaco-ferruginosa esaltata nel '700 dal dott. Ascanio Glisenti. Problemi di collegamento vennero affrontati con l'istituzione di una linea automobilistica Brescia-Preseglie-Caffaro. La I guerra mondiale costò a Preseglie numerosi caduti. Il fante Giuseppe Stefani meritò nel 1916 la medaglia d'argento al valore. Agitato, ma non troppo il clima del Dopoguerra che vide, oltre ad una presenza socialista, la fondazione nell'aprile 1919 di una sezione del Partito Popolare Italiano che fu una delle prime in Valsabbia. Negli anni '20 venne riedificato il municipio, ampliato l'asilo, costruita una palestra, migliorate le strade. Negli anni '30 Preseglie fu stazione della Milizia forestale comprendente: Preseglie, Provaglio V.S., Bione, Sabbio Ch., Agnosine, Vobarno, Odolo. Nel 1933 su iniziativa di Pietro Angeloni nasceva il Gruppo alpini. La II guerra mondiale richiese altre vittime. Nel 1944 il paese subì il 13 maggio un duro rastrellamento nazifascista contro le forze partigiane delle Fiamme Verdi. Momenti di terrore la popolazione visse negli ultimi giorni dell'aprile 1945 per il passaggio di truppe tedesche in fuga. Il Dopoguerra trovò il paese stremato. Unica opera per qualche anno fu la selciatura delle strade. Il 15 aprile 1959 un violentissimo incendio distruggeva il municipio. Con l'edificio, sede anche della scuola elementare, andò completamente distrutto l'archivio comunale. Il municipio e l'edificio della scuola elementare furono ricostruiti nel 1960 nella stessa area. Solo negli anni '60 il paese registrò un risveglio. Nel 1962 veniva eretto un grande monumento ai caduti in guerra. Nel 1976 veniva terminata la strada provinciale che, passando da Pregastine, collega Sabbio Chiese con Lumezzane. Segno di rinnovato sviluppo era, l'8 novembre 1978, l'inaugurazione di un'agenzia del Credito Agrario Bresciano cui nel 1997 si affiancava, a Gazzane, una filiale della Cassa Rurale e Artigiana di Darzo e Lodrone. Nel 1996 i comuni della Conca d'oro, viste le pessime condizioni dell'edificio della caserma di Preseglie, sottoscrivevano un accordo di programma per costruire a Sabbio Chiese un nuovo edificio che sarà ultimato nel 1998. In paese sono presenti tre associazioni di cacciatori, una bocciofila, l'Associazione Combattenti e Reduci, il rinnovato Gruppo Alpini e il Circolo A.N.S.P.I. presso l'oratorio. In auge da lungo tempo è la palla a mano, sempre in competizione con i paesi vicini. Prestigioso giocatore fu Guido Mascadri, celebre per la rimessa e capitano della squadra che negli anni '30 vinse alcuni campionati provinciali. Nonostante l'affermarsi di altri sport ancora nell'agosto 1983 si sfidarono ben 18 squadre. Fin dai primi anni del secolo fu di moda il ciclismo, con gare e perfino con esibizioni di "fanfare cicliste". Ultimamente sempre più praticato il motocross che ha trovato la sua sede principale nel crossodromo Galaello di Gazzane. Prodotti tipici del luogo sono formaggi molli di mucca e di capra, ottimi salami di suino, funghi porcini gustosi e ricercati per il loro sapore e profumo. Specialità gastronomiche sono: lo spiedo, la polenta tiragna e il "boccone del re". Gli itinerari escursionistici più frequentati sono il "Giro della paghera" e la gita al santuario del Visello.


TRADIZIONI E SAGRE sono: 


Festa dei Ss. Patroni Pietro e Paolo: si celebra, con sentita partecipazione popolare, il 29 giugno.


Festa di S. Gaetano: celebrata in località Monte Chiese, ricorre il 7 agosto.


Festa dell'apparizione della Vergine Maria: si celebra presso il santuario del Visello nel giorno di Ferragosto.


Bella e dotata di un ampio ed elegante loggiato era a Macenago la casa costruita dai Baronio nei primi anni del '600. Completamente demolita e ricostruita, è stato conservato solo il portone all'ingresso del cortile. Altrettanto interessante casa Tonni-Bazza.


ECONOMIA. L'economia fu da sempre silvo-pastorale con spazi di un certo rilievo di coltivazione agricola e di allevamento del bestiame.


