PONCARALE (3)

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PONCARALE (in dial. Poncaràl, in lat. Ponticaralis)

Nel sec. XI Ponte Caralis, Ponscaralis. Centro della pianura centrale bresciana a 10 km. a SO di Brescia, a 107 m. s.l.m. L'abitato del capoluogo sorge al margine NE del Monte Netto (detto anche Monte di Poncarale), un modesto rilievo che si erge isolato nell'aperta pianura. Il paese è collegato con discrete strade con Brescia, Bagnolo, Capriano. Ad un km. a E è situato Borgo Poncarale e le Chiaviche. Ha una sup. comunale di 12,42 kmq. Vi fluisce a oriente il vaso Molone. Ha inoltre molti cascinali sparsi. La carta IGM segnala: Fenile Mazzola, Don Bosco, Valbella, Barbara, Dossello, S. Angela, S. Maria, Ferramonde, S. Bernardo, Raineri, Disperata (ora cascina La Cascinetta), Ortigara, Stelle, Luna, Sole, Nuova, Monte Santo, Gallo, Emilia, Nassina, Aurora, Monfanina, Berteroni Mattina e Sera, Malfatto, il Teatro, Belvedere, Pace, Rondine, Sirio.




ABITANTI (poncaralesi o poncarali, nomignolo "maiamàl"): 340 nel 1565; 210 nel 1580; 400 nel 1610 (dei quali 13 solo iscritti all'estimo), 350 nel 1658, 316 nel 1677, 645 nel 1688, 482 nel 1852, 1207 nel 1861, 1178 nel 1871, 1233 nel 1881, 1493 nel 1901, 1780 nel 1911, 2096 nel 1921, 2272 nel 1931, 2408 nel 1941, 2813 nel 1951, 2641 nel 1961 (pop. att. 1001, agric. 359, ind. 434); 2623 nel 1971, 3019 nel 1981, 3301 nel 1991, 3650 nel 1996. Circolante il detto scherzoso: «A chèi dé Poncaràl a faga del bé i nà a màl» ossia "A quelli di Poncarale, a fargli del bene s'offendono...". Lo stemma concesso con R.D. del 4 luglio 1929 è formato da disegni rappresentanti due aquile e due gelsi, il tutto sormontato da una corona reale e racchiuso in un'aureola.


