BOTTICINO, marmo
BOTTICINO, marmo
Marmo costituito, come scrive Giovanni Zani, di calcare compatto semicristallino quasi puro di buona omogeneità, di colore avorio con tracce bianche di forma ovoidale o subcircolare di circa un cmq. e leggerissime sfumature giallo-chiaro, rabescato di fini suture di ossido di ferro a fittissimi serpeggiamenti. Il marmo mantiene nelle sue pelli grezze per qualche anno dalla sua lavorazione colore bianco caldo, col tempo prende una bellissima tinta grigia simile alla patina dei vecchi bronzi, più chiara nelle parti esposte al sole ed all'acqua battente, più ombrata nelle parti indirettamente colpite così che le architetture assumono per naturale processo un meraviglioso rilievo e singolarissimi effetti di chiaroscuro. Lucidato a specchio e di tinta avorio, macchiato e variegato. E' fra le pietre più lavorabili a macchina e a mano e lucidabili quasi senza stuccature. Può essere impiegato per la grande e piccola architettura e le dimensioni vengono limitate quasi soltanto dalla difficoltà di trasporto. Con il blocco della Dea Roma per l'Altare della Patria furono raggiunti 35 mc. e squadrato una dimensione di m. 6x2x3. Dalle cave di Botticino Mattina, tutte a cielo aperto, vengono estratte con mine e filo elicoidale varie migliaia di mc. di blocchi squadrati. I massi vengono trasportati ai cantieri di Rezzato, Virle Treponti e Mazzano, da dove lavorati vengono esportati nelle Americhe, in Giappone, in Australia, ecc. A Brescia, fatta eccezione dei monumenti medioevali nei quali prevale il médolo, quasi tutti gli edifici sia romani che quelli del Rinascimento in poi sono costruiti in "botticino". In particolare sono in "botticino" il complesso neoclassico del cimitero, il Duomo Nuovo, le facciate di numerose chiese (Miracoli, S.Cristo, ecc.), l'intera Loggia (fatta eccezione di alcuni elementi particolari).