Fino ai sec. XV-XVI furono attive l'attività mineraria, specie nella valletta del Visello, e la produzione dei pannilana. Nel 1609 il Da Lezze scriveva che Preseglie aveva «quattro folli da purgar panni et un molino di sei rode proprie del Comun, cavandosi poi da quei pochi Monti legne da carboni et d'abbruggiar, et questo è il più ricco Comune che sia nella Valle». La chiusura di miniere e la stessa crisi dei pannilana favorirono, come s'è visto, un flusso migratorio di rilievo specie verso Venezia. A metà del sec. XIX il paese era giudicato molto attivo: fabbriche di cappelli, artigianato, commercio di bestiame, mercato molto noto nella zona. Il mercato del terzo lunedì del mese andò attirando sempre più visitatori. Nel settembre 1886 presentava 100 paia di buoi, 200 vacche da latte, 400 giovenche e manzetti, 20 capre, 500 pecore. Nel settembre 1911 diventava sede dell'esposizione bovina mandamentale. Nell'ottobre 1913 si teneva la mostra bovini da latte di razza alpina. Apprezzate le pere e le mele prodotte in luogo ma la cui coltivazione era già in calo alla metà dell'800. Tuttavia le mele prodotte dai pometi di Barghe e Odolo alimentavano con quelli di Preseglie in questo centro una fabbrica di mostarda. Nel 1904 esistevano a Preseglie due fabbriche di cappelli di feltro e di lana. Cappelli di feltro fabbricati in luogo ed ornati di nastri di velluto e di fibbie vistose vennero esposti alla Mostra Enologica di Roma assieme ad un cestello per vendemmia di forma singolare per permettere la vendemmia fra stretti filari. Fino all'ultimo dopoguerra l'economia del paese è stata sostanzialmente basata sulla coltivazione dei campi e sulla zootecnia esercitate nelle forme tipiche delle zone di montagna, fondate sulla piccola proprietà e sulla dimensione familiare delle aziende agricole. Nel secondo dopoguerra l'economia del paese è stata profondamente condizionata dallo sviluppo dell'importante polo industriale siderurgico di Odolo che ha attratto una quantità considerevole di manodopera. Negli stessi anni ha cominciato a svilupparsi l'attività artigianale col sorgere di numerose piccole aziende che operano in prevalenza nel settore metalmeccanico. Questo fenomeno, che ha interessato in modo particolare la frazione di Gazzane, ha acquistato con gli anni sempre maggiore consistenza e si prospetta come l'indirizzo fondamentale per lo sviluppo economico del paese.


ECCLESIASTICAMENTE il territorio appartenne alla pieve di Savallo anche se notizie non confermate anzi rifiutate dagli storici vorrebbero sia dipeso dapprima da una chiesa dei S.S. Quirico e Giuditta che sorgeva nei pressi del cimitero di S. Stefano di Barghe e poi da Provaglio quando la cura d'anime vi venne trasferita da S. Stefano. Significativo è l'accenno a «domino Antonio presbit. ecclesie de Preseliis», cui il 25 maggio 1334 vengono assegnati 12 soldi imperiali come residuo delle decime relative a sei o a tre anni. Evidentemente si tratta di Antonio, prete della chiesa di Preseglie, dedicata a S. Pietro apostolo, titolo molto antico, senz'altro da ricondurre all'influenza di qualche monastero benedettino (con buona probabilità quello di Leno) e assegnato ad una cappella della Conca d'Oro, pure filiale della chiesa matrice di Bione. Nel 1410 i benefici clericali di S. Pietro di Preseglie e quello di S. Zenone di Odolo valevano lire 18. Nel 1532 la chiesa è parrocchia. Patriota fu il parroco don Luigi Crescini (1811-1884). Attivo fin dai primi anni del sec. XX l'oratorio che nel 1911 contava 50 iscritti. Nel 1921 fu attiva a Preseglie la propaganda del Circolo Giovanile Cattolico dei S.S. Nazaro e Celso di Brescia che fruttò la nascita del Circolo Giovanile locale. Nel 1935 si costruisce il nuovo edificio dell'oratorio promosso da don Giuseppe Bertuzzi. Particolarmente attivi furono gli ultimi parrocchiati: di don Andrea Donneschi, al quale si devono numerosi restauri e la fondazione del Coro "del Visello", e di don Gian Mario Tisi (dal 1986) che provvide ai più ampi restauri di chiese, dell'organo Serassi della parrocchia, di mobili e quadri della sagrestia.


