NUVOLENTO

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NUVOLENTO (in dial. Nigolènt, Nuulènt, in lat. Nebulenti)

Borgata ai piedi della collina tra Nuvolera e Paitone, lungo la statale da Brescia (da cui dista 15 km) a Salò, a m 173 s.l.m. L'abitato è a pianta dispersa. Il territorio è percorso dal Naviglio e ad est dal canale Rudone. Ha una superficie comunale di 7,31 kmq. Vi si trovano frazioni e nuclei abitati come Soina a km 1,15 dal centro, Colombaro a km 1, Marguzzo a km 2 e mezzo, Sarzena a km 3, Pro sperio a km 2. Nubulento o Nubolento nel sec. XI, Nuvulento nel 1138, Nebulento nel 1215, Nibolentum nel sec. XIV, Nigoleto nel 1597, Nigolento nel 1633. L'Olivieri e Paolo Guerrini non hanno dubbi a farlo derivare da «novulus» o «nuvola» e in pratica «novus» (nuovo) nel senso di terreno bonificato. Il terreno è formato per un quarto nella zona montagnosa, di «corna», cioè di roccia di prevalente composizione calcarea (carbonato di calcio e, talora, carbonato di magnesio), lasciata dagli immensi ghiacciai, ritiratisi 14 mila anni fa circa, mentre due terzi di territorio fanno parte dell'alta pianura lombarda.


Abitanti (Nuvolentani): 600 (350 di comunione) nel 1566, 650 (300 da comunione), 1573 (500 c.) nel 1601, 800 nel 1610 (utili 160, famiglie 300), 683 (410 da comunione) nel 1678, 639 nel 1688, 647 nel 1699 e nel 1702, 577 nel 1707, 646 nel 1715, 651 nel 1752, 622 nel 1754, 652 nel 1767, 834 nel 1807, 743 nel 1850, 1072 nel 1898, 2500 nel 1931 (con Paitone), 2548 nel 1936, 2016 (senza Paitone) nel 1951, 2257 nel 1961 (attivi 906: di cui in agricoltura 12, nell'industria 410, nelle costruzioni 136, nel commercio 93, nei servizi 88, nell'amministrazione pubblica 15), 2650 nel 1971, 2892 nel 1981.


