PAGLIA Angelo

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PAGLIA Angelo

(Brescia, 1681 - 13 aprile 1763). Secondogenito del pittore Francesco q. Antonio e fratello di Antonio; abitante in contrada della Pallata, nella parrocchia di S. Giovanni.


Studiò alla scuola del padre senza mai lasciare Brescia, a differenza del fratello Antonio. Il Fenaroli lo dice: «Valente artista apprese l'arte del dipingere dal padre e dapprima s'attenne fedelmente alla sua maniera. Fu buono e diligente pittore e conduceva le sue opere con disegno corretto: aveva bellissime idee nei volti, specialmente nelle immagini della B.V.; e nelle cose piccole era incomparabile». Il Fenaroli (seguendo la tradizione del Carboni) vuole che sia morto anche per il dispiacere della scomparsa prematura del figlio Giuseppe e per i dispiaceri avuti dal figlio Antonio, che aveva sperperato quanto gli poteva venir per le mani; visse con il solo sostegno delle figlie Violante, Chiara, Stella, Margherita e Anna Maria, come ebbe a dettare nel testamento (ritrovato da Carlo Sabatti nel 1984) redatto il 10 marzo 1763 nella casa della nipote e pittrice Eufrasia. Ma la tradizione appare oggi poco credibile, sia perché tra la morte del figlio e la sua passano ben 11 anni; sia perché Angelo passò a miglior vita all'età non tenerissima di anni 83. È perciò probabile che nel narrare la sua vita i biografi si siano in parte lasciati prendere da un gusto melodrammatico e romantico.


Come ha rilevato Sandro Guerrini, la sua personalità artistica attende un risarcimento critico. Troppo spesso assente dalle grandi esposizioni - anche perchè quasi tutti i suoi quadri sono nella provincia, e non in Brescia - Angelo è stato sovente relegato tra i minori, buoni per le compilazioni storico-erudite, ma meno per la storia dell'arte. E invece basterebbe osservare con attenzione i quadri della parrocchiale di Ospitaletto (ivi Anelli gli attribuisce anche i due quadroni laterali all'altar maggiore) e specialmente la "Natività" (databile al II decennio del secolo) per avere l'idea di un pittore di notevolissimi meriti. Sarà meglio allora rileggere attentamente le parole del manoscritto del Carboni: «...bono e diligente (allora però questo termine era positivo, non negativo) e dolce colorito, e di grande diligenza in condurre le sue opere con corretto dissegno haveva belissime idee nei volti e spezialmente nelle Imagini di Maria Vergine e più era incomperabile nelle cose picciole...». La sua rivalutazione moderna (dal momento che perfino la Storia di Brescia, pur dandone l'elenco delle opere, lo ignora come discorso critico) verrà solamente da una completa ricognizione delle sue opere, che, numerosissime nel territorio, attendono ancora una pubblicazione critica. Ma si può intanto dire: 1° - che il sustrato della cultura paterna, pur imprescindibile, diviene via via più sfumato col passare degli anni della lunghissima carriera, e che su di esso s'innestano a volta a volta altri imprestiti culturali, specie derivati dal fratello; 2° - che, per quanto più timidi che in Antonio, anche nella sua pittura si affacciano gli elementi veneti, con un progressivo schiarimento della tavolozza verso la produzione matura e tarda; 3° - sua peculiarità qualificante è la dolcezza delle teste (le "Madonne" ricordate dal Carboni), ma sembrano altrettanto importanti la correzione del disegno, la perfezione "ragionevole" dei panneggi (insomma il "bon gusto" del Barocchetto non lo lascia insensibile), il realismo o quanto meno la verosimiglianza delle ambientazioni, dei particolari, delle attitudini; 4° - il momento ritrattistico, specialmente con le ultime acquisizioni, diventa non irrilevante, e indubbiamente con momenti di rilievo qualitativo, per certi aspetti accostabili al fare "medio" del Dusi; 5° - Angelo rivela, discostandosi dalle punte drammatiche del fratello e (diversamente) del padre, una spiccata propensione colloquiale, un discreto ma non banale senso del quotidiano, una capacità di umanizzare le figure trascendenti, che ben si adatta a trasferire sulle tele l'ideale della settecentesca "regolata devozione cara al Muratori".