CHIESA PARROCCHIALE dei S.S. Pietro e Paolo. Nessuna notizia abbiamo della primitiva chiesa. Forse una ne venne costruita nel sec. XV. Nella sua visita pastorale dell'ottobre 1566 il vescovo Bollani trova la chiesa consacrata con due altari laterali dedicati a S. Orsola e a S. Caterina.


La chiesa attuale venne costruita alla metà del sec. XVIII. Avendo trovato la chiesa in minacciante rovina e "poco decorosa e altresì angusta per la crescita fatta da quel popolo", don Andrea Baronio, divenuto parroco, fin dal 1748 si pose il problema di costruirne una nuova. Dopo avere ottenuto, il 17 marzo 1750, il permesso della Curia vescovile di Brescia il 3 aprile poneva la prima pietra. La chiesa, opera di Gaspare Turbini (secondo altri di Domenico Corbellini) e progettata nel 1750, presenta la pianta centrale arricchita all'interno da una serie di colonne circolari che muovono le pareti e che aiutano il fluire delle linee. Venne costruita secondo documenti pubblicati da Ennio Vitali, dal capomastro milanese Domenico Ceresa, assieme ai maestri Onofrio Ligasacchi e Giacomo De Stefani. La costruzione fu laboriosa anche per l'inconsistenza del terreno che richiese palificazioni estese. È opinione di Ennio Vitali che la chiesa fosse ormai finita al momento della morte di don Baronio.