Tra Nuvolento e Serle si estende la piccola pineta del Peladolo, di recente minacciata dalla processionaria. A differenza di quello contermine di Paitone, il territorio di Nuvolento non ha offerto, a quanto sostiene Pietro Simoni, specialista in materia, «reperti che risalgono alle più remote età dell'uomo». Il territorio fu comunque percorso in epoca preistorica da sentieri e vie. Particolarmente popolato fu invece il territorio in epoca romana, quando esso assunse notevole importanza, specie lungo la strada romana Brescia-Verona che biforcandosi nei pressi di Treponti-Mazzano continuava a est nella Brixia-Voberna ( = Vobarno) e a sud-est nella Brixia-Beneventum. A poca distanza dell'una e dell'altra strada sorse un tempio pagano intorno al quale si formerà un vasto pagus o circoscrizione amministrativa, religiosa e commerciale. Come ha rilevato il Lorenzoni «i numerosi frammenti di iscrizioni romane riportati dal Mommsen e scoperti tutti intorno alla pieve - fra cui uno che riguarda un "viarum curator" - ci stanno a dimostrare che qui era un centro di attività sociale del pagus fin dai tempi più antichi». Ben dodici furono le epigrafi, lapidi romane ritrovate in luogo, presso la pieve e ora nei musei di Brescia e di Gavardo, fra le quali quelle dedicate a Giove, a Mercurio e una iscrizione onoraria (dedicata a Aurelio Marco figlio di [...] sopraintendente alle strade e tribuno militare; e ancora tre iscrizioni funerarie delle quali una [Clo]diae e l'altra D(iis) M(anibus) Hyacinthi; due illeggibili; un cippo miliare: fil(io) Divi [C]onstanti / bono [r(ei)] p(ublicae) nato. Inoltre in località imprecisata ex casa del Rosa, un'iscrizione alla Vittoria; presso la casa della prebenda parrocchiale un'iscrizione alle Matrone. Delle dodici epigrafi, ben nove furono trovate presso la vecchia pieve o nelle sue immediate vicinanze, segno dell'esistenza di un centro particolarmente importante. Durante le opere di restauro della pieve e di realizzazione di un parcheggio vennero alla luce fin dal 1982 nuovi elementi archeologici (frammenti di epigrafi, monete, mosaici ecc.) che sollecitarono nuovi scavi, la cui intrapresa nel 1987 portò alla scoperta di una grande villa romana o di un grosso edificio abitativo di circa 10 mila mq con edifici rurali, corti, dipendenze, considerata dalla dott. Filli Rossi uno dei più ricchi insediamenti rurali di età romana nel territorio bresciano. Databile a partire dal I sec. d.C. si tratta di un grosso raggruppamento di tre imponenti edifici rurali, orientati, tutti tranne uno, forse più recente, secondo gli assi cardinali, con un grande vano absidato centrale e numerosi vani di servizio laterali. Diventato Nuvolento tutto o in parte di proprietà di un qualche duca longobardo, nel sec. X sorsero uno o più castelli di difesa contro le invasioni unne. Ad un «castro diruto» accenna un documento del 1138, che viene fatto risalire ad epoca romana. Gran parte del territorio passò in proprietà del monastero di S. Pietro in Monte Orsino di Serle che ne avviò la radicale bonifica. Nel 1143 nella casa di S. Nicola di Nuvolento, Widone q Oddone Gandolfo di Brescia investiva l'abate Benedetto del monastero di S. Pietro in Monte Orsino di decime a Nuvolento a rimedio dell'anima sua, dei genitori e dei figli. Al pagus successe la pieve già efficiente, secondo il Guerrini, nei secoli IV-V e costituì come già il pago il centro e il cuore di un vasto territorio estendendosi da Virle a Gavardo, dal ponte del Bettoletto di Bedizzole sul Chiese, fino alle coste di S. Eusebio, territorio sul quale si formeranno le parrocchie di S. Pietro di Virle, con la filiale di Ciliverghe; di S. Zenone di Mazzano, con la filiale di Molinetto; di S. Lorenzo di Nuvolera; di S. Pietro di Serle; di S. Giulia di Paitone; di S. Michele di Prevalle Sopra, con la filiale di S. Zenone di Prevalle Sotto. Probabilmente su un precedente tempio pagano sorse la chiesa plebanale dedicata, verosimilmente, come quasi tutte le pievi bresciane a S. Maria Assunta e poi ad una S. Stefania che peraltro non compare nel Martirologio e la cui dedicazione fu dovuta, secondo il Guerrini, all'equivoco che ricorrendo la principale festa della pieve al 2 agosto, probabilmente data della consacrazione, ed essendo il 2 la festa di S. Stefano I papa e il 3 agosto quella del ritrovamento del corpo di S. Stefano protomartire, e perciò chiamate «Stefania», con il trascorrere del tempo ne uscì una inesistente Santa Stefania. Ai tempi delle invasioni barbariche venne costruito vicino alla pieve un castello già diroccato nel sec. XII. Un altro o come indica il toponimo di via dei castelli e altre fortificazioni sorsero sulle prime alture sulla strada per Serle. Più vicino dove ora è il centro del paese dovette sorgere il vicus. Beni ebbe a Nuvolento il monastero di S. Giulia, ma preminenza ebbe quello di S. Pietro in Monte Orsino di fondazione, a quanto sembra, del vescovo di Brescia al quale rimase sempre sottomesso. Nel «Codice Diplomatico» relativo all'anno 1040, è riportata una «permuta» con la quale la badessa Ota del monastero di S. Giulia nuovo cede a Regimberto diacono e ad Alberico, «abitanti in vico Nubelaria ( = Nuvolera) et in vico Nubilento ( = Nuvolento)» sette pezze di terra poste nel territorio della pieve di Nuvolento e in quello di Nuvolera, in località Balbina. Vi si nomina, come confine, il «flumen Rudono» e le «res» di S. Faustino e di S. Michele. La prima donazione che si conosca, allo stato dell'attuale conoscenza dei documenti, è del 1041. L'arciprete di Manerbio, Arderico dona alla basilica di S. Pietro in Monte oltre a beni in Bagnolo, Maderno e Milzano, anche quelli in Nuvolento. A Nuvolento vengono registrati: una, corte con le sue case massarizie, e i fondi chiamati Cadalina, Molina, Parminiana, Pospesio, Marguzzo, Folina o Camolina ( = casa del molino), Zudicina e Lusignana, di sopra e di sotto del fiume Rodone, con un molino: cioè 110 iugeri di campi, prati e vigne; 100 iugeri di pascoli; 900 iugeri di selve e boschi, confinanti a mattina con la pieve di Gavardo e con il Monte «aursum», a sera col Riofreddo, a monte con i territori di Caino e di Vallio, fino alla croce sopra il monte di Nave. Nello stesso anno Oprando q. Giovanni da Mozzo (Bergamo), ma risiedente a Nuvolento, donava al monastero la selva maggiore di Serle. Le donazioni si susseguirono abbondanti anche nei secoli XII e XIII. Il monastero di S. Pietro in Monte Orsino ebbe possedimenti entro il territorio di Nuvolento, alla Pieve, Castello, Arsana di mattina e di sera, Canòva, Carlina, Camollina (casa del molino), Sùm, Val di Giava, Re di Giava, Maslina, Volto (alla Pieve). In Castello nel 1338 risiedeva l'abate Ogerio. Della succursale o recapito del monastero di Serie all'Arsana restano vestigia quattrocentesche. La presenza del monastero si incentrò sulla chiesa di S. Andrea, fratello di S. Pietro e perciò particolarmente venerato nel monastero e quindi nel monastero dell'Arsana. La chiesa di S. Andrea, in alto, sulla strada che sale a Serie, all'esterno appare di stile romanico del sec. XIII o XIV, ma nell'interno è stata rammodernata. Vi sono intorno delle vecchie case che si chiamano i castelli con affreschi votivi del sec. XV. L 'Arsana è un gruppo di case rustiche che circondano il monastero dei canonici di S. Giorgio in Alga, già dei Benedettini di S. Pietro di Serie. I canonici risiedevano in Brescia nel convento di S. Pietro in Oliveto sul Castello, ma tenevano qui una casa di villeggiatura e di fattoria per l'amministrazione dei beni di Serie, Nuvolento e Goglione (Prevalle). Il convento, sebbene molto rovinato e abbandonato essendo divenuto una casa di contadini, conserva l'eleganza caratteristica delle costruzioni monastiche del secolo XIV, con le loggette, le celle, le sale e le scale di un bel chiostro rurale. Nella cappella, ora ridotta a cantina, vi sono ancora affreschi del sec. XV, e nella lunetta esterna un altro affresco ben conservato, della stessa epoca, rappresenta la Madonna fiancheggiata a destra da S. Lorenzo Giustiniani Patriarca di Venezia e fondatore dei Canonici, a sinistra da papa Eugenio IV che fu membro della medesima Congregazione e di essa grande benefattore e protettore. Sotto la figura del Giustiniani si legge Laurentius Patriarca e si vedono due conversi che sostengono la mitra, sotto il papa «Eugenius IIII» pont. max. e due canonici che sostengono la tiara. Nel mezzo le chiavi incrociate di S. Pietro, stemma di questa fiorente congregazione veneziana di Canonici Regolari, che anche a Nuvolento fece del bene per oltre due secoli (XVXVII). Costruzioni altomedievali vennero trovate nel territorio specie presso la pieve vecchia e il cimitero, alla grotta Bs de Bole. Grazie all'opera di bonifica del monastero di Serie e di privati, il territorio andò attrezzandosi di canali di irrigazione, fra i quali il torrente Redone proveniente da Paitone e che sfocia nel Naviglio, la roggia Bonetta (che nasce dopo il ponte Acquatica ed irriga il territorio di Prevalle e specialmente di Nuvolento). Come ha rilevato Paolo Guerrini, non è facile dire quali rapporti siano intercorsi fra la pieve e il monastero, ma certamente vi furono, e non sempre cordiali. Si potrebbe pensare, anzi, che il monastero sia sorto inizialmente da una precedente istituzione monastica che si identificasse con la plebs e ne abbia avuto la larghissima dote fondiaria coi relativi oneri di pubblica utilità, come l'assistenza ai viandanti, la manutenzione delle strade, i rifornimenti militari, la beneficenza, ecc. Certo è che il monastero ebbe nei secoli XI-XII una supremazia sulla pieve, l'abate sull'arciprete e i suoi canonici, ai quali forse il monastero aveva costituito i benefici. Però il monastero di Serie restò sempre diocesano e soggetto alla giurisdizione vescovile, non ebbe mai velleità secessionistiche né aspirazioni di indipendenza. È anche interessante il luogo dove tutti gli atti di donazione venivano registrati «...in domo S. Nicolai de Nuvolento ante regias plebis de Nuvolento». L'Odorici informa anche di uno scambio di fondi in Nuvolento fra l'abate don Giovanni da Bornato e l'arciprete don Martino «officialis plebis S. Stephaniae de Nuvolento»: questo scambio venne stipulato il 18 luglio 1132 alla presenza del vescovo Villano, del legato pontificio card. Anselmo, e del prevosto della cattedrale di Brescia Lanfranco; e il 19 maggio 1138 lo stesso abate cedeva all'arciprete Martino, officiale della pieve di S. Stefania, la chiesa di S. Giovanni Battista «de castro diruto (Castelrotto) cum solo ipsius castri et de districtu unius petie de terra aratoria» in Nuvolento: beni, questi, già appartenuti al monastero e dallo stesso abbandonati. Investiture di decime vengono registrate nel 1136, nel 1143 ecc. Come ha rilevato Pietro Simoni «a questo punto, però, le donazioni si alternano alle controversie fra monastero e comunità di Nuvolento: cosa, del resto, inevitabile, considerata l'enorme ingerenza che il primo esercitava sull'intera zona. Nel Codex Diplomaticus, in data 21 ottobre 1175, sono contenuti i frammenti di un processo intentato dall'abate contro il comune di Serie da una parte e il comune di Nuvolento dall'altra, in rapporto alla autenticità di alcune carte; in un altro documento - il n. 2681 - fra quelli trascritti dal Guerrini, possiamo leggere di una sentenza arbitrale emessa il 7 maggio 1176 «ante regias plebis S. Stephaniae de Nuvolento» in favore del monastero di S. Pietro in Monte, nel territorio di Serie, contro il comune e gli uomini di Nuvolera, circa i confini dei monti e dei boschi e principalmente del monte Dragone». Contrasti avvengono nel 1179 tra nobili de Calcaria e il monastero circa la natura (se allodiali o feudali) dei beni in Nuvolento. E ancora controversie hanno luogo nel 1183 tra il monastero di Serle e i Lavellongo per il feudo di Nuvolento. Oltre ai Calchera (o de Calcaria) e i Lavellongo, hanno beni feudali nella corte di Nuvolento gli Avogadro, i Prandoni, ecc. Beni possedettero gli Alberghini specie il celebre Nicolò uno dei più noti guelfi del suo tempo. Altro elemento di grande importanza è la formazione del Comune che già nel 1204 si presenta formato, per cui l'abate Alberto non può che sancire patti di concordia con i vicini e i comuni di Serie e Nuvolento per i diritti o usi civili sui fondi del monastero. Ancor più importante è un documento del 1215 il quale registra che «nel castello e nella corte di Nuvolento, della qual corte è signore universale il monastero di S. Pietro» un certo Belario, priore della comunità di Nuvolento, si fa avanti all'abate per chiedere il riconoscimento dei vantati diritti del comune che egli rappresenta: diritti che, in realtà, sono usurpazioni di plebi subornate dai nuovi ideali di libertà e di indipendenza che si andavano predicando in quei tempi, con tendenze spiccatamente anticlericali». Un altro documento riguarda un atto di concordia o transazione fra il monastero e la vicinia di Nuvolento per diritti di pascolo, di erbatico e di caccia dovute dall'abate. L'apografo del sec. XIII è, secondo il Guerrini, fatto su un originale perduto, del sec. XII. La Vicinia difese decisamente le proprietà come specie boschive dalle pretese del monastero. In località Gazzo (cioè del bosco di proprietà comunale) gli abitanti o vicini di Nuvolento, nel 1251, si scontrarono con i dipendenti dell'abate Guido del monastero di Serie. L'abate aveva mandato i suoi dipendenti a segare l'erba «in prato Gacii» a Nuvolento, cioè nella prateria comunale del Gazzo. I «vicini» di Nuvolento assalirono i segatori, strapparono dalle loro mani le falci, e li rimandarono a Serie, negando al monastero ogni diritto «in castro de Nubulento et in curia S. Joannis». L'abate intentò allora al comune di Nuvolento un regolare processo: esso si svolse a Brescia, in Broletto, con lunghe e interessanti deposizioni di testimoni. Il processo fu favorevole al monastero, e ne confermò, almeno in teoria, i secolari diritti sul castello, sulla curia, sui beni comunali e sui «vicini» di Nuvolento. Ma gli abusi, annota il Guerrini, hanno sempre il predominio sui diritti: il monastero era lontano e ormai sulla strada della decadenza, per la qual ragione non potè resistere a lungo al processo di lenta e sistematica distruzione del suo predominio. In questo modo, la universitas degli uomini di Nuvolento, come del resto avvenne anche in altri comuni rurali in questo stesso periodo, finì per sostituirsi all'autorità del monastero, assorbendone non soltanto i diritti ma anche le stesse proprietà. Ma forse si è troppo insistito sul ruolo del monastero su Nuvolento. Ma se si scorre anche solo l'elenco delle bocche d'acqua del Naviglio nel sec. XIV, si ha chiara la varia presenza di enti ecclesiastici, civili e privati. Sono presenti infatti l'abate del monastero in contrada Seriola «de li Forni», il comune di Nuvolento in contrada del Gazzo, e Domenico q. Benedetto «de Belasiis», cittadino di Brescia. Fra i beni di proprietà era la casa del mulino (Ca' molina o camullina), posta nella conca fra Nuvolento e Paitone probabilmente su quella che venne poi detta la «roggia dell'abate», che secondo Pietro Simoni dovrebbe identificarsi con chiaro riferimento al monastero di Serie e che potrebbe essere stata un tratto del Naviglio, prima che questo venisse definitivamente sistemato. In più il comune di Nuvolento ebbe sempre in contrada Gazzo una bocca d'acqua a sud del percorso del Naviglio e due ne aveva sul Naviglio nel 1462. Negli ultimi decenni del sec. XIII e specialmente a partire dal 1274, incominciò per il monastero la parabola discendente. La comunità si assottigliò, il monastero serlese venne abbandonato, l'abate si trasferì all'Arsana, mentre i beni del monastero vennero assorbiti dai Canonici regolari di S. Pietro in Oliveto. Esposta la pieve nei sec. XIII-XV a continui passaggi di eserciti nella decadenza generale della campagna, la popolazione andò concentrandosi a nord del Naviglio, ai piedi delle alture attorno al monastero dell'Arsana e alla chiesetta di S. Andrea ai piedi della strada di Serie, fra le case rustiche dei contadini dipendenti dal lontano monastero di S. Pietro e si venne lentamente formando il paese attuale di Nuvolento, in mezzo al quale fu eretta una nuova chiesa per l'assistenza spirituale della popolazione. I bisogni immediati di questa, i disagi della lontananza dalla vecchia pieve isolata nella campagna, e altre ragioni di comodità e di convenienza determinarono lentamente l'abbandono della vetusta basilica campestre e il trasporto della parrocchiale nella nuova chiesa dedicata alla Madonna della Neve (5 agosto). Prese sempre più importanza l'agglomerato o meglio l'antico vicus esistente lungo la strada pedemontana, dove pose la sua sede il comune e dove sorsero le case dei nuovi signori quali i Soncini, i Belasi, i Glisenti. La pieve venne sempre più abbandonata, mentre si formò la parrocchia. Nel 1483 Nuvolento, Nuvolera, Serie e Castenedolo furono le località più infestate dalla peste tanto che fu proibito agli abitanti degli stessi di entrare in città onde non si diffondesse il morbo. Altre pestilenze colpirono il territorio nel 1512, mentre negli anni precedenti e seguenti fu un continuo passaggio di truppe. Nel 1527-1529 gravi danni provocarono i lanzichenecchi del Frundsberg e del Brunsvig. Ai poveri, con testamento del 28 giugno 1610, venne incontro il canonico Tranquillo Soldi istituendo la Carità dei poveri. Ma esisteva anche un Monte di Pietà.


