ONOFRI

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ONOFRI

Famiglia bergamasca che, trasferitasi dapprima ad Erbusco, vi si imparentò con famiglie distinte quali quelle dei Pontoglio, dei Barcella, dei Cavalleri. Capostipite dell'attuale famiglia è considerato Onofrio (o Honofrio) nato a Erbusco che, allargata la sua attività economica a Brescia e Venezia, il 2 agosto 1502 otteneva la cittadinanza bresciana, risiedendo a Brescia. La cittadinanza veniva riconfermata il 22 dicembre 1626 al suo parente stretto Giovanni Antonio, qd. Bernardo già "civis bergomensis". Un Onofri nel 1512 sottrae alla cattura Gian Giacomo Martinengo e il Rozzone coinvolti nella nota congiura antifrancese. Ad Erbusco vive, tra il 1532 e il 1597, Cristoforo che da Giulia Pari ha cinque figli ma che non ha forse discendenza nel Bresciano e che altri individuano nel ramo nobiliare di Spoleto dichiarato nel sec. XVII di origine bresciana. Una discendenza bresciana più sicura compare con Bernardino che da Lucrezia Pontoglio ha quattro figli: Giovanni, Marta, Cornelia, Lodovica. Bernardino fa testamento nel 1603. Suo figlio Giovanni sposa la nobile Caterina Cavalleri dalla quale ha sette figli e continua ad allargare le proprietà in città facendosi erigere in S. Nazaro una tomba di famiglia nella I cappella di sinistra. Nel 1657 Giovanni acquista presso la chiesa della Noce "una casa da Patrone e Massaro" con terreni già degli Ugoni. Suo figlio Antonio il 9 dicembre 1713 avrà la riconferma della cittadinanza bresciana completando l'acquisto già iniziato dal padre del cosiddetto isolato di S. Francesco, compreso fra i vicoli S. Nicola, della Luna e l'attuale Corso Martiri della Libertà. Inoltre il 26 luglio 1705 comperava, assieme al fratello can. Onofrio Giuseppe gran parte o l'intera proprietà degli Ugoni in località Serpente alle Fornaci (casa padronale e del massaro, cortile e orto) compreso il molino a due ruote e la fornace, con una scorta di 20.000 mattoni, con i quali iniziava la costruzione dell'attuale palazzo con portico a nove arcate e sovrastante galleria e che verrà completato poi da Pietro, allievo del Vantini, con la facciata di NE, mentre la chiesetta era già stata costruita pochi anni prima dell'acquisto dell'immobile da mons. Stefano Maria Ugoni. Sono fratelli di Antonio, P. Onofrio, Servita al Monte Orfano di Rovato, e don Giuseppe Onofrio canonico della collegiata di S. Nazaro. Antonio risiedette nell'attuale palazzo della Banca d'Italia (corso Martiri della Libertà) eretto dal Turbini. Ebbe 7 figli: Caterina, Elena, Giovanni Battista (padre della Pace), Pietro, Giovanni (sacerdote), Girolamo, Lucrezia. Egli, come documenta Fausto Lechi, oltre al palazzo e a varie case in città possiede quella delle Fornaci e altre due case di villeggiatura, una a Trenzano ed una a Erbusco, quest'ultima di costruzione cinquecentesca e di un certo valore architettonico. Nel 1798, intorno alle tre case di campagna, la famiglia possiede ben 547 piò. Continua la linea Pietro, qd. Antonio che sposa la nobile Elena Lodi, perito assieme alla moglie, alle figlie Barbara (16 anni) e Maria (14 anni) e ad un servo nello scoppio delle polveri del 19 agosto 1769. Nelle cronache del tempo si legge che quella degli Onofri era detta «Casa di Angeli, così reputata per la loro bontà...». Girolamo qd. Antonio, che