Nel territorio scorrono rogge e vasi importanti quali il Garza; più a E, il vaso Garzetta che attraversa Borgo Poncarale, il Molone che lambisce a oriente il centro di Poncarale, il torrente Orso (da arso riferito al territorio). Il ponte carraio (pons caralis) diede il nome al paese. Singolare è l'opinione di Angelo Bonaglia che lo fa risalire ad epoca più remota: da on avrebbe origine celtico-gallica, e significherebbe corso d'acqua. Il Monte Netto fu uno dei primi insediamenti dell'uomo in terra bresciana. Nel 1971 vennero rinvenuti reperti dell'età della pietra dal Paleolitico al Mesolitico (v. Netto, monte). Numerosi furono i ritrovamenti di epoca romana. Sulla sponda sinistra del Garza (Borgo Poncarale), al di sopra del Molino, nel 1931 vennero scoperte una vasta necropoli con sepolture con corredo, di tipologia non precisata; strutture murarie oltre a materiali architettonici, scultorei e ceramici, fra i quali anfore ed una testa di leone che denotano in questo luogo l'esistenza di un gruppo di case distinte dell'epoca romana, probabilmente rovinate da qualche inondazione del Garza. È questa la località che nel sec. XIV era indicata col nome di Breda dei Canonici, ovvero «contrada de Muris Burgi superioris», il che lascia supporre che ancora in quel tempo fosse in piedi qualche avanzo di queste antiche costruzioni primitive. In località Breda nel 1985 vennero trovate strutture murarie, con materiali ceramici e tessere musive, relative ad un edificio romano, probabilmente una villa. Nel campo di S. Martino nel 1889 fu rinvenuta una sepoltura ad inumazione, con corredo costituito da materiali ceramici e da una fibula in bronzo. Una sepoltura ad inumazione con corredo costituito da un sesterzio di Antonino Pio, ceramiche, una spada in ferro venne trovata nel 1911 in località imprecisata della pianura. In un'altra località, una sepoltura di epoca incerta. In località imprecisata vennero rinvenute un'iscrizione votiva con dedica a Giove ("Iovis tutelae"); due iscrizioni funerarie una delle quali riporta la dedica ai coniugi Caius Iulius Veranus e Sempronia Rhodina. In località Morera nel 1972 riemerse un'iscrizione votiva dedicata a Mercurio. Il territorio appartenne ab immemorabili fino al sec. IX al demanio pubblico. Infatti nell'epoca romana e nell'alto Medioevo il vasto territorio comunale di Poncarale, insieme con quello di Porzano, faceva parte del pago e poi della pieve che aveva il suo centro a Bagnolo, e dalla unica parrocchia plebana di Bagnolo si sono staccate - non sappiamo quando, ma certamente prima del secolo XV - le due parrocchie filiali e i due comuni di Poncarale e di Porzano. Il territorio passò nel sec. X al Vescovo di Brescia e fu poi suddiviso fra la Mensa vescovile, la Mensa del capitolo della cattedra, il Monastero di S. Pietro in Monte Orsino e la Canonica di S. Pietro in Oliveto. La posizione elevata di Poncarale si prestava a costituirvi un castello, più di vedetta che di difesa, e un castello vi fu costituito in epoca imprecisata ma molto remota (secolo VII o VIII) e affidato ad una potente famiglia feudale, ora estinta, che da Poncarale prese il nome e si chiamò Poncarali, ovvero «domini de Poncarale». Questa famiglia fu una delle più potenti famiglie feudali bresciane del Medioevo, e si diffuse sul Cremonese e sul Mantovano (Ostiano, Volongo, Fontanella, ecc.). Un documento del 3 aprile 1019 accenna ad Ermengarda vedova di Uvidone «de loco Pontecarali» che professa di vivere secondo la legge longobarda. Il nome della località compare in un atto di vendita del 4 aprile 1064 nel quale Lanfranco q. Ardicione del luogo "Ponte Carale" assieme alla moglie Imelda q. Lanfranco del luogo di Montirone, vendono a Ubaldo vescovo di Cremona per 120 lire milanesi il castello di Montirone di Azzanello nel Bergamasco. Ma soprattutto vi ebbe possedimenti il monastero di S. Pietro in Oliveto. Nel maggio 1129 Ardicione q. Vidone di Poncarale, Berta sua moglie e Otta madre di Berta investono il diacono Oberto in rappresentanza di S. Pietro in Oliveto di un fondo in località Casale di Poncarale in cambio di un altro fondo in località "Rover Prandoni". Permute di beni in Poncarale si succedono negli anni seguenti (1138, 1150, ecc.). Negli atti del mo nastero di S. Pietro in Oliveto dal 1181 al 1204 si accenna al "castrum", con la chiesa con il casalecchio fuori del Borgo. Poco dopo il prevosto Aldo (chiamato "Pre Oldo", Prealdo, Oldus ecc.) permutava suoi beni con Guido q. Ardizzone di Poncarale. Nel 1220 Giacomo q. Ottone Mamelli de Pontecarali e Guglielmo suo figlio vendevano alla chiesa di S. Pietro in Oliveto. Da Poncarale, ramificazione della famiglia Poncarali sarebbe originata, secondo Paolo Guerrini la potente famiglia Maggi. In effetti tra i reggitori del comune di Brescia vi è nel 1170 un Madius de Poncarale. Nel sec. XII donazioni pontificie vennero incontro al Capitolo della Cattedrale per rafforzarlo e restaurarne le finanze. Dal Capitolo della Cattedrale dipesero le due chiese dei S.S. Gervasio e Protasio di Poncarale e quella della Purificazione di Borgo Poncarale e un ospizio per viandanti e pellegrini S. Martino. Il nome di Canonica resta ancora ad un fondo presso la Nassina. Poi i canonici infeudarono quei fondi, compreso il Monte Netto, diviso fra Poncarale e Capriano, a nobili famiglie del patriziato bresciano, ai Moro, ai Bornati, ai Mazzola, ai Nassini, ai Calini, ai Gallo, agli Avogadro, agli Emigli, ai Bona, i nomi delle quali famiglie, che bonificarono questa zona solcata dal Garza, restano ancora nei nomi di alcune belle cascine, come la Nassina, l'Emilia, la Bona, il Gallo, che ricordano benemerite casate che alla nobiltà avita seppero unire l'amore alla terra e alla vita semplice della campagna. Assieme a questi si aggiunsero i Calzavellia, ed anche i Sala, i Lana, i Cigola. Sebbene il Lechi abbia scritto che non vi sono "resti né di mura, né di edifici" che possono indicare una struttura, anche sommaria del castello, Sandro Guerini ha identificato in via Dosso dove ancora in effetti nel 1454 in un documento citato dal Guerrini a proposito di una lite fra il comune e la famiglia Bornati per il Monte Netto, si parla del convegno «super Dosso seu Castro de Pontecarali». Sandro Guerini vi ha individuato recentemente una torre alta una decina di metri che dovrebbe essere la parte di un castello o fortilizio, edificato nel XIV secolo forse su fondazioni più antiche e abbracciante in perimetro case coloniche attuali. 


Situato ad ovest di una delle vie di comunicazione quale la Brescia-Cremona e non molto lontano della Brescia-Quinzano anche Poncarale non sfuggì ad occupazioni, passaggi e rappresaglie di eserciti o di truppe sbandate. Così il 10 giugno 1440 veniva occupato dallo Sforza; nell'ottobre 1453 vi si accampava Jacopo Piccinino. Certo il fatto più importante avvenuto sul territorio è senz'altro la Pace detta di Bagnolo, siglata presso l'Osteria delle Chiaviche il 4-7 agosto 1484 presenti i principali capitani di quel tempo, il Duca di Calabria e Lodovico il Moro di Milano, Roberto Sanseverino e Rodolfo Gonzaga di Mantova, Giovanni Bentivoglio di Bologna e Giovanni Borromeo di Milano; i patrizi veneti Luca Pisani e Fantino Pesaro, Gianfrancesco Tolentino inviato di Papa Sisto IV e il famoso umanista Giovanni Pontano di Napoli, al quale forse si devono i due distici latini che i fratelli nob. Moro fecero incidere sopra una lapide a ricordo di quell'importantissimo e storico avvenimento.