Il Catastico del Da Lezze nel 1610 registrava fra i nobili i Soncini e fra i contadini «principali» gli Scalvini e i Pietta. Il comune aveva una «buona entrata» ma con molti debiti. Terribile fu anche a Nuvolento la peste del 1630. Nuovi passaggi di eserciti si registrarono nel 1702-1705. Alle gravi crisi economiche della metà del sec. XVIII, venne incontro il Monte della Biada. Nel 1785 ben 40 nuvolentani vi ricorsero per prestito di miglio e, nel 1788, ben 56 ritirarono frumento. Nel 1796 Nuvolento è percorso dalle truppe napoleoniche. La rivoluzione giacobina del 1797 non ha echi particolari a Nuvolento, mentre nel periodo napoleonico il paese entra a far parte del Distretto del Naviglio nella Quadra della Montagna. In quegli anni fra i pochi fatti no tabili la costruzione nel 1808-1809 su progetto dell'ing. Bortolo Odolini e per l'intervento dell'impresario Andrea Mazzardi di Nuvolento, del nuovo cimitero; ma pesarono sull'economia del paese le somministrazioni di vettovaglie, bestiame, foraggio alle truppe francesi. La soppressione di beni ecclesiastici da parte del Governo provvisorio e da quelli napoleonici favorì Antonio Venturelli che acquistò il convento di proprietà del monastero di S. Giulia, e le proprietà «Piazza» del monastero di S. Maria degli Angeli, mentre il molino e macina, beni vari di proprietà dello stesso monastero di S. Maria degli Angeli passarono a Vincenzo Laffranchi, Pietro Braga, Domenico Tanfoglio. Pochi gli avvenimenti registrati sotto la dominazione austriaca. Fra essi la costruzione della pesa pubblica nel 1831-1834 e lo sviluppo dell'insegnamento pubblico. Influenza vi ebbe don Pietro Boifava. A Nuvolento si rifugiarono parecchi di coloro che parteciparono ad azioni contro l'esercito austriaco in occasione delle Dieci Giornate. In seguito, nel novembre 1849, il comune di Nuvolento dovette sopportare «gravose imposizioni militari». Nuvolentani fecero parte dei volontari di don Boifava e il 30 giugno 1849 per aver assalito la caserma degli austriaci a Nuvolento, e aver aggredito il 2 luglio a S. Eufemia un trasporto militare, venivano fucilati alla fine del febbraio 1851 sullo spiazzo di S. Chiara in Brescia: Pietro Boifava, nipote dell'omonimo celebre curato di Serle, Sotero Bresciani ed un certo Danubi.