nel 1780 aveva sposato la nob. Elena Ducco (dalla quale ebbe due figli morti piccoli), sposa in seconde nozze nel 1794 la contessa Clara Balucanti e vive si può dire «more nobilium», in maniera forse superiore alle sue possibilità e ai tempi che stanno ormai mutando; basti pensare che nella casa vi sono almeno 12 domestici, quasi tutti uomini, e, nelle rimesse, ben nove carrozze con relativi finimenti, due «selle da cavalcare», e «due da postiglione». Da Clara ha molti figli tra i quali: Pietro (m. il 22 agosto 1863), Giacinto, Giuseppe Maria (v.) padre della Pace e poi prevosto a S. Agata, Battista caduto nelle Dieci Giornate, Eleonora suora, Giovanni, Marietta, Orsolina sposata ad un Bocca ed Elisabetta (m. il 15 agosto 1867). Giovanni qd. Girolamo sposò la baronessa Anna Maria Formentini (Friuli) ed ebbe due figli che non ebbero discendenze: Giuseppe, ufficiale e maestro alla Scuola di Guerra di Torino, e Giacinto (v.) professore e poeta (pubblicò alcune liriche), di cui lasciò un bellissimo necrologio il suo amico Aleardo Aleardi. Battista qd. Girolamo sposò una nobile milanese e poi una Cocchetti di Rovato (sorella della beata Annunciata Cocchetti) dalla quale ebbe: Chiara (sposa al nobile Cesare Arici) e Girolamo che si fece prete e poi gettò la tonaca e per questo non fu più ricevuto in famiglia. Egli lasciò tutti i suoi beni (Piffione) ai discendenti Cocchetti. Battista morì in seguito a ferite riportate sulle barricate di Porta Torrelunga, durante le Dieci Giornate di Brescia, nel 1849; il suo nome è scolpito in due posti: sotto la Loggia e sulla colonna del Chiostro della Memoria; Elisabetta sposò il dott. Giorgio Buffali: la loro unica figlia Francesca sposò il dott. Lodovico Montini. Da loro nacque, assieme ad altri figli, il dott. Giorgio Montini che, sposata Giuditta Alghisi, ebbe Lodovico (senatore della Repubblica), Giovanni Battista (poi Papa Paolo VI) ed il dott. Francesco. Da Girolamo e dalla contessa Clara Balucanti nacque inoltre Pietro (v.). Da questi e dalla nob. Enrichetta Sangervasio nacquero sette figli: Chiara (sposa al notaio Virginio Feroldi dal quale ebbe Pietro (v.), avvocato), Giulio, medico (v.), Elena, Camillo (m. il 2 agosto 1930) (v.) che continuò la discendenza; Elena, sposa al cugino conte Gezio Calini; Livia e Maddalena (m. 14 febbraio 1933). Camillo qd. Pietro dalla moglie Giuseppina Noy qd. Cesare ebbe Pietro (v.) avvocato, Enrico e Teresa. Da Pietro e da Maria Vitali sono nati: Camillo, Agostino, Giulio, Enrico, Giuseppe, Maddalena, Cesare e Anna.


Ad Enrico Onofri appartiene la bella villa, già Di Rosa, al Villaggio Sereno. Passò agli Onofri anche il palazzetto dei Noy in via Gabriele Rosa, 85. Stemma: Rosa in campo giallo, stella gialla a otto punte su fondo azzurro. Giglio giallo d'Angiò in campo rosso.


Un ramo della famiglia Onofri si stabilì nel sec. XVII a Spoleto dove ottenne, con Alessandro, il titolo di nobiltà ereditiera. Venne iscritta nell'Elenco Ufficiale con il titolo di nobili di Spoleto (mf.) in persona di Alessandro di Leonida, di Alessandro. Antonio fu scrittore ed oratore; Vincenzo scultore in terracotta. Arma: Troncato nel 1° di rosso a tre stelle (6) d'oro e nel 2° a tre lance astate al naturale uscenti dal lembo inferiore dello scudo. Lo Spreti ricorda anche una famiglia Onofri di S. Ginesio (Macerata).