PATERIO, S.

Versione del 17 feb 2019 alle 20:52 di Pgibe (Discussione | contributi) (una versione importata: Import Volume XII)

(diff) ← Versione meno recente | Versione attuale (diff) | Versione più recente → (diff)

PATERIO, S.

Sec. VII. Gli storici gli assegnano quasi concordemente un episcopato breve che dovrebbe comprendersi tra il 604 e il 606; il Savio invece, ipoteticamente, lo pone tra il 621 e il 637 mentre gli Annuari diocesani lo collocano tra il 630 e il 642. La notizia secondo la quale egli sarebbe stato un benedettino romano, discepolo di san Gregorio Magno e da lui consacrato per aderire ad una richiesta della regina Teodolinda che lo avrebbe ritenuto «pastore cospicuo per sapere e santità», è respinta dal Lanzoni e dal Guerrini. Quest'ultimo esclude anche che il presule bresciano possa identificarsi con l'omonimo vescovo ricordato, nel calendario napoletano del secolo XII, al 17 marzo. Il nome di san Paterio ricorre in sei superstiti calendari manoscritti dei secoli XI-XV e in due corsi di litanie monastiche primitive. A S. Paterio il vescovo Landolfo II dedicava nel 1008 una chiesa ed un piccolo cenobio nell'attuale S. Eufemia della Fonte, nella cripta della quale il presule volle essere sepolto. Chiesa e monastero vennero poi dedicati a S. Eufemia (v. S. Eufemia della Fonte). Secondo il Fiorentini il presule è sepolto in S. Fiorano, sul colle Degno. A questa prima inumazione sarebbe seguita, forse ad opera di Landolfo II, la traslazione delle reliquie sotto l'altare maggiore della suburbana, monastica chiesa di S. Eufemia. Qui le ossa rimasero in venerazione fino al 1479. In base ad una Provvisione del 21 febbraio 1478 le reliquie di S. Paterio vennero traslate con grande solennità, dal contado alla chiesa benedettina di S. Eufemia dove venne collocato un sarcofago che si trova ora presso i Civici Musei; sarcofago scolpito con tre busti di santi (S. Benedetto, S. Paterio e S. Eufemia).


Dopo aver ricostruito in città la loro chiesa, sotto il medesimo titolo, il 25 febbraio dell'anno 1478, i monaci vi trasportarono il corpo del vescovo, riponendolo in una cappella a lui dedicata. Agli inizi del Seicento, nel corso di importanti opere di restauro e di ristrutturazione del tempio, si costruì anche un altare dedicato a S. Paterio, il primo, a destra, entrando, presso il battistero. Qui, nel 1616, fu collocato il corpo del presule. Nel 1787, compiuti altri lavori di rinnovamento e di abbellimento della chiesa, le reliquie furono portate sotto lo splendido altare maggiore, racchiuse in un'urna marmorea recante sulla parte frontale l'iscrizione dedicatoria. S. Paterio ricorre concordemente il 21 febbraio nel Martirologio Romano ed in quello Bresciano che ne fissa la memoria anche il 25 febbraio, nel ricordo della traslazione avvenuta nel 1479. Al santo è dedicata la chiesa parrocchiale di Paisco in Valle Camonica. A S. Eufemia della Fonte resta ancora l'abside dell'antica chiesa dedicata al santo con singolari affreschi mentre la bella pala del Moretto che ornava il suo altare nell'attuale chiesa di S. Eufemia in Brescia è emigrata nella civica Pinacoteca.


Gli vennero attribuiti, ma senza alcuna prova, "Expositio in omnes libros Veteri et Novi Testamenti ex libris Beatiss. Gregorii Papae" (Romae, apud Aloysium fratres Doricos Brixienses, 1555 et 1590, in 4°); "De Testimoniis Veteris Instrumenti lib. II", ed altro "De Testimoniis N. Testamenti". Stanno nelle Opere di S. Gregorio, Edizione Maurina, Parigi, 1705, in foglio, III. "Libri duo Exceptorum S. Patherii", mss. Esistono nella Biblioteca de' PP. Celestini in Parigi.