Non mancarono segni di progresso sotto il regno d'Italia. Nel 1904 venne istituita una scuola serale affidata al maestro Silvio Baronchelli. Agli inizi del nostro secolo erano preminenti a Nuvolento i Viani, i Tarenzi, i nob. Mazzola, i Bossini, i Sandrini, gli Zambelli, i Moneta, i Ridolo. A Nuvolento, insieme con le famiglie borghesi dei Boifava, Braga, Longhena, Maccarinelli, Massardi, Scalvini e Tedoldi, avevano case signorili ed estese proprietà fondiarie le nobili famiglie, ora estinte, dei Montini e dei Soncini-Cestini. La bella casa Braga, poi dei Moneta, fu già il palazzo dei nob. Soncini. Sul caminetto di una sala si vede dipinto lo stemma (un cesto di frutta) fiancheggiato dalle iniziali B. S. (Bartolomeo Soncini). Questo ramo della famiglia Soncini-Cestini si estinse con la morte del nob. ing. Giovanni fu Calimerio, avvenuta a Nuvolento il 17 agosto 1872, a 60 anni come il ramo dei nob. Montini si estinse poco dopo con la morte del nob. Lodovico fu Giovanni avvenuta all'ospedale di Brescia il giorno 8 maggio 1879 a soli 24 anni: ultimi sprazzi di una aristocrazia locale travolta nella miseria e ormai dimenticata.