Nel frattempo si andava imponendo il problema di una intensificazione dello sfruttamento agricolo anche del Monte oltre che della campagna orientale. In tempi più pacifici il Comune rivendicò alla Comunità terreni in gran parte incolti e specialmente si sa che oltre mille piò del Monte passarono di proprietà della nobile famiglia Bornati, probabilmente per investitura o enfiteusi avuta dal vescovo. Contro questa asserita proprietà (o usurpazione) il comune e la parrocchia di Poncarale erano sempre insorti, impugnandola come illegale e vantando diritti di usi civici. Il giorno 12 agosto 1454 conveniva no nella casa del nob. Giov. Pietro Bornati «super Dosso seu Castro de Pontecarali» (l'attuale casa Vecchia) il parroco dott. D. Pasino Stori rappresentante il comune di Poncarale, il nob. dott. Ambrogio Avogadro arbitro eletto dalle due parti, e il rappresentante dei nobili signori Paolo Vezati, Tonino Calini, Corradino Confalonieri, Pasino Ducco, Antonio Moro, Pasino Rodengo, Fachino Crema e Stefano della Mantovana, proprietari di fondi nel territorio di Poncarale, i quali stabilivano che, pur riconoscendo al nob. Bornati la piena proprietà e il dominio assoluto sulla «petia terrae montivae, buschivae et pascolivae iacens in Territorio de Pontecarali in contrada ubi dicitur in Monte de Pontecarali», il Bornati doveva cedere duecento piò al comune di Poncarale, cioè agli abitanti di esso comune, massari, coloni, braccianti, ecc. per uso di pascolo e di legna «pro usu suo et familiarum suorum perpetuis temporibus» secondo il precedente istromento di transazione del 16 febbraio 1452. Ora anche questa parte del Monte è stata ridotta a coltura e suddivisa in tanti piccoli poderi a beneficio della cresciuta popolazione.


Ai Bornati successero poi a quanto sembra i Mazzola la cui presenza preminente durò per secoli. Specie nei sec. XV-XVI si accentuò il progresso agricolo grazie anche alla presenza di nobili agricoltori. Tra essi spiccò l'agronomo di fama mondiale Agostino Gallo che descrive l'agricoltura locale. Al Borgo esiste ancora la cascina "Gallo" ma a Poncarale viene indicata nella casa ora Vecchia sita in Poncarale. Del cerchio agronomico fece parte Giov. B. Avogadro che introdusse nuove colture. Tuttavia, come ha sottolineato P. Guerrini, la storia civile ed economica non è mai uscita però dal solito lento e tranquillo cammino della vita di un piccolo centro agrario, il quale da un nucleo primitivo di contadini romani, non del tutto travolto dalle invasioni barbariche, è andato man mano svolgendosi in una vasta opera di bonifica di terreni paludosi o sterili, che ha dato vita al territorio comunale. Tra i cascinali più vecchi sono le Ferramondine sul confine meridionale del Monte con Bagnolo, il fenile Mazzola e il fenile del Teatro (già prebenda parrocchiale passata ai Canonici) sulle due sponde del Molone e del Garza; il Coleretto verso Còler di Flero, e S. Bernardo sul Monte verso Capriano con un Oratorio dedicato al grande Abate di Chiaravalle dalla parte dei nob. Mazzola. Questi nomi - meno quelli di Còler e Colere che provengono dalla larga coltivazione di Corylus avellana (nocciole) - portano con sè la loro piccola storia rusticana, fatta di sudori e di scarso pane, di poche gioie e di molte lagrime. Come lo stesso P. Guerrini ha rilevato «la più fertile e più estesa campagna di Borgo Poncarale, che si stende tutta sulla sponda sinistra del Garza - sebbene il confine tra le due parrocchie sia segnato presso il Cimitero dal fossato che si chiama popolarmente «el fòs dei précc» - ha dei cascinali notevoli e per il loro nome e per la loro storia, come i due Berteroni, di mattina e di sera, le Chiaviche, il già accennato S. Martino, il Finiletto, il Malfatto, il Bona, l'Emilia, la Nassina, la Monfanina che con la adiacente Monfana di Bagnolo segna a mattina il confine comunale e parrocchiale con Bagnolo e Montirone. Alcuni di questi nomi sono veramente notevoli e indicano la remota colonizzazione di questo territorio. Monfanina è il diminutivo di Monfana che ha una probabile origine da un pagano monfani, cioè da una modesta elevazione di terreno con un tempietto votivo eretto a una qualche divinità campestre, Berterù una Braida Tironis, cioè una breda, un praedium o pratum di qualche ricco latifondista romano di nome Tirone, poichè la breda è voce longobarda (e perchè non latina, da praedium?) che indica «un podere, una possessione di più campi, con una casa da lavoratore». Tali sono difatti le due cascine Berteroni, che appartengono al territorio di Borgo-Poncarale, non a quello di Borgosatollo». Nel 1610 era governato da una masseria e da un Console eletti dalla Vicinia. Pesante fu la peste del 1630.