All'abbellimento della chiesa diedero un ampio apporto marmorai di Rezzato. Nel 1753 Paolo Ghirardi fornì le colonne del coro; nel 1759 Giacomo Ghirardi e Antonio Palazzi, i marmi delle cappelle laterali; nel 1762 G.B. Benedetti e Domenico Tagliani eseguirono l'altare maggiore; nel 1772 Giacomo Barbieri fornì le pietre della facciata; nel 1796 Antonio Tagliani costruì i due altari a S. Antonio e a S. Orsola. La chiesa venne consacrata il 6 agosto 1786 dal vescovo Giovanni Nani e nell'altare maggiore vennero poste le reliquie dei S.S. Sebastiano, Felice ed Eliodoro. L'interno venne dipinto da Pietro Scalvini che sul volto del coro raffigurò l'Ascensione e su quello della navata l'Assunzione; un affresco dello stesso, sempre nella navata, è andato perduto. Nella controfacciata, sulla bussola della porta maggiore lo Scotti ha dipinto il martirio di S. Pietro. "Scrigno di tesori" hanno definito Ugo Vaglia e, dopo di lui, Sandro Guerini la parrocchiale di Preseglie. Entrando, sul primo altare a destra sta una grande tela a tempera già segnalata da Ugo Vaglia nel 1953 "di scuola morettesca e, come alcuni opinano, dello stesso Moretto" e al Moretto è attribuita con sicurezza da Sandro Guerini. Raffigura "S. Antonio ab. in trono tra i S.S. Stefano e Vincenzo". In essa il Guerini ha rilevato «la scena complessiva è solenne e vigorosa, potentemente ma equilibratamente dialettica, poichè la forza di S. Antonio è compressa dall'architettura e dalla tenuta spirituale dei due diaconi: ritenendolo un prodotto tipico del particolare "manierismo" che il Moretto manifesta dopo il 1540, con uno spirito controriformistico e severo, antiluterana ma anche autenticamente cristiano». Segue un altro altare con una statua che ha sostituito l'Ultima Cena di S. Cattaneo ora in Sagrestia. L'altare maggiore è dominato da una bella pala di Agostino Galeazzi (1552) allievo e capobottega del Moretto e da lui firmata "AUG. GALA BRIX P MDLII", ritenuta l'unica o una delle pochissime tele dal pittore firmate. Raffigura la B.V. col Bambino con ai piedi S. Pietro in abiti pontificali e con ai lati i S.S. Giovanni B. e Paolo. Risalendo dal lato di sinistra si incontra l'altare della Confraternita di S. Orsola. La pala che sovrastava l'altare e che ora è conservata in sagrestia, ha scritto Ugo Vaglia, «raffigura il martirio della Santa, vestita di rosa, e saettata dai carnefici mentre sventola in cielo la bianca fiamma crociata: ignoto l'autore, ma la composizione del disegno e dei colori, sebbene privi della loro naturale freschezza, inducono a crederla fatica di Marco Richiedei, valente pittore bresciano di probabile origine valsabbina». L'organo attuale venne costruito nel 1845 dai fratelli Serassi di Bergamo. È stato restaurato nel 1987 per un atto di mecenatismo della famiglia Giuliano Mascadri e di altri, dalla bottega Emilio Piccinelli e figli. Il pulpito, per quanto si può dedurre dalle poche notizie rimaste, è opera del maestro Cristoforo Prandini di Nozza, appartenente ad una antica famiglia di intagliatori oriunda di Roncone (Trento) e stabilitasi a Nozza alla fine del sec. XVI col maestro Antonio Cristoforo. Nella chiesa è stato collocato il gruppo della "Dormitio Virginis" di ispirazione orientale, qui trasportato dal santuario della Madonna del Visello. Un'urna dorata racchiude un simulacro ligneo della Madonna dormiente, di stile evidentemente bizantineggiante; l'urna è al centro, e le fanno corona, sui due lati, dieci statue, pure in legno, raffiguranti gli apostoli (manca il solito Tommaso), alte m. 1,10-1,30, nei vari atteggiamenti di circostanza. Giuseppe Dester ha pensato ad alcuni presegliesi di ritorno dalla battaglia di Lepanto o anche prima: «come ricordo o riconoscenza al ritorno dalle crociate o da pellegrinaggi in Terrasanta, taluno, magari un religioso, abbia voluto ricostruire qui, anche a titolo di personale devozione, quanto ha visto in Oriente». Lo stesso Dester ha scritto: «Osservando l'insieme, il pensiero torna ancora a Varallo; le statue della XX cappella, dell'ultima cena (sec. XV), che già esisteva al tempo del Caimi, richiamano quelle del Visello. Personalmente non mi persuade la tesi di quanti attribuiscono ai Boscaì di Levrange quest'opera; se documenti si trovassero, questo complesso farebbe un capitolo a parte nell'arte di quegli artisti». La sacrestia, considerata fra le più belle del bresciano, porta nel volto un altro affresco di Pietro Scalvini raffigurante la Pentecoste. Magnifici sono i mobili. Grazie al parroco don G. Mario Tisi e alla generosità della popolazione nel 1986-1987 sono stati restaurati dall'ENAIP di Botticino i bei mobili della sacrestia (due del '700, altri due dell'800) di cui Alfredo Bonomi ha sottolineato la «grandiosità delle forme, la purezza del disegno, la delicatezza dell'intarsio, la leggerezza degli intagli decorativi» valorizzati e armoniosamente inseriti «in un solenne spazio architettonico come si addice agli ambienti delle vere cattedrali». Sempre in sacrestia sono stati restaurati dipinti su tela tra i quali l'Immacolata Concezione, S. Gerolamo nel suo studio, S. Caterina d'Alessandria, S. Lorenzo, S. Carlo Borromeo, S. Luigi Gonzaga, il martirio di S. Giovanni Nepomuceno, il Battesimo di Cristo, il ritratto di prelato, Santa Chiara. Inoltre sono tornate alla bellezza originaria le due sculture raffiguranti S. Domenico e S. Caterina. Fra gli arredi (che il Vaglia dice sottratti quasi per miracolo alle fanatiche spogliazioni dei soldati napoleonici del 1797) spicca una croce astile del 1595, nella quale si nota un decisivo «mutamento del gusto, in confronto di altre croci del tempo, tanto più facilmente controllabile, rispetto alla opera di G.F. Dalle Croci, per l'adozione della medesima distribuzione delle figure. Sopra la spalla, che ha un profilo ad anfora, con alto invaso, dal fondo baccellato e ornato di festoni e cherubini a sbalzo, si dipartono le cornucopie che reggono le figure intere della Vergine e di S. Giovanni. Nel recto accompagnano il Crocifisso il busto del Padre Eterno, quelli dell'Annunciata e dell'angelo annunciante, e sotto quella della Maddalena; nel verso, al centro, la figura di S. Antonio abate, cui si associano i busti degli Evangelisti». Un bel calice con figurine di angeli venne esposto nella mostra di Arte Sacra in Duomo vecchio nel 1904. Nel 1983 il problema della stabilità della chiesa parrocchiale, già manifestatosi in precedenza, si è accentuato probabilmente a causa di smottamenti sotterranei. La circostanza ha suscitato un certo allarme ed ha sollecitato la realizzazione di interventi di consolidamento. Un sopralluogo condotto nel 1997 sul sottotetto ha mostrato una preoccupante situazione di precarietà del tetto soprattutto nella parte sovrastante la navata.