Politicamente in paese prevalsero per anni gli zanardelliani. Fin dalla dichiarazione di guerra, nel 1915 venne costituito un Comitato di preparazione cui si accompagnò quello «Pro lana» guidato da Teresa Tedoldi, Elisa Moneta ed altre signore. I 31 caduti di Nuvolento furono ricordati con un monumento, inaugurato nel novembre 1920, a forma di piramide sormontata da un'aquila su progetto del meccanico G. Tedoldi. Nel dopoguerra, dai fascisti fu preso di mira soprattutto il parroco don Bellotti, al quale, per essersi rifiutato di benedire la bandiera dei combattenti, il 21 novembre 1922, sei fascisti fecero trangugiare un quarto di litro di olio di ricino. Nuovi incidenti avvennero nel dicembre seguente. Tragici i fatti succeduti sulla mezzanotte del 27 maggio 1924, quando per fare pressioni nelle elezioni amministrative una squadra di fascisti, rivoltella alla mano, minacciò il medico locale, un fascista dissidente e bastonò duramente il fratello dell'ex sindaco del P.P.I., Vincenzo Massardi, socio del Circolo cattolico e organista della parrocchia. Nel 1927 venne inglobato nel comune di Nuvolento quello di Paitone, che riotterrà la propria autonomia amministrativa nel luglio 1947. Dopo molti tentativi e sforzi nell'ottobre 1934 venne inaugurato il nuovo edificio scolastico dedicato alla medaglia d'oro Giuseppe Bertolotti. Nella seconda guerra mondiale Nuvolento registrò 19 caduti. L'amministrazione democratica dal 1946 al 1971 realizzò l'ampliamento dell'edificio scolastico, l'approvvigionamento idrico attraverso un nuovo acquedotto, estesa e migliorata l'illuminazione elettrica. Fognature, asfaltature alle vie Ombini, Cave e ad altre strade vennero operate dal 1969 al 1974. In seguito vennero ampliati il cimitero, l'edificio delle scuole elementari. Negli anni seguenti venne restaurato su progetto dell'arch. Angelo Vertemati il palazzo municipale già Mazzola, acquistato negli anni Cinquanta. La scuola media istituita il 1° ottobre 1969 presso l'edificio delle scuole elementari, nel 1970 venne trasferita nei locali dell'oratorio. Dapprima sezione staccata della media di Prevalle, divenne autonoma nel 1971 e dedicata a Salvatore Quasimodo. Nel 1984 veniva sistemata in un nuovo edificio di via Gramsci e affidata ad un Consorzio comprendente anche Nuvolera e Paitone. Nel 1985-1986 vennero installate le tubature del metano, inaugurate il 14 novembre 1986. Nel 1987 il Gruppo Alpini dedicava tempo e fatiche per salvare la pineta; nello stesso anno entrava in vigore il nuovo Piano regolatore generale. Nel 1988 era avviata la costruzione di uno stadio sportivo. Allo stesso tempo si formavano i primi gruppi di volontariato, mentre il Comune iniziava una decisa assistenza sociale. Attivo il club dei «Casteler». Dal 1987 si corre il Palio delle contrade. Nel settore sportivo operano il Gruppo Sportivo, il Gruppo Escursionisti, l'Unione Sportiva Oratorio (comprendente il calcio, il basket, la pallavolo, l'atletica). Di Nuvolento sono Ernesto Albini (Nuvolento 1856-Brescia 1935), Lorenzo Ridolo, medico e poeta dialettale.


ECCLESIASTICAMENTE fu pieve tra le più importanti e vaste. Ai margini della pieve madre, quella cittadina, quella di Nuvolento, come si è già detto, si estendeva da Virle a Gavardo, dal ponte del Bettoletto di Bedizzole sul Chiese alle Coste di S. Eusebio e dalla pieve si staccarono molte parrocchie. La chiesa madre della pieve fu dedicata come quasi tutte le pievi bresciane a S. Maria Assunta. Prese poi impropriamente, come abbiamo già rilevato, il nome di pieve di S. Stefania. La pieve ebbe la sua diaconia in Nuvolera, dove sorse anche un ospizio. Con l'importanza assunta dal borgo o vicus sorto accanto al castello, lungo la strada pedemontana, nel sec. XV e XVI assunse sempre più importanza la chiesa di S. Maria del castello che era già ritenuta parrocchiale all'atto della visita del vescovo Bollani nel 1566. Tuttavia ancora in quel tempo nella vecchia pieve, il Sabato Santo, veniva benedetta l'acqua battesimale e nello stesso giorno, a Pasqua e nelle solennità di S. Stefania, veniva celebrata la messa solenne, amministrata ai fedeli la S. Comunione, mentre nel giorno di Pasqua, ai vespri si compiva una processione da tutte le località vicine. Tuttavia «a motivo della notevole distanza da questo luogo» era stata costruita una seconda chiesa, nella quale esercitava, per 30 ducati l'anno, la cura d'anime un cappellano mercenario, in nome dell'arciprete, mentre sulla prebenda di 400 ducati, 200 andavano a don Tranquillo Soldi, che ne aveva affidato i beni ai fratelli. Nonostante l'intricata situazione, nel 1566 esisteva la scuola della dottrina cristiana. Ad essa si aggiunse presto quella del SS. Sacramento, già esistente con un suo altare nel 1580. La vita parrocchiale venne ravvivata nel sec. XVII da una viva devozione per la Madonna della Pieve venerata nell'antica chiesa parrocchiale. La pieve fu per secoli in mano di arcipreti commendatari almeno fino agli inizi del sec. XVII. Dal 1906, e grazie ad un lascito della signora Del Rio e anche all'intervento finanziario delle suore Canossiane di Bedizzole, venne eretto un edificio che ospitò una scuola elementare, una sala di custodia che diventò nel 1912 asilo d'infanzia e una scuola di lavoro oltre che l'oratorio femminile. Il 25 aprile 1915 l'asilo fu eretto in Ente morale. Promosso parroco nel 1947 don Giuseppe Bertuzzi, fece costruire il salone teatro Pio XII e gli ambienti dell'oratorio. Promosse nel 1948 la decorazione (II centenario) della chiesa parrocchiale e i restauri della casa canonica. Nel 1954 l'asilo infantile venne ampliato, mentre nel 1962-1963 l'edificio fu sopraelevato onde adempiere più adeguatamente alla funzione di oratorio femminile. Sempre più intensa l'attività parrocchiale. Il 4 ottobre 1970 venne inaugurato il nuovo oratorio.