Nei secoli che seguirono la storia di Poncarale non registrò avvenimenti particolarmente rilevanti. Il 3 e il 5 novembre 1797 il Sovrano Popolo Bresciano assegnava il patrimonio della chiesa di Poncarale appartenente a "congregazioni religiose" destinandolo al «mantenimento dei concerti di musica e teatro". Più attenzione ricevette Poncarale durante il sec. XIX. Il "poggio" di Poncarale, come la campagna di Montichiari, fu infatti terreno di esercitazioni della cavalleria austriaca e lo diventò come scriveva la "Sentinella Bresciana" del 12 giugno 1860 anche per le giovani schiere dell'esercito piemontese. Lancieri del Novara, gli ufficiali inferiori del reggimento Nizza ed altri reparti si impegnarono sul Monte di Poncarale in manovre militari, corse ed esercitazioni, mentre i nobili bresciani frequentarono il "Monte" per la caccia alla volpe e per gare ippiche. Sempre durante l' 800 dominarono la vita amministrativa dopo l'unità grandi proprietari locali quali i Moro, Andrea Noy, mentre i Bertazzoli ed altri imprenditori agricoli operarono una sempre più vasta bonifica del Monte. Nei primi mesi del 1891 il paese venne colpito da una grave forma influenzale. Un ruolo importante ebbe dal 1897 come sindaco Emanuele Bertazzoli, affittuale della Nassina. Risanò i debiti, costruì i nuovi uffici comunali, ricostruì il cimitero. In seguito diede inizio ad una vasta operazione sociale promuovendo un'organizzazione per lo sfruttamento del Monte Netto di proprietà pubblica e privata che sfociò nel 1912 nella concessione di 200 piò divisi in piccoli appezzamenti fra coltivatori diretti. Ciò accentuò ancor più la bonifica del Monte Netto che portò alla costruzione di cascinali rurali battezzati, come rileva P. Guerrini, dal popolo o dai proprietari, con nomi strani, come Il sole, Le stelle, Il ghia, La politica e perfino El stròzz, di difficile traduzione italiana, ma di facile interpretazione furbesca di gergo popolare. Queste ultime cascine erano delle piccole osterie di campagna, facile e frequente meta di allegre compagnie per le tradizionali ottobrate di polenta e uccelli, abbondantemente innaffiate col vinello del Monte, come è una costante tradizione di Poncarale e dei paesi circonvicini. Sulla fine del secolo si sviluppava anche l'istruzione elementare e veniva fondato l'asilo. Nel 1901, grazie all'intervento delle sorelle Maddalena ed Elisabetta Girelli, eredi dei nob. Moro, veniva aperto l'asilo di Borgo P. nel quale ebbe grande rilievo, per anni, la maestra Clotilde Rovati. La I guerra mondiale richiese il sacrificio di parecchie giovani vite.


Una sempre più folta presenza di operai gravitanti su Brescia e di salariati agricoli alimentarono la vita amministrativa e politica locale segnate da una forte presenza socialista e popolare. Già presente prima della I guerra mondiale nel Dopoguerra si accentuò la fronda separatista di Borgo nei confronti di Poncarale che ai primi di gennaio del 1923 finì a randellate. Vivace la lotta politica nel dopoguerra grazie ad una attiva presenza di una lega contadina e di un circolo socialista al quale si contrappose nel 1920 quello cattolico dovuto soprattutto a don Rodella. Forte, specialmente nella pianura orientale (Borgo Poncarale), l'organizzazione sindacale che fu protagonista nel maggio 1922 di uno sciopero, stroncato dalle prime squadre fasciste. Uno Ziletti di Bagnolo M. riuscì a costituire un sindacato autonomo fascista che ebbe il sopravvento. Attivo in luogo particolarmente il fascismo bagnolese che con le sue squadre imperversò a Borgo e poi a Poncarale in azioni contro i circoli socialisti. Provenienti da Bagnolo le squadre fasciste il 14 agosto 1922 distruggevano il Circolo socialista e a tale distruzione facevano seguito arresti e denunce. Nuove violenze vennero compiute da una squadra fascista il 24 dicembre dello stesso anno. Nel 1923 l'amministrazione comunale si dimetteva, lasciando il posto ad un commissario prefettizio che avviò l'installazione di una maggioranza fascista senza che cessassero incidenti tra socialisti e fascisti. Momenti importanti visse Poncarale nel 1927-1928. Un R.D. dell'11 novembre 1928 univa in uno solo i comuni di Poncarale e di Flero sotto il nome Poncarale-Flero. Il 4 luglio 1929 veniva concesso il ricordato stemma comunale. La designazione di Poncarale come centro del Comune e sede degli uffici comunali, dovuta al fatto che era appena stata edificata una nuova sede municipale, su progetto dell'arch. Vincenzo Guerrini di Bagnolo M., provocò forti resistenze dei fleresi che nel febbraio 1928 tumultuarono per tre giorni arrendendosi solo ai carabinieri. Negli anni '30 venne ristrutturato (nell'ex municipio) ed adattato l'edificio scolastico. Poncarale costruì il nuovo edificio scolastico di Borgo. A Poncarale vennero avviati anche l'acquedotto e l'impianto del telegrafo. Negli anni '20-'30 Poncarale ebbe il privilegio di essere fermato nelle sue tele da Virgilio Vecchia. Importante per Poncarale fu la costruzione della tranvia Brescia-Poncarale. Poncarale e Borgo furono durante la II guerra mondiale rifugio di sfollati dalla città. Il tram subì diversi mitragliamenti aerei.