LA MADONNA DEL VISELLO. Sorge a 3 km. in una romita valletta. Un'antica memoria pubblicata dallo stampatore Paolo Rizzardi di Brescia nel 1614 narra che nel luogo dove fu costruito il santuario apparve «La Regina degli angeli Maria santissima in abito bianco con nobilissimo corteggio di due sante di paradiso ad un certo Bonfadino (che qualcuno vuole si chiamasse Dossi) nato a Dosso, allora piccola frazione della parrocchia di Gazzane comune di Preseglie, mentre egli stava alla custodia del suo povero armento; imponendogli che tosto ragguagliasse il popolo della mentovata comunità, acciocchè le fabbricasse un tempio in quel luogo ov'Ella gli favellava, che ora è quello stesso, in cui di presente trovasi la Chiesa di Visello». Per dare una prova dell'apparizione la Vergine gli fece mungere latte in abbondanza da una giovenca di soli sei mesi. Col latte poi guarirono parecchi infermi incurabili. Vuole la tradizione popolare che il Bonfadino fosse muto e che al comando della Madonna di mungere la giovenca egli avrebbe per la prima volta esclamato «Ma non fa latte». Fu al sentirlo parlare che la gente gli credette. È poi ancora tradizione che il latte munto in quell'occasione dalla giovenca di sei mesi durasse per due anni e servisse a guarire gli appestati e i colerosi nelle frequenti epidemie del tempo. Proprietario del luogo era il nobile Giovanni Battista Montini, il quale, commosso al racconto dell'apparizione, si affrettava a donare il terreno per costruirvi un tempio alla Vergine. Il che fu fatto nel breve giro di pochi anni. Non contento ancora lo stesso G.B. Montini con atto notarile siglato in data 26 luglio 1527 dal notaio episcopale Cipriano Savallo, dotava l'oratorio di S. Maria «nella contrada di Visello, territorio di detto comune, nella quale apparve la beatissima Vergine, sempre siano innalzate a beneficio sacerdotale». Il Vescovo di Brescia poi nello stesso tempo concedeva un'indulgenza di quaranta giorni a tutti coloro che avessero visitato la Chiesa o fatto offerte per il suo decoro. Il 21 settembre 1652 il santuario veniva consacrato dal vescovo Morosini. Altre indulgenze aggiungeva più tardi il cardinal Angelo Maria Querini. Don Battista Montini volle anche essere il primo cappellano del santuario. Più tardi non trovando altro sacerdote che custodisse il santuario fu giocoforza affidarsi ad un eremita che fu Giovanni Antonio Ferliga di Preseglie, per il cui sostentamento furono assegnati un bosco di 7,58 pertiche, granoturco, fieno, foglia di gelsi e i due terzi della frutta e dell'uva raccolti. La Madonna da parte sua ripagò la devozione del buon eremita risanandolo da grave infermità, salvandolo da un naufragio sul lago di Garda, scampandolo dall'aggressione di un contadino che l'aveva scambiato per un ladro e proteggendolo durante la peste del 1630. I beni della cappellania vennero contesi dal parroco di Gazzane, che si faceva forte di un decreto di S. Carlo Borromeo del 1580, fino a quando la Curia vescovile con decreto del 18 marzo 1897 non dichiarò lettera morta il decreto di S. Carlo confermando poi il diritto di giuspatronato del municipio di Preseglie. Il santuario rimase sempre isolato nonostante che don Gaetano Ognibene avesse proposto verso la metà del sec. XIX di far costruire una strada tra Preseglie e Visello, in cambio di una sua nomina a rettore del santuario. Non essendosi verificata la condizione don Ognibene lasciava il suo vistoso patrimonio ai poveri del paese e per la fondazione di una scuola popolare gratuita. Nonostante il disagio del luogo la devozione dei fedeli non mancò mai al santuario del Visello. Di una sola navata, con tre altari il santuario fu arricchito di opere d'arte fra cui il gruppo ligneo del sepolcro della Vergine Dormiente oggi nella chiesa parrocchiale. Belle le due tele raffiguranti due momenti dell'Apparizione. Singolare è anche un calice in galena metanifera estratta sul posto. Solennità straordinarie furono celebrate il 9, 10, 11 maggio 1914 culminate in una interminabile processione dal paese al santuario. La devozione alla Vergine del Visello si diffuse ancor più nel 1942 quando, per iniziativa del parroco, furono consacrati alla Madonna i soldati valsabbini impegnati nella seconda guerra mondiale. L'apparizione è ricordata da una singolare placchetta a sbalzo in rame del 1663 segnalata da Vincenzo Pialorsi, di forma ovale (h. mm. 130 x 116) fortemente rilevata nella parte inferiore. Lungo l'orlo la leggenda «M .V. occorsa in Visello MDXXII territorio di Preseglie in Val Sabbia dis. Bresciano, P. Salvadori».