S. MARIA della NEVE al Castello. Costruita forse nel sec. XIV, benché piccola, divenne nel sec. XVI sede della parrocchia, soppiantando la chiesa plebana. All'epoca della visita di S. Carlo (1580) era consacrata per una parte soltanto cioè verso la casa parrocchiale. Minacciava di crollare. Aveva tre altari. La sagrestia non veniva usata per l'umidità. La chiesa venne ricostruita verso la metà del '700, ad un'aula unica. Fu allungata di un'arcata sotto il parrocchiato dell'arciprete Samuelli (1879-1898) per potervi collocare l'altare al S. Cuore e il battistero chiuso da una cancellata in ferro battuto. Nel contempo venne costruita l'attuale facciata. Nel 1948 su iniziativa del parroco don Giuseppe Bertuzzi la chiesa venne restaurata e abilmente decorata dai pittori Mario Pescatori e Giuseppe Simoni di Brescia. Del primo, ricordiamo le figure del profeta Isaia e di S. Tommaso; del secondo, quelle di S. Agostino e di S. Luigi Gonzaga. All'inaugurazione della chiesa rinnovata si tennero solenni festeggiamenti dal 2 al 4 ottobre 1948. Per l'occasione furono poste le seguenti epigrafi. La prima recita: «Hoc templum / quod abhinc annos duecentos dicatum est / an no Domini MCMXLVIII / Pio XII / pontifice maximo / Hjacintho Tredici / Brixiensis dioecesis antistite / commovente studium ad rem curandam parocho / Joseph Bertuzzi / sumptusque ad rem perficiendam necessarios / paroeciae civibus suppeditantibus / restitutum ac depinctum est / pinxerunt / Marius Pescatori - Joseph Simoni». Nella seconda epigrafe si legge: «Nel secondo centenario / della dedicazione della chiesa parrocchiale / auspici / la B. Vergine Maria / i santi Simplicio e Francesco d'Assisi / Nuvolento / con i solenni festeggiamenti / del 2-3-4 ott. 1948 / condecorati / dai pontificali del pastore della diocesi / ha inaugurati / i restauri e le dipinture / di cui la volle adornata / dimostrazione / di fede viva e di grande riconoscenza a Dio / per essere stata risparmiata / dagli orrori della più grande guerra». Nell'interno vi sono begli altari in marmo. Purtroppo alle pale vennero sostituite statue in gesso di tipo commerciale. Non mancano buone tele, quali quella di Andrea Celesti dell'altare maggiore, raffigurante il Miracolo dell'Esquilino o la Visione di S. Liberio papa, eseguito per legato nob. Soncini Calimerio. Nel manoscritto Paglia esistente presso la biblioteca Queriniana di Brescia e risalente al 1600, si legge che in antico la parrocchiale possedeva anche una tela del Moretto: purtroppo, di essa non esiste più alcuna traccia. Sull'altare della Madonna del Rosario vi è una pala di Luigi Basiletti che ebbe casa a Nuvolento. L'organo venne costruito nel 1850-1851 da Angelo Amati, di Cremona, poi restaurato nel 1912 da Giovanni Bianchetti di Brescia. L'ultimo concerto di cinque campane venne realizzato nel 1903 dalla ditta Giorgio Pruneri di Grosio in Valtellina.