La nuova amministrazione comunale, eletta nel 1946, migliorò la viabilità, collaborò nell'agosto 1948 alla sostituzione del servizio tranviario con quello automobilistico. Vennero inoltre costruiti nuovi loculi nel cimitero, fu promossa la costruzione di appartamenti. Vennero costruiti a Flero lavatoi e bagni pubblici ed allargato il fabbricato scolastico di Borgo P. Intanto si andava accentuando la fronda di Flero per un distacco da Poncarale, del quale furono paladini con appelli Domenico Capretti, Felice Serramondi, Fausto Prandelli, Paolo Barbaglio e Luigi Marini, appelli divenuti insistenti nel settembre 1952, anche se solo nel 1956 Flero potè ricostituirsi in comune autonomo. La popolazione nel frattempo si andò riversando sempre più sulla città fino a superare il 50 per cento degli abili al lavoro che trovarono occupazione nell'edilizia, nell'industria siderurgica e nei servizi domestici. A tutela dell'ambiente il 24 marzo 1976 la "Gazzetta Ufficiale della Repubblica" dichiarava di notevole interesse pubblico una zona estendentesi nei comuni di Poncarale, Fiero, Capriano e Azzano, cioè il Monte Netto. Negli anni '70 venne sistemato il servizio idrico, ampliato il cimitero, sistemata la scuola materna S. Giuseppe, sorse una nuova scuola elementare, fu compiuta la copertura della Garzetta, si provvide all'allargamento della strada Poncarale-Borgo e alla ristrutturazione della sede municipale a seguito di un incendio divampato il 15 dicembre 1971, che aveva fortemente danneggiato tutto il piano superiore. Nel giugno 1979 venne inaugurata la scuola media. Sede di Direzione didattica dal 1979 al 1989, le scuole di Poncarale si segnalarono per particolari attività e per novità educative.


Al contempo, grazie al Comune, alla Cooperativa Poncarale e alle ACLI di Borgo P. si andava sviluppando una intensa attività edilizia mentre si moltiplicavano le ristrutturazioni di edifici più antichi. Negli anni '80 vennero completate le fognature, rinnovato in gran parte l'acquedotto, avviata la costruzione del campo sportivo e della palestra. Nel 1988 veniva avviato il restauro del centro storico di Poncarale premessa dell'approvazione nel maggio 1990 di un nuovo Piano regolatore in sostituzione del piano di fabbricazione del 1975. Difficoltà sopravvennero nel 1990 per la scuola elementare di Borgo Poncarale che venne tuttavia mantenuta, mentre molto discussa fu la sopravvivenza dell'asilo Girelli al quale venne contrapposto nel 1992 un asilo comunale aperto nel novembre 1993. Nel 1993 veniva riprogettato il vecchio cimitero. Nel 1994, veniva avviato un vasto piano pluriennale di abitazioni affidato all'arch. Francesco Sigalini. Sul piano assistenziale Flero con Poncarale costituì nel 1987 un Centro operativo di soccorso pubblico (COSP) che ebbe notevole sviluppo mentre continuava da anni la sua forte attività l'AVIS. Per la lotta alla droga nel 1980 veniva fondata la Cooperativa Agritecnica. Nel 1995 si costituiva la banda musicale. Sul territorio operano anche due gruppi teatrali, che recitano spesso anche in provincia.


Lo sport ha visto lo sviluppo del rugby con l'acquisto della Sari Gussago da parte della Rank Plast che mantenne anche una squadra di calcio. La pesca ha registrato nel 1971 la Società sportiva "La Ravenola" di Borgo Poncarale. Nel 1980 nasceva la Polisportiva di Borgo Poncarale. Nel 1993 le società sportive di Poncarale e di Borgo Poncarale si riunirono in un'unica Polisportiva con circa 500 iscritti. Tale associazione si prendeva carico di gestire la palestra, il campo di calcio comunale, il campo dell'oratorio di Poncarale, i campi di tennis e il Centro sportivo dell'oratorio di Borgo.


Fra gli ultimi avvenimenti che colpirono l'opinione pubblica fu, nell'aprile 1996, la devastazione, da parte di vandali ignoti, del cimitero. Poncarale è stato fissato nei suoi aspetti più pittoreschi e poetici da Virgilio Vecchia (1891-1968) al quale venne dedicata nell'aprile 1989 una mostra. Figura di rilievo la maestra dei rachitici Emma Grammatica.




ECCLESIASTICAMENTE appartenne alla pieve di Bagnolo Mella, dalla quale ritirava gli Olii santi ancora nei sec. XVI-XVII. P. Guerrini è incerto se assegnare a Poncarale o a Calvisano lo "Xenodochium in loco qui dicitur Campedellus" elencato fra le fondazioni prebenedettine del vescovo Ramperto. Fino dai sec. XIIIXV furono numerose le investiture dei tre benefici di Poncarale: di S. Gervasio, S. Maria, S. Martino presso le Chiaviche, dove esistette un antico ospizio per viandanti probabilmente fondato da un Monastero e poi passato al Capitolo della Cattedrale. Il nome Canonica, ufficiale fino al sec. XV, della estrema parte orientale del territorio verso Borgosatollo e Montirone, di 303 piò e sul quale poi sorsero le cascine Bona ed Emilia (dal nome degli affittuali) richiama ancora le proprietà del Capitolo che possedeva molti altri fondi a Borgo e a Poncarale. Le donazioni pontificie fatte al Capitolo della Cattedrale nel secolo XII per restaurare le finanze e ristabilire la vita comune dell'istituto che officiava la chiesa madre e collaborava col vescovo al governo della diocesi, accennano a tre cappelle beneficiali esistenti nel territorio di Poncarale, e precisamente le cappelle intitolate ai santi martiri Gervasio e Protasio in Poncarale, a S. Maria e a S. Martino in eodem loco. Il primo accenno a queste tre chiese, dotate di beneficio, si trova nella Bolla di papa Eugenio III: con bolla "Aequitatis" del 15 luglio 1148 emanata da Leno, la cappella dei SS. Gervasio e Protasio in Poncarale e le cappelle di S. Maria (nel Borgo) e di S. Martino (presso le Chiaviche) nel medesimo territorio, venivano dal Papa assegnate al Capitolo della Cattedrale. L'assegnazione veniva di nuovo ribadita con bolla di papa Alessandro III da Ferentino il 10 agosto 1175 e ancora con la bolla "Siquando" di papa Urbano III da Verona il 10 dicembre 1168. Conferme vennero poi da Urbano III (1186) e da altri pontefici.