OPERE: Adrara S. Martino (Bergamo): parrocchiale (La Vergine Immacolata in cielo ed angeli, Morte di S. Martino, firm. 1730);


Angolo: parrocchiale (Martirio di S. Lorenzo, firm.);


Bedizzole: S. Rocco al cimitero (Ss. Ambrogio, Carlo Borromeo e Pietro, 1740), S. Tommaso (Ss. Tommaso e Vincenzo Ferreri, 1742);


Bornato: parrocchiale (Madonna tra Ss. Anna e Gioacchino, firm.);


Botticino S.: parrocchiale (Fede Speranza Carità, attr. da P. Guerrini);


Bovegno: parrocchiale (Immacolata con i Ss. Gioacchino e Anna, firm.);


Brescia: Pace, oratorio (Ritratto del servo di Dio Bartolomeo Mariani, 1742); S. Agata (S. Antonio di P. adora Gesù Bambino - olio su tela cm. 158 x 135); S. Croce (Madonna, S. Francesco, S. Antonio di P. e Bambino Gesù - olio su tela cm. 237 x 145 - S. Giuseppe da Copertino); S. Maria delle Grazie (Madonna e i Ss. Luigi e Stanislao Kostka); S. Gaetano (due grandi ex-voto in tela all'ultima capp. di destra); S. Maria del Patrocinio: ex voto (Uomo caduto da cavallo in un fiume); S. Zeno al Foro (Il giovanetto Venanzio inginocchiato); Seminario S. Angelo (ora Centro Paolo VI) (S. Ambrogio e S. Carlo, 1749, già in S. Ambrogio). Collezione priv.: "Ritratto dell'organaro Giovanni Antonio Doria" (datato 1747); "Ritratto di ecclesiastico" che tiene in mano una lettera indirizzata al vescovo Morosini, datato 1723; casa Zola: Figure nelle prospettive di G.B. Zaist, 1738 (distrutto).


Nella collezione Lechi esistevano: "La Beata Vergine", busto al naturale - tela ad olio (scomparso nel saccheggio); "La Carità seduta che allatta un bambino mentre un altro le sta seduto ai piedi. Architetture, paesaggi. Figure intere più di un palmo", busto di giovinetto con berretta (S. Filippo?), quasi al naturale - Tavola ad olio - comperato dai sigg. Pesenti (scomparso nel saccheggio). Natura morta: coscia di castrato con limone. Tela (?) comperata da sua figlia (ma di Antonio?) (scomparso nel saccheggio).


Cantrina (Bedizzole): parrocchiale (Madonna con i SS. Giovanni Nepomuceno ed Eurosia);


Castegnato: parrocchiale (Dodici Apostoli con una scritta autografa di Angelo e la data 1745);


Castelmella: parrocchiale (Le tre virtù teologali e S. Pasquale Baylon adorante l'Ostia, firm. 1728);


Castenedolo: parrocchiale (SS. Faustino e Giovita, firm.);


Cogozzo V.T.: parrocchiale (Madonna con Bambino e SS. Giov. Battista e Giuseppe, 1723);


Corticelle P.: parrocchiale (SS. Trinità, Madonna con Bambino, i SS. Faustino e Giovita);


Desenzano: (Ritratto di Giovanni Antonio Doria, firm. dat. 1742);


Garda: propr. priv., Eremo (Pitture);


Lumezzane S. Seb.: parrocchiale vecchia (Madonna e i SS. Fabiano e Sebastiano);


Mairano: parrocchiale (Martirio di S. Andrea - cm. 200 x 165 - firm. Angelus Palea F.);


Marmentino: S. Rocco (S. Giuseppe);


Odolo: parrocchiale (affreschi in sagrestia, 1738);


Ono Degno: S. Zenone (SS. Antonio da Padova, Gaetano da Thiene e angelo custode, attr. c. 1734; Madonna in gloria con S. Zeno, attr.; Immacolata Concezione, attr.; Gloria di S. Giuseppe con i SS. Vincenzo Ferreri, Zeno e Monica, attr.);


Ome: parrocchiale (Madonna e 11 Santi, attr.);


Ospitaletto: parrocchiale (Natività, firm.);


Pontevico: parrocchiale (La Madonna, S. Carlo e Antonio di P., firm. 1751);


Quinzano: S. Rocco (S. Francesco Saverio, attr.);


Telgate (Bergamo): parrocchiale (Nascita del Battista);


Virle: parrocchiale (Martirio dei SS. Pietro e Paolo, firm. 1742; Madonna coi SS. Antonio e Rocco, firm. Ang. Paglia 1743). (Collaborazione di L. Anelli).