LA PIEVE. La pieve attuale, quasi isolata nella distesa dei campi, viene nell'abside e nella parte inferiore del campanile fatta risalire da Gaetano Panazza al sec. XI o agli inizi del sec. XII. Di un precedente edificio rimane un frammento di cornice o pilastrino che Panazza e Taglia ferri datano all'VIII-IX sec. L'abside romanica semicircolare ripete, infatti, secondo lo studioso, forme architettoniche di stile lombardo-cluniacense tipiche nelle zone bresciane fra i secoli XI e XIII. Forse fu eretta sull'area di un preesistente sacello pagano, poi trasformato in tempietto cristiano; ma di cui non si hanno notizie sicure. Quanto alla navata rettangolare, divisa in quattro parti da arconi a sesto acuto e risalente ai secoli XIV-XV, è stata ricostruita utilizzando il nucleo presbiteriale più antico, innestandola appunto sull'ampia abside semicircolare e utilizzando il tracciato della vecchia chiesa. «Si tratta, scrive il Peroni, di una serie di quattro campate coperte da un tetto a vista, con rivestimento interno di travetti e mattonelle dipinte con curiosi e rozzi motivi, assai tardi, ma ricalcati su una formula che abbiamo già visto al Carmine di Brescia, e che si conserva in qualche altro caso, come nel santuario di Sabbio Chiese e in S. Maria di Pian Camuno. Gli arconi trasversali a sesto fortemente acuto partono da grossi e profondi sostegni parallelepipedi, con imposta piuttosto bassa, segnata da un rozzo abaco». L'abside è a corsi abbastanza regolari, ma i conci sono male tagliati; è divisa in tre scomparti da lesene, ognuno con monofore a forte strombatura doppia liscia: resti di archetto del coronamento. La chiesa, in origine, non possedeva cappelle e altari laterali: essi vennero aggiunti in epoca più tarda, allo stesso modo che venne eseguito il rifacimento del tetto. Il Peroni segnala come costruita agli inizi del '500 la cappella con volte ad ombrello (costruita con l'altra che le sta dirimpetto) tutta decorata di buoni affreschi di tipo ferramoliano, simile alla cappella di S. Sebastiano in S. Lorenzo di Berzo Inferiore. Lo stesso attribuisce a Paolo di Cailina una Deposizione con qualche ricordo anche della «Pietà» del Savoldo già in S. Croce. Questo affresco chiamato poi della Madonna della Pieve diede nuova fama all'antica chiesa quando come scrive il Cornaro, cominciò «a rendersi illustre con molteplicità di cospicui miracoli, onde il popolo destinò di innalzarle un altare, ove onorevolmente collocarla». Nel trasferirla col muro sulla quale era dipinta sull'altare, mentre per tutto intorno rovinava, la parte sulla quale l'immagine era dipinta rimase intatta. La Madonna della Pieve volle ripagare la devozione dalla quale era attorniata, con grazie e miracoli. Certo Francesco Pezio, incappato nei banditi, venne fatto segno di una cinquantina di colpi di pugnale e abbandonato come morto. Invece, avendo invocato la Madonna della Pieve, si alzò illeso. Altra grazia segnalata ebbero i nuvolentani dalla loro Madonna quando nel 1711 essendoci nei paesi circostanti una grande pestilenza di buoi, essi ne furono preservati. Ottennero inoltre poi piogge e sereno. Ma i miracoli e le grazie attribuiti alla Madonna della Pieve furono infiniti. Gli esempi sono moltissimi. Tre giovani campanari rimasero straordinariamente illesi nonostante la caduta di una campana. Un bambino di Mazzano si salvò dal pericolo di essere stritolato da una pesantissima macina di molino. Nel 1736 venne rifatto tutto l'interno, coperti molti affreschi e rifatti l'altare della Madonna e quello di fronte. Feste centenarie della Madonna della Pieve vennero celebrate il 20-21 novembre 1911. Restauri degli affreschi vennero avviati nel 1978 dall'ENAIP di Botticino, sotto la guida dell'arch. Anna Massardi, mentre opere di restauro architettonico vennero avviate nel 1984-1986 su progetto dell'arch. Luciano Quaranta e del geom. Mario Gottini, su iniziativa dell'Amministrazione comunale. Il 2 agosto 1986 venne benedetta una nuova campana. Nel 1987, grazie all'interessamento dell'arch. Massardi, vennero portati alla luce affreschi dei sec. XIV-XV-XVI fra i quali un Cristo benedicente in tondo a sfondo rosso. Al sec. XV il Panazza attribuisce, «come rivelano la muratura e l'arco acuto delle finestre», la cella del campanile. Esso presenta alla base grandi pietre squadrate, alcune bugnate, quasi certamente avanzi di costruzioni romane. Qualche pietra bugnata si trova anche nel fusto del campanile. Da notare che la chiesa ha l'abside rivolta a sud. Nella pieve e intorno ad essa vennero sepolti i defunti di Nuvolento. Fra i morti illustri ivi sepolti sono ricordati con due splendidi epitaffi latini quelli della famiglia di Marcantonio Facchi (1520) e del sacerdote salodiano D. Giulio Gnecchi (1688). Accanto alla pieve nel sec. XVI esisteva il battistero cioè una cappella dedicata a S. Giovanni Battista nella quale, come annotavano gli Atti della visita del vescovo Bollani si trovava una vasca nella quale veniva benedetta l'acqua battesimale il giorno del Sabato Santo.


S. PIETRO. Oratorio privato di casa Mazzola con una buona pala raffigurante la Consegna delle chiavi a S. Pietro firmata «Camillus Pacieri - urbinas pinxit MDCXXXX». Resti di monasteri di particolare interesse assai vicini fra loro: all'Arsana di Nuvolento sono loggette, celle, sale e scale con le eleganti forme trecentesche, oggi ridotte a casa di contadini, proprietà dell'antico monastero dei benedettini di S. Pietro di Serie, poi dei canonici di S. Giorgio in Alga. Forse allo stesso monastero, per l'esistenza della chiesetta, già dedicata a S. Pietro (oggi a S. Carlo) dovette appartenere l'imponente complesso monastico che ancora va sotto il nome di Celle, nei pressi di Goglione Sotto (Prevalle): al secolo XIV appartiene ancora un tratto del lato ovest, con grandi archi ribassati a pianterreno su grossi pilastri e al piano superiore con una loggetta formata da una serie continua di aperture ad arco acuto e con coronamento dato da cornice in cotto a mensole e peducci formati da semplici mattoni disposti o in costa o di testa e sopra da una serie di piccole aperture triangolari nella muratura, sul tipo di quelle usate per collocare «il lume» nelle vecchie case. L'interno delle stanze è a vani bassi ricoperti da volte a botte.


S. ANDREA. All'inizio della strada per Serle sono ancora visibili i resti della chiesetta dedicata a S. Andrea. A navata unica, con tetto a capanna e abside semicircolare di essa, come ha scritto il Panazza: «si conserva, di originario, il solo lato settentrionale (con le sue alte monofore a doppia strombatura liscia e la stessa muratura a vista con corsi orizzontali di conci non sempre bene squadrati e inframmezzati da alti strati di calce) e una piccola parte dell'abside, nascosta da edifici civili. La facciata, il lato sud, e l'interno con la volta a botte, sono rifacimenti tardi... La chiesetta, ricordata in un documento del 1138, era di proprietà del monastero di S. Pietro in Monte, e presso di essa, nel secolo XVI, ebbe la propria residenza ufficiale l'abate del famoso monastero di origine longobarda». Notevoli restauri specie all'interno vennero apportati per iniziativa del curato don Giuseppe Bazzoli nel 1930, inaugurati il 30 novembre dello stesso anno. Al Ballaròt, un poggio sopra la contrada Borzòlo, alle spalle del paese, in luogo di una cava gli alpini di Nuvolento nel 1975-1978 eressero su disegno del geom. Ernesto Cominelli una chiesetta con accanto un rifugio. È invece dedicata all'Addolorata la cappella dell'asilo. Nelle immediate vicinanze della pieve è possibile osservare altri elementi antichi, alcuni coevi alla stessa, altri riutilizzati nella costruzione. In una delle lesene esterne all'abside della chiesa, ad esempio, è murato un frammento corniciato che il Panazza data all'VIII-IX secolo; esso è di provenienza sconosciuta ed è decorato con un tralcio irregolare a «V» in bassorilievo. Altro frammento di pietra bianca, recante tre croci di tipo longobardo, è visibile nella muratura esterna, all'altezza di circa tre metri dal suolo. A questi elementi sono poi da aggiungere i numerosi resti architettonici recentemente (1985) venuti alla luce durante la sistemazione del piazzale antistante il cimitero, riferibili - come si è detto - a basamenti di colonne, a parti di plutei barbarici, a vasche monolitiche, ecc. Anche nel rustico annesso alla Pieve - che anticamente doveva esser parte integrante del complesso - sono riconoscibili strutture sicuramente antiche, quali aperture a tutto sesto successivamente murate, unitamente a conci di pietra di notevoli dimensioni.