S. ROCCO A MACENAGO. Sorge su di una piccola erta che domina la strada che da Preseglie porta a Barghe ed è particolarmente antico. Esisteva già al tempo della visita del vescovo Bollani (1566). "Recentemente edificato", lo dicono gli Status et Jura (1578). Vi si celebrava con licenza annuale del Vescovo. Non aveva beni se non le elemosine, raccolte dal massaro e conservate sotto due chiavi diverse, di cui una doveva essere affidata al massaro e un'altra al rettore. Le elemosine dovevano essere spese negli ornamenti e nelle cose necessarie. Gli Atti della visita di S. Carlo lo dicono aperto sul davanti, con un unico altare, senza reddito. Abbandonato dal popolo, nel 1636 il vescovo proibiva che vi si entrasse a pregare. Ma già nel 1646 si notava una ripresa. Vi si celebrava, infatti, solo per devozione e vi erano alcuni legati fatti per il suo ornamento. Il vescovo, se non vi è altro ordine contrario, concede licenza di celebrarvi. "Almeno tele alle finestre", ordina il Visitatore nel febbraio 1657. Nella relazione per la visita il parroco avverte che alcuni legati "non sono sciolti dai debiti"; il vescovo M. Giorgi nell'ottobre 1668 ordina "che si restauri l'icona dove è rotta". Gli Atti della visita del vescovo B. Gradenigo, del 24 settembre 1684, ci avvertono che non sono stati eseguiti gli ordini delle visite pastorali precedenti per il fatto che manca denaro, "ma", soggiunge il parroco "egli non ha voce in capitolo", per cui sottolinea che "tutto va alla peggio"; vi permane un legato di 17 messe. Nel 1703 sappiamo dalla relazione del parroco che la chiesa è "custodita da alcune pie persone" . Ha un'entrata di lire 400 planet per la celebrazione di "tante messe per li benefattori ovvero spese in utilità et ornamento di detta Chiesa, altre due messe l'anno per legato della qd. Zoanna Mazini e lire 10 piccole perpetue". Il Visitatore, il 15 giugno di tale anno, ordina che entro due mesi si comperi una campana nuova e si tolga la vecchia. L'8 febbraio 1712 Michele fu Antonio Tonni fondava una Cappellania. Nel 1715 la chiesa aveva censi per 80 lire piccole e vi si celebravano tre messe la settimana. Nel 1796 il santuario fu al centro di un breve ma sanguinoso scontro fra truppe francesi e contingenti tirolesi e forse a vendetta di ciò vennero asportate, come scrive il parroco del tempo, le reliquie del santo. La cappellania dava nel 1810 centocinquanta messe. Il parroco annota che le "autentiche" delle reliquie sono andate "perdute nell'invasione dei francesi del 1796" (sic!). Nel 1853 vi si celebrava la messa festiva. Purtroppo il santuario venne poi sempre più decadendo e ciò fino a quando le insistenze del dott. Ennio Vitali e l'intraprendenza del parroco don G.M. Tisi portarono nel 1991 ad un radicale restauro che recuperò non solo la struttura edilizia ma anche, per le cure dell'ENAIP di Botticino, la soasa e l'altare, opere dei Boscaì, la bella tela settecentesca raffigurante la Madonna col Bambino fra i S.S. Rocco e Sebastiano, due ordini di scranni in mole massiccia, un cassettone intarsiato con caliceria, i banchi del '700 ed inoltre una bella statua cinquecentesca lignea, policroma, di S. Rocco.