Ma mentre si conosce l'origine della cappella di S. Martino, delle altre due, dedicate a S. Maria e ai S.S. Gervasio e Protasio nulla si sa, come conferma lo stesso Paolo Guerrini. Grazie alle ricordate donazioni pontificie, la chiesa di Poncarale godette di beni e particolarmente della dote delle due Dignità del Capitolo: l'Arciprete e il Prevosto che come lo stesso Guerrini afferma, li amministrava secondo le norme degli Statuti capitolari. Durante l'anarchia del sec. XIV anche questi beni furono in gran parte dilapidati e dispersi, in modo che si trovarono ridotti a pochi piò di terra sulle due sponde del Garza, mentre altri passarono a signorotti locali fra i quali probabilmente i Moro.


Grazie tuttavia al Capitolo nel sec. XV si costituì la parrocchia, a disposizione della quale il Capitolo mise un buon patrimonio che nel 1447 era di 200 piò concentrati intorno a quello che viene chiamato ora il Fienile del Teatro. Nel 1458-1479 era curato Leonardo Posculo di Bagnolo Mella, fratello dell'umanista Ubertino e nel 1479 era curato-parroco addirittura Tommaso Ferrando di Treviglio, ma cittadino di Brescia, uno dei primi ad introdurre in Brescia l'arte della stampa. I17 ottobre 1479 il card. Giovanni d'Aragona univa il beneficio alla Mensa comune del Capitolo della Cattedrale riservando ad esso il diritto di giuspatronato sull'elezione del parroco. L'indipendenza parrocchiale si consolidò sempre più anche nei rapporti di S. Maria del Borgo per cui nel 1548 un decreto capitolare del 12 aprile si premurava di precisare le consuetudini liturgiche ammettendo una sempre più precisa autonomia. Non vi sono rilevanti rimarchi in occasione della visita di mons. Grisonio (5 ott. 1540), sia circa la chiesa che il rettore-curato e la stessa cosa si può dire riguardo a quella del vescovo Bollani avvenuta il 30 aprile 1566. Al tempo di questa Visita era già istituita la Confraternita del SS. Sacramento. Ottimo il tenore religioso e morale della vita del paese dove, in occasione della visita del vescovo Bollani, non si registrarono scandali salvo quello del parroco che teneva presso di sè una donna di dubbia fama, da licenziare entro 15 giorni, nè eretici, mentre invece era impartita la dottrina cristiana anche ai fanciulli e si osservavano tutti i provvedimenti dei superiori. Nel 1657 esiste un solo inconfesso. Negli atti della visita del 1663 si accenna ad una reliquia di S. Giorgio. Nel 1688 la dottrina cristiana è frequentata anche se le donne arrivano in ritardo. Una flessione della vita religiosa si verifica negli anni seguenti probabilmente a causa della peste. Nel 1580, infatti, gli iscritti alla Confraternita del S.S. sono in calo mentre non si accenna più a quella del Rosario. In compenso per la prima volta compare un accenno alla chiesa campestre di S. Bernardo. Nessun inconfesso ancora nel 1677 mentre è frequentata la dottrina cristiana. Inconfessi, scandali od inconvenienti non risultavano nemmeno del 1688. Nel 1742 veniva eretta anche la Confraternita del Suffragio con proprio altare. Nel 1770 la chiesa di Borgo P. si rese del tutto indipendente da Poncarale anche sulle consuetudini liturgiche fissate in decreto capitolare del 1548. Difficile fu il parrocchiato di don Lorenzo Martinelli. Benefico, aperto alle necessità dei poveri per i quali esercitò anche la medicina e chirurgia nelle quali era esperto, si compromise nei riguardi della rivoluzione Giacobina, rilasciando nel 1797 un certificato che permise ad un ex frate teatino, certo Pellegrino Scalvini, di contrarre matrimonio civile. Destituito, si ritirò in convento, venne sostituito e la parrocchia rimase affidata al parroco di Borgo P., mentre la chiesa venne chiusa dalle autorità. Ritornato in sede, don Martinelli dovette rinunciare nel 1807 alla parrocchia. Nel 1808 il Comune di Brescia, che si era appropriato della prebenda parrocchiale in favore del Teatro Grande, si arrogò anche il diritto di nominare il parroco. Ritornata la nomina al capitolo della cattedrale furono parroci esemplari del paese don Giacomo Antonio Lorenzoni e don Faustino Benini. "Illuminato e zelante" definisce il Guerrini, il parrocchiato di don Luigi Comensoli (1887-1915). Si deve a lui la nascita del Terz'Ordine francescano nel 1894 (poi rifondato nel 1944), del Comitato parrocchiale e la presenza dal 1905 delle suore Canossiane all'asilo. Inoltre don Comensoli spese quanto aveva di suo nei restauri e nelle decorazioni della chiesa parrocchiale. Altrettanto zelante fu il parrocchiato di don Annibale Bertuzzi (1915-1929). Sviluppo alle opere catechistiche diede dal 1931 don G.B. Panzera che resistette con coraggio alle prepotenze delle autorità fasciste. Per la gioventù femminile impegnò le madri canossiane; nel 1939-1947 ampliò e restaurò la chiesa parrocchiale. Nel 2° dopoguerra il parroco don Panzera comperò e assegnò all'oratorio il campo sportivo e il salone costruendo poi l'abitazione del curato e le aule di catechismo. Infaticabile fu il suo successore don Lino Savoldini che completò il restauro della chiesa e migliorò l'oratorio maschile. Negli anni '80 ebbe inizio la pubblicazione de "La Rocca di Poncarale". Nel 1986 vennero compiuti lavori di ristrutturazione dell'oratorio. Fervido anche se breve fu il parrocchiato di don Angelo Tedoldi. Ad esso l'Amministrazione Comunale dedicò nell'ott. 1993 una targa commemorativa. Sempre al nome di don Tedoldi venne intitolato nel 1994 un gruppo teatrale.




