PALLAVICINO Gambara Virginia
PALLAVICINO Gambara Virginia
Sec. XVI. Di Parma. Figlia di Gianlodovico marchese di Cortemaggiore, andò giovanissima sposa a Ranuccio Farnese, figlio naturale del cardinale Farnese, salito poi al soglio pontificale col nome di Paolo III. Rimasta vedova ad appena sedici anni, ebbe per secondo marito il bresciano Brunoro dei conti Gambara, figlio di Gianfrancesco e di Alda Pio da Carpi, e fratello della celebre Veronica Gambara, Signora di Correggio, e di Uberto, eletto cardinale da Paolo III. Il Papa Paolo III ebbe affetto paterno per la donna che era stata moglie del suo amato Ranuccio, e volle andasse a stabilirsi a Roma, trattandola come figliuola. Nel 1549, Virginia, dopo la morte del suocero, come essa chiamava il pontefice, abbandonò Roma e andò a vivere nel suo palazzo di Brescia. Qui la nobile matrona morì nel 1559 dopo aver fatto testamento il 3 dicembre 1558. Fu sepolta nella chiesa di Santa Chiara Nuova o San Cristoforo, onde si deve arguire che il suo palazzo fosse quello di via Battaglia, che sorge dirimpetto al monastero di San Cristoforo e che appartenne poi al celebre bandito Alemanno Gambara. Fu madre del celebre card. Gianfranco Gambara.
La contessa Gambara era ornata di molte lettere, anche per testimonianza di un giudice autorevole, Girolamo Ruscelli, che dedicava una raccolta di versi di poeti bresciani alla "illustrissima et honoratissima Signora", la quale aggiungeva splendore alla nobilissima famiglia Gambara e all'inclita città di Brescia, il cui patriziato, a sentire il Ruscelli, non cedeva a quello di qualsivoglia altra città, non pure per il valore dell'armi e per la gentilezza dei costumi, ma anche per amore alle belle lettere. La contessa, nel suo palazzo, amava circondarsi di cavalieri, di studiosi, di poeti, e uno di questi convegni letterari è descritto dall'Ugoni.