S. CARLO A SOTTOCASTELLO. Si trova al centro della frazione di Sottocastello al lato della piazza che interrompe la teoria delle case ed è forse frutto di voto pubblico in occasione della peste o di spontanea devozione popolare, e venne costruita intorno alla metà del 1600. Gli Atti della visita del vescovo V. Giustiniani del 10 ottobre 1636 dicono che è incominciata, però, senza licenza. Nel 1646 non è andata oltre le fondamenta. Il vescovo Morosini, nel settembre di tal anno in occasione della visita pastorale, perchè si possa costruire l'oratorio di S. Carlo e S. Nicola da Tolentino, a comodità della frazione, chiamata Sottocastello di Preseglie, concede ai richiedenti la licenza di distruggere la cappella di S. Nicola da Tolentino, da tempo interdetta. La chiesa, nel 1652, è ormai in via di perfezionamento e il vescovo Morosini il 21 settembre la benedice. "Noviter extructum", la dice anche il visitatore rev. Avoltori il 28 febbraio 1657. Ma ha già un cappellano mantenuto dalla Vicinia, e vi è l'obbligo di cinque messe per adempiere un legato. Quanto all'edificio, le raccomandazioni riguardano vetri o tele alle finestre (1657), la pietra sacra per l'altare (1668). Nel 1673 il visitatore ordina che non vi si celebri se non in ore congrue. Nel 1715 il reddito da censi è di lire 80 piccole, mentre le elemosine danno 30 lire l'anno. Il santuario era retto da due massari nominati dalla Comunità e vi erano fondate addirittura due cappellanie, una con 193 messe e l'altra con 20 messe. Nel 1732 aveva due cappellanie, una consistente in beni stabili, l'altra in capitali. Nel 1853 vi si celebravano due messe festive e tre feriali la settimana. Nel 1891 vi era un cappellano con reddito di L. 200. La chiesa ha linee semplici quasi geometriche. La facciata è rotta da un finestrone a mezzaluna, ed un portale in pietra color cenere con la data MDCLIII. L'interno a volta è pure architettonicamente semplice, dipinto nel 1944/1945 da Vittorio Trainini e allievi. Mentre la navata è solo decorata con graffiti geometrici e, nel volto, con i simboli della fede, speranza e carità, il presbiterio è riccamente affrescato con nel volto l'Agnus Dei e ai lati i Quattro Evangelisti. Lo stesso Trainini ha dipinto ai lati dell'altare due angeli che portano le insegne episcopali e cardinalizie: uno il pastorale, l'altro il cappello cremisi. La soasa in legno è semplice, ma elegante, con due statuette di S. Francesco e S. Antonio. Particolarmente bella è la pala in essa raccolta, raffigurante, in alto la Madonna col Bambino che ha ai piedi un S. Antonio di Padova giovanissimo e molto bello, S. Nicola da Tolentino, S. Carlo e un devoto inginocchiato. L'altare di marmo intarsiato è particolarmente ricco e bello. Sopra la soasa il pittore ha dipinto un angioletto che tiene due cartigli in uno dei quali è "D.O.M." nell'altro «Servoque suo Carolo Borromeo». La chiesa era ricca di una statuetta di S. Carlo e di un bel crocifisso e di una tela raffigurante un sacerdote. Intorno alla cornice del campanile si legge in parte cancellata la data 1668 / A(ntonio) Z(appini) F(ece) F(are). Ai lati dell'arcosoglio Trainini ha dipinto due scene singolari, alquanto rare. Sul lato sinistro l'affresco rappresenta la Madonna della Pace con il Bambino e ai piedi alcuni soldati fra reticolati con la scritta: «Manifestazione di fede di sol/dati e della popolazione durante la secon/da terribile guerra mondiale / A. 1940-1945 D.». A destra la scena raffigura un sacerdote davanti ad una santella fra soldati tedeschi e partigiani. Sulla controfacciata sopra la porta maggiore una scritta ricorda l'ultimo vasto restauro con le parole: «Dum bellum magis magisque cruentum / ruinam etiam huic valli minitatur / Praeseliarum Christi fideles / artis splendori hoc sacellum restituere / Deo vovebant / A.D. kal. oct. MCMXLIV».