CHIESA PARROCCHIALE. Forse sorta come piccola cappella o edicola su un loca sanctorum dedicata, nella campagna a sud di Brescia, ai SS. Gervasio e Protasio, non si hanno di essa notizie se non che al tempo della visita del vescovo Bollani (30 aprile 1566) veniva consacrata (probabilmente). Il visitatore si limitava ad ordinare che venisse rifatta la parte superiore del dipinto dell'altare maggiore, che si aggiungesse una campana maggiore di quella esistente. Nel 1624 il visitatore raccomandava che venisse migliorato l'altare del SS., dipinta l'immagine del Battesimo di Gesù nel Battistero, disposizione ribadita dal vescovo visitatore nel 1648. Nel 1658 il Faino registrava l'esistenza di tre altari piccoli e poveri. Nel 1688 il vescovo Marino Giovanni Giorgi, in visita, raccomandava che la chiesa venisse ampliata. Aveva tre altari: il maggiore e quelli laterali del SS. e del S. Rosario. L'ampliamento deve essere avvenuto non molto tempo dopo. Gli altari, infatti, sono settecenteschi e particolarmente belli. Quello della Confraternita del Suffragio venne eretto nel 1742. Nuove opere vennero compiute nel 1894 con l'aggiunta anche delle due cantorie, opera del falegname G. Marini di Bagnolo Mella, mentre l'organo costruito da Felice Cadei venne rimodernato dalla ditta Bianchetti. Avvalendosi di un piccolo lascito del suo predecessore don Bertuzzi, don G.B. Panzera nel 1939 diede il via alla costruzione di due aule laterali ad ornamenti di stucco eseguiti da Bonichini di Brescia e a decorazioni pittoriche eseguite da Micheletti di Milzano su disegno di Giacomo Sottini. La chiesa venne restaurata nel 1966-1967 con inaugurazione avvenuta 1'8 ottobre 1967. Ancor più radicalmente venne restaurata negli ultimi mesi del 1984. La chiesa di eleganti anche se semplici linee architettoniche ha begli altari di marmo. L'altare maggiore ha un'ordinaria e anonima pala raffigurante i Santi protettori. Sotto la semplice soasa si conservano numerose reliquie di santi martiri, in onore dei quali nel giorno di S. Giorgio (23 aprile) si faceva gran festa con la benedizione della campagna. Elegante l'altare della Madonna del Rosario con colonne marroni e tortili che sostengono un vasto coronamento ricco di angioletti. Bella la statua secentesca della Madonna del Rosario alla quale viene dedicata una solenne festa la prima domenica di ottobre e ancor più solenni feste quinquennali. Tra i paramenti di bella fattura da segnalare quello in bianco del '700. Semplice ma elegante il campanile.




S. BERNARDO, chiesetta campestre, vi si accenna la prima volta negli atti della visita di S. Carlo nel 1581 quando viene proibito di celebrarvi per l'irregolarità dell'altare. È di proprietà dei Bona. Nel 1624 vi celebra nei giorni festivi il sacerdote di Capriano. La celebrazione viene proibita nel 1657.


S. GIORGIO IN ALGA. Oratorio dei canonici di tale Ordine al quale si accenna negli atti della visita pastorale del 1688.


Una santella ricorda la tragica fine di una "piccola martire Carolina Schioppetti" che il 30 giugno 1934 "preferì la morte alla colpa" ed alla quale la maestra Clotilde Rovati dedicò una piccola biografia.