ECONOMIA. Preminente da sempre l'agricoltura, con boschi e pascoli nella zona più alta, cereali in pianura, integrati poi dall'allevamento di bachi. Nel 1609 i campi erano considerati buoni. Vi esistevano 50 paia di buoi, 25 cavalli da soma e 30 carri. Apprezzati i salumi prodotti nella zona. Nel 1904 esisteva una officina di attrezzi agricoli. Nel 1988 esistevano a Nuvolento ancora 35 aziende agricole e 88 aziende zootecniche. Nel 1987 l'azienda agricola Giacomelli si classificava al quarto posto tra le produttrici di latte per la razza Frisona. Sebbene una tradizione voglia che i Nuvolentani non siano stati che dei Serlesi precipitati a valle, è innegabile lo spirito di iniziativa degli abitanti. Nuvolento fu infatti il centro del commercio del carbone abbondantemente prodotto sui monti di Serle. Ancora negli anni Settanta veri clan di carbun di Nuvolento con quelli di Serle, rifornivano quasi tutta l'Italia del nord di carbone vegetale anche importato dal Meridione. Preminenza ebbe l'industria del marmo praticata da secoli e che trovò il suo perno nella Marmitalia in Via Scaiola, che nel 1983 fallì, lasciando sul lastrico 50 lavoratori. Nel 1988 le cave in opera nel territorio erano 12 di cui 9 di proprietà comunale. La lavorazione del marmo andò sempre più concentrandosi a Nuvolera, Rezzato, Paitone, ecc. tanto che nel 1991 Nuvolento contava solo 4 laboratori con 14 addetti in confronto agli 11 laboratori e 102 addetti di Nuvolera. Valida spinta all'industrializzazione venne dalla centrale elettrica creata sul Naviglio e passata in mano alla ditta Fratelli Lombardi di Rezzato e nel febbraio 1991 alla Olifer. Attiva fu la lavorazione del ferro; fino agli anni Cinquanta funzionarono tre magli per la produzione di attrezzi agricoli, situati lungo la roggia Rudone-Abate. Specie negli anni Cinquanta si accentuò il rilancio economico che allineava nel 1986 20 officine meccaniche, autoriparazioni ecc., 20 aziende metalmeccaniche, 21 laboratori del marmo, 19 ditte di autotrasporti, 17 ditte edili, 7 calzifici, 5 maglifici, 4 tipografie, ecc. Apprezzata la mascalcia: la bottega centenaria dei maniscalchi Bodei negli anni Sessanta attirava una clientela da una vastissima zona, che arrivava fino a località dell'alta Valsabbia. Produttrice di peltro è la Maripel s.n.c., fondata nel 1974. Più recente, ma affermata la produzione in collaborazione con vetrai veneti di lampadari e oggetti in vetro e cristallo del laboratorio dei fratelli Braga.


SINDACI. Domenico Tanfoglio (1808), Pancrazio Bonometti (1809), Antonio Venturelli (1813-1814), Dott. Pietro Ridolo (1867), Vincenzo Gobbini (1868), Antonio Bossini (1899), nob. Giovanni Mazzola (1899-1903), Giuseppe Viani (1908), Carlo Massardi (1912), Pietro Tagliani (1912), Giuseppe Viani (1913), Vincenzo Massardi (1921). PODESTA'. Diana Massardi (1926-1930), Ferruccio Massardi (1930-1934), avv. Giacomo Provezza (1934, commissario prefettizio), nob. avv. Giovanni Averoldi (1934-1940), Giuseppe Berardi (1940), Giovanni Averoldi (1940-1943), Tullio Tondini (1943-1944), geom. Ugo Bossini (1944-1945).


SINDACI. Vincenzo Massardi (1945-1946), Astorre Mazzola (1946-1966), dott. Giuseppe Carlo Bazzoli (1966-1970), Geom. Carlo Massardi (1970-1975), Pietro Ancoli (1975-1987).


ARCIPRETI. Martino (ricordato nel 1130 e 1138), Bresciano di Capodiponte (1258), Pietro (ricordato 1274), An tonio Todi (1375, rin. nel 1379), Martino di Castro (1379)... Sigismondo (1437), Enrico di Agera (1471), Giacomo de Baschenis di Brescia (1499), Donato Savallo (ricordato nel 1538), Tranquillo Soldo (1566), Carlo Soldo (1577), Comino Besozzi di Livemmo (1586), Francesco Alberti (rin. nel 1602), Gilberto Alberti (4 novembre 1602, m. 22-23 ottobre 1608), Alessandro Baldini di Marcheno (18 novembre 1609, rin. nel 1646), Giuseppe Baldini di Gavardo (7 novembre 1646, m. nel gennaio 1685), Giovanni Martinoni di Botticino S. (6 luglio 1655, m. 11 luglio 1697), Orazio Bodei (5 ottobre 1697, m. 8 febbraio 1721), Giovanni B. Bocchi di Montichiari (21 luglio 1721, m. 11 maggio 1749), Giovanni Martino Dacosio (22 dicembre 1749-17 febbraio 1774), Giovanni Bucceleni (2 maggio 1774, rin. 1781), Angelo Maria Zanolini di Odolo (5 luglio 1781-6 gennaio 1798), Giacomino Lorandi di Lavenone (25 luglio 1799-23 agosto 1818), Lorenzo Beltrami di Gardone R. (11 febbraio 1819, rin. 1830), Giampaolo Simoni (24 settembre 1830, m. 10 agosto 1837), Natale Prandini di Vallio (27 dicembre 1837-25 marzo 1859), Francesco Treccani di Carpenedolo (3 giugno 1859, rin. 1879), Simone Samuelli di Liano o Bogliaco (3 dicembre 1879, m. 12 maggio 1898), Giov. Maria Gazzaroli di Comero (1898, m. 10 ottobre 1906), Cristoforo Bellotti di Palazzolo s. (1906, m. 8 marzo 1934), Domenico Milesi di Pezzaze (16 settembre 1944, rin. 1 agosto 1946), Giuseppe Bertuzzi di Villa d'Erbusco (19 marzo 1947...).