S. GIOVANNI NEPOMUCENO E S. FILIPPO NERI. Elegante, nelle sinuose, ricche linee settecentesche posta a guardia della frazione di Quintilago. Le linee esterne e quelle interne hanno singolare movimento. All'interno stucchi altrettanto eleganti ingentiliscono l'architettura. Alcune nicchie, due delle quali occupate da statue dozzinali e un altare con una semplice soasa che raccoglie una tela con Madonna col Bambino e i SS. Giovanni Nepomuceno e S. Filippo N., purtroppo molto rovinata, arricchiscono l'interno. In sagrestia presenta un bel mobile, alcune tele molto rovinate. Gli abitanti della frazione avevano chiesto al vescovo l'autorizzazione a costruire la Chiesa il 17.7.1749. La Curia dava il suo benestare il 6 ottobre 1750. Vi si celebrava la festa il 16 maggio. Nel 1853 aveva legati di 33 messe festive da celebrarsi "nelle stagioni più comode".


S. FRANCESCO D'ASSISI. Nel 1777 Michele fu Bortolo Tonni chiese alla curia il permesso di edificare una cappella in contrada Monte in Cross le Vie dedicata a S. Francesco d'Assisi. Il consenso fu dato l'anno successivo. Le denominazioni della località (Monte Cross, le Vie) ed il titolo della chiesa non sono però più in uso a Preseglie. Il disegno del progetto di tale santuario corrisponde alla chiesa di S. Gaetano che si trova in località "Le Chiese".


Una santella che ricorda i morti di peste si trova sulla collina di Sottocastello nei pressi della via per il Visello. Un'altra esiste a Vernico ecc.


PERONAGGI. Tra i personaggi presegliesi ricordiamo: il cappuccino p. Giacinto da Preseglie (m. nel 1650) che fu uno dei primi e principali missionari in Svizzera; l'organaro Felice Orlandi (sec. XVIII); i patrioti Michele, Achille, Giovanni Battista Tonni-Bazza; Francesco Zampiceni (m. nel 1852), regio commissario distrettuale di Bergamo; il medico Amilcare Zampiceni; il patriota Gian Battista Zampiceni; Bortolo Zanelli; Angelo Zanetti.


RETTORI, PARROCI E VICARI FORANEI di Preseglie. Rector praes. Antonio (1333), R. praes. Antonio di Calvisano (1390), R. praes. Luigi di Mù (... - 1468), R. praes. Giovanni de Pontoleis di Orzinuovi (1468 - ...), R. praes. Guelmino De Salvatoribus di Crema, R. praes. Antonio De Alenibus (figlio del nobile Gaspare De Alenibus), R. praes. Benedetto De Lialis (Leali) (1532), R. praes. Pietro De Lialis (Leali), R. praes. Annibale De Regibus (Reggio) di Calvagese (1565-1577), R. praes. Bartolomeo De Regibus (Reggio) (1578-1629), R. praes. Matteo Girelli di Barghe (1629-1652), R. praes. Giuseppe Venturini di Preseglie (1652-1670), R. praes. Nicolino Nicolini di Ono-Pertica (1670-1693), R. praes. Procolus Salodinus di Padenghe (1694-1704), R. praes. Antonio Pilotti di Savallo (1705-1730), R. praes. Pietro Paini di Preseglie (1730-1742), V.F. don Andrea Baronio (1743-1776), V.F. don Carlo Comelli da Casale di Agnosine (1777-1796), V.F. don Gian Battista Crescini di S. Faustino di Bione (1796-1833), V.F. don Gian Battista Dolcini di Eno-Degagna (1833-1843), V.F. don Angelo Brozzoni di Caino (1843-1849), V.F. don Giacomo Rodolfi (1850-1856), don Luigi Crescini di Volciano (1856-1884), don Giacomo Lombardi di Bagolino (18861891), don Pietro Libretti di Urago d'Oglio (1892-1903), don Giacomo Graziotti di Capovalle (1904-1919), don Pietro Duina di Cellatica (1920-1933), don Giuseppe Bertuzzi di Villa Erbusco (1933-1946), don Domenico Baronio di Alfianello (1947-1965), don Andrea Donneschi di Virle Treponti (1966-1986), don Gian Mario Tisi di Sabbio Chiese (1986-...).


SINDACI di Preseglie del dopoguerra: Pietro Crescini (1947-1948); Giovanni Zambelli (1948-1952); Guido Tononi (1952-1955); Alfredo Aristo (1955-1956); Pietro Venturoni (1956-1964); Giuliano Mascadri (1964-1970); Alfredo Aristo (1970-1985); Enzo Caini (1985-1995); Francesco Vassalini (1995).