ECONOMICAMENTE, mentre furono prevalenti, specie nella zona pianeggiante, la coltivazione di cereali, l'allevamento del bestiame e in seguito la gelsicoltura che trovò i capisaldi nelle grandi cascine (Nassina, Emilia, Berteroni ecc.), la zona collinare ha sempre offerto vino apprezzato. Recente la nascita di imprese ortofloricole fra le quali la "Palazzina" dei fratelli Facchini, l'azienda Bonetti, la Monticelli e la Toninelli. La viticoltura ha avuto un nuovo più qualificato rilancio nel 1980 con l'assegnazione del marchio DOC all'azienda agricola S. Bernardo dei Fratelli Francesco ed Ettore Botti, esteso poi ad altre aziende. Negli anni '60 si avvertirono i primi segni di attività extra-agricola con una fornace per laterizi, un laboratorio chimico farmaceutico, una officina meccanica ed un molino. L'agricoltura (ancora nel 1610 il Da Lezze elencava 13 paia di buoi, 5 cavalli e 8 carri e carrette) andò sempre più sviluppandosi grazie anche all'apporto di capitali di proprietari cittadini ed allo sviluppo dell'irrigazione alimentata dalle acque del Naviglio Grande, del Garza, della Garzetta, del Molone, dell'Orso, ecc. Più decisa l'industrializzazione con la nascita specie negli anni '80, della Rank Plast di Enzo Ranchetti e Simone Giorlando, alla quale si aggiunsero fra le più importanti aziende la Goccia Illuminazione s.r.l. (materiale elettrico) di via Fermi 59/65, la Miber S.p.A. (calzaturificio) di via Fermi 2, la Ragip S.p.A. (prodotti plastici) di via Verdi 11, la Zerneri Acciai S.p.A. di via Roma 10. Per il settore commerciale nel territorio è sorta la Cittadella del mobile di Ancilla Scalvini.


L'8 giugno 1974 veniva inaugurato un moderno complesso del Consorzio Provinciale di Brescia costituito da un nuovo Stabilimento Selezione Sementi e dal nuovo Centro macchine. Nel 1995 la superficie agraria e forestale era di Kmq. 11,06 e cioè 1'87,6 per cento della superficie, ma le aziende agricole erano solo 10 (con 70 addetti), 4 le imprese estrattive (con 21 addetti), 23 le imprese metalmeccaniche (con 127 addetti), 26 le industrie alimentari, tessili ecc. (con 190 addetti), 25 le imprese edili (con 48 addetti), 27 le imprese di trasporto e comunicazione (con 49 addetti), ecc.




PARROCI. Giacomo de Casalotti (oltre il 1450), Pasino de Storis o Astori, di Orzivecchi (1450 c. - 1456), Leonardo Posculo, di Bagnolo (1458 - 1479), Tommaso Ferrandi di Travagliato (1479 rinunciò), Matteo da Leno (1489), Gregorio Grassi (1490), Michele Bontempi da Goglione (1571-76), Francesco Soncino di Brescia (1576-77), passò a Castelletto di Leno, poi a Borgo Poncarale (1583-1584), poi di nuovo a Castelletto, Dionisio Capirola di Leno (1577-78), Massio Nobili di Ceto (1578-80), Donato Samuelli di Gargnano (1580-84), Paolo Lioni (1584-85), passò a Castelletto di Leno, Bartolomeo Sobinca (1585-86), Giammaria Testini o Terzini (1586-90), Picino Cristoni di Farfengo (1590-95) già Curato di Borgo Poncarale (1585), Giacomo Carli di Cignano (1600-1609), Francesco Rama (1609-24), Prospero Pontoglio (1624-25), Gabriele Orlandini (1626-27), Valentino Bertolotti di Poncarale (1627-50), Giambattista Cima (1650-53), Giambattista Loda di Pontevico (1653-79), Camillo Fanoni di Brescia (1679-95), Fran cesco Costa di Castenedolo (1695-97), Giovanni Pini di Ghedi (1697-1701), Giov. Bono Zamboni di Pavone (1701-1719), Giacomo Bignotti di Bagnolo M. (1719-1740), Francesco Bosetti di Azzano (1740 - 20 luglio 1776), Lorenzo Martinelli di Azzano (1775 - m. 29 dic. 1807), Barrtolomeo Sansoni di Salò (giugno 1808 - rin. 1816), Giacomo Antonio Lorenzoni di Bedizzole (28 maggio 1816- ), Faustino Benini di Caino (19 luglio 1821 - 29 marzo 1847), Pietro Bonomi di Avenone (16 nov. 1849 - rin. 1856), Antonio Raimondo Marchina di Travagliato (26 maggio 1856 - rin. 1870), Angelo Zani di Nave (23 maggio 1870, m. il 1 gennaio 1887), Luigi Comensoli di Mompiano, (17 marzo 1887 - m. 10 febbraio 1915), Annibale Bertuzzi di Cesovo (29 aprile 1915 - m. 1 luglio 1929), Angelo Troncatti di Corteno (1929 - rin. 1930), Giovanni Battista Panzera di Manerbio (1931 - 1960), Bortolo Savoldini (1960 - 1972), Marcello Casari (1973 - 1974), Carlo Martinelli (1974 - 1981), Lino Gatti (1981 - 1990), Angelo Tedoldi (1990 - 1993), Giulio Corini (dal 1993).


SINDACI E PODESTÀ: nob. Luigi Moro, Arnaldo Apostoli, Pietro Mazzola, Battista Salvi, Emanuele Bertazzoli, Luigi Roselli, Fausto Zamboni, Antonio Bianchetti, Arturo Gatti, Battista Consoli, Marcello Salvi, S. Punzo, Cesare Gambazzi, Angelo Tabaldini, Luigi Botti, Angelo Buizza, Eugenio Modonesi (1946 - 1956), Commissario prefettizio (1956 - 1958); Umberto Toninelli (1958 - 1962); Santo Zanola (1962 - 1967); Giovanni Busio (1967 - 1972); Giovanni Vecchia (1973 - 1983); Luigi Rubes (1983 - 1988); Giuseppe Merigo (1988 - 1993); Eleandro Maghini (dal 1993).