ONOFRIO Giacomo

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ONOFRIO Giacomo

(Bascapé, Pavia, 1900 - Brescia, 1964). Nato nel Circo, figlio di clowns, vi lavora come acrobata diventando burattinaio dopo un brutto incidente sul lavoro. Onofrio, soprannominato "Fiaca", dal 1925 al 1960 agisce come burattinaio con il suo teatro prevalentemente nelle provincie lombarde, con qualche puntata in Trentino e in Veneto. Aveva scritto una ventina di commedie tra le quali "S. Genoveffa di Brabante", "Il Fornaretto di Venezia", "Vendetta sarda", "Le due orfanelle", "La Via Crucis" in tre serate, "Il bandito Giuliano" "Gioppino in Africa" che è tratta da un'avventura realmente accaduta al suo amico Giusto Piovanelli, ricco signore della Bassa che aveva venduto tutti i suoi poderi per aprire una missione in Africa orientale. Di Giacomo Onofrio si ricorda soprattutto la bellezza del suo teatrino arredato da 200 burattini scolpiti da lui e dai più famosi artisti di quegli anni, fra i quali Manzoni (Risulì) considerato ancora oggi da tutti uno dei più grandi scultori di teste per burattini. Dovunque si esibiva, "Fiaca" riscuoteva estrema simpatia e nostalgia. Molti infatti aspettavano l'appuntamento con "Fiaca" quasi come con il Festival di San Remo. In questi appuntamenti nei vari paesi che toccava, più che in commedie di burattini egli si esibiva in farse che avevano come protagonisti gli abitanti stessi del paese, che erano stati protagonisti di episodi strani e ilari. I suoi burattini avevano caratteristiche ben precise, "i buoni" avevano gli occhi pitturati di verde e azzurro, "i cattivi" di nero e marrone. Uomo di grande sensibilità, arguzia e fantasia, sapeva trarre da tutte le azioni e i gesti degli uomini lo spunto per farse ironiche. Va ricordato anche per aver sempre rispettato i più comuni canoni dell'intelligenza e dell'educazione; raramente infatti, in baracca aveva tenuto linguaggio scurrile, cose che purtroppo sono frequenti ai giorni nostri. Un notevole aiuto ebbe nella moglie Maria Cima (n. a Castiglione delle Stiviere, 21 luglio 1902).