BONINSEGNA Michele

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BONINSEGNA Michele

(Bologna, 11 settembre 1825 - 13 luglio 1896). Dei manerbiesi Girolamo e Tavelli Caterina. Compiuti gli studi medi e superiori frequentò l'accademia di Brera (Milano) dove fu allievo dell'Hayez e specialmente del Tabacchi e da dove usci scultore provetto e abile medaglista. Dal 1860 al 1875 realizzò il meglio della sua produzione artistica. Fra le sue opere ricordiamo: a Milano: Duomo, tre statue: S.Agostino 1861 (n. 79, fianco meridionale 4.o finestra), S.Eulalia 1865 (n. 99, fianco meridionale finestra esterna), S.Guglielmo da Cellona 1867 (n. 180 - braccio della Croce meridionale, 4.o ordine del 15.o finestrone; Brera: Savonarola; Monumentale: busto di Eugenio Camerini (1877); Palazzo Antonioli medaglione di Giuseppe Ghirardi, busti di Dina Antonioli, di Luisa Ghirardi, della signora Suini; Brescia: restauri alla fontana del Bagnadore alla Pallata; Roè Volciano: "La famiglia operaia"; Manerbio: Palazzo Ghirardi (di Piazza Italia); statue di due giovani che ballano la tarantella, busto di Sigismondo Suini, ecc.; Archivio-Museo della parrocchiale; "Deposizione", statuetta in cotto dell'arciprete Bondioni, "Madonna della Guardia", medaglione con le facce sovrapposte di Giuseppe Molteni e del figlio Emilio (provenienti dal Cimitero); Cimitero: tomba della famiglia Ghirardi con busto di Luigia Ghirardi Fada e 6 medaglioni; Verolanuova: casa Gaggia: busti di personaggi della famiglia, Cimitero: busto del prof. Cesare Tadini. Numerose piccole opere (statuette, medaglioni) del Boninsegna erano in possesso del vescovo mons. Gaggia che ne fece dono ad amici e sacerdoti. Altri lavori sono posseduti dalla famiglia Grassi di Rezzato. Le opere migliori del Boninsegna sono Quelle del primo periodo. Fra di esse sono da segnalare l' "Ulisse", "Renzo Tramaglino", "Il Paggio, "La Ballerina" ecc. Egli eccelse soprattutto nel nudo con quello che fu considerato il suo capolavoro e cioè la "Schiava denudata", premiata all'Esposizione di Filadelfia e ripresentata e venduta a quella di Milano del 1881. Il suo bozzetto del Monumento di Arnaldo da Brescia, vinse il secondo premio. Sua abitudine era di ripetere spesso gli stessi oggetti. In consonanza al gusto del tempo perseguì valori illustrativi nella linea del verismo orientandosi anche verso la tendenza sociale umanitaria. Colpito da cataratta nel 1875 benchè operato, dovette accontentarsi di scolpire, per divertimento, ma sempre con abile mano, ritratti e medaglioni. Fu ritratto da Mosè Bianchi, al quale fu legato da viva amicizia, in una tela conservata al Museo Reale di Milano. Manerbio gli ha dedicato con delibera 13 agosto 1935 una via e nel 1950 la